Una lezione di economia…. dall’Iraq

Edward Gonzalez è un capitano dei Marines ed è stato in Iraq dal 2004 al 2008. Il suo saggio, pubblicato nel blog di Robert P. Murphy, descrive in modo splendido gli effetti fallimentari, ma pieni di illusioni, delle politiche di “stimolo dell’economia” in una situazione disperata come quella irachena e mette in luce come il mercato, quando è in grado di funzionare, può invece assicurare una crescita reale, anche laggiù.

L’effetto della spesa governativa in un villaggio

Di Edward Gonzalez

Ho speso diversi mesi come consigliere dell’esercito iracheno nella provincia di Al Anbar dal Luglio 2007 al Gennaio 2008. La natura del mio particolare incarico mi ha collocato in mezzo ai villaggi di contadini e pescatori lungo il fiume Eufrate. Nei villaggi c’erano contadini, pescatori e loro famiglie, gli anziani del villaggio e gli sceicchi locali, una compagnia dell’esercito iracheno ed una stazione di polizia irachena.

Ogni villaggio ha avuto un diverso quantitativo di attività ed attacchi da parte dei rivoltosi. I due villaggi in cui ho speso la maggior parte del mio tempo non erano messi bene. Come risultato della guerra e degli attacchi dei gruppi di rivoltosi, i mercati erano praticamente deserti e gli agricoltori ed i pescatori avevano poche persone con cui commerciare.

Il mio primo mese in una di questi villaggi è stato illuminante. Gli Americani ed gli Iracheni erano attaccati da cellule di rivoltosi che operavano nell’area. La maggioranza degli abitanti era riluttante a parlare con noi per paura di rappresaglie. I rivoltosi che abbiamo catturato, a differenza di quanto mi era stato detto, non assomigliavano per nulla a fanatici religiosi disposti a morire per la causa. Mentre sapevo che gli estremisti religiosi erano quelli che organizzavano la rivolta, tuttavia i ribelli che avevo catturato erano tutti giovani, arrabbiati, disoccupati ed ignoranti.

Quando venivano interrogati sputavano fuori molti degli slogan della jihad ma se si andava oltre si scopriva che la maggior parte era stata reclutata con promesse di una buona paga e di una migliore qualità della vita una volta che gli Americani fossero stati cacciati via.

Ho capito che avrei potuto combattere contro celle di ribelli per sempre e non combinare nulla finché loro fossero stati in grado di reclutare. Solo facendo funzionare l’economia gruppi di ribelli non sarebbero stati più in grado di reclutare giovani come soldati da mandare in prima linea.

Ho anche scoperto che alla maggioranza degli Iracheni non importa nulla degli ideali americani o di Al Qaeda. Vogliono una società funzionante dove posso avere un lavoro, dove i loro figli possono stare al sicuro ed avere una vita migliore della loro. La frase più significativa mi è stata detta da un contadino iracheno. Quando gli ho chiesto di cosa avesse bisogno mi ha risposto, “Voglio un posto sicuro dove mandare a scuola i miei bambini, un buon prezzo per il mio raccolto e voglio che il governo mi lasci in pace”.

Anche gli altri Marines avevano notato la stessa cosa ed avevano iniziato a fare esperimenti con piani economici. Fortunatamente, il consigliere dei Marines che era venuto prima di me mi aveva avvertito degli errori che avevano commesso in modo che non cadessi nella stessa trappola.

I consiglieri dei Marines avevano tentato dei programmi di spesa per stimolare l’economia ma questi non erano andati secondo i piani. I Marines avevano reclutato dei locali per fare il lavoro che avrebbero potuto fare loro stessi, ma questa era solo una scusa per dare agli Iracheni dei soldi e tentare di far partire l’economia.

I risultati di breve periodo sembravano molto buoni. I giovani Iracheni avevano finalmente un lavoro e gli attacchi contro le forze delle coalizione erano in calo. Tuttavia si creò un problema molto peggiore. I giovani Iracheni e l’economia del villaggio iniziarono a dipendere dagli Americani come fonte di lavoro e di denaro. Prendevano dollari dagli Americani e viaggiavano in città per spenderli ma nel villaggio la produzione di beni reali non stava crescendo per nulla. In realtà, siccome gli Americani pagavano bene, gli uomini che prima si dedicavano alla pesca ed all’agricoltura avevano smesso di farlo per poter andare a lavorare da loro.

Come risultato la produzione del villaggio crollò. Quando i Marines interruppero i programmi di spesa questi giovani si ritrovarono ancora una volta senza lavoro e la produttività del villaggio intanto era scesa a livelli ancora più bassi. L’economia peggiorò rispetto a prima degli interventi e gli attacchi ricominciarono. Il risultato dei programmi di spesa per stimolare l’economia fu un guadagno a breve termine ma grossi problemi a lungo termine, peggiori di quelli originari.

La mia soluzione, e quella di molti altri Marines che hanno imparato dai nostri errori, è stata di concentrarsi sulla nostra missione primaria, ovvero la sicurezza. Questo significa che i Marines ed i soldati iracheni dovevano assicurare che la gente del villaggio avesse la libertà di muoversi e condurre il primo lavoro senza ostacoli.

Ciò richiese costanti pattugliamenti del villaggio per assicurareche la gente non venisse attaccata nelle loro case, costanti pattugliamenti e guardie dei mercati per assicurare che le normali attività del villaggio potessero prosperare e pattugliamenti delle strade per assicurare che fossero prive di ordigni esplosivi. Quando gli agricoltori ed i pescatori realizzarono che potevano lavorare duro senza paura di essere assassinati o di perdere i frutti del loro duro lavoro, l’economia del villaggio iniziò a riprendersi sul serio. Gli agricoltori tornarono a lavorare i propri campi, un numero maggiore di barche da pesca uscì sul fiume e molte persone che avevano lasciato i villaggi allo scoppio della guerra iniziarono a tornare nelle loro case perché avevano sentito che erano sicure. Il mercato fu riaperto e le attività di compravendita aumentarono. Anche persone di altri villaggi iniziarono a giungere al mercato per vendere i propri prodotti.

Con i forestieri arrivarono i ribelli e gli attacchi. Tuttavia con un mercato fiorente, la gente del villaggio era più decisa a combattere i rivoltosi piuttosto che i Marines. In una occasione, alle 3 di notte sentimmo degli spari e notammo lampi di luce ad un chilometro dal nostro posto di guardia. Quando investigammo la gente del villaggio ci disse che tre uomini erano stati visti mentre tentavano di piazzare un ordigno esplosivo lungo un percorso che pattugliavano regolarmente. Gli abitanti del villaggio li avevano fatti scappare. In un’altra occasione un ordigno era stato piazzato lungo un percorso su cui viaggiavamo e, mentre stavamo camminando, uno degli anziani del villaggio ci corse di fronte, rifiutandosi di farci passare. Quando l’interprete fu portato lì, l’anziano ci disse dell’ordigno e di chi l’aveva piazzato.

La lezione che ho imparato più e più volte è che agli Iracheni importa poco del nostro ideale di democrazia, ma un mercato funzionante e la speranza di vivere in pace ha dato ai singoli abitanti tutti gli incentivi per assisterci nel combattere la rivolta violenta. In aggiunta hanno dimostrato che ogni volta che siamo stati disposti a rischiare la vita per loro, loro hanno fatto lo stesso per noi. Ogni ordigno impiantato nel villaggio in cui ho lavorato ci è stato segnalato dai locali e questo sebbene i rivoltosi avessero chiaramente minacciato di morte chiunque avesse dato informazioni agli Americani.

Quando ho lasciato quell’area dell’Iraq, i mercati del villaggio erano aperti e gli attacchi all’interno dei due villaggi in cui ero stato erano praticamente ridotti a zero. Un po’ ovunque gli attacchi erano in calo, ma erano ancora riportati casi di rapina ed assassini lungo le extraurbane tra i villaggi e le città. Tuttavia quando ho lasciato la zona, l’esercito e la polizia iracheni cominciavano ad espandere le loro operazioni di sicurezza anche alle strade extraurbane. Molti dei checkpoint e degli avamposti nei villaggi che erano necessari quando ero arrivato, ora venivano chiusi. Gli abitanti, con una piccola forza di polizia locale, erano in grado di proteggersi da soli dai rivoltosi. I mercati erano una fonte di commercio ed i report dell’intelligence ci hanno informato che i gruppi di ribelli stavano avendo sempre più problemi a reclutare giovani.

La lezione di economia che io e molti altri Marines abbiamo imparato è che spendere per stimolare l’economia dà una falsa impressione di successo mentre la spesa continua. Quando questa finisce, diventa manifesto che la produzione reale è calata e che le persone stanno peggio di prima. La soluzione è proteggere le loro vite e le proprietà del villaggio e lasciare che le naturali attività del villaggio fioriscano da sole.

Edward M. Gonzalez è laureato presso la New York University ed ha servito ins servizio attivo nel Corpo dei Marines degli Stati Uniti dal Gennaio 2004 all’Agosto 2008. Ora è un Capitano nelle riserve e lavora per una scuola privata a San Jose, Ca. I punti di vista espressi in questo articolo non sono necessariamente condivisi dal Corpo dei Marines degli Stati Uniti.