Il mercato, lo Stato ed il gioco d’azzardo: il caso del poker texano

Howard Lederer, che tra i più famosi giocatori di poker è conosciuto con il soprannome di “professore”, ha definito il texas hold’em come “un gioco competitivo con informazioni imperfette(*)”. Ogni giocatore, infatti, possiede delle informazioni in quanto conosce le proprie carte e quelle comuni ma ovviamente non ha perfetta informazione perché non conosce né le carte degli avversari né le carte che devono ancora uscire.

Certamente non è da trascurare il ruolo della fortuna che, specialmente sulla singola mano, può avere un ruolo determinante ma, usando le parole di Machiavelli, “iudico potere essere vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre”. Insomma gli scoppi ci sono sempre ma i giocatori bravi sono capaci di buttar via le carte anche con una mano fortissima se “leggono” l’avversario e capiscono di essere battuti.

Infine aggiungerei ancora una postilla alla definizione di Lederer in quanto la struttura dei bui fa sì che con il passare del tempo il “costo del gioco” aumenti progressivamente, generando un vero e proprio ambiente “inflazionario”.

In sintesi il poker è “un gioco competitivo con informazioni imperfette, in cui la fortuna ha un ruolo pari all’abilità e che nei tornei si svolge in un ambiente altamente inflazionarlo”.

Se ricordiamo le parole di Hayek, per cui la competizione di mercato era, in qualche maniera, come “giocare una partita di un gioco basato in parte sull’abilità ed in parte sulla fortuna il cui esito non è noto in partenza” possiamo notare come ci sia più di una analogia tra il mercato concorrenziale ed una partita di poker

Non di questo, però, volevo parlare ma piuttosto di come lo Stato è intervenuto nel settore del poker regolamentando e di quale sono state e saranno le conseguenze di tale intervento.

Il boom del poker in Italia

Si può dire che il texas hold’em sia sbarcato in Italia tramite la.. televisione. E’ stato infatti lo show televisivo di Italia 1, Poker Mania, condotto da Giacomo “Ciccio” Valenti e da Luca Pagano, a portare il fenomeno del poker nelle case degli Italiani.

Il gioco è piaciuto sin da subito e presto migliaia di potenziali giocatori si sono trovati di fronte ad alcuni problemi:

– E’ legale giocare a poker texano? Dove posso farlo?

La legge italiana, infatti, è ambigua e se da una parte proibisce esplicitamente il gioco d’azzardo, salvo poi riproporlo come “sicuro” sotto la gestione monopolistica statale, dall’altro consente di giocare a carte, se non vi è premio in denaro, anche in locali “pubblici” come i bar.

Come fare dunque a giocare live? La risposta dei singoli, ovvero del mercato, non si è fatta attendere. Tra la fine del 2007 ed il 2008 sono spuntati come funghi dei club di poker sportivo in cui i giocatori si riunivano per disputare i tornei di Texas Hold’em.

L’unico problema era ovviamente quello di non erogare premi in denaro (solo i casinò autorizzati possono farlo) ma quest’ultima poteva essere facilmente aggirata offrendo come premi dei “punti” da convertire in premio tramite appositi cataloghi (Ovviamente nulla impediva che poi avvenisse, al di fuori del torneo, una riconversione da premio a denaro).

Anche con il sistema dei punti potevano però essere realizzati degli eventi interessanti come campionati cittadini o regionali, satelliti per eventi internazionali e così via.

Ovviamente poi c’era la possibilità di giocare liberamente online.

Il decreto Bersani e la legislazione del gioco online: il poker è un gioco di abilità ma giocate solo dove e come decidiamo noi!

Contestualmente, nel maxi-decreto Bersani del 2006 – quello che fece arrabbiare i taxista ed i farmacisti per intenderci – si parlava per la prima volta di regolamentare gli skill games, definiti come:

“giochi di abilità a distanza con vincita in denaro, nei quali il risultato dipende, in misura prevalente rispetto all’elemento aleatorio, dall’abilità dei giocatori”

Lo Stato faceva quindi la sua comparsa stabilendo giustamente che il gioco del poker online non era d’azzardo ma gioco d’abilità – tacendo invece sul gioco live – ma arrogandosi il diritto di regolamentarlo – ovviamente per il nostro bene – e certificare quali fossero i concessionari autorizzati a fornire il servizio. Come recita Wikipedia:

“Oggi anche in Italia tutti possono giocare da casa nella completa sicurezza, senza commettere un’illegalità, nella tranquillità di sapere i software certificati da un Ente Pubblico, e con la possibilità di giocare ed esigere le vincite. Infatti, il 2 settembre 2008 è stata lanciata la prima Poker Room legale in Italia, Gioco Digitale, alla quale altre si sono aggiunte nel giro di poco tempo.”

Come facevamo infatti a sapere, senza certificazione statale, che il software di una room come Pokerstars o Full Tilt, per citare le più grandi, non fosse sicuro? Ad esempio dal fatto che sia Pokerstars, sia Full Tilt (e tutte le altre room) avessero provveduto da sole a farsi certificare da agenzie indipendenti come Cigital e Technical System Testing. Dal momento che una poker room ha interesse ad attirare il maggior numero di giocatori – guadagna infatti una commissione su ogni partita giocata – è chiaro che in un mercato libero essa abbia tutti gli incentivi ad intraprendere ogni controllo necessario affinché i giocatori abbiano fiducia nel prodotto che usano.

Dopo l’intervento dello Stato “a garanzia dei giocatori” si è invece costituito un oligopolio in cui i servizi ed i montepremi sono meno ricchi di quelli delle corrispondenti room “illegali” in quanto lo Stato ha reclamato la sua fetta di guadagno che è stata tolta dalla torta destinata ai giocatori.

Che fosse soltanto una questione di soldi è stato poi dimostrato, per l’ennesima volta, dal comportamento del legislatore riguardo al gioco cash. Il regolamento stabilito nel 2007 aveva infatti stabilito come legale solo la modalità torneo con una quota di iscrizione non superiore ai 100 euro ma in un successivo decreto di qualche mese fa è stato deciso di legalizzare anche “il poker non a torneo online”

Il perché è presto detto. Questa normativa, infatti, non è parte di un provvedimento legislativo volto a regolamentare il gioco del poker ma si trova all’interno del decreto “per la ricostruzione dell’Abruzzo” e non è altro che una norma volta a far cassa per ricostruire le casse dei terremotati. Passata l’emergenza in Abruzzo, la tassazione del cash game online entrerà a far parte del normale flusso di denaro che lo Stato riceve attraverso la tassazione del gioco d’azzardo.

Online legale e live no?

I circoli di poker live hanno costituito indubbiamente una parte importante nella promozione del poker sportivo. Sotto l’ombrello dell’incertezza legislativa alcuni circoli hanno avuto successo, altri sono falliti e alcuni altri continuano spinti non tanto dai profitti quanto dalla passione per questo gioco.

Come sempre accade ci sono stati episodi non virtuosi di circoli che si sono trasformati in vere e proprie bische clandestine, con altri giochi d’azzardo che si accompagnavano ai tornei di poker, ma nel complesso si può dire che nella stragrande maggioranza dei casi nelle “bische clandestine” che spesso vengono chiuse con tanto clamore mediatico non si facesse altro che praticare dal vivo quanto è perfettamente legare fare online. (Alcuni esempi 1, 2)

Niente paura. E’ infatti in arrivo la legge che regolamenterà il poker live e che metterà presto fine a questa incertezza legislativa. Potranno infatti organizzare tornei di texas hold’em soltanto alcune categorie di concessionari: quelli che hanno già una licenza AAMS oppure quelli in possesso dei requisiti fissati al comma 15 della legge (sede legale o operativa nello Spazio Economico Europeo, costituzione come società di capitali, prestazione all’Aams di una fideiussione bancaria per 1,5 milioni, etc),

In poche parole: la morte definitiva dei circoli live.

Ricordiamoci sempre: il mercato, lasciato privo di regole, genera spontaneamente monopoli ed oligopoli, l’individuo non è in grado di scegliere e se lasciato a sé stesso va a sperperare tutti i suoi averi nel gioco d’azzardo.

E’ quindi compito dello Stato generare oligopoli in maniera più efficiente e farsi carico di intercettare lui stesso gli averi sperperati dal giocatore.

(*) un esempio di gioco competitivo con perfetta informazione è costituito dagli scacchi.