L’eutanasia del rentier

Visto il ritorno in auge della teoria keynesiana e dal momento che in molti magari non vedono di buon occhio le soluzioni dei cosiddetti neokeynesiani ma rimangono saldi e convinti nel sostenere le considerazioni di Keynes, può essere utile leggere alcuni passi della Teoria Generale (ma i keynesiani l’avranno mai letto il testo sacro del loro maestro?)

Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta

Pag. 314-315

La situazione, che considero come tipica, non è una in cui il capitale è così abbondante che la comunità nel suo complesso non ha più ragionevoli impieghi per esso ma una in cui gli investimenti sono fatti in condizioni che sono instabili e non possono durare perché fatti sulla base di aspettative che sono destinate ad essere disattese.

Può essere il caso, e spesso accade davvero, che le illusioni del boom facciano sì che particolari beni capitali siano prodotti in tale abbondanza che parte del prodotto sia, per ogni criterio, uno spreco di risorse, cosa che può capitare anche in assenza di un boom. Conduce, si può dire, al malinvestimento.

Ma al di sopra ed oltre a questo vi è l’essenziale caratteristica del boom ovvero che investimento che in condizioni di piena occupazione renderanno, diciamo, il 2% sono fatti con l’aspettativa che rendano il 6% e come tali conteggiati. Quando arriva la disillusione, invece, l’aspettativa viene rimpiazzata da un “errore di pessimismo” con il risultato che gli investimenti che avrebbero reso il 2% in condizioni di piena occupazione ora hanno un rendimento atteso negativo; ed il risultante collasso dei nuovi investimenti conduce ad uno stato di disoccupazione in cui gli investimenti, che avrebbero reso il 2%, hanno davvero un rendimento negativo.

Il rimedio al boom non è un più alto tasso di interesse ma uno più basso perché ciò renderebbe il boom perenne. Il rimedio al boom non è il tentativo di eliminarlo per tenerci in uno stato di semi-crisi, ma di abolire le crisi e mantenerci permanentemente in un stato di quasi boom

p.371-372

Si giustifica un tasso di interesse moderatamente alto con la necessità di produrre un sufficiente incentivo a risparmiare. Ma si è mostrato che il livello effettivo dei risparmi è necessariamente determinato dal livello degli investimenti (per Keynes risparmio = investimento sempre ed è il secondo a determinare il primo e non viceversa ndA) ed il livello di questi ultimi è promosso da un basso tasso di interesse a patto che non tentiamo di stimolarlo in questo modo oltre al livello a cui corrisponde la piena occupazione (se lo facciamo, secondo Keynes, otteniamo solo inflazione dei prezzi). Quindi è nel nostro miglior interesse ridurre il tasso di interesse in modo tale da eguagliarlo all’efficienza marginale del capitale nella situazione in cui vi è piena occupazione.

[..]

Chi possiede capitale guadagna un interesse perché il capitale è scarso, allo stesso modo di come il proprietario di terre può percepire un affitto perché la terra è scarsa. Ma mentre ci possono essere motivi reali per la scarsità della terra non sussistono reali motivi per la scarsità di capitale [secondo Keynes basta che si stampi moneta] Pertanto, in pratica [..] un aumento dell’offerta monetaria può essere attuato fino a che il capitale cessi di essere scarso[..] ciò significa l’eutanasia del rentier e di conseguenza l’eutanasia del sempre crescente potere oppressivo del capitalista di sfruttare la scarsità di capitale