Superenalotto: la lotteria dei prolet

Una su 622 milioni.

Questa è la probabilità di indovinare la sequenza di sei numeri che ci consentirebbe di mettere le mani sui 107 milioni di euro che costituiscono il jackpot del superenalotto. Basta un euro per giocare e con un po’ di fortuna si diventa ricchi…..ma ne vale la pena?

La teoria matematica dice di no. Il Superenalotto è un gioco d’azzardo ed in quanto tale prevede che il banco parta sempre avvantaggiato sui giocatori. Quando andiamo al casinò e giochiamo alla roulette questo vantaggio è dato dalla presenza dei numeri “0” e “00” i quali fanno sì che il nostro rendimento atteso sia minore di zero

Immaginiamo di giocare 10 euro sul rosso in una roulette che presenta sia lo “0” che il doppio “0” e che quindi ha 38 numeri.

In 18 casi su 38 vinciamo il doppio della nostra puntata, ovvero ne vinciamo altri 10 mentre in 20 casi su 38 perdiamo i 10 euro giocati.

In pratica ogni volta che giochiamo 10 euro alla roulette stiamo perdendo, in media, 53 centesimi e quindi il nostro rendimento atteso è del 5,3%… in negativo.

Questo per quanto riguarda un gioco d’azzardo gestito da un casinò, ovvero da un privato. Ma per quanto riguarda il Superenalotto che è in pratica gestito dallo Stato?

Le cose vanno anche peggio..

Ora che il jackpot è salito a 107 milioni di euro, dopo più di sei mesi di giocate, per ogni 50 centesimi di euro giocat,i la nostra vincita attesa è di circa 17 centesimi. Il rendimento netto atteso è quindi meno 34%.

Quando sono iniziate le estrazioni, però, il jackpot era di soli 10,9 milioni di euro e quindi la vincita attesa era circa un decimo di quella attuale!

Rendimento atteso di chi ha giocato a febbraio? Un secco meno 96%

Vincere al Superenalotto ti cambia la vita!

Il ragionamento tipico è di questo tipo: so che la probabilità infima di vincita rende la mia giocata un investimento in perdita ma il premio è così alto che un’eventuale vincita mi cambierebbe la vita e per pochi euro voglio provarci.

Ovviamente 107 milioni di euro cambiano la vita di una persona ed il ragionamento in sé non fa una piega, se non fosse che i “pochi euro,” giocati tre volte a settimana, diventano alla fine una significativa voce di spesa nel bilancio familiare. La cosa più preoccupante, però, è che questo modo di pensare denota una sfiducia oramai completa nella possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita attraverso il lavoro ed il risparmio.

Questo ricorda molto la condizione dei prolet di 1984, il capolavoro di Orwell, la cui unica speranza era, guardacaso, una lotteria.

Parlavano, evidentemente, della Lotteria. Winston, come fu andato avanti d’una trentina di passi, diede una guardata indietro. Stavano ancora litigando, con certe facce accese e appassionate. La Lotteria, con i suoi vistosi premi settimanali, era l’unico avvenimento pubblico a cui i prolet s’interessassero. Era più che probabile che la Lotteria fosse la ragione principale, se non la sola, per cui milioni di prolet avevano ancora un qualche attaccamento alla vita. Era la loro maggiore fonte di piacere, il loro margine di follia, teneva il luogo di stupefacente, di stimolante intellettuale. Quando si trattava della Lotteria, anche la gente che sapeva appena leggere e scrivere diventava capace dei calcoli più difficili e di sorprendenti sforzi di memoria. C’era tutta una categoria di persone che si guadagnava da vivere soltanto con la vendita dei più complicati sistemi di vincita, di pronostici e portafortuna. Winston non aveva le mani in pasta, per quel che riguardava la Lotteria, che era affare del Ministero dell’Abbondanza, ma sapeva comunque (come tutti sapevano, nel Partito) che i premi erano in gran parte del tutto immaginari. Solo piccole somme venivano effettivamente pagate, ma i vincitori dei premi maggiori (che erano, sulla carta, addirittura favolosi) erano semplicemente persone inventate, che non esistevano affatto. Dal momento che non era possibile alcuna effettiva comunicazione tra un luogo e l’altro dell’Oceania, questo trucco era di facilissima attuazione.

Le differenze, oggi, non sono poi così tante. Certamente i premi non sono fittizi e vengono erogati normalmente ma se pensiamo che dall’ultima estrazione vincente ad oggi, ovvero in sei mesi, sono stati giocati 1,4 miliardi di euro nel Superenalotto possiamo ben vedere che non c’è poi così tanta differenza tra il Ministero dell’Abbondanza di Orwell ed il nostro Erario.