Chi ha paura della deflazione dei prezzi?

Di ritorno dalla Spagna trovo subito un bell’articolo di Matthew Lynn su Bloomberg riguardo lo spauracchio dei nostri tempi: la deflazione dei prezzi. Prima che corriate a nascondervi dietro mura composte da dollari freschi di stampa abbiate cura di leggere chi guadagna e chi perde dalla deflazione dei prezzi ed avrete una chiara idea sul perché di tanto clamore mediatico sul “pericolo deflazione”


La teoria sulla deflazione è un bidone. Siamo stati tutti venduti.

Di Matthew Lynn

Per gran parte dello scorso anno i banchieri centrali, i leader delle industrie ed i politici ci hanno avvertito dei pericoli della deflazione. I prezzi in caduta, ci hanno detto, avrebbero creato un’altra depressione sullo stile di quella degli anni trenta. L’unica soluzione era stampare denaro come matti.

Ora viene fuori che quella teoria era un bidone.

La deflazione non è per nulla una minaccia.

Non impedisce all’economia di funzionare e non ne preclude nemmeno la ripresa. Le prove suggeriscono che un periodo di deflazione prolungata può invece essere ciò che è necessario perché le economia particolarmente indebitate tornino sulla giusta strada.

Il Cancelliere dello Scacchiere (equivalente del nostro Ministro delle Finanze) britannico, Alistair Darling, ha dichiaro quest’anno che la Bank of England doveva essere “preparata ad agire” per prevenire la deflazione dei prezzi.

“Siamo stati molto attenti ad evitare il rischio della deflazione,” ha dichiarato il Presidente della BCE Jean Claude Trichet in un’intervista questo mese. Lo stesso messaggio è stato passato a ripetizione in tutto il mondo dai leader economici.

E non sono stati nemmeno lenti a mettere in pratica i loro consigli. La Bank of England ha iniziato un programma di “quantitative easing”, ovvero ha creato nuova moneta, per respingere questa minaccia.

Il problema è che questa teoria non sta in piedi e la deflazione dei prezzi, dopo tutto, è già arrivata.

Prezzi in caduta

Secondo le statistiche dell’Unione Europea, nei paesi dell’eurozona i prezzi sono calati dello 0.7 per cento in Luglio rispeso all’anno precedente, dopo che erano calati dello 0.1 per cento in Giugno. In Germania, l’economia più grande tra quelle europee, i prezzi al consumo sono calati per la prima volta negli ultimi 22 anni. I prezzi all’ingrosso sono calati addirittura quasi dell’11 per cento.

Quindi dobbiamo dedurre che l’Eurozona, colpita dalla deflazione, sta scomparendo sotto un precipizio economico, vero? Pare di no. Sta portando fuori il mondo dalla recessione [sempre che ci stiamo uscendo davvero dalla recessione, NdA]. I dati rilasciati la scorsa settimana mostrano che la Germania e la Francia stanno trascinando la regione fuori dal declino – entrambe le economie si sono espanse dello 0.3 per cento da Aprile a Giugno dopo 12 mesi consecutivi di calo.

Non si vedono molte tracce dei pericoli della deflazione laggiù.

In realtà tutti quelli che hanno un minimo senso della storia economia avrebbero dovuto essere coscienti che tutta questa storia sulla deflazione è stata “venduta troppo”. Nel Regno Unito, la House of Commons Library pubblica i dati sui prezzi andando indietro fino al 1750. Dal 1814 al 1914 i prezzi sono aumentati un po’ in alcuni anni, diminuiti in altri, tanto che non vi è stato un cambiamento reale nel livello dei prezzi durante tutto il secolo.

La più grande potenza mondiale.

In altre parole ci sono stati un sacco di anni di deflazione. Nonostante ciò, lungo quel periodo, il Regno Unito divenne la più grande potenza economica del mondo. Il suo declino relativo iniziò soltanto quando si diede inizio all’inflazione. La deflazione non impedì la rivoluzione industriale, uno dei più sostenuti periodi di creatività economica mai visti.

Allo stesso modo, uno studio della Federal Reserve Bank di Minneapolis datato 2004, ha osservato i dati riguardo la deflazione su 17 paesi nell’arco di 100 anni. Ha trovato che sebbene la Grande Depressione degli anni trenta sia stata collegata ai prezzi in caduta, questo non era vero per nessun altro periodo storico. Non c’era “virtualmente nessuna prova” che la deflazione avesse causato una depressione.

Perché dovremmo allora credere a questa teoria? Ci viene costantemente detto che la deflazione è male perché fa sì che i consumatori si astengano da comprare, pensando che domani il prezzo sarà più basso. Ma questa è una sciocchezza!

Due impulsi

Tutti sanno che un computer oppure un I-pod saranno entrambi migliori e più convenienti tra sei mesi. Eppure la gente ne vuole uno proprio ora. Stretti tra questi due impulsi, un sacco di consumatori va fuori e compra computer e music player. Questo è vero per l’industria elettronica ed una volta che anche le altre industrie si abituassero a questa situazione, sarebbe vero anche per loro.

La deflazione però può essere un male per alcuni gruppi di interesse, che guarda caso sono molto potenti. E’ male per gli amministratori delegati. E’ più facile far crescere i tuoi profitti in un ambiente leggermente inflazionarlo. Puoi aumentare poco a poco i tuoi prezzi e spesso tagliare i salari reali dei tuoi lavoratori in modo occulto tenendoli costanti a livello monetario.

Anche l’industria bancaria, che fa affidamento sull’inflazione per rendere sostenibili i suoi prestiti ad alto beveraggio, non apprezza la deflazione. Allo stesso modo è male per i governi, che usano l’inflazione per ridurre il valore dei loro debiti.

Dall’altra parte la deflazione è buona per i risparmiatori, che diventano più ricchi semplicemente stando attaccati ai loro soldi. E’ un bene per i consumatori che pagano prezzi più bassi. E’ di solito benefica anche per i lavoratori che generalmente mantengono il valore del loro salario mentre i prezzi scendono.

Ci sono vincitori e perdenti come accade in quasi tutti gli sviluppi dell’economia. Il punto essenziale è che i perdenti sono gruppi molto più potenti di chi invece guadagna. Questo può spiegare perché sentiamo sempre dei pericoli della deflazione e mai dei suoi vantaggi. Però non rende questi pericoli più veri.

Non c’è nessuna minaccia dalla deflazione. Può anche essere desiderabile se incoraggia un rapporto bilanciato tra risparmio e consumo e scoraggia i governi e le banche dall’indebitarsi.