La BCE smetta di comprare btp!

Dal meeting di Cernobbio il Ministro Frattini fa sapere che il governo insisterà «perchè la BCE continui a comprare titoli di stato italiano». Ovviamente tutte le principali banche italiane sono d’accordo ed anche al cittadino comune non pare una cattiva idea che da Francoforte arrivi una mano per tener bassi i tassi di interessi pagati dallo Stato italiano sui propri titoli di debito.

É invece una cattiva idea ed il fatto che la Banca Centrale Europea acquisti titoli di stato (italiani ma anche greci, spagnoli, etc.) è anzi altamente immorale. La BCE non corre nessun rischio imprenditoriale ad effettuare le sue azioni di politica monetaria – le basta introdurre un numero da tastiera o ordinare la stampa di qualche miliardo di euro in banconote ed il gioco è fatto – ma queste hanno un forte impatto, sia dal punto di vista economico che da quello etico.

Il governo vede il peso del suo debito pubblico alleggerito, non dovrà pagare i tassi di interessi più alti che si stavano materializzando sul mercato, ma quale lezione avrà imparato la nostra classe politica? Che deve essere responsabile con i conti pubblici ed essere prudente nell’indebitare la collettività oppure che potrà contare, in futuro come oggi, su di un salvataggio da Francoforte?

La storia ci ha appena insegnato che tassi di interesse artificialmente bassi rendono le persone irresponsabili, non prudenti, e la recente storia dei paesi PIIGS non fa eccezione: con l’ingresso nell’Euro l’Italia ha dovuto pagare tassi di interesse ridicolmente bassi per i suoi titoli di debito ed invece di risanare i conti pubblici ha fatto esplodere la spesa, trascinando il paese nel baratro in cui si trova oggi.

Il punto di vista etico è poi, secondo me, ancora più importante. Il governo è soggetto ad un ricatto da parte dei burocrati europei, che dettano le linee guida della politica italiana in cambio del loro intervento sui mercati, e sarebbe cosa gravissima se i personaggi surreali che siedono in Parlamento ed al governo non facessero vedere di buon occhio una “dittatura” Trichet-Draghi da Francoforte.

Ma vale la pena sacrificare il regime democratico a causa di Berlusconi?

Questo, comunque, è solo ciò che si vede. Fredéric Bastiat invece ci esortava ad osservare anche ciò che a prima vista non si vede e che spesso è ancora importante.

Non vediamo, ad esempio, che mentre il governo gode di una linea di credito agevolata per le sue spese improduttive, le imprese italiane si trovano tra l’incudine di un sistema bancario che non concede loro credito ed il martello di uno Stato che cerca il pareggio di bilancio non tagliando le spese ma aumentando ulteriormente le tasse.

Non vediamo che la BCE ha sì comprato titoli di stato italiani ma non lo ha fatto ad una nuova emissione; li ha acquistati sul mercato secondario ovvero dai portafogli delle banche. Ad ogni rialzo dello spread btp-bund, mentre a Roma si contavano gli interessi aggiuntivi da pagare sul debito pubblico, nelle sedi di Intesa Sanpaolo, Unicredit, etc. si contavano i milioni di perdita sui propri investimenti: se la banca aveva comprato un btp che prometteva il 2% di interesse mentre quelli di nuova emissione e stessa scandenza pagavano il 4%, allora per venderlo avrebbe dovuto chiedere un prezzo più basso di quello pagato, incorrendo in una perdita. Dal momento che erano in tante le banche a voler vendere questi titoli rischiosi per racimolare liquidità, mentre i compratori si contavano sulle dita di una mano (altro che vendite allo scoperto!), i prezzi a fine luglio erano in caduta verticale e con essi le quotazioni delle banche.

Quanto provvidenziale è stato l’intervento della BCE per le nostre banche che hanno così potuto piazzare miliardi di di euro in btp ad un prezzo di favore, evitando perdite oramai date per certe e realizzando anzi un piccolo profitto!

Non vediamo insomma che dietro alla retorica della “lotta alla speculazione” si cela in realtà un trasferimento di ricchezza dai veri produttori di ricchezza verso la classe politica ed il sistema bancario, che proprio non ne vogliono sapere di pagare il conto dei propri errori e sperano che chiudendo gli occhi e creando dal nulla un po’ di denaro, si possa ritornare al paradiso felice del 2007.

Non capiterà.