Apprendisti stregoni alla riscossa!

Siete stanchi delle magiche ricette italiane per risolvere la crisi del debito sovrano? Eccovene che arriva direttamente dagli Stati Uniti d’America. Non temete! Lo chef non è un Krugman qualsiasi ma addirittura uno dei più stimati libertarian del paese a stelle e strisce. Il suo nome è Tyler Cowen e wikipedia ce lo presenta così:

economista statunitense, esponente della scuola austriaca (sic!) , è docente di economia alla George Mason University, dirige un blog molto popolare sulla rivoluzione marginalista. È editorialista economico per il New York Times

Ne parla anche Phastidio.net. Ok ho il sospetto che allora non sarà come leggere un pezzo di Mises o Hayek. Nel suo blog scrive:

Italy has a lot of debt, but also lots of wealth. There is, however, no need to sell off the Pieta. More than half of Italian government bonds are held domestically. Apply a wealth tax and use it to pay off all of the domestically held bonds; in essence the government takes the wealth with one hand and mails it back with the other. The debt/gdp ratio is more than cut in half and the announcement to do so comes immediately. The Italian citizenry is not poorer, although they are required to recognize losses which already have been incurred. The Italian government also can do some fraction of this, and retire part of the domestically held debt, rather than all of it.

Traduzione

L’Italia ha un sacco di debito, ma anche grandi ricchezze. Non c’è necessità, tuttavia, di vendere la Pietà. Più di metà del debito pubblico italiano è in mano agli Italiani. Si metta una patrimoniale e la si usi per pagare tutto il debito interno; in soldoni il governo prende la ricchezza con una mano e la restituisce con l’altra. Il rapporto debito/PIL viene più che dimezzato e l’annuncio di questo provedimento è subito esecutivo. La cittadinanza italiana non è più povera anche se le viene richiesto di mettere in conto perdite che sono già avvenute. Il governo italiano può anche attuare questo programma a piccole dosi e ritirare solo parte del debito interno, invece della sua totalità.

Vediamo perchè questa proposta, nonostante qualcuno la definisca una soluzione al problema del debito, non solo sarebbe impopolare ma tutt’altro che indolore.

Lo dobbiamo a noi stessi?

Abba Lerner scriveva che il debito pubblico interno non è importante perché lo dobbiamo a noi stessi (“We owe it to ourselves”). Tyler Cowen utilizza lo stesso ragionamento per unirsi alla folta schiera di apprendisti stregoni e proporre la sua personale versione del “silver bullet” che risolverà la crisi del debito pubblico in maniera rapida ed indolore: tassare gli italiani con una bella patrimoniale ed usare quei soldi per ripagare il debito interno, togliere con una mano e dare con un’altra. In pratica, una mega partita di giro, oppure no?

La risposta è no perchè non esiste un’entità aggregata “Italia” che può semplicemente spostare del denaro da un posto all’altro senza alcuna ripercussione. Come notava Rothbard, c’è una gran bella differenza tra i “we”, ovvero i contribuenti, e gli “ourselves”, cioè coloro che si guadagnano da vivere tramite la tassazione.

Ma giochiamo tutti insieme all’apprendista stregone con Tyler Cowen e immaginiamo di implementare il suo programma. Immaginiamoci quindi Mario Monti che va in tv e come prima mossa del suo esecutivo dichiara: “a partire dall’anno prossimo, verrà implementata una “patrimoniale di scopo” per ripagare tutti i titoli di debito in scadenza ed in portafoglio a famiglie, banche ed assicurazioni con sede in Italia”.

Lo Stato italiano, oggi, tiene aste periodiche di bot e btp in modo da avere in cassa il denaro per ripagare i titoli in scadenza. Con la proposta di Cowen il governo dovrebbe ricavare quei soldi con la tassazione e procedere in questo modo sino all’estinzione del debito interno.

A prima vista sembra una proposta quasi “più onesta” rispetto alla continua estensione temporale del debito pubblico: chi presta soldi ad un’azienda si aspetta di essere ripagato con gli utili che questa riuscirà a fare sul mercato, chi invece presta soldi allo Stato sa che verrà ripagato dalle tasse dei contribuenti ed il rolling over del debito serve a rimandare il giorno del redde rationem, quando lo Stato dovrà trovare il modo di ripagare i debiti o fare bancarotta.

La procedura suggerita agirebbe proprio in modo da anticipare ad oggi la resa dei conti, invece di “comprare tempo” come si propone di fare Tyler Cowen sul suo blog. Ma vediamo un po’ di numeri.

In un post su Noisefromamerika si analizzava l’impatto del rialzo degli spread sul debito pubblico italiano ed in una tabella era pubblicato l’ammontare dei titoli in scadenza nei prossimi tre anni: rispettivamente 331,4 miliardi di euro per il 2012, 303,5 per il 2013 e 291,5 per il 2014.

Se, per semplicità, ipotizziamo che il 56% di quella cifra sia in mano ad investitori italiani, allora, per ripagare il debito, il governo dovrebbe ricavare maggiori entrate per circa 185 miliardi nel 2012, 170 miliardi nel 2013 e 163 nel 2014. Per farvi un’idea sull’entità di queste cifre, sappiate che nel 2010 il gettito fiscale dell’IRPEF è stato di circa 169 miliardi di euro. In pratica bisognerebbe raddoppiarla!

Ma attenzione! E’ solo una partita di giro, no? Quei soldi ritornano alle famiglie italiane che quindi non ci perdono niente, vero? La risposta è ovviamente negativa. Utilizziamo un esempio.

Immaginiamo di avere messo da parte 100000€. Li abbiamo investiti in un titolo di stato da 40000€ che scade tra un anno e tenere il resto sul conto corrente in banca. Per semplicità trascuriamo il tasso di interesse ed immaginiamo di essere l’unico cittadino di questo fantomatico Stato.

A fine anno, poco prima della scadenza, crediamo di avere un patrimonio di 100000€ di cui 40000€ sono in titoli di debito pubblico. Ecco però che Mario Monti sale al governo ed assume Tyler Cowen come consigliere economico. Viene implementata la sua proposta di patrimoniale.

La notte prima della scadenza del bot si applica una patrimoniale di 40000€ dal mio conto corrente (sono l’unico contribuente) e poi viene ripagato il titolo di stato. Risultato: a fine giornata ho 60000€ sul conto. In questo caso molto semplice, in cui contribuente e possessore del bond sono la stessa persona, il risultato è quello di un prelievo netto di ricchezza. É da notare che in questo particolare caso si poteva ottenere un risultato equivalente con un default.

Altro che prendere con una mano e restituire con l’altra!

Dove sono finiti i 40000€ che avevo prestato all’inizio? Sono stai usati per pagare tutti quelli che si guadagnano da vivere lavorando per lo Stato.

Normalmente, però, la situazione è più complicata e contribuenti e possessori dei titoli di stato sono persone diverse. In gran parte i bond italiani sono detenuti da banche, assicurazioni e fondi di investimento mentre solo il 25% di quel debito (ovvero il 14% del totale) è in mano alle famiglie italiane.

Chi ha in tasca il debito pubblico italiano? Fonte: Linkiesta

In questo caso è molto probabile che chi ha i propri risparmi investiti nei titoli di stato sia in qualche modo “esentato” dall’imposta patrimoniale, che invece tenderebbe a colpire chi detiene denaro liquido oppure ha investito in immobili o altri investimenti finanziari.

Quindi la ricetta di Cowen sarebbe in realtà una durissima bastonata al contribuente italiano seguita da un avvertimento in stile mafioso: “Oggi ti prelevo un sacco di soldi e stai attento a come investirai i tuoi risparmi, se ce ne saranno, in futuro. Niente investimenti produttivi, quelli non sfuggiranno alla tassazione, devi comprare solo titoli di stato!”.

E tanti saluti alla crescita.

Noi il debito non lo paghiamo

C’è poi il piano B

A riskier version of the same idea — not recommended but an instructive point of comparison — is to simply default on all domestic debt and be credible on foreign-held debt to the hilt, maybe sending the foreign debt holders Perugia chocolates in the mail.

Traduzione

Una versione più rischiosa della stessa idea – non raccomandata ma un paragone istruttivo – è semplicemente fare default su tutto il debito interno e cercare di essere credibili su quello estero, magari mandando per posta un Bacio Perugina agli investitori esteri.

Questa, se vogliamo, è la versione “indignados” del piano dove i “we” e gli “ourselves” si scambiano il ruolo di utilizzatori finali del cuneo statale.

Le famiglie italiane che avevano deciso di investire in bot e btp, perchè “sono sicuri”, si ritrovano, d’incanto, con circa 220 miliardi di euro di “risparmi” in fumo (alla faccia dei tango bond), senza contare quelli che invece li avevano in fondi pensione ed assicurativi che avevano investito in titoli di stato.

E le banche? Beh, qui potete farvi un idea. Inserite un hair cut per il debito italiano del 100% e divertitevi a vedere di quanti soldi necessiterebbero le banche italiane per ricapitalizzarsi.

In conclusione

Le scorciatoie e le vie facili ed indolori non esistono. L’enorme debito pubblico italiano è frutto di decenni di spesa pubblica fuori controllo, in cui una buona fetta della popolazione italiana è riuscita a vivere sulle spalle di tutti gli altri.

Se il debito va ripagato allora non bisogna ricorrere a trucchi (monetizzazione) ne affidarsi alla ricette magiche di apprendisti stregoni che offrono la formula della pietra filosofale. L’unica via è quella lunga e difficile, che passa attraverso il taglio della spesa, l’espulsione delle clientele parassitarie ed il ridimensionamento del ruolo dello Stato.Il resto funziona solo ad Hogwarts.