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La lezione del ’37

venerdì, dicembre 23, 2011 di

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È opinione comune che “far quadrare” i conti di uno Stato sia normalmente una pratica costosa per l’economia mentre nei periodi di crisi economica il prezzo da pagare per avere il pareggio di bilancio sarebbe così alto da far diventare un austerico criminale chi ha anche solo l’ardire di proporre una simile misura.

La lezione della storia, ci viene detto, è chiarissima e va imparata una volta per tutte. Quando nel 1937 Roosevelt tentò di pareggiare il bilancio, fece ripiombare gli Stati Uniti in recessione proprio mentre il New Deal stava avendo un clamoroso successo.
Scrive Christina Romer:
«La ripresa dalla Grande Depressione viene spesso descritta come lenta perchè l’America non tornò alla piena occupazione se non dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Ma la verità è che la ripresa nei quattro anni dopo che Franklin Roosevelt entrò in carica nel 1993 fur incredibilmente rapida. La crescita del GDP reale fu in media del 9%. Il tasso di disoccupazione calò dal 25% al 14%. Se escludiamo la Seconda Guerra Mondiale (1), gli Stati Uniti non hanno mai visto una così sostenuta e rapida crescita. Tuttavia, essa venne fermata da una seconda grave recessione nel 1937-38, quando il tasso di disoccupazione risalì al 19%. La causa fondamentale di questa seconda recessione fu uno sfortunato e in larga parte dovuto a distrazione, cambio di politica fiscale e monetaria in senso restrittivo»
 
Inoltre, continua la Romer:
«Nel 1936 la Federal Reserve iniziò a preoccuparsi di indivudare una “exit strategy”. Dopo diversi anni di politica monetaria relativamente espansiva, le banche americane avevano in portafoglio grandi quantità di riserve in eccesso rispetto ai requisiti legali (2). [..] La Fed allora raddoppiò i requisiti di riserva in una serie di provvedimenti. Sfortunatamente saltò fuori che quelle banche, ancora nervoso dopo i panichi finanziari dei primi anni ’30, volevano detenere riserve in eccesso come una sorta di cuscinetto. Quando quell’eccesso fu tolto via con un colpo di penna, corserò a rimpiazzarlo riducendo i prestiti. Secondo uno studio molto famoso sulla Grande Depressione di Milton Friedman e Anna Schwartz, la risultata contrazione monetaria fu la causa centrale della recessione del 1937-1938»
La lezione della storia che i nostri amici di sempre traggono è quindi che far quadrare il bilancio dello Stato mentre la Banca Centrale sta attuando una politica monetaria restrittiva sia un suicidio.
Partiamo dalla seconda affermazione.  La definizione di politica monetaria restrittiva è alquanto variabile, tanto che ultimamente per alcuni la definizione è diventata più o meno questa:
 «La politica monetaria della banca centrale è restrittiva se gli aggregati monetari, al netto dell’inflazione, non crescono»
 Diventa dura capire quando possa essere espansiva!
Inizio noiosa parentesi pseudo-accademica
Sì so benissimo che nel modello IS-LM si utilizza proprio l’aggregato monetario in termini reali, però il fondamento logico alla base del modello (e della teoria keynesiana) è proprio che i salari ed i prezzi siano “vischiosi” (sticky) nel breve periodo e che quindi si possano ignorare gli effetti che un aumento della quantità di moneta ha sui prezzi.
Fine noiosa parentesi pseudo-accademica
 In ogni caso affermare che la BCE stia portando avanti una politica monetaria restrittiva quando ha appena effettuato una enorme iniezione di liquidità nel sistema bancario europeo, è .. come dire… originale.
Felici di sapere che per le banche e tutto a posto e nessun consulente portafogli esterni di MPS perderà il lavoro, concentriamoci invece sulla politica fiscale.
Pareggiare il bilancio, ma come?
La storia del 1937, come quella del 1932, ci racconta ciò che succede quando un governo cerca di far quadrare i conti, aumentando le tasse. Ma deve sempre andare in questa maniera?
Analizziamo questo grafico sull’andamento di tasse e spese federali negli Stati Uniti durante la Grande Depressione:

Spesa pubblica ed entrate fiscali durante la Grande Depressione. Fonte: Federal Reserve di Saint Louis

La linea rossa, (AFRECPT/GDPA) mostra l’andamento, in rapporto al PIL, delle entrate fiscali mentre la linea blu (AFEXPND/GDPA) quello delle spese federali. Ora andiamo a controllare alcuni “passaggi delicati” che spesso vengono citati come la “smoking gun” che pareggiare il bilancio sia recessivo.
1932-33: Krugman sul NY Times: “Nessun moderno Presidente americano potrebbe ripetere l’errore di politica fiscale di Hoover del 1932, quando il Governo federale tentò di far quadrare il bilancio seppure in mezzo ad una severa recessione
In realtà il tentativo di “far quadrare il bilancio” si riferisce ad un aumento di spesa federale accompagnato da un aumento massiccio delle tasse (in termini relativi la tassazione quasi raddoppiò in un anno).
1937: Questo è l’episodio citato da Christina Romer. Anche qui il pareggio di bilancio venne raggiunto accompagnando un taglio della spesa (in gran parte dovuto al taglio dei sussidi ai veterani della Prima Guerra Mondiale) ad un aumento delle tasse (quell’anno vennero per la prima volta vennero riscosse le tasse sulla social security). Non è poi da dimenticare il già citato intervento della Federal Reserve sui requisiti di riserva.
1946-47:  Durante la guerra mondiale gli Stati Uniti mantennero un livello di spesa in deficit molto elevato per finanziare lo sforzo bellico nel Pacifico ed in Europa. Terminato il conflitto, però, l’Amministrazione decise di “far quadrare i conti” tagliando in fretta ed in modo sostanziale la spesa pubblica e contemporaneamente riducendo l’imposizione fiscale.
Gli economisti keynesiani preannunciavano la catastrofe economica:
«Quando questa guerra giungerà alla fine, più di metà dei lavoratori dipenderà direttamente o indirettamente da ordini  militari. Avremo una decina di milioni di uomini in servizio da ricollocare nel mercato del lavoro. Dovremo affrontare un difficile periodo di riconversione durante il quale alcuni beni non saranno più prodotti e ci potrebbero essere molti licenziamenti. Non è neanche detto che la necessità tecnica di riconversione debba necessariamente generare un flusso di investimenti sufficiente nel periodo che stiamo considerando. La conclusione finale che possiamo trarre dall’esperienza della guerra precedente è inevitabile – dovesse la guerra finire improvvisamente nei prossimi sei mesi, dovessimo progettare di esaurire i programmi di guerra con la massima fretta, smobilitare le forze armate, eliminare il controllo sui prezzi, passare da deficit astronomici anche solo agli elevati deficit degli anni ’30, allora questo verrebbe accompagnato dal più grande periodo di disoccupazione e dislocazione industriale che l’economia ha mai affrontato».
La smobilitazione di dieci milioni di soldati americani, accompagnata da una drastica riduzione della spesa pubblica, la rimozione del controllo dei prezzi  ed una rapida riconversione dell’apparato bellico a scopi civili portarono ad un tasso di disoccupazione massimo, nel 1947, del…. 3,6%.
Conclusioni
L’espressione “far quadrare i conti” può voler dire molte cose. Può significare che il governo decida di realizzare il pareggio di bilancio aumentando le tasse oppure può agire in senso opposto, tagliando innanzitutto la spesa , anche ridimensionando in modo significativo il peso dello Stato, ed accompagnando queste misure con un alleggerimento fiscale.
In entrambi i casi i keynesiani parleranno di politica fiscale restrittiva (alcuni semplicemente di “stretta fiscale” facendo una confusione di termini) e cercheranno di convincere tutti dell’ineluttabilità di una recessione in seguito al tentativo dei governi europei di mettere a posto i loro conti.
Se questo nel 2012 sarà seguito da un aggravamento della situazione macroeconomica, però, la responsabilità dei governi non sarà data dal fatto di aver ricercato un pareggio di bilancio (dato aggregato) ma di aver tentato di raggiungerlo aumentando le tasse ed evitando di tagliare le spese in maniera significativa e strutturale.
Questa è la vera lezione del ’32 e del ‘37
(1) La favoletta della Seconda Guerra Mondiale come periodo più prospero della storia americana è così assurda che solo chi ritiene che la realtà stia nei numeri delle statistiche governative può crederci. Prosperità significa quindi mandare più di dieci milioni di uomini in età lavorativa a combattere e morire nelle isole del Pacifico e in Europa? Destinare il sistema industriale alla produzione di navi, aerei e carri armati? Far lavorare in patria gli anziani e sottoporre il paese ad uno stretto regime di controllo dei prezzi e di razionamento? Questa è la “prosperità” che vissero gli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale.
(2) Vi ricorda qualcosa? Cosa farà Elicottero Ben quando la situazione economica migliorerà e le banche americane decideranno che le loro “riserve in eccesso” non saranno più necessarie?

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