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I grattacieli e le crisi economiche

venerdì, gennaio 13, 2012 di

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«Nel 1999 un analista della banca di investimento Barclays Capital, Andrew Lawrence, inventò un nuovo indice per misurare i cicli economici globali. Tredici anni dopo «lo skyscraper index», la correlazione tra la costruzione di grattacieli come segnale di allarme per gravi crisi finanziarie, sembra mostrare sempre più numerose evidenze»
Forse abbiamo finalmente trovato un indice affidabile da passare a Elicottero Ben in modo che si renda conto per tempo di una crisi finanziaria in avvicinamento? Ci troviamo in uno di quei casi in cui due eventi non correlati hanno comportamenti simili? Oppure c’è dell’altro?
Leggiamo le “evidenze” empiriche della teoria.
«Storicamente la prima conferma è data dal palazzo Equitable Life a New York, completato nel 1873, fu una delle prime costruzioni a essere dotata di ascensori. Appena ultimato gli Stati Uniti dovettero affrontare una fase recessiva che durò 5 anni. Andò peggio, negli anni Trenta, dopo che a New York furono ultimati i lavori dell’ Empire State Building, il Chrysler Building e il 40 di Wall Street. L’ebrezza da altitudine dovette fare i conti con la depressione globale. Anche il World Trade Center di New York nel 1972 e la Sears Tower a Chicago nel 1974 .
Ma quelle che vengono definite dallo studioso come «insane correlazioni» non riguardano solo il suolo americano. Le Petronas Tower a Kuala Lumpur, il primo degli edifici più alti al mondo ad essere costruito fuori degli Stati Uniti in 130 anni, ha coinciso con la crisi finanziaria asiatica del 1997. Anche il record raggiunto dal Burj Khalifa, 2.717 metri di altezza distribuiti in 162 piani, venne spazzato dal collasso finanziario e immobiliare di Dubai che seguì poco dopo. »
Se vogliamo, possiamo aggiungere pure la Shard London Bridge, che diventerà il grattacielo più alto d’Europa e la cui costruzione è iniziata nel marzo del 2009, quando la crisi dei debiti sovrani europei era ancora alle porte (lo spread tra i bond greci a 10 anni e quelli tedeschi era di circa 250 punti base).
Correlazione o causalità?
Diversi economisti hanno voluto testare l’ipotesi che ci fosse davvero correlazione tra la costruzione di un grattacielo record e le crisi economiche. Ad esempio Barr, Mizrach e Mundra hanno prodotto un articolo nel 2001 intitolato “Skyscraper Height and the Busness Cycle: International Time Series Evidence” in cui analizzavano:
a) date di annuncio e completamento dei grattacieli e picchi delle recessioni
b) altezza dei grattacieli e crescita economica
Ovviamente non hanno trovato nessuna correlazione significativa (ci mancherebbe), ma il fatto che ci siano economisti che per testare una ipotesi del genere vadano ad utilizzare complicati modelli econometrici è un tantino preoccupante.
Se i dati empirici avessero mostrato una stretta e precisa correlazione tra le date di costruzione dei grattacieli e l’inizio delle recessioni economiche, quegli economisti avrebbero forse preteso di affermare che la costruzione di grattacieli record causa le recessioni?
Missione compiuta, problema risolto Mr. Bernanke! Basta vietare la costruzione di grattacieli altissimi!
E che dire allora dell’indicatore del Super Bowl? Qualche macroeconomista si offre volontario?
I grattacieli e le crisi
Così come non è vero che sei hai la febbre hai l’influenza, mentre è vero il contrario, allora forse è meglio precisare che la costruzione di grattacieli altissimi è spesso un sintomo non tanto della crisi che è alle porte quanto piuttosto del boom insostenibile che ne sarà l’origine.
A questo proposito può essere interessante l’articolo del 2008 di Mark Thornton “Skyscrapers and business cycles”, nel quale viene usata la teoria austriaca del ciclo economico per spiegare come mai certi grattacieli siano costruiti proprio nella fase finale di un boom e vengano terminati proprio in concomitanza dell’insorgere della crisi.
La spiegazione suona più o meno così.
Sappiamo, dalla teoria di Mises ed Hayek, che il declino dei tassi di interesse indotto dall’espansione creditizia dà origine ad un boom di investimenti che risulta in un’espansione delle dimensioni delle imprese ed in contemporanea un aumento dei prezzi dei terreni. Imprese più grandi necessitano di uno spazio maggiore per uffici e quindi in un incremento nella domanda di edifici commerciali. Infine il credito a buon mercato permette investimenti nella ricerca che possono fornire a costruttori e designer la tecnologia necessaria per battere i precedenti record di altezza.
Se il grattacielo viene progettato nel pieno del boom, la sua costruzione, però, non può avere inizio che verso la fine dello stesso. L’edificio verrà quindi completato proprio nelle prime fasi della crisi e gli analisti, come Lawrence, lo inseriranno nel loro skycrapers index.
Quindi non preoccupatevi se vedete sorgere un grattacielo all’orizzonte, fate piuttosto attenzione al boom che ne ha preceduto la costruzione.

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