L’origine inflazionaria della deflazione

Una lamentela che si sente spesso oggigiorno – su entrambe le sponde dell’Atlantico – è che l’inflazione è a livelli pericolosamente bassi. Mentre la maggioranza delle banche centrali ha come target per l’inflazione un livello attorno al due o tre percento, gli indici generali dei prezzi di gran parte dei paesi occidentali stanno scendendo al di sotto del limite inferiore di quel target. La paura della deflazione, o come la chiama Mark Thornton, apoplithorismosphobia, si sta diffondendo.

Senza entrare nei dettagli sul perchè la deflazione sia buona, cattiva o benigna dobbiamo prima comprendere quale sia la sua origine (Per chi fosse interessato agli effetti positivi della deflazione sono disponibili il libro di George Selgin “Less than Zero: The Case for a Falling Price Level in a Growing Economy” e quello di Philipp Bagus’s “Who’s Afraid of Deflation?”)

A rigor di termini, inflazione e deflazione possono avere origine solo da variazione del quantitativo di moneta nell’economia. Un aumento della quantità di dollari causa, a parità di altri condizioni, prezzi più alti. Una diminuzione del numero di dollari ha invece un effetto opposto. Mentre episodi inflazionistici possono accadere sotto qualsiasi regime monetario, la deflazione (1) può avvenire soltanto in un sistema bancario a riserva frazionaria.

Una volta il sistema bancario era costruito sul concetto di riserva piena sui depositi. Qualcuno portava i suoi sudati risparmi in banca, li depositava in cassaforte e la banca prometteva di custodirli sino a quando la stessa persona non fosse tornata per chiederli indietro. Poiché il denaro è un bene fungibile (non possiamo distinguere una moneta da un’altra, un po’ come per i chicci di grano), la banca prometteva di tenere il tantundem, una somma equivalente per quantità e qualità a quella depositata. Se avessi depositato un dollaro, la banca avrebbe promesso di custodire quel dollaro in cassa ma non necessariamente mi avrebbe restituito proprio lo stesso dollaro depositato.

Ad un certo punto il mondo delle banche adottò quello che noi oggi chiamiamo sistema a riserva frazionaria. Alle banche non era più richiesto di custodire tutti i depositi nella loro interezza. Dopotutto era raro che tutti quanti andassero a ritirare i loro depositi contemporaneamente. Le banche potevano prestare una frazione dei depositi, creando quindi dei “diritti di proprietà di denaro” in quantitativo superiore alla moneta effettivamente esistente (2).

La Federal Reserve oggi stabilisce quello che chiamiamo coefficiente di riserva obbligatoria per le banche. Questa è la percentuale minima di tutti i depositi che deve essere sempre mantenuta nei forzieri delle banche a beneficio dei loro clienti. Quindi se uno di loro apre un conto presso una banca americana e deposita 100$, il coefficiente di riserva stabilice quanti dollari la banca è costretta legalmente a tenere nei suoi forzieri. Può fare ciò che vuole del resto. Tipicamente quel denaro viene prestato a chi fa richiesta per ottenere un credito.

Oggi il coefficiente di riserva richiesto dalla Fed è vicino allo zero. Quindi le banche americane (3) hanno pochissimi obblighi di salvaguardia o di custodia su ogni deposito che viene fatto. Il cliente ipotetico dell’esempio precedente avrebbe potuto vedere quasi tutti i soldi che aveva depositato venir prestati a qualcun altro nel momento stesso in cui li affidava alla banca.

In molti pensano che questa sia una questione controversa. La banca mantiene sempre una piccola riserva come precauzione nel caso in cui i suoi clienti vengano a chiedere indietro i loro depositi. E quando le cose vanno bene ed i mercati sono molto liquidi, non sembra che ci siano particolari problemi con questo sistema. Tuttavia provate a chiedere ad uno dei clienti delle 92 banche che sono diventate insolventi nel 2001 se per lui questo sistema “a riserva frazionaria” sia una questione controversa. Quando i mercati si ritrovano in crisi di liquidità, diventa sempre più difficile, se non direttamente impossibile, ripagare tutti i depositi.

Mentre questo è un problema che viene comunemente associato con il sistema bancario a riserva frazionaria – un problema su cui tutti gli economisti sono d’accordo – c’è un punto aggiuntivo che non è meno importante.

Poichè soltanto una frazione dei depositi viene mantenuta dalle banche sotto forma di riserve, a queste ultime è concesso creare più denaro (più correttamente dovremmo parlare di moneta fiduciaria) di quanta moneta cartacea effettivamente esista. Questo incremento nell’offerta di moneta è ciò che mette in moto quel processo inflazionario di cui abbiamo parlato prima  e che le banche centrali tentano di contenere intorno a valori tra il due e tre percento.

Quello che non viene compreso è che ogni periodo di deflazione è il risultato di una precedente inflazione monetaria. Come ha scritto Murray Rothbard in Man, Economy and the State:

Chiaramente, l’inflazione è l’evento principale e lo scopo principale dell’intervento monetario. Non ci può essere deflazione senza che un periodo di inflazione l’abbia preceduta. (p.990)

Il fenomeno che spaventa i banchieri centrali di tutto il mondo, e che vogliono combattere con tutti i mezzi a loro disposizione – la deflazione – è in realtà una loro creazione. Senza quel periodo di inflazione che ci ha condotto  a questo punto, non ci potrebbe essere nessuna minaccia di deflazione. Il sistema bancario a riserva frazionaria permette quell’espansione della quantità di moneta che creerà le condizioni per il periodo di deflazione successivo. Se dobbiamo considerare la deflazione come qualcosa di indesiderabile (e vorrei enfatizzare il termine “se”), allora sarebbe utile eliminarla del tutto. Mettere fine al sistema bancario a riserva frazionaria eliminerebbe contemporaneamente la causa primaria che conduce ad un periodo di deflazione: l’inflazione.

Se i provvedimenti della Fed e delle altre banche centrali nei tre anni passati sono sembrate confuse non dovremmo essere troppo sorpresi. Stanno combattendo un nemico – la deflazione – che è una loro creazione. Pur di  non ammettere le loro responsabilità, stanno cercando di coprire le loro tracce dando vita a provvedimenti sempre più fantasiosi ed implausibili. Invece, ciò che sarebbe necessario fare è proprio cambiare quel sistema bancario a riserva frazionaria che ci ha condotto a questo disastro.

Articolo originale di David Howden su Mises.org

Note

(1) Si intende deflazione monetaria, non dei prezzi.

(2) Se ho depositato 100$ in banca ho un diritto di proprietà su quei 100$. Ma se la banca ne presta 90$ e questi vengono ridepositati, qualcun altro avrà un diritto di proprietà su quei 90$. Ci troviamo quindi con “diritti” per 190$ e soltanto 100$ reali.

(3) a dicembre la BCE ha abbassato il coefficiente di riserva per le banche europee all’1%