Ron Paul: Verso una moneta libera (prima parte)

La crescita del governo americano dalla fine dell’Ottocento a oggi si è riflessa nella sua presenza sempre maggiore ed infine nella riduzione a monopolio del sistema monetario. Ogni tentativo di ripristinare la libertà monetaria deve, quindi, far parte di un piano elaborato per respingere il governo e confinarlo, ancora una volta, entro i limiti tracciati dalla Costituzione. Questo piano può essere diviso in quattro sezioni: legislazione monetaria, bilancio, tassazione e regolamentazione. Inizieremo con le riforme monetarie e concluderemo con qualche parola sulla cooperazione e sugli accordi internazionali.

Legislazione monetaria

Il corso legale

La Costituzione proibisce agli Stati di stabilire di adottare qualcosa che non sia oro e argento come mezzo di pagamento e non permette al Governo Federale di decretare un corso legale “a piacimento”. Una delle azioni legislative più importanti da attuare consisterebbe, dunque, nella revoca di tutte le leggi federali sul corso legale. Queste leggi, che hanno l’effetto di obbligare i creditori ad accettare qualcosa, anche se non la vogliono, in pagamento per i crediti loro dovuti, sono tra le più tiranniche armi a disposizione delle autorità monetarie.

Non solo la Federal Reserve ha un monopolio coercitivo nell’emissione di “moneta”, ma ogni americano è anche obbligato ad accettarla. Ogni banconota della Federal Reserve riporta le parole: “questa banconota è a corso legale per tutti i debiti, pubblici e privati”. La libertà di condurre un’attività in altra valuta – ad esempio monete d’oro e d’argento  – non può esistere finché il governo obbliga tutti ad accettare le sue banconote di carta. La libertà monetaria finisce dove iniziano le leggi sul corso legale.

Gli Stati Uniti non hanno avuto queste leggi sino al 1862, quando il Congresso – violando la Costituzione – le ha emanate per assicurare che i Greenback di Lincoln, le banconote di carta stampate dal Governo durante l’emergenza di guerra, venissero accettate dal pubblico. Quella “emergenza” dura oramai da 120 anni (siamo a 150, l’articolo è del 1982, ndT); è ora che questa azione incostituzionale del Congresso venga annullata. La libertà contrattuale – insieme al diritto di pretendere che i contratti siano rispettati, non abrogati, dal governo – è uno dei pilastri fondamentali di una società libera.

Definire il dollaro

Una seconda grande riforma da implementare è rappresentata dalla definizione legale del termine “dollaro.” La Costituzione usa la parola “dollaro” almeno due volte, ed è chiaro che i padri fondatori si riferiscano al dollaro, di conio spagnolo, che conteneva 371 ¼ grani di argento. Dal 1968, però, non esiste più una definizione di “dollaro” perché, in quell’anno, terminò la possibilità di redimere i “silver certificate” facendosi consegnare la corrispettiva quantità di metallo prezioso e le monete d’argento vennero rimosse dalla circolazione.

Nel 1971, la definizione internazionale di “dollaro” come 1/42 di un’oncia d’oro fu anche lasciata cadere. Il Tesoro e la Federal Reserve continuano a valutare l’oro a $42.22 per oncia, ma si tratta soltanto di una pratica contabile. Inoltre, il Fondo Monetario Internazionale proibisce ai suoi Stati membri di definire la loro moneta in termini di oro. La parola “dollaro” è letteralmente senza significato e lo è stata per la passata decade (40 anni oramai, ndT). Le banconote della Federal Reserve non sono “dollari”; sono note denominate in “dollari”. Ma cosa sia un dollaro, nessuno lo sa.

L’assurdità alla base del nostro sistema monetario deve essere corretta. È di secondaria importanza definire un “dollaro” come peso d’oro oppure d’argento. Quello che è importante è definirlo. La situazione attuale permette alla Federal Reserve – e anche all’IRS per quel che vale – di usare quella parola come preferiscono, un po’ come la Regina di Cuori in Alice nel paese delle Meraviglie.

Nessuna attività economica può essere condotta razionalmente quando l’unità di conto non è definita. L’uso del termine “dollaro,” privo di significato, ha rovinato i mercati dei capitali di questo paese. Se il significato di “dollaro” cambia di giorno in giorno, anche di ora in ora, i contratti a lungo termine denominati in “dollari” diventano trappole che tutti vogliono evitare. Il rovinoso fallimento dei finanziamenti e della pianificazione a lungo termine della passata decade è il risultato dell’assurda natura del “dollaro”. Oggi si pianifica molto poco a lungo termine; l’unico modo per ripristinare la razionalità nel sistema consiste nel ripristino della definizione del termine “dollaro”. Suggeriamo di includere un determinato peso in oro, con una purezza definita (ad esempio .999) nella definizione stessa. Questa è l’unica via per instaurare nuovamente la fiducia nei mercati e nel “dollaro”. Il capitalismo non può sopravvivere all’irrazionalità, base del nostro sistema monetario attuale.

Una nuova coniatura

Siamo molto felici che la Gold Commission abbia raccomandato al Congresso di coniare nuove monete d’oro. Sono passati quasi 50 anni dall’ultima coniatura di monete d’oro e il rinnovo di questa funzione costituzionale è davvero motivo di giubilo e celebrazione.

Crediamo che le monete debbano essere coniate in tagli da un’oncia, mezza oncia, un quarto ed un decimo d’oncia, usando le bellissime incisioni di Augustus Saint Gaudens del 1907. Questa operazione permetterebbe agli Americani di scambiare i loro biglietti verdi per vere monete d’oro americane; non ci sarebbe più bisogno di comprare monete canadesi, messicane o di altri paesi.

Combinando questo provvedimento con la rimozione delle tasse sul capital gain delle monete e di tutte le tasse sulle transazioni, come le accise e le imposte sul valore aggiunto, le nuove monete d’oro potrebbero diventare rapidamente un sistema monetario alternativo al monopolio della Fed.

In aggiunta al nuovo conio ufficiale, bisognerebbe permettere alle zecche private di creare monete con un loro marchio. Questi marchi dovrebbero essere protetti dalla legge, come tutti i marchi del resto. Inoltre i cittadini privati dovrebbero poter godere nuovamente del diritto di portare metallo grezzo al Tesoro e scambiarlo con monete coniate dagli Stati Uniti, pagando una tariffa per il servizio.

Negli scorsi sei anni, il premio Nobel Friedrich Hayek ha portato all’attenzione del pubblico, ancora una volta, i vantaggi economici di un sistema di monete concorrenziali. Nei suoi due libri, La scelta della moneta e la Deazionalizzazione della moneta, il professor Hayek ha proposto la rimozione di tutti gli ostacoli legali, nonché la possibilità di scelta effettiva sulla moneta da utilizzare negli scambi. Queste monete in concorrenza potrebbero essere anche straniere, monete private o governative, banconote emesse da banche e così via. Una concorrenza così libera e vasta risulterebbe nel successo, presso il pubblico, delle monete più affidabili e nel fallimento dei concorrenti peggiori. In assenza di coercizione governativa, infatti, è la moneta buona a scacciare quella cattiva.

Coniare nuove monete, così come suggerito dalla Gold Commission e fortemente raccomandato da noi, è un primo passo nella direzione di permettere una competizione libera tra monete.

Articolo originale di Ron Paul su Mises.org

Tratto dal libro “The case for gold” di Ron Paul (1982)