Cambiamenti ciclici nelle condizioni degli affari

Nel nostro sistema economico, i tempi buoni comunemente si alternano più o meno regolarmente con tempi cattivi. Il declino segue la ripresa economica, la ripresa segue il declino, e così via. L’attenzione della teoria economica è stata comprensibilmente stimolata da questo problema dei cambiamenti ciclici nelle condizioni degli affari. In principio, vennero indicate diverse ipotesi che però, esaminate in modo critico, non potevano stare in pied. Tuttavia, venne infine sviluppata una teoria delle fluttuazioni cicliche, che soddisfaceva le esigenze legittimamente attese per una soluzione scientifica al problema. Questa è la teoria della circolazione del credito, chiamata di solito teoria monetaria del ciclo economico. Questa teoria è generalmente riconosciuta dalla scienza. Tutte le misure di politica ciclica, che sono prese sul serio, procedono dal ragionamento che sta alla radice di questa teoria.

Secondo la teoria della circolazione del credito (la teoria monetaria del ciclo economico), i cambiamenti ciclici nelle condizioni degli affari derivano dai tentativi di ridurre artificialmente i tassi di interesse sui prestiti, attraverso misure di politica bancaria — espansione del credito bancario attraverso l’emissione o la creazione di ulteriori mezzi fiduciari (vale a dire banconote e/o depositi a vista non coperti al 100% da oro). In un mercato, che non è disturbato da interferenze di tale politica bancaria “inflazionista”, si determina un livello dei tassi di interesse per cui esistono i mezzi per soddisfare tutti i piani e e i progetti che vengono avviati. Tali tassi d’interesse di mercato sono conosciuti come tassi d’interesse “naturali” o “statici”. Se questi tassi di interesse vengono rispettati, allora lo sviluppo economico procederà senza interruzioni — tranne che per l’influenza di cataclismi naturali o di atti politici come guerre, rivoluzioni, e simili. Il fatto che lo sviluppo economico segua invece un disegno ondulato deve essere attribuito all’intervento delle banche attraverso la loro politica dei tassi di interesse.

Il punto di vista che in genere prevale tra politici, uomini d’affari, la stampa e l’opinione pubblica è che una riduzione dei tassi di interesse al di sotto di quelli naturali di mercato è un degno obiettivo della politica economica, e che il modo più semplice per raggiungere questo obiettivo è attraverso l’espansione del credito bancario. Sotto l’influenza di questo punto di vista, si cerca ogni volta di stimolare la ripresa economica tramite la concessione di ulteriori prestiti. In un primo momento, è vero, il risultato di tale espansione del credito rimane all’altezza delle aspettative. L’economia viene ravvivata. Si avvia una ripresa. Tuttavia, l’effetto stimolante proveniente dall’espansione del credito non può continuare per sempre. Prima o poi, un boom degli affari ottenuto in questo modo deve collassare.

Ai tassi di interesse naturali di mercato, prima di una qualsiasi interferenza da parte delle banche attraverso la creazione di credito circolante aggiuntivo, apparivano remunerative solo le imprese e le aziende per le quali i fattori di produzione necessari erano disponibili nell’economia. Ora che i tassi di interesse vengono ridotti attraverso l’espansione del credito, alcuni progetti, che in precedenza non sembravano profittevoli, sembrano essere redditizie. E’ proprio il fatto che tali progetti vengono avviati che fa iniziare la ripresa. Tuttavia, l’economia non è abbastanza ricca per finanziarli. Le risorse necessarie per il loro completamento non sono disponibili. Le risorse di cui hanno bisogno devono prima essere sottratte da altri progetti. Se i mezzi fossero stati disponibili, allora l’espansione del credito non sarebbe stata necessaria per rendere possibili i nuovi progetti.

Il Seguito dell’Espansione del Credito

L’espansione del credito non può aumentare l’offerta di beni reali. Dà luogo semplicemente un riaggiustamento. Devia gli investimenti di capitale dal corso prescritto dallo stato di ricchezza economica e dalle condizioni di mercato. Fa in modo che la produzione segua percorsi che non avrebbe seguito se non a seguito di un’acquisizione di ulteriori beni materiali da parte dell’economia. Come risultato, la ripresa non ha una base solida. Non è vera prosperità. E’ una prosperità illusoria. Non si origina da un aumento della ricchezza economica. Piuttosto, sorge perché l’espansione del credito ha creato l’illusione di un tale aumento. Prima o poi diventerà evidente che la situazione economica è costruita sulla sabbia.

Presto o tardi, l’espansione del credito, attraverso la creazione di ulteriori mezzi fiduciari, deve giungere ad un punto morto. Anche se le banche volessero, non potrebbero portare avanti questa politica a tempo indefinito, nemmeno se fossero costrette a farlo dalla forte pressione dall’esterno. Il continuo aumento della quantità di mezzi fiduciari porta a continui aumenti di prezzo. L’inflazione può continuare solo finché persisterà l’opinione che si fermerà in un prossimo futuro. Tuttavia, una volta che la convinzione che l’inflazione non si fermerà prende piede, allora scoppierà il panico. Nella valutazione di denaro e merci, la popolazione prende in considerazione in anticipo gli aumenti di prezzo. Di conseguenza, i prezzi schizzano verso l’alto in modo irregolare e senza alcun limite.. Le persone smettono di utilizzare una moneta compromessa dall’aumento dei mezzi fiduciari. “Fuggono” verso denaro estero, barre di metallo, “valori reali,” baratto. In breve, la moneta collassa.

La politica dell’espansione del credito viene di solito abbandonata ben prima che venga raggiunto questo punto critico. Viene interrotta a causa della situazione che si sviluppa nelle relazioni commerciali internazionali e, soprattutto, a causa dell’esperienza delle crisi precedenti, le quali hanno spesso portato a limitazioni legali sul diritto delle banche centrali di emettere banconote e creare credito. In ogni caso, la politica di espansione del credito deve finire — se non prima a causa di una inversione di tendenza da parte delle banche -, dopo in un crollo catastrofico. Prima la politica di espansione del credito viene fatta finire, minore sarà il danno causato dal maldirezionamento dell’attività imprenditoriale, più sarà mite la crisi successiva e più sarà breve il periodo di stagnazione economica e di depressione generale.

La comparsa di crisi economiche periodiche e ricorrenti è la conseguenza necessaria dei tentativi ripetuti di ridurre i tassi di interesse “naturali” sul mercato attraverso la politica bancaria. Le crisi non scompariranno mai finché gli uomini non impareranno ad evitare questi provvedimenti di rilancio, perché un boom stimolato artificialmente non può che portare inevitabilmente alla crisi ed alla depressione economica.

Tratto da The Causes of the Economic Crisis and Other Essays Before and After the Great Depression

Articolo di Ludwig Von Mises su Mises.org

Traduzione di Francesco Simoncelli