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Source link: http://vonmises.it/2012/03/19/884/

La teoria austriaca del ciclo economico

lunedì, marzo 19, 2012 di

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Perché l’economia reale risente le conseguenze delle follie finanziarie? E’ una domanda non banale a cui cercherò di dare risposta utilizzando la teoria economica proposta per la prima volta da Ludwig Von Mises [1] e Friedrich Hayek [2] negli anni ‘20. Dal momento però che il tutto potrebbe risultare non semplicissimo da comprendere, voglio illustrarvi a grandi linee ciò di cui andrò a parlare utilizzando una storiella che coinvolge un criceto, una ruota e delle anfetamine (!).

Criceti austriaci

Possiamo immaginare il sistema economico come un criceto che sta correndo all’interno di una ruota girevole. Difficilmente il nostro roditore conoscerà sin da subito il suo “ritmo aerobico” di corsa per cui dovrà arrivarci per tentativi, aumentando la sua velocità e poi rallentando per riposare. Man mano che corre, poi, allenerà il fisico e questo gli consentirà di aumentare gradualmente le sue prestazioni.

A un certo però punto interveniamo noi e decidiamo, quando il criceto inizia a rallentare, di stimolare il suo metabolismo somministrandogli dei farmaci (ad esempio delle anfetamine) in modo da migliorare le sue prestazioni.

Ciò che osserviamo è che il criceto riprende a correre più velocemente di prima, almeno sino a quando, esausto, non rallenta nuovamente e si ferma per riposare. Durante lo sprint il criceto ha mantenuto un ritmo insostenibile per il suo metabolismo e così facendo ha consumato ulteriormente le sue energie, riempiendo inoltre i muscoli di acido lattico. Senza contare che i farmaci sicuramente non gli hanno fatto bene!

Se ora il criceto è fermo ed esausto, è forse colpa del suo cattivo metabolismo oppure una conseguenza del precedente stimolo?

Può darsi che una nuova somministrazione di farmaco faccia ripartire il criceto ma il rischio è che proseguendo con le anfetamine e dovendo ogni volta aumentare le dosi per ottenere l’effetto desiderato, si rovini definitivamente la salute del roditore, provocandone la morte.

C’è chi sostiene che regolamentando le somministrazioni possiamo risolvere i problemi del nostro roditore ma non è certo a suon di stimolanti che si ottiene un criceto sano che corre felice sulla sua ruota!

Spiegata così, non sembra troppo difficile. Ora siamo pronti a esaminare la teoria più nel dettaglio, per cogliere alcune sfumature che nella nostra storiella non erano presenti.

E’ importante cercare di capire: il criceto siamo noi.

 

La manipolazione del tasso d’interesse e la teoria austriaca del ciclo economico

Capire come una crisi finanziaria possa trasformarsi in una depressione globale, cioè come possa trasmettersi da Wall Street a Main Street [3], è uno dei compiti fondamentali della teoria economica. Purtroppo non si può certo dire che negli ultimi anni gli economisti si siano resi protagonisti in positivo, tutt’altro. Dobbiamo quindi disperare? Non è detto. Vi è, infatti, una scuola di pensiero, la cosiddetta Scuola Austriaca di Economia, che è riuscita a spiegare in maniera coerente il processo causale che intercorre tra i processi di espansione e contrazione del credito e il sistema economico. Questi economisti, a differenza di molti altri, avevano visto arrivare il disastro per tempo e avevano tentato di avvertire l’opinione pubblica, venendo accolti a suon di risate e mugugni di disapprovazione [4].

Una teoria del capitale

Vi siete mai chiesti che cosa sia il mitico capitale contro cui tuonava Marx e che secondo i sindacati va sempre ad intascarsi gli incrementi di produttività dei lavoratori?

No, non è il denaro! O almeno non nel senso che probabilmente intendete.

Nel mondo produttivo si tende a far distinzione tra beni destinati al consumo, come una pizza, una pagnotta oppure una bicicletta e altri beni che non sono direttamente consumati, ma servono alla produzione di qualcos’altro: si pensi ad esempio ai macchinari che sono all’interno degli stabilimenti industriali. Questi ultimi sono chiamati beni capitali e la somma del loro valore economico è appunto … il capitale. Spesso e volentieri si tende a identificare il capitale con il suo corrispettivo monetario ma si commette un errore. Questo errore è tanto più grave perché può portare alla convinzione che per creare nuovo capitale sia sufficiente stampare denaro!

Anche nei corsi universitari, quando si studia il “capitale”, a volte la trattazione viene fatta in modo molto semplificato ed approssimativo. In tutti i modelli economici, il capitale, che pure è variegato ed ha una struttura ben definita [5], viene semplicemente definito con una variabile K, condensando in un numero, ovvero il suo valore monetario, una struttura complessa e carica di informazioni economiche [6].

Per convincersene basta leggere il breve racconto di Leonard Read [7] intitolato “Io, la matita” che descrive con quale complesso e decentrato sistema produttivo venga fabbricato un oggetto così semplice come una matita di grafite [8].

Nella storia del pensiero economico il primo ad aver studiato in modo approfondito la complessa struttura del capitale è il francese Turgot [9] ma è con l’austriaco Eugene Bohm Bawerk [10] a fine Ottocento che la teoria economica ha iniziato a considerare il capitale nella sua struttura temporale, non quindi come una variabile statica, e a definire una relazione tra questa struttura ed il tasso di interesse di mercato.

Bohm Bawerk aveva notato come il notevole aumento di benessere che aveva caratterizzato i due secoli precedenti fosse stato contrassegnato da metodi di produzione sempre più complessi, indiretti e caratterizzati da un uso sempre maggiore di beni capitali e di tempo. Vediamo cosa vuol dire con un esempio:

Per ottenere dell’acqua, che è un bene di consumo, possiamo agire in diversi modi:

  • Andare sino al fiume ogni volta che abbiamo sete e dissetarci lì E’ un metodo diretto ma ci consente solo di bere;
  • fabbricare un secchio d’acqua e riempirlo ad ogni viaggio. E’ un metodo indiretto e sebbene dobbiamo inizialmente spendere del tempo per costruire il secchio, poi potremo ottenere più acqua e portarcela dietro;
  • scavare un canale che porti l’acqua direttamente fino a casa. E’ un metodo che richiede ancora più tempo ma che poi ci consente di avere tutta l’acqua che ci serve direttamente dove ci serve.

A un sistema di produzione più lungo e articolato, quindi a più alta intensità di capitale, corrisponde quindi un maggior numero di beni di consumo prodotti ma ad un prezzo: il consumo di tempo.

Passare dall’uso del secchio d’acqua alla costruzione del canale può essere, infatti, un cattivo investimento se prima di iniziare i lavori non abbiamo accumulato da qualche parte, cioè abbiamo risparmiato, l’acqua necessaria a sostenerci durante la costruzione del canale.

 

Preferenze temporali e tasso d’interesse

Un altro importante contributo di Bohm Bawerk alla scienza economica consiste nell’elaborazione della cosiddetta teoria delle preferenze temporali [11]. Non sappiamo dire se l’uomo preferisca avere l’uovo oggi oppure la gallina domani ma possiamo affermare con certezza che, a parità di altre condizioni, l’uomo preferisca avere un uovo oggi rispetto a poter avere lo stesso uovo, ma solo domani.

La teoria delle preferenze temporali afferma quindi che l’individuo preferisce i beni presenti rispetto a quelli futuri ma ovviamente non è in grado di dirci quanto. Infatti, ogni uomo possiede una scala di valori diversa e attribuisce più o meno importanza al futuro. Economicamente parlando questo si traduce in un mercato con numerosi agenti economici che possono accordarsi per effettuare scambi mutuamente vantaggiosi [12].

Il tasso d’interesse è proprio il prezzo che si determina in questo mercato ed è il risultato dell’interazione tra i risparmiatori, che offrono i beni presenti e gli investitori che li acquistano.

Mises, Hayek e la teoria del ciclo economico

Tra gli anni venti e gli anni trenta del Novecento sono poi stati Ludwig Von Mises [13] e Friedrich Von Hayek [14] a raffinare la teoria e spiegare le ripercussioni di una variazione del tasso di interesse sulla struttura produttiva.

La teoria esamina due situazioni: la prima in cui il tasso d’interesse scende perché la gente risparmia di più e la seconda in cui questa diminuzione avviene perché il sistema bancario ha ingannato il mercato creando denaro dal nulla.

Crescita economica indotta da un aumento dei risparmi reali

Perché si risparmia? Sembra una domanda sciocca ma è fondamentale per comprendere questa teoria economica. La gente risparmia per tanti motivi ma se ci pensate sono tutti sfumature di una unica ragione: riduciamo i nostri consumi perché riteniamo che quanto risparmiato oggi sarà utile in futuro, così come la formica della favola di Esopo accumulava cibo durante l’estate per poi cibarsene durante l’inverno.

In generale un aumento del risparmio significa «meno consumi oggi per essere in grado di consumare di più domani».

Difficilmente il denaro non speso viene accumulato sotto il materasso. Quasi tutti questi soldi vengono invece investiti ovvero prestati agli imprenditori in cambio di un interesse. Se complessivamente stiamo risparmiando di più, allora molto probabilmente anche l’offerta di credito aumenterà e ciò significa che, a parità di altre condizioni, anche il tasso d’interesse richiesto sarà minore [15].

In un mercato libero la diminuzione del tasso d’interesse segnala quindi che la gente sta consumando relativamente meno (risparmia di più) oggi con l’intenzione di aumentare i suoi consumi nel futuro.

L’economia è ora pronta per crescere in modo sostenibile. Le famiglie hanno segnalato agli imprenditori di voler diminuire i consumi attuali per aumentare quelli futuri e il risparmio reale che si è creato è proprio ciò che alimenterà gli investimenti necessari per modificare la struttura del capitale e aumentare la produzione nel futuro.

Pensiamo all’esempio del canale offerto da Bohm Bawerk in precedenza.

Immaginiamo che le nostre famiglie utilizzino dei secchi per portare l’acqua dal fiume alle loro case. Hanno anche costruito una cisterna in cui versare ogni giorno l’acqua non consumata in modo da avere una sorta di “salvagente” nel caso di una qualche avversità futura. Se le famiglie “risparmiano acqua”, il livello della cisterna salirà, segnalando che ora non è più necessario destinare tutti i lavoratori alla raccolta d’acqua ma è invece sostenibile assegnarne alcuni alla costruzione del canale.

L’acqua extra liberata dalla diminuzione dei consumi è proprio quella che permette di dissetare i lavoratori impegnati nella costruzione del canale: i risparmi reali finanziano gli investimenti.

Alla conclusione dell’opera, una maggiore quantità d’acqua sarà disponibile per il villaggio e il sacrificio iniziale si sarà trasformato in una maggiore possibilità di consumo per tutti.

Crescita economica indotta da un’espansione monetaria

Nelle economie moderne non è solo l’interazione tra risparmiatori ed imprenditori a determinare il tasso di interesse ma c’è la presenza ingombrante della Banca Centrale che, come abbiamo visto, ha il potere di manipolare i tassi di interesse a breve creando denaro dal nulla. Che cosa succede quando la Banca Centrale decide di attuare una politica monetaria espansiva ed abbassa artificialmente i tassi di interesse?

Da una parte abbiamo i risparmiatori che, a fronte di un tasso d’interesse minore, decidono di diminuire i risparmi reali e aumentare i consumi presenti [16]. Se il tasso d’interesse è molto basso l’incentivazione diventa ancora più perversa ed è possibile che le famiglie non risparmino proprio niente e ricorrano anzi allo strumento del credito per finanziare ulteriori consumi. Questo è proprio ciò che è successo negli Stati Uniti dopo il 2000.

 

Figura 1 – Debito e risparmi delle famiglie americane negli ultimi 25 anni

 

Dall’altra parte abbiamo invece gli imprenditori che interpretano il calo del tasso d’interesse in maniera opposta.

 

Figura 2 – Investimenti privati durante il decennio 1999-2009

 

Ritengono, infatti, che le famiglie stiano ora risparmiando e che saranno quindi pronte ad aumentare i consumi nel prossimo futuro [17]. Il tasso d’interesse molto basso fa sì che numerosi progetti d’investimento che erano stati inizialmente giudicati fallimentari ora siano visti come profittevoli[18]. Non solo aumentano gli investimenti oltre la capacità di risparmio (overinvestment) ma questi vengono indirizzati verso progetti a lungo termine che sono destinati a fallire (malinvestment).

Tornando all’esempio del canale, immaginiamo di avere un supervisore che è incaricato di segnalare ogni giorno il livello d’acqua presente nella cisterna e supponiamo che costui decida di mentire ed annunciare che il serbatoio si è riempito velocemente negli ultimi giorni ed è ora colmo. La realtà è diversa: la botte è piena solo a metà ma questo non lo sa nessuno.

Le famiglie sono raggianti. Se la cisterna si è riempita così velocemente, questo significa che possono usare più acqua ed allo stesso tempo iniziare a costruire il canale. Passano i giorni e sempre meno acqua viene versata nella cisterna mentre sempre più persone vi attingono per bere. Tutto questo mentre il supervisore continua a segnalare che la botte è quasi piena e c’è acqua per tutti. Sembra cominciato un periodo di prosperità e abbondanza.

Presto, però, i nodi vengono al pettine: non è possibile che ogni giorno vi sia sempre un prelievo netto d’acqua dalla cisterna senza che questa si svuoti velocemente! Se l’acqua non è già finita ne è comunque rimasta molto poca e quando la truffa diviene chiara bisogna forzatamente abbandonare a metà il progetto del canale e diminuire i consumi per ristabilire una soglia di sicurezza.

Ricapitolando, una diminuzione del tasso d’interesse dovuta a un’espansione monetaria “tira” la struttura del capitale in due direzioni: nella sua parte terminale, per far fronte a un aumento dei consumi e in quella iniziale, per far fronte all’aumento degli investimenti. Chiaramente questo tipo di crescita non è sostenibile a lungo e la situazione è destinata a tradursi in un boom che, dopo un certo periodo, si tramuta inevitabilmente in recessione.

In conclusione

Il malinvestment non è caratterizzato solo da cattivi investimenti finanziari o da qualche progetto imprenditoriale fallimentare. Quello che accade durante un boom è che (quasi) tutti gli imprenditori commettono errori, dando avvio a progetti grandiosi e ambiziosi, espandendo la produzione e puntando su progetti molto rischiosi. Il malinvestment sbilancia l’intero sistema economico attraendo risorse in settori improduttivi, espandendo la produzione di merci che poi resteranno invendute e attraendo milioni di lavoratori in aziende che sembrano avere un futuro radioso mentre in realtà andranno incontro al fallimento.

 

Marco Bollettino

 

 

Note

[1] Mises, Teoria della moneta e dei mezzi di circolazione

[2] Hayek, Prices and production

[3] Ovvero dai mercati azionari all’economia reale

[4] Si veda l’intervento di Ron Paul del 2003 citato al capitolo 2 e questo video dell’analista finanziario Peter Schiff

[5] Se possedete un’azienda che produce ferri da stiro, con macchinari per un valore di un milione di euro, non è possibile trasformarla, dall’oggi al domandi, in un’azienda che produce stampanti con macchinari di valore equivalente.

[6] Leggete un qualsiasi testo di economia

[7] Leonard Read è un pensatore e scrittore libertario americano, fondatore della Foundation for Economic Education

[8] I, pencil

[9] [Turgot, 1776]

[10] Bohm Bawerk, The positive theory of capital. Bohm Bawerk è un economista di fine ottocento che è diventato famoso per le sue critiche dal Capitale di Marx.

[11] Ibidem

[12] Può sembrare contro intuitivo ma tra questi vi è il mercato del lavoro. L’imprenditore infatti anticipa i salari ai suoi dipendenti per la produzione di beni che riuscirà a vendere soltanto in futuro e questi ultimi accettano di cedere una parte del valore del loro prodotto futuro in cambio di non dover aspettare la vendita del prodotto del loro lavoro.

[13] Mises, Teoria della moneta e dei mezzi di circolazione

[14] Hayek, Prices and production

[15] Poiché il tasso di interesse è il prezzo del credito, se aumenta l’offerta il prezzo scenderà.

[16] Se in banca mi pagano lo 0,5% di interesse sul conto ed i titoli “sicuri” mi danno l’1% allora perché dovrei risparmiare?

[17] Dopotutto questo è il significato normale di un calo dei tassi di interesse

[18] Quando si valuta la fattibilità economica di un progetto si cerca di calcolare il valore presente di tutti i flussi di cassa futuri e per farlo questi ultimi vengono “scontati” tramite il tasso di interesse. Un tasso di interesse alto fa valere di meno entrate ed uscite future mentre un tasso più basso ne aumenta il valore. Una diminuzione dei tassi di interesse va quindi a favorire, in questo calcolo, i progetti che genereranno entrate più a lungo termine facendoli ritenere profittevoli quando invece, magari, non lo sono.

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avatar hires marzo 31, 2012 alle 10:33

Ciao,
ho letto con interesse il tuo articolo e però ci sono alcuni punti su cui non sono d’accordo.
Quando dici
“In generale un aumento del risparmio significa «meno consumi oggi per essere in grado di consumare di più domani».”
ad esempio. In realtà meno consumi oggi potrebbero voler anche dire (come per le formiche) poter consumare domani senza produrre, ad esempio perché si teme di perdere il lavoro. Quindi in generale i risparmi servono a consumare domani quello che potrei consumare oggi – e non altro.
Quindi quando dici:
“Dall’altra parte abbiamo invece gli imprenditori che interpretano il calo del tasso d’interesse in maniera opposta. Ritengono, infatti, che le famiglie stiano ora risparmiando e che saranno quindi pronte ad aumentare i consumi nel prossimo futuro [17]. ”
per me non dici una cosa esatta. Se facessero quella supposizione potrebbero benissimo sbagliarsi, e non vedo perché dovrebbero farla. Di solito il credito costa poco quando la domanda di denaro è al di sotto dell’offerta, e questo può avere molteplici cause.
In questo momento ad esempio le banche private stanno prestando poco perché si abbottonano in attesa dello scadere della data fatidica per i vincoli patrimoniali della BEA (che non ricordo quand’è, ma è imminente).
Molto dipende anche dai tassi ai quali le banche si rifinanziano a propria volta, e inoltre, dai tassi interbancari, che dipendono da quanta fiducia reciproca hanno le banche sul fatto che l’altra non fallirà.
Ovviamente se le premesse sono errate, lo sono anche le conclusioni. Conto quindi di leggere una replica convincente.

avatar Marco Bollettino marzo 31, 2012 alle 11:03

Ho scritto: “In generale un aumento del risparmio significa «meno consumi oggi per essere in grado di consumare di più domani».”

Scrivi: “ad esempio. In realtà meno consumi oggi potrebbero voler anche dire (come per le formiche) poter consumare domani senza produrre, ad esempio perché si teme di perdere il lavoro. Quindi in generale i risparmi servono a consumare domani quello che potrei consumare oggi – e non altro.”

Non vedo il problema in quanto ho scritto. Il contadino che “non consuma” tutto il grano può decidere di riseminarlo o consumarlo in futuro. Quindi?

Ho scritto: “Dall’altra parte abbiamo invece gli imprenditori che interpretano il calo del tasso d’interesse in maniera opposta. Ritengono, infatti, che le famiglie stiano ora risparmiando e che saranno quindi pronte ad aumentare i consumi nel prossimo futuro [17]. ”

Scrivi: “per me non dici una cosa esatta. Se facessero quella supposizione potrebbero benissimo sbagliarsi, e non vedo perché dovrebbero farla. Di solito il credito costa poco quando la domanda di denaro è al di sotto dell’offerta, e questo può avere molteplici cause”

Infatti il tasso di interesse può essere basso per motivi differenti, sia perché le famiglie stanno risparmiando di più (e consumando di meno oggi), sia perché il sistema bancario nel suo complesso sta espandendo artificialmente il credito. Come fa l’imprenditore a saperlo? Tu risponderai che può guardare le statistiche sui risparmi delle famiglie. Benissimo.
Il problema è che se si comporta così e non espande la produzione durante la fase espansiva, perderà un sacco di profitti (che le aziende fanno) durante il boom, diminuirà la sua quota di mercato e subirà tutti gli effetti negativi (aumentato costo dei fattori produttivi, calo della domanda durante la recessione, etc.)quando il boom finirà (e non si può sapere con certezza quando!). Questo vale sia per Main Street che per Wall Street. Negli anni 2000 i trader che facevano più profitti (e si beccavano i bonus più alti) erano proprio quelli che trattavano i titoli tossici. Insomma si innesca una situazione simile a quella del dilemma del prigioniero.

Quindi, quando il credito è abbondante e a buon mercato gli imprenditori espandono la produzione e sono in un certo modo “costretti” a farlo perché altrimenti perdono il treno del boom.

Scrivi: “In questo momento ad esempio le banche private stanno prestando poco perché si abbottonano in attesa dello scadere della data fatidica per i vincoli patrimoniali della BEA (che non ricordo quand’è, ma è imminente)”

Anche perché sono praticamente insolventi. Ma quindi? Non vedo come il fatto che le banche stiano accumulando riserve (invece di prestarle) possa inficiare la teoria.

Scrivi: “Molto dipende anche dai tassi ai quali le banche si rifinanziano a propria volta, e inoltre, dai tassi interbancari, che dipendono da quanta fiducia reciproca hanno le banche sul fatto che l’altra non fallirà.”

Ripeto… e quindi? Forse l’articolo ti avrà confuso (è possibile) ma ho cercato volutamente di mantenere un linguaggio semplice (ho usato l’esempio del criceto sulla ruota!) ma forse, così facendo, ti ho confuso. Non ho scritto che se la banca centrale abbassa il tasso di sconto allora, automaticamente, le banche si mettono a prestare a iosa e creano un boom creditizio. Ti pare che oggi siamo in un boom creditizio?
Ho scritto, invece, che un boom creditizio provocato dalla creazione ex nihilo di denaro da parte del sistema bancario + banca centrale ha quelle caratteristiche ed è insostenibile.

avatar hires marzo 31, 2012 alle 12:50

Guarda io leggo quello che tu scrivi e capisco che: quando c’è più credito le aziende corrono ad espandersi perché presumono che i risparmiatori si preparano a consumare di più. Ma non è vero.
Il tuo discorso si basa poi tutto su quello, ad esempio scrivi
“Tornando all’esempio del canale, immaginiamo di avere un supervisore che è incaricato di segnalare ogni giorno il livello d’acqua presente nella cisterna e supponiamo che costui decida di mentire ed annunciare che il serbatoio si è riempito velocemente negli ultimi giorni ed è ora colmo.”

ma non è assolutamente vero che le aziende interpretano un credito a buon mercato come un segnale di “serbatoio pieno”.
Se la vogliamo dire proprio tutta, è più vero il contrario. Infatti di solito nelle fasi recessive il credito è a buon mercato mentre in quelle espansive costa di più. Questo a prescindere da ciò che fa la banca centrale. Infatti nelle fasi espansive le aziende hanno più fiducia di poter crescere e sono disposte ad indebitarsi per poter finanziare la propria crescita. Complessivamente allora cresce la domanda di credito e quindi sale il costo del credito stesso. All’opposto accade nelle fasi recessive. Ovviamente il credit crunch in una fase recessiva è una eccezione a questo trend generale.

La tua conclusione

“una diminuzione del tasso d’interesse dovuta a un’espansione monetaria “tira” la struttura del capitale in due direzioni: nella sua parte terminale, per far fronte a un aumento dei consumi e in quella iniziale, per far fronte all’aumento degli investimenti”

quindi non sta in piedi. In un periodo recessivo e banche possono abbassare i tassi di interesse anche quasi a zero, se le aziende non hanno fiducia di poter almeno mantenere la propria produzione esiteranno ad investire. Anzi, al limite taglieranno qualche ramo di azienda per bilanciare le minori entrate.
E’ la fiducia dei consumatori alla fine che comanda. Se i consumatori temono di poter perdere il posto, consumano meno. Le aziende allora vendono meno e sono costrette a tagliare i costi ed eventualmente licenziare. Questo può peggiorare le condizioni di fiducia dei consumatori e si crea una spirale depressiva. Il credito c’entra relativamente in questo. E’ ovvio che un credito a buon mercato può facilitare una uscita dalla spirale depressiva ma non più di tanto. Quando il consumatore teme per il posto di lavoro difficilmente contrarrà un mutuo. Quando un’azienda teme un crollo delle vendite difficilmente aumenterà la propria posizione debitoria.
Tutto l’opposto nelle fasi espansive. E quindi aumentando la domanda di credito aumenterà il suo costo.

avatar Marco Bollettino aprile 21, 2012 alle 16:43

Rispondo solo ora perché il commento mi era sfuggito e mi è stato segnalato.

Hires: Guarda io leggo quello che tu scrivi e capisco che: quando c’è più credito le aziende corrono ad espandersi perché presumono che i risparmiatori si preparano a consumare di più. Ma non è vero.

Io:Guarda a cosa ha fatto la Fiat nel 2005-2007. Espansione, boom di vendite, obiettivi fantascientifici di mantenere/espandere le immatricolazioni. Settore immobiliare negli Usa? Stessa cosa, etc.

Hires: ma non è assolutamente vero che le aziende interpretano un credito a buon mercato come un segnale di “serbatoio pieno”.

Io:Non hai mai notato che casualmente durante i boom le aziende hanno facilità di accesso al credito mentre nelle crisi si ritrovano con le porte delle banche chiuse in faccia?

Hires: Se la vogliamo dire proprio tutta, è più vero il contrario. Infatti di solito nelle fasi recessive il credito è a buon mercato mentre in quelle espansive costa di più.
Chiedi un po’ in giro agli imprenditori (sto parlando di credito che le banche fanno alle imprese) e se per loro ottenere credito costava di più nel 2005/2006 rispetto a oggi, quando dalle banche non ottengono un euro!
Questo a prescindere da ciò che fa la banca centrale. Infatti nelle fasi espansive le aziende hanno più fiducia di poter crescere e sono disposte ad indebitarsi per poter finanziare la propria crescita. Complessivamente allora cresce la domanda di credito e quindi sale il costo del credito stesso.

Io:Dimentichi che le banche, durante la fase espansiva, possono espandere il credito tramite riserva frazionaria (guardati es. che tasso di crescita avevano M2 ed M3 tra il 2003 ed il 2007). Quindi le banche, di fronte ad una crescente domanda di credito da parte delle aziende (come mai lo domanderanno? Forse perché hanno aspettative di riuscire a far profitti vendendo di più in futuro?) aumentano la disponibilità di credito (leggi: diminuiscono le riserve) a parità di tasso di interesse. Non vi è il razionamento di prezzo che dici tu e che ci potrebbe forse essere in un sistema di free banking dove le banche insolventi falliscono.
Ma in presenza di una banca centrale che sta aumentando l’offerta di moneta, l’espansione del credito avviene invece con creazione di moneta creditizia (di nuovo basta guardare i bilanci delle banche e questo fenomeno si vede oppure, nel complesso, negli aggregati monetari)

Hires:All’opposto accade nelle fasi recessive. Ovviamente il credit crunch in una fase recessiva è una eccezione a questo trend generale.

Io: Il credit crunch è una conseguenza dell’espansione inflazionaria del credito. Nelle fasi recessive col cavolo che le aziende trovano credito a buon mercato! Le banche non prestano (lo senti tutti dire tutti i santi giorni!) e sono semmai loro a poter accedere ai salvataggi delle banche centrali a tasso agevolato. Se non ci credi fai una prova, vai in banca e chiedi un bel finanziamento.

Hires: In un periodo recessivo e banche possono abbassare i tassi di interesse anche quasi a zero, se le aziende non hanno fiducia di poter almeno mantenere la propria produzione esiteranno ad investire. Anzi, al limite taglieranno qualche ramo di azienda per bilanciare le minori entrate.

Io:Di nuovo. Da come scrivi sembra che le aziende non vogliano investire anche se le banche sarebbero disposte a concedere credito “quasi a tasso zero.” Confondi quello che fa la banca centrale con il sistema bancario per evitare che fallisca.
E’ la fiducia dei consumatori alla fine che comanda. Se i consumatori temono di poter perdere il posto, consumano meno. Le aziende allora vendono meno e sono costrette a tagliare i costi ed eventualmente licenziare.
Ma secondo te, se la Fiat vende molte meno macchine oggi rispetto al 2007 è solo perché la gente teme di perdere il posto di lavoro e quindi non cambia l’automobile oppure c’è anche qualche fattore reale, oltre che psicologico? Forse gli incentivi alla rottamazione hanno avuto qualche effetto, facendo anticipare gli acquisti?

Le aspettative contano, non c’è dubbio. Ma le distorsioni del sistema produttivo sono reali! Negli Stati Uniti si son ritrovati con tantissime case invendute, stessa cosa in Spagna e Irlanda, se la gente non spende non è soltanto perché teme di perdere il posto di lavoro ma anche perché è sotto una montagna di debiti e sta cercando “di rientrare” tagliando le spese.

Hires: Questo può peggiorare le condizioni di fiducia dei consumatori e si crea una spirale depressiva. Il credito c’entra relativamente in questo. E’ ovvio che un credito a buon mercato può facilitare una uscita dalla spirale depressiva ma non più di tanto. Quando il consumatore teme per il posto di lavoro difficilmente contrarrà un mutuo. Quando un’azienda teme un crollo delle vendite difficilmente aumenterà la propria posizione debitoria.
Tutto l’opposto nelle fasi espansive. E quindi aumentando la domanda di credito aumenterà il suo costo.

Io: Aumentando la domanda di credito, aumenterà il suo costo a parità di altre condizioni. Dimentichi questo piccolo caveat. Nelle fasi espansive aumenta anche l’offerta di credito e molto più della domanda, nelle fasi recessive il contrario.

avatar hires aprile 22, 2012 alle 14:08

Allora, cercherò di sintetizzare, perché altrimenti riesce difficile seguire il filo del discorso.
Tu dici nell’articolo che gli impianti produttivi quando c’è credito a buon mercato interpretano l’evento come “i clienti stanno preparandosi a consumare di più quindi posso investire per aumentare la produzione”.
Io ti dico che quando c’è una fase espansiva l’inflazione è maggiore e quindi la banca centrale aumenta i tassi di interesse e di conseguenza le banche private, facendo aumentare il costo del denaro al fine di contenere l’inflazione. In una fase recessiva, vale l’opposto.
Il credit crunch attuale è un’eccezione in tal senso, ma il credito costa comunque molto meno che nelle fasi espansive degli anni scorsi.
Volendo fare delle considerazioni storiche, c’è da dire che quando c’era bankitalia “costretta” a comprare i titoli di Stato residuali alle aste l’inflazione era molto più alta e stessa cosa per gli interessi, ma i motivi erano diversi.
Da quando c’è la BCE che ha l’obiettivo primario di preservare il valore del denaro, quelle abnormità non sono più successe.
Ma voler parlare di cicli espansivi-recessivi al giorno non mi pare sia più il caso. Ormai la volatilità riguarda solo la borsa. La produzione e il consumo invece sono arrivati a dei livelli per cui non è possibile avere crescite a 2 cifre.
Tu citi spesso la Fiat. Bene, tutto l’impianto produttivo è assolutamente eccessivo per la quantità di auto di cui ha bisogno il sistema. Siamo pieni di auto, ce ne sono 2-3 per famiglia, non le vuole più nessuno. Stessa cosa in molti altri settori. Se li possono scordare quei livelli di crescita.
Il punto secondo me è che i livelli di produttività sono tali per cui ormai bastano una quota (minore del totale) di persone per produrre il necessario al consumo di tutti quanti. Questo fa si che qualcuno rimanga senza lavoro. E più aumenta la produttività (per la gioia delle imprese) e peggio è dal punto di vista dell’occupazione, causando i problemi che stiamo vivendo.
In tutto questo il credito delle banche a poco prezzo (o tanto) c’entra molto relativamente.
Non è che se oggi le banche offrissero credito al 2% ci sarebbe una corsa ad investire.. non ha più senso aumentare la capacità degli impianti produttivi, è chiaro che la domanda NON è destinata più a crescere, se non con fattori del tutto marginali.

La tua frase
“Ritengono, infatti, che le famiglie stiano ora risparmiando e che saranno quindi pronte ad aumentare i consumi nel prossimo futuro”
mi pare dunque senza fondamento. Dato che è il fulcro di tutto il tuo teorema di come la riserva frazionaria sia la radice dei cicli boom-bust io penso dovresti motivarla meglio. Poi è una questione di opinioni è chiaro.

avatar Giuseppe D'Andrea marzo 20, 2012 alle 16:10

@Vincenzo,

So che non sei contro la modernità, io dicevo che il mio punto di vista e in esteso quello Austriaco non è un punto di vista ‘conservatore’ per antonomasia, è un modo di analizzare le cose dividendo ‘fini e mezzi’ che ripudia di base il vecchio motto sempre vivo di ‘fine che giustifica i mezzi’ con sottotitolo e i guasti li lasciamo a chi verrà domani.

Ora diciamo che esistono solo 2 modi;

-A) Economia di mercato – Dove i mezzi di produzione sono dispersi fra gli uomini e il processo economico è guidato dalla cooperazione volontaria e dal profitto.

-B) Economia pianificata- Dove i mezzi di produzione sono dello stato, e il processo economico è guidato dalla legge e dall’intimidazione.

Ora presumendo che non vogliamo andare a finire in (B), allora dobbiamo restare in (A) in un economia di mercato

Ora un economia di mercato ha bisogno di un sistema dei prezzi efficiente, di poter calcolare profitti e perdite, in definitiva ha bisogno di una moneta per poter realizzare il sistema di scambio indiretto (perchè non vogliamo tornare al baratto) dunque serve la moneta. Oltre a ciò serve anche un sistema creditizio con risparmi, investimenti, tassi di interesse , per strutturare l’0fferta di denaro nel tempo e nello spazio. Ecco cosa abbiamo sintetizzato in oltre 7000 anni;

-1) una moneta slegata da ogni ‘razio’ materiale che però influisce sull’economia materiale di ogni essere vivente, che viene istituita da un sistema ‘governativo’, e moltiplicata da un sistema bancario privato, cartellizzato sotto l’egida delle banche centrali, che sa di poter contare sull’assistenza del settore statale qual’ora si trovasse in difficoltà. (Fiat Money & Central Banking)

-2) Una moneta solida legata ad un materiale scarso, divisibile, riconoscibile, globalmente accettato (Oro – Argento – Platino – Palladio), che non può essere influenzato ‘at-will’ da un singolo soggetto sia esso pubblico o privato, il tutto allacciato ad un sistema bancario dove le banche sono imprese come le altre e devono badare alla propria sopravvivenza senza pensare di essere salvate. (Sound Money & Free Banking).

Il primo è un sistema Top-Down il secondo è un sistema Bottom-Up, l’adozione di uno o dell’altro implica una certa deviazione del sistema economico, il primo comporta un certo rafforzamento del potere centrale sui cittadini il secondo una rafforzamento dei singoli e un indebolimento dello stato centrale.

Ora qualcuno dice che esistono scorciatoie e vie di mezzo, come l’Economia Mista e la socialdemocrazia, purtroppo queste scorciatoie sono attualmente solo stadi temporanei fra due diversi sistemi, in precario equilibrio perché non risolvono nessuno dei problemi dell’economia pianificata e non superano nessuno dei sistemi di funzionamento dell’economia di mercato, quello che fanno è cooptare gradualmente il sistema economico, manipolare la moneta e i tassi di interesse ed edificare montagne di debiti. Questo distrugge l’ordine economico e sociale fino ad arrivare ad un economia pianificata e ad un sistema praticamente totalitario. Sarà un caso che nessuno stato ‘ad economia mista’ ama avere un sistema bancario e monetario all’insegna della libertà e della solidità preferendo misure centralizzate e coercitive?

Questo è quanto di meglio ‘sinteticamente’ abbiamo realmente creato sin oggi, tutto il resto è praticamente pura filosofia e astrazione.

avatar Vincenzo marzo 20, 2012 alle 16:27

A questo punto riformulo in altro modo.
Cosa, oggi 20 marzo 2012 D.C. (per non pensare che sia il 2012 dei cinesi o degli ebrei), si può concretamente fare, tenendo conto del sistema in cui viviamo e non di un altro che si ritiene migliore, per uscire dai pasticci in cui politiche sbagliate ci hanno cacciato?
Sapere cosa si sarebbe dovuto fare per evitare di finire nei guai non aiuta di certo ad uscire dai guai.
Il comandante di una nave non tira la nave fuori dalla tempesta dicendo che avrebbe dovuto osservare il volo dei gabbiani, il vento, oppure le nuvole prima di sbagliare rotta e finire nell’occhio del ciclone. Mette la prua al vento, ammaina le vele, fa azion,i insomma, coerenti con lo stato in cui si trova al momento.
La FED c’è, la BCE pure, la moneta fiat pure. Che fare in questo contesto? E’ questa la risposta che mi aspetto, se c’è.

avatar Giuseppe D'Andrea marzo 20, 2012 alle 17:20

Ti avevo risposto (forse su johnnycloaca.blogspot.com) ma non mi costa niente rispondere;

1 – Una politica monetaria che fissi il tasso di crescita dell’offerta di moneta al 2% annuo .
2- L’imposizione del non-expedit per la fornitura di liquidità alle banche in crisi da parte della banca centrale, basta con il credito infinito, i QE e gli LTRO.
3- Il ritorno alla separazione fra banche commerciali e banche di investimento.
4- L’innalzamento dei tassi di interesse.

Questi sono provvedimenti che limitano i danni, e nonostante ciò sono incredibilmente duri, però servono ad arrestare il degrado attuale. Il punto è che quando metti la nave con la prora verso gli scogli e vai a velocità folle non puoi sperare di salvare la nave ed uscirne senza conseguenze, puoi al massimo ‘virare’ e sperare di subire meno danno possibile o quantomeno di salvare la pelle e pazienza per la nave. Altre alternative non ce ne sono a meno che non vuoi sperare ‘nel miracolo’ o nella magia, in quel caso tutto è possibile.

avatar Vincenzo marzo 20, 2012 alle 18:43

Grazie della risposta. Quella precedente o mi era sfuggita o non era rivolta a me.
Concordo in pieno anche se l’aumento dei tassi di interesse sarebbe un disastro per lo Stato Italiano. O forse no perché una buona remunerazione forse convincerebbe la gente a ritornare verso i titoli di stato e a rinnovarli a scadenza. io per esempio ho smesso da anni di acquistare BOT BTP e vari perché non rendono niente

avatar Giuseppe D'Andrea marzo 20, 2012 alle 19:22

Di certo queste misure renderebbero convenienti e sensate le operazioni di investimento a lungo termine, finanziare l’economia reale sarebbe profittevole.
Per il resto non amo i titoli di stato per una serie di motivi e personalmente li sconsiglio a chiunque sia così folle da cadere nella losca propaganda di stato:

a- Dare da mangiare al leviatano non mi aggrada
b- Preferisco altre forme di investimento più reali
c- Ho già detto che non intendo finanziare lo stato?

Piuttosto che comprare un BTP preferisco comprare un Krugerrand di oro puro.

avatar abraldo marzo 20, 2012 alle 22:08

Aggiungo un punto visto che i dubbi mi sembra siano stati fugati. Il gold standard è pieno di difetti, però ha un pregio che lo rende migliore degli altri sistemi (come quello a banca centrale): è onesto. È vero, nessuno ha la bacchetta magica per gestire al meglio le necessità dell’economia (come dovrebbe essere e come ci viene venduta), ma nessuno ha d’altro canto la stessa bacchetta per gestire al meglio gli affari degli amici e degli amici degli amici (come spesso avviene).
E non ci sono regole autoimposte (ve li ricordate i parametri di Mastricht?) che tengano, le regole sono fatte dai potenti per i potenti servono solo a non essere rispettate… quindi l’unica vera soluzione è levare la bacchetta magica dal gioco:)

avatar Giuseppe D'Andrea marzo 20, 2012 alle 23:21

@abraldo

Il gold-standard ha un solo difetto; mette la parola fine all’economia creativa e ai modelli socialdemocratici, di conseguenza urta gli interessi di tutta una serie di parassiti che oggi detengono un potere immenso in relazione alla loro funzione.
Se vogliamo fare un esempio, mentre la moneta fiat è uno steroide anabolizzante, il gold standard è un aminoacido ramificato, mentre il primo può sembrare più attraente e rapido, il secondo è più sicuro e solido.

avatar ildubbioso marzo 19, 2012 alle 21:08

Ma questo significa che le banche sono pronte così facilmente a prestare soldi anche ad aziende fallimentari o molto probabilmente destinate a fallire?

avatar Marco Bollettino marzo 19, 2012 alle 21:39

Non è che si facciano ingannare facilmente, è che da una parte sono “vittime” di una situazione tipo “dilemma del prigioniero” dove chi non “presta” perde denaro rispetto ai concorrenti e dall’altra beneficiano di una situazione di moral hazard in quanto sanno che alla fine, salvo pochi casi, saranno salvate con denaro pubblico.

avatar ildubbioso marzo 19, 2012 alle 22:35

Ma, tranne quando vengono salvate col denaro pubblico, non perde proprio la banca che presta, in quanto poi gli investimenti si rivelano troppo azzardati? Non sarebbe più vantaggioso risparmiare?

avatar Francesco Simoncelli marzo 20, 2012 alle 09:58

Sicuramente. Per questo si dovrebbero ponderare adeguatamente i prestiti. Ma capisci che in ambiente ricco di distorsioni ciò è altamente difficoltoso, soprattutto in presenza di un ente centrale che crea barriere d’entrata e protegge determinati istituti bancari.

L’emissione di credito a buon mercato, e la relativa distorsione del panorama economico, incentiva le banche a concedere prestiti rischiosi (es. finanziamenti bellici, finanziamenti dei deficit, ecc.) ma proficui. Per non parlare dei prestiti ipotecari su cui si è fondata la bolla immobiliare; sono stati concessi mutui pericolosi perché c’era la consapevolezza che entità spalleggiate dal governo (come Fannie Mae e Freddie Mac) avrebbero rastrellato la monnezza in circolazione con l’aiuto di un cartello di agenzie di rating che vi avrebbe apposto il bollino “AAA”.

Allora, diventa chiaro che il problema non risiede tanto nelle banche piuttosto in due altre entità: il governo e la banca centrale. Sono loro i “garanti” del nostro attuale casino finanziario.

avatar Vincenzo marzo 19, 2012 alle 18:31

Tutto assolutamente vero, tutto ottimo come buona norma da seguire per evitare boom-bust.
Ma è come dire: per non prendere il raffreddore ci dobbiamo mettere la maglia di lana. La maglia di lana l’abbiamo lasciata a casa e ormai ci siamo presi non solo il raffreddore ma anche l’influenza.
Come la curiamo? E soprattuto, come la curiamo abbastanza in fretta?
Lasciamo stare utopie quali abolizione della banca centrale, buona forse per i pronipoti, abolizione del governo, buona per i viaggiatori di Star Trek, o ritorno al gold standard, faremo prima ad utilizzare come denaro i sassi prelevati ai confini della galassia.
Il problema è qui e ora, quindi con banca centrale, con governo e con moneta fiat. Hic Rhodus, hic salta.

avatar Marco Bollettino marzo 19, 2012 alle 21:41

Eh ma Vincenzo ma qui ci si sveglia col mal di testa e non si vuol capire che è stato a causa della serata precedente a suon di alcool. Allora che si fa per farlo passare? Aulin, aspirina e via, altro party..

… ma alla fine arriva la cirrosi epatica…

avatar Vincenzo marzo 19, 2012 alle 22:50

Niente altri party, ma che si fa?
Ho un po’ l’impressione che bisogna cambiare i punti di vista. Smith, Ricardo, Marx, Hayek, Mises, Keynes scrissero le loro teorie quando il mondo era un pochino diverso da quello attuale. Il circolo dell’economia era, all’epoca, piuttosto ristretto. Il mercato del lavoro andava da Roma a Frascati, o da Milano a Monza, che cosa producessero in India manco si sapeva o giù di lì, se volevi comprare un po’ di titoli di stato portavi una valigetta colma di banconote e ti davano un bel foglione, figuriamoci se mai un italiano poteva pensare di investire in azioni della Coca Cola, dovevi spedire l’autentica notarile della tua firma. E poi ci stava il padrone delle ferriere in ghette e cilindro che doveva assumere migliaia di operai per produrre un po’ di ferraccio che si arrugginiva presto, mentre ora un acciaieria in Brasile c’ha magari gli azionisti di riferimento che stanno bevendo vodka a San Pietroburgo e produce acciaio con cui ci costruisci un navicella spaziale Plutone andata e ritorno, il tutto premendo un bottone. Ah, e magari il mio capo sta a Parigi e il suo capo a Houston (tutto vero), e discutiamo i piani per l’anno prossimo in teleconferenza seduti sulla poltrona di casa in pigiama invece che in una fumosa sala riunioni. E quando ho finito la call salto su un aereo e me ne volo in Polonia a visitare un cliente insieme a un cinese che vive negli Stati Uniti che poi per tornarsene a casa passa una notte a Francoforte a causa di uno sciopero a Copenhagen.
Insomma, il mondo è piuttosto cambiato. Ma tanti economisti mi sembrano come i cavalleggeri dell’esercito polacco che suonavano la carica contro i panzer dei nazisti. Valorosi, ma destinati a una tragica sconfitta.

avatar abraldo marzo 20, 2012 alle 08:32

Ciao Vincenzo, quando fa 2 + 2?
Quanto faceva 2 + 2 nel 1900?
Quando faceva 2 + 2 per gli Assiri?

Il mio consiglio è di leggere gli autori che hai citato prima di criticarli.
In particolare ti consiglio di leggerti con attenzione i primi 3 capitolo di “L’azione umana” di von Mises.

avatar Giuseppe D'Andrea marzo 20, 2012 alle 10:50

Cosa è cambiato esattamente?

- Il mercato si è allargato
- Il mercato si è esteso
- Il mercato ha utilizzato i mezzi nuovi, per diffondersi

Fino a qui ci siamo, nessuno pensa di usare la pergamena e la ceralacca, questa non è una lotta contro la modernità, va bene la telematica, vanno bene le carte di credito, vanno bene tutte le cose che vengono inventate, anche i computer ‘investitori’. Però Vincenzo questo non significa che è cambiato il sistema, il Capitalismo non è cambiato nella struttura delle sue leggi economiche, è cambiato nelle dimensioni e nelle qualità delle componenti, ciò che era d’osso, divenne di legno e poi d’acciaio e poi, in titanio e poi in nanotubi di carbonio, ma gli ingranaggi sono connessi con la stessa logica e rispondono agli stessi concetti.

Ecco perché dire MODERNO fa molta presa ma non significa che stia apportando nulla di nuovo al tema, pensiamo a certi movimenti come il Zeitgeist che praticamente ripropone nient’altro che il Socialismo Scientifico che i Sovietici vagheggiavano e per il quale trucidarono oltre 66.000.000 di persone. Allo stesso modo la Modern Monetary Theory, resuscita dalla tomba il migliore John Law che gettò nel caos la Francia del settecento con i suoi giochi di prestigio. Purtroppo la demagogia è un arte sottile, perchè può dare la giusta patina di novità anche a concetti vetusti e magari ufficialmente superati, facendo leva sulle paure umane e sul tempo che offusca e confonde le memorie delle masse.

Per citare un vecchio proverbio russo;

“Se c’è qualcosa che la storia ci ha insegnato è che noi non impariamo niente dalla storia”

Insomma il mondo non è mai cambiato, in profondità, è solo cambiato in superficie, e quello che è passato, non è scomparso è solo diventato latente e all’occorrenza potrebbe tornare se le condizioni lo richiederanno.

avatar Vincenzo marzo 20, 2012 alle 11:55

Non sono assolutamente contro la modernità. Ho espresso, magari male il concetto che se da un lato i principi base sono sempre quelli, 2 + 2 fa sempre 4, gli strumenti per affrontare le diverse situazioni possono oggi essere differenti da quelli pensati da autori che scrivevano nel passato.
Io non sono economista ma ingegnere quindi non ho la pretesa di conoscere l’economia nè tanto meno gli autori citati.
Mi ricordo però che, quando era studente universitario, durante il corso di scienza (o tecnica) delle costruzioni il professore citò due metodi per risolvere i probelmi di strutture iperstatiche, cioè quelle strutture che hanno più punti di ancoraggio di quanti ne sarebbero richiesti. I due metodi sono quello delle forze e quello degli spostamenti. Per quanto ricordo, tra l’altro sono ingegnere chimico quindi l’argomento per me è rimasto solo nell’ambito degli studi, in passato, con il regolo calcolatore, si usava il metodo delle forze. Era richiesto un lungo lavoro preparatorio, ma poi la soluzione si trovava rapidamente. L’avvento dei computer ha fatto rimanere tale metodo a livello di sola conoscenza teorica per capire il principio mentre, nei fatti, i problemi si risolvono con il metodo degli spostamenti, metodo che non ha bisogno di una lunga preparazione per i calcoli i quali però, senza computer, richiederebbero mesi di lavoro.
Un metodo di soluzione delle crisi economiche che poteva andare bene con il gold standard non è detto che sia ugualmete efficace (nel senso di rapido, che se per funzionare ci mette venti anni non so cosa farmene) in un sistema di moneta fiat. L’euro poi è una complicazione aggiuntiva, trattandosi di un qualcosa che non si sa bene cosa sia.
Non si tratta quindi di fare facile demagogia o populismo, ma bensì di prendere il meglio che si trova in circolazione, dovunque esso sia perché nessuno può pretendere di avere la Verità, di adattarlo alle circostanze e di usarlo per uscire dai pasticci.
Basta pensare a un fatto, gaurdando all’eterna disputa tra statalisti e liberisti.
Un eccesso di regolamentazione blocca, nei fatti l’attività produttiva. E’ chiaro che la regolamentazione andrebbe ridotta dal momento che ci pensa il mercato a farla. Nessuno comprerebbe un’auto insicura e ci sono decine e decine di riviste specializzate diffusissime che raccontano vita morte e miiracoli di ogni tipo di automobile.
Allo stesso tempo lo stesso non si può dire della finanza. L’eccessiva liberalizzazione ha portato ad ogni tipo immaginabile di frodi che non vengono tenute sotto controllo dal mercato perché, con l’eccezione di quattro persone, nessuno ne capisce niente.
Quindi se un produttore di auto ti propone una macchina schifosa, chiunque è in grado di dire di no, e non c’è di fatto bisogno di nessuna regola. Ma se una banca ti propone un’obbligazione strutturata con l’imbroglio, chi è veramente in grado di valutarla?

avatar Marco Bollettino aprile 22, 2012 alle 18:04

Vedo di sintetizzare anche io, altrimenti non se ne esce. Inizio col dire che quel testo non è un paper accademico ma una sintesi, volutamente semplice, per chi non aveva mai sentito parlare di teoria austriaca del ciclo economico. Evidentemente ti ho confuso, pazienza. Passiamo invece a quel che sostieni tu, ovvero che:

nella fase espansiva i prezzi salgono e quindi la banca centrale aumenta i tassi di interesse e lo stesso fanno le banche, quindi in realtà nella fase espansiva i tassi sono più alti.

R: la fase espansiva non è dal 2006 al 2008, ma è quella precedente, quando i tassi sono stati tenuti dalla Fed all’1%, i prestiti delle banche, in termini reali, erano negativi, etc. La bolla immobiliare ha raggiunto il suo apice nel 2006 non nell’ottobre 2008, i corsi azionari nel 2007 e tutti i boom di produzione/vendite sono del 2007. La “crisi” se vai a vedere il Pil inizia nel quarto trimestre 2007. Poi è ovvio sono tutti termini aggregati ma il succo è che:
a) BC forza i tassi verso il basso, le banche espandono il credito a tassi artificialmente bassi, aumenta l’offerta di credito bancario, le aziende espandono la produzione e danno vita a tanti (over investment) e cattivi (malinvestment) progetti proprio mentre i consumatori stanno… consumando di più.
In pratica C ed I nella fase espansiva aumentano assieme.
b) La fase 2006-2008 è quella della resa dei conti, in cui lo stimolo monetario si tramuta in aumento dei prezzi al consumo, i tassi di interesse si adeguano alle aspettative inflazionistiche, le banche tirano le corde del credito e si arriva al redde rationem. Gli investimenti erano insostenibili. Tu confondi questa fase con il boom!

Ma passiamo oltre. Scrivi:

“Ma voler parlare di cicli espansivi-recessivi al giorno non mi pare sia più il caso. Ormai la volatilità riguarda solo la borsa. La produzione e il consumo invece sono arrivati a dei livelli per cui non è possibile avere crescite a 2 cifre.”

Non esiste più il ciclo economico? Allora di cosa stiamo parlando?

Scrivi ancora:

“Il punto secondo me è che i livelli di produttività sono tali per cui ormai bastano una quota (minore del totale) di persone per produrre il necessario al consumo di tutti quanti. Questo fa si che qualcuno rimanga senza lavoro. E più aumenta la produttività (per la gioia delle imprese) e peggio è dal punto di vista dell’occupazione, causando i problemi che stiamo vivendo.”

Insomma le macchine fanno perdere il lavoro alle persone, come sosteneva Ludd, come scriveva Marx preannunciando l’imminente fine del capitalismo etc. L’aumento di produttività che causa la disoccupazione… ma devo pure commentare? Strano che con il livello di automazione del 2012 ci sia più gente occupata che nel 1912, dovrebbe essere un inesorabile tragitto verso la disoccupazione di massa perenne…

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