La parabola dei semafori rotti

Supponiamo che in un pomeriggio di sole in una grande città in qualche parte del mondo occidentale, un uomo scopra, al suo risveglio da un pisolino di due ore, che mentre dormiva sono avvenuti diverse centinaia di incidenti stradali in città. Si chiede il perché. In primo luogo considera la possibilità che la causa sia il tempo, ma un sole splendente allontana questo pensiero. Le probabilità che molte centinaia di automobili abbiano problemi meccanici simultanei sembra infinitamente piccola, quindi scarta anche questa ipotesi. Riflette ulteriormente sulla questione e alla fine si chiede se gli automobilisti in quella bella città abbiano appena avuto un attacco di psicosi di gruppo o di delirio di massa. Anche qui probabilità sembrano piuttosto basse.

Mentre il suo cervello si risveglia lentamente, si imbatte nel probabile colpevole: ci deve essere qualcosa di sbagliato con i semafori. Conclude che le luci non funzionano, il che lascia agli automobilisti libera interpretazione della precedenza agli incroci. Ciò, si chiede, causerebbe molti incidenti? Si gira verso la moglie e suggerisce questa spiegazione. Lei risponde: «Se arrivi a un semaforo e vedi che non funziona, non rallenti e procedi con cautela? Infatti, dopo l’Uragano Katrina, le persone a New Orleans non trattarono i semafori rotti come uno stop per tutte e quattro le vie, senza che nessuno suggerisse esplicitamente questa soluzione?» Il nostro collega riconosce la perspicacia della moglie e continua a riflettere.

Presto lo colpisce un pensiero: Forse i semafori non erano del tutto rotti, ma tutti segnalavano il verde. Se tutte le luci fossero state verdi, i conducenti non avrebbero avuto alcun motivo di pensare che le luci non funzionavano e quindi avrebbero potuto procedere in ogni incrocio — con il risultato di centinaia di incidenti. Al nostro collega colpisce anche il fatto che le luci verdi non solo sono un sinonimo di via libera, ma indicano pure che il traffico sulle altre strade si è fermato. Questo è il modo in cui i semafori svolgono il loro compito di coordinamento dei piani degli automobilisti sulle strade.

È Colpa degli Automobilisti Sconsiderati

Il nostro uomo inizia a guardare i notiziari degli incidenti in TV, dove i commentatori incessantemente accusano il comportamento irrazionale e sconsiderato degli automobilisti come causa degli scontri. Penaa: «Non è giusto. Non hanno agito in modo irrazionale, ma hanno semplicemente risposto ragionevolmente a un segnale il cui significato era compreso da molto tempo.» Mentre si arrabbia per le colpe scaricate sugli automobilisti, si rende conto che l’irrazionalità che ha causato gli incidenti non era da ricercarsi negli automobilisti ma nei segnali stradali. Quando i segnali stradali non dicono la verità, in questo caso che il traffico sulle altre strade si è fermato, anche gli automobilisti più razionali e prudenti faranno degli incidenti agli incroci. E’ sconvolto che i commentatori televisivi non riescano a capirlo. Disperato, torna a dormire, sperando che si sia trattato solo di un sogno.

Non solo non era un sogno, ma era la realtà del boom post-2001 che ha generato la crisi finanziaria e la Grande Recessione. L’economista Austriaco Israel Kirzner ha usato a lungo i semafori come analogia per i prezzi. In caso di boom e bust, il prezzo chiave era il tasso d’interesse. In un libero mercato, i tassi d’interesse e il sistema bancario coordinano i piani degli incroci di creditori-risparmiatori e debitori-consumatori. Se il risparmio aumenta, significa che i consumatori sono più disposti ad aspettare per consumare le merci. Il loro risparmio induce le banche a offrire tassi d’interesse più bassi, lanciando un segnale (e un incentivo) affinché i mutuatari stipulino prestiti per progetti a lungo termine che corrispondono alla maggiore pazienza dei consumatori. Se i consumatori sono più impazienti e risparmiano di meno, le banche alzano i tassi, portando i mutuatari a concentrarsi di più sul breve termine per soddisfare questa preferenza. Il comportamento di ogni lato è coerente con quello altrui, grazie al semaforo rappresentato dal tasso d’interesse.

Le Manomissioni della Banca Centrale

Quando interviene la banca centrale, tuttavia, imposta tutte le luci sul verde. La politica monetaria espansiva fornisce fondi mutuabili alle banche, che permettono loro di abbassare i tassi come se esistesse un maggiore risparmio. Tuttavia, quel risparmio è un’illusione; i consumatori non sono diventati più pazienti. Con tassi bassi, i mutuatari considerano più proficui i progetti a lungo termine e quindi sottraggono risorse agli altri deviandole a loro beneficio. Il problema, ovviamente, è che i consumatori non vogliono, in realtà, aspettare più a lungo di quanto non facessero prima. Così i produttori-mutuatari investono in progetti a lungo termine, mentre i consumatori-risparmiatori continuano a volere quelli a breve termine. Ciò, come con i modelli dei semafori rotti, non è sostenibile e si conclude con l’equivalente economico degli incidenti stradali: l’inizio di una recessione non appena viene scoperta questa mancanza di coordinazione.

Naturalmente le economie forti possono mascherare la mancanza di coordinazione sottostante per un tempo abbastanza lungo prima che sia scoperta. Una città sofferente per una piaga di semafori che danno tutti luce verde, sperimenterà un risultato più immediato e visibile.

Come i nostri automobilisti, i mutuatari non erano irrazionali durante il boom. Hanno semplicemente risposto razionalmente a un segnale irrazionale. La sorgente di tale segnale irrazionale era la Federal Reserve. La prossima volta che un amico incolperà gli investitori irrazionali per un boom e bust, potreste ricordare il nostro protagonista e dire: «L’irrazionalità, caro amico, non è nei nostri mercati, ma nel nostro governo, cioè, la banca centrale.»

 

Articolo di Steven Horwitz su Thefreemanonline.org

Traduzione di Francesco Simoncelli