Risparmi, investimenti e… Keynes – addendum

Sulla scia dell’articolo di LunedìC’è una convinzione generale che le finanze pubbliche siano in qualche modo immuni dalla realtà finanziaria che affrontano tutti gli altri – un’illusione favorita dal comportamento dei mercati obbligazionari e supportata dal pio desiderio del pubblico. Basta, però, fermarsi a guardare la situazione della zona euro per vedere come sia davvero la realtà. Non solo, la storia ci dice che i paesi vanno regolarmente in default, eppure noi continuiamo a comprare titoli di stato nella convinzione che siano meno rischiosi di qualsiasi altro debito del settore privato. E se cominciamo a mettere in discussione lo status quo, i regolatori finanziari ci dicono che il debito pubblico è meno rischioso di qualunque altro titolo. La regolamentazione bancaria sancisce questo principio nelle linee guida della Commissione di Basilea, e la moderna teoria del portafoglio – che guida la regolamentazione dei valori azionari – lo incide sulla pietra.

La realtà è diversa. Se state pensando di prestare denaro a qualcuno, vorrete essere sicuri che il denaro sarà utilizzato per generare un utile, altrimenti sia l’interesse che il capitale non saranno coperti. Il mutuatario lo sa bene, e presenterà di conseguenza il suo progetto al creditore. Il punto è che il denaro prestato a un uomo d’affari deve essere impiegato in modo produttivo. Al contrario, il denaro prestato ai governi è raramente utilizzato in modo profittevole, e  anche quando lo è, la produzione è comunque meno efficiente che nel settore privato, perché le motivazioni della burocrazia e della politica si sostituiscono agli imperativi imprenditoriali. Le industrie nazionalizzate sono quindi meno capaci di pagare gli interessi sui loro prestiti, e richiedono una garanzia del governo, attuale o implicita, per ottenere i finanziamenti a tassi interessanti.

Quando però lo Stato prende in prestito denaro solo per coprire un deficit di bilancio, sta in realtà distruggendo capitale, perché il capitale viene speso, non investito. Questa è la situazione che stanno affrontando la maggior parte delle economie più mature. E poiché il capitale viene distrutto, l’interesse e il capitale possono essere finanziati solo da ulteriore debito. E’ veramente incredibile che i governi e i loro consulenti siano completamente ciechi di fronte a questo semplice fatto.

Presto o tardi i governi rimarranno a corto di soldi dei loro cittadini, lasciando solo impoverimento per tutti. Ridurre i tassi d’interesse è il primo passo su questa strada, sostenuto da Keynes nientemeno che nella sua Teoria Generale. L’economista inglese presentò l’idea per cui lo Stato dovrebbe agire per saturare l’economia con beni capitali “in modo da sbarazzarsi di molte delle caratteristiche discutibili del capitalismo” (e intende i capitalisti stessi! Consultare Observations on the Nature of Capital – Pagine 220-221). La distruzione dei risparmi, e quindi l’impoverimento dei risparmiatori, se non è considerata una strategia valida, perlomeno non causa alcun dolore nei circoli Keynesiani. E adesso che paesi come la Grecia hanno bisogno di ogni centesimo che possono ottenere, la distruzione dei risparmi interni e dei risparmiatori è al suo ultimo atto.

Le nazioni in deficit non sono in grado di promettere la restituzione del denaro dei risparmiatori; invece, chiedono di aspettare la ripresa economica e un miglioramento delle finanze pubbliche. Come in Grecia, stanno distruggendo il risparmio a un ritmo crescente, rendendo impossibile qualsiasi ripresa economica duratura per la mancanza del capitale necessario. Inoltre, il ritmo di creazione di moneta dovrà accelerare, non solo per finanziare i deficit persistenti, ma anche per pagare il costo degli interessi del debito esistente.

Articolo di Alasdair Mcleod  per il Cobden Centre

Traduzione di Francesco Simoncelli