I sindacati e “gli altri” Piccolo Tim

Tornando a casa dal lavoro l’altro giorno, sono passato davanti a una macchina parcheggiata davanti al Dipartimento di Inglese che mi ha strappato un sorriso. Si tratta di una berlina grigia con un adesivo verde sul paraurti che recita che dovremmo ringraziare i sindacati per le 40 ore settimanali di lavoro. Le mie risate sarebbero rivolte al proprietario della macchina, che alla Facoltà di Inglese è ritenuto un tipo intelligente e qualcuno che, rispetto al cittadino medio, se ne intende parecchio di movimenti sociali e politici di oggi, ma che, incollando quell’adesivo da paraurti sulla sua macchina,  si è tuttavia dato a uno dei passatempi preferiti del cittadino medio – cioè pubblicizzare disinformati pareri economici.

Questi professori inglesi. Molti ritengono che siano sottopagati perché, quando si tratta dei loro stipendi, viene applicata la teoria del valore-lavoro. Molti hanno letto Upton Sinclair e ritengono che siano stati i sindacati a forzare gli standard qualitativi nella produzione. Leggono Charles Dickens e ritengono che i sindacati abbiano salvato i lavoratori occidentali da indicibili orrori, anche se il lavoro minorile non è stato abolito legalmente negli Stati Uniti fino a quasi 100 anni dopo la pubblicazione di Oliver Twist. Se i Bob Cratchit ( il sottopagato, sfruttato e maltrattato impiegato di Ebenezer Scrooge, ndt) dell’Era Vittoriana inglese avesse avuto accesso al Sindacato dei Lavoratori, non solo avrebbero potuto opporsi alle pratiche di gestione di Scroogie ma i Piccoli Tim (il figliolo invalido di Bob Cratchit nel racconto di Dickens, ndt) nel mondo avrebbero dormito sonni più tranquilli.

 Come Mises ha opinato più volte, se la teoria è assente, non si può dare nulla per scontato. Ciò vale anche per Dickens quando ha scritto i suoi racconti o per i miei colleghi quando attaccano adesivi alle loro macchine. Lo confesso: da studente universitario interessato nelle materie economiche, ero abituato a guardare tali professori con un disprezzo che spesso diventava mutuo alla fine del semestre. Stavo in quelle classi tristi, come parte di un pubblico in cattività, costretto ad ascoltare conferenze finanziate dallo Stato sul socialismo, mentre i miei compagni – la progenie del cittadino medio – si beavano di tutto ciò.

 Esperienze come queste sono state tra le tante che mi hanno spinto a studiare economia. Almeno i professori di economia parevano avere senso dell’umorismo, e se pure qualcuno imponeva alle classi il suo set di regole (che erano meno vincolanti, poiché questi professori avevano compreso i benefici e i costi marginali del decidere di saltare le lezioni), tutti comunque avevano una venerazione per i dati sia teorici che pratici per sostenere le loro opinioni. Inutile dire che non c’era un sentimento molto favorevole verso i sindacati nei dipartimenti di economia. Per mantenere tale sentimento sarebbe stato necessario ignorare troppa teoria e troppe prove degli effetti Dickensiani delle unioni sindacali sulla società nel suo complesso.

Due effetti del salario sindacale

 La teoria è semplice. Quando si aumenta il prezzo di uno degli input in un processo produttivo ci sono due conseguenze importanti. Il primo è che, a parità di altre condizioni, il prezzo minimo richiesto dal produttore per vendere il suo prodotto finito sul mercato cresce. A questo prezzo il produttore si aspetta di guadagnare abbastanza per coprire i costi dei fattori di produzione e nella misura in cui i sindacati aumentano il costo del lavoro mettono una pressione al rialzo sui prezzi all’uscita della catena produttiva. Inoltre, se l’industria ha concorrenza e il produttore non è in grado di alzare il prezzo senza perdere quote di mercato, allora il sindacato costringe il produttore a tagliare in altri settori. Potrebbe ridurre i profitti che altrimenti andrebbero agli azionisti dell’impresa, oppure decidere di tagliare la qualità dei materiali impiegati e produrre beni minore qualità ma meno costosi. Potrebbe ridurre la quantità di beni venduti sul mercato.

 Pazienza. L’unica cosa che non può fare è aumentare i salari e i benefici dei sindacati senza un corrispondente aggiustamento da qualche altra parte. Spesso questi ritocchi includono i settori dell’economia che ora ricevono pagamenti inferiori per il loro contributo alla produzione e i consumatori che ora si devono accontentare di merci meno costose. Pensate a questo la prossima volta che vedete qualcuno in giro con una Smart – che, non a caso, è diventata popolare nell’Europa amica dei sindacati.

 Non si tratta di costi contabili. Sono per lo più effetti invisibili di un’attività sindacale di successo.

 Il secondo effetto è che un più alto prezzo ricevuto dalle unioni sindacali attrae inevitabilmente dei rimpiazzi. Questa è la legge dell’offerta – che afferma che c’è una relazione positiva tra i prezzi e la quantità fornita – al lavoro. A un salario sindacale più alto, molti lavoratori rendono disponibile il loro lavoro sul mercato, che vengano accettati o meno dal sindacato. Di per sé, questo effetto aumenta le dimensioni della forza lavoro – specialmente la porzione di disoccupati. Questo prezzo più elevato aumenta anche gli incentivi ai produttori affinché adottino più velocemente metodi produttivi a uso intensivo di capitali, rispetto a quanto avrebbero fatto in assenza di sindacato, promuovendo, almeno nel breve termine, disoccupazione strutturale.

 Alla luce di questi due effetti c’è poco da meravigliarsi che gli Stati in cui hanno avuto successo i sindacati nel XX secolo sono quelli che oggi sono economicamente stagnanti, come effetto di decenni in cui capitali e lavoro sono migrati verso altri Stati dove erano meno costosi. Tutta l’organizzazione sindacale è diventata un beneficio a lungo termine per gli Stati dove i sindacati hanno meno potere. Se questo fatto da solo non rende le unioni sindacali tristemente note, allora il fatto che i sindacati siano l’unica istituzione nella società al di fuori del governo con il diritto garantito dalla legge di infliggere violenza sugli altri certamente le rende tali. Il vezzeggiativo “sindacati teppisti” è pienamente meritato.

Southwest? O American?

 I sindacati sono meno disgreganti socialmente quando le paghe sindacali sono legate alla produttività del lavoratore. Ad esempio, i piloti della Southwest Airlines sono sindacalizzati, ma la Southwest richiede più alte soglie di tempi di volo se paragonata alle compagnie aeree peggio gestite e meno competitive. Le clausole di produttività di un pilota della Southwest legano il costo del suo lavoro alla produttività, in modo che se la compagnia assume un ulteriore pilota e lo paga con uno stipendio sindacale equivalente agli stipendi dei piloti delle altre compagnie aeree, i ricavi marginali che derivano dalla produttività del pilota giustificano il suo stipendio. Questo risultato contrasta con le altre compagnie aeree in cui gli stipendi dei piloti superano il loro contributo ai ricavi. Tali compagnie in realtà perdono soldi assumendo piloti e sono costrette a risparmiare su altri input.

 Tabella 1: Rapporto tra il salario orario dei piloti e ore di lavoro mensili garantite

Linea Aerea Rapporto Salari – Produttività
Southwest 2.80
Delta 2.77
American 2.59
JetBlue 2.14*
Virgin America 2.04*
United 1.96
USAir 1.92

 Le cifre sono calcolate per il Marzo 2012 dall’autore usando i dati provenienti dall’Airline Pilot Central. La retribuzione oraria si applica ai comandanti con 12 anni di volo sui Boeing 737, eccetto per le compagnie indicate con un asterisco (*), in cui si utilizzano Airbus A320

 Più di recente questo risparmiare ha assunto la forma della bancarotta di American Airlines per scaricare le sue obbligazioni pensionistiche sul contribuente americano. Sebbene il tentativo della compagnia sia stato sventato (per ora), non potete biasimarli per averci provato. La United Airlines con successo si è tirata fuori da questa situazione di bancarotta sette anni fa e adesso è più ricca. In assenza di pressioni sui costi causate dai sindacati, le compagnie aeree sarebbero meno propense a tentare di socializzare le loro pensioni?

Conclusione

 Non si tratta di una domanda per il mio amico professore di Inglese che vede le settimane lavorative più corte correlate ai sindacati dei lavoratori e, in assenza di una giustificazione teorica, sollecita gratitudine per il movimento sindacale. Va bene per un adesivo da paraurti, credo, anche se ignora la possibilità che sia stata la crescita del capitalismo nei decenni a rendere oggi superfluo il lavoro minorile. Forse la sua famiglia è sopravvissuta con salari sindacali mentre lui stava crescendo e non ha mai visto le difficoltà che incontravano le altre famiglie che si trovavano dalla parte sbagliata di questo gioco a somma zero che è il lavoro organizzato.

 Ma dovrebbe sapere che gli interventi violenti nei processi di mercato provocano sempre ed ovunque conseguenze negative e questo vale se il governo favorisce gli investimenti dei banchieri a Manhattan o dei lavoratori della gomma di Akron. Se solo Dickens avesse scritto di un Piccolo Tim, il cui padre era rimasto disoccupato a causa delle barriere artificiali all’ingresso del mercato del lavoro!

Articolo di Christopher Westley su Mises.org

 Traduzione di Nicolò Signorini