L’obiettivo “progressista” di Obama: renderci tutti più poveri

Le autorità della California hanno recentemente annunciato i loro piani per cercare di costringere la gente a vivere in densi insediamenti residenziali invece che in case unifamiliari autonome che sono considerate, dai burocrati ambientalisti, uno spreco e un contributo allo spaventoso riscaldamento globale. Analogamente, l’Agenzia per la Protezione Ambientale dell’amministrazione Obama, ha emanato un provvedimento che di fatto impedirà alle società di energia elettrica la costruzione di nuove centrali elettriche a carbone, il che vorrà dire prezzi dell’elettricità ancora più elevati.

Prima che Obama fosse eletto nel 2008, colui che poi sarebbe divenuto il suo Segretario per l’energia, Steven Chu, dichiarò al Wall Street Journal: “In qualche modo dobbiamo capire come fare ad aumentare il prezzo della benzina ai livelli che ci sono in Europa”. Mentre Chu ora afferma di essere in disaccordo con la sua dichiarazione, comunque è istruttivo che gli americani si trovino ad affrontare il record dei prezzi della benzina, i quali si stanno progressivamente avvicinando a quello che pagano gli Europei (Quando ero in Lettonia nel mese di agosto 2011, il prezzo locale della benzina era circa 8 dollari al gallone).

(Prima delle elezioni, Obama dichiarò, davanti ad un pubblico di sostenitori a San Francisco, che le sue politiche energetiche avrebbero avuto il potenziale per “mandare in bancarotta” le utilities elettriche, e sembra che il presidente stia avendo un certo successo nel perseguire tale obiettivo).

Sul fronte fiscale, l’amministrazione Obama ha fissato come suo obiettivo dichiarato un tasso di imposte minimo del 30 per cento per chi guadagna più di $ 1 milione e, sotto il controllo di Obama, gli Stati Uniti hanno ora la più alta aliquota di imposta sulle società in tutto il mondo [ è evidente che l’autore non conosce la situazione italiana, ndt]. Mentre Obama sostiene che questo è stato fatto in nome della “equità”, io sostengo che ci sia davvero un obiettivo molto più oscuro che Obama e i suoi colleghi progressisti hanno in mente e che sta rendendo gli americani più poveri, più dipendenti dallo Stato e meno in grado di prendere decisioni senza il permesso del governo.

Avendo studiato l’evoluzione del pensiero progressista, mi colpisce la continuità tra i primi progressisti di più di un secolo fa e coloro che si proclamano progressisti oggi. Mentre i progressisti moderni non condividono più le tesi razziste (i progressisti ci hanno dato leggi di Jim Crow) e l’eugenetica, tuttavia gli atteggiamenti fondamentali dei progressisti di oggi rispecchiano fortemente i loro antenati che stabilirono che “troppa libertà” è un male per la gente, e che un Stato forte e benevolo, ma non troppo, dovrebbe guidare, pianificare e (quando necessario) forzare gli individui a fare cose che non farebbero mai da soli.

I critici di Obama addebitano le sue azioni a ignoranza (“Non sa che aliquote fiscali più basse sui capital gain generano un gettito maggiore?”) oppure a equivoci generali sull’economia. Anche quando i critici di Obama lo prendono in parola – “equità” è la sua parola d’ordine in materia di tasse ed economia – ancora non capiscono veramente che le aliquote fiscali più elevate danno solo una percezione di equità, e che i tassi alti di prelievo non avranno alcun effetto per abbassare il tenore di vita dei ‘già’ ricchi, ma bloccheranno solo l’ingresso di nuovi imprenditori.

In realtà, Obama non è un giovanotto che in qualche modo crede erroneamente che si possano “aiutare” le classi medie aumentando le tasse ai ricchi e alle corporation. Egli sa bene che i ‘ragazzi’ che gestiscono i fondi di investimento e le persone che navigano nella grande ricchezza creata da altri, non saranno molto danneggiati da alte aliquote.

Prendete la famiglia Kennedy, per esempio. Nessuna famiglia americana ha sostenuto aliquote fiscali più elevate di quelle che colpirono i Kennedy stessi, ma loro famiglia ha continuato a vivere generosamente, sebbene pochi dei loro componenti avevano un lavoro con retribuzioni tali da poter mantenere il loro stile di vita da nababbi. Anche se le tasse fossero state ancora superiori ai livelli che vuole Obama ora, nessuno della famiglia Kennedy sarebbe rimasto in bolletta o avrebbe dovuto dare fondo ai propri risparmi per pagarsi le spese legali di un processo per guida in stato di ebbrezza o peggio.

Tuttavia, agli occhi dei progressisti, i Kennedy, nonostante i loro eccessi personali, sono molto più rispettabili degli imprenditori succhia – soldi che passano il loro tempo producendo beni di consumo per le classi basse che fanno acquisti da Wal – Mart, promuovendo in tal modo “consumismo” invece delle virtù che i progressisti predicano. No, se uno fa un passo indietro, non è difficile vedere che le politiche di Obama sono finalizzate a rendere maggior parte degli americani più poveri, più dipendenti dello Stato, e, alla fine, più malleabili e obbedienti.

Che sia l’ enorme apparato di sicurezza nato dopo il 9/11 – che con Obama si è ulteriormente ingrandito oltre i livelli già osceni dell’amministrazione Bush – o un suo decreto legge che farà in modo che gli americani paghino di più per combustibili ed energia elettrica, il tema progressista è sempre presente: gli americani devono essere meno liberi e più responsabili nei confronti dello Stato.

Purtroppo, al momento, tutto questo sembra andare troppo d’accordo con gli elettori americani, se dobbiamo credere ai sondaggi attuali. Del resto, l’unico serio candidato presidenziale degli Stati Uniti che va contro la corrente progressista è stato Ron Paul, e gli elettori repubblicani e dei media progressisti hanno scaricato la sua candidatura (Mitt Romney, Rick Santorum, e Newt Gingrich tutti sono “progressisti” nel proprio intimo e cercano di forzare gli americani a vivere più ‘virtuosamente’).

Coloro che ritengono che il progressismo sia, in definitiva, il distruttore di un ordine sociale decente, sono dipinti come ‘imbecilli’ se non peggio. Coloro che fanno notare che la guerra di Obama contro l’energia a prezzi accessibili sta danneggiando le stesse persone che Obama dice di voler aiutare sono ritratti come “pericolosi”. E così via.

Non si tratta di divergenze sul percorso corretto per una società più libera e migliore. I progressisti, come Obama molto tempo fa, sono giunti alla convinzione che gli individui non sono idonei a essere liberi – tranne l’ “élite” che si è auto definita adatta a “guidare” gli altri – e che le politiche del governo dovrebbero essere volte a ridurre e limitare la libertà di scelta.

Naturalmente si deve anche ricordare che né Obama né i suoi ricchi sostenitori progressisti hanno alcuna intenzione di vivere la vita che hanno scelto per noi. No, sono saggi e al di sopra della mischia e meritano di vivere del lavoro dei loro inferiori. Questo è il fine ultimo della “equità”.

Articolo di William L. Anderson per Lewrockwell.com

Traduzione di Mauro Gargaglione