Edgar lo sfruttatore

Edgar lo Sfruttatore è un bellissimo corto animato di Tomasz Kaye che difende i rapporti di lavoro volontari e dimostra i danni che le leggi come il salario minimo infliggono alle stesse persone che dovrebbero aiutare. Edgar è un capitalista che assume Simon come lavoratore senza esperienza, fino a quando una legge sul salario minimo spinge Edgar a licenziare Simon.

Guardatelo. É ben realizzato. (Il video è sottotitolato in italiano da Fabristol di LibertariaNation.org NdT)

Il modo in cui il libero mercato beneficia i lavoratori e quello in cui l’intervento governativo li danneggia è un’importante lezione da imparare. Ma per avere un quadro completo delle virtù del libero mercato e dei danni dell’interventismo è essenziale portare in scena il consumatore. Edgar può essere il “capo” di Simon se consideriamo il suo ruolo di lavoratore. Ma Simon, in quanto consumatore, è, insieme agli altri utenti del mercato, il capo di Edgar nel suo ruolo di imprenditore. Come ha scritto Ludwig von Mises:

Gli ordini dati dagli imprenditori nella conduzione dei propri affari possono essere visti e uditi. Nessuno può fare a meno di prenderne coscienza. Anche i fattorini sanno che il capo gestisce tutti gli aspetti del suo negozio. Ma è necessario più cervello per notare la dipendenza dell’imprenditore dal mercato. Gli ordini dati dai consumatori non sono tangibili, non possono essere percepiti dai sensi [1]

Per percepire gli ordini impartiti dai “consumatori sovrani” nell’attività di mercato si deve impiegare la teoria economica.

Come funziona la sovranità dei consumatori

Diciamo che Edgar possiede un’attività che produce e vende tablet chiamati “ePads”. Come imprenditore, cercherà di ottenere profitto vendendo il suo prodotto a un prezzo più alto rispetto a quanto è stato richiesto per produrli [2]. Quindi, per Edgar, prevedere la domanda dei consumatori di ePad è di primaria importanza, perché questa indica quale guadagno potrà ottenere. Al fine di garantirsi dei profitti, Edgar vorrà spendere su ogni fattore produttivo meno di quanto si aspetta di ricavare dai consumatori per la vendita dei beni che hanno contribuito a produrre.

 Per esempio, come mostra il video, ogni ora di lavoro in cui Simon pulisce i pavimenti dovrebbe comportare 4 dollari di entrate extra per Edgar. Forse senza qualcuno che si occupi di mantenere il pavimento pulito otto ore al giorno per un anno, l’intero processo produttivo rallenterebbe in modo da far vendere meno ePads a Edgar, costandogli più di 8.000 dollari l’anno. Quattro dollari sono, nella terminologia di Murray Rothbard, il valore atteso del prodotto marginale (MVP) di un’ora lavorativa di Simon in questo particolare processo produttivo [3].

 Questo MVP atteso è la stima di Edgar di quello che il consumatore pagherà per il contributo di Simon nella realizzazione degli ePad. Esso pone un limite superiore a quello che Edgar sarà disposto a pagare Simon. Se Edgar pagasse Simon più di 4 dollari/ora, secondo le sue aspettative,  perderebbe denaro. C’è un limite inferiore? E se sì, cosa stabilisce? Nel video Edgar paga Simon 3 dollari l’ora. Perché Edgar non risparmia soldi pagandolo 2 dollari o meno? Per prima cosa, il salario deve essere sufficientemente alto perché Simon consideri l’utilità marginale di quel salario maggiore dell’utilità marginale del tempo libero. Inoltre, come sottolinea il video, Edgar è solo uno dei molti imprenditori desiderosi di assumere manodopera per i loro processi produttivi. Per esempio, diciamo che Carlos sia il concorrente che produce “gTab”, un altro genere di tablet. I gTab non vengono venduti tanto quanto gli ePad, quindi l’MVP di Simon previsto nel processo di produzione di Carlos è più basso: solo 2,75 dollari all’ora. Quindi, per evitare che Simon vada a lavorare da Carlos, Edgar non può tagliare troppo lo stipendio di Simon.

 In realtà, Edgar potrebbe dover dare un aumento a Simon se un datore di lavoro concorrente ha un processo produttivo in cui l’MVP di Simon è superiore ai 3 dollari all’ora (anche se è ancora meno di 4 dollari l’ora). Egli potrebbe doverlo pagare 3,59 $/ora per evitare che Simon lo abbandoni a favore di qualcuno disposto a pagare 3,25 dollari l’ora.

Inoltre, se arrivasse qualcuno per cui l’MVP di Simon nel processo produttivo supera i 4 dollari l’ora, Simon accetterebbe la sua offerta e per Edgar non ci sarebbe nulla da fare. In questo modo il lavoro tenderà a essere assegnato al processo produttivo in cui ha il più alto valore atteso del prodotto marginale. E un salario di un lavoratore tenderà a pareggiare quell’MVP. In realtà questo è vero per quasi tutti i fattori di produzione e i loro prezzi di noleggio [4].

 Ricordate che è la domanda prevista degli acquirenti a determinare i diversi valori del prodotto marginale. Per i beni di consumo questi acquirenti sono i consumatori. Pertanto, nella produzione di merci di prima necessità, sono le valutazioni attese dei consumatori che determinano dove i fattori (i beni di second’ordine) sono allocati e quanto verrà pagato per il loro impiego.

Ed è in previsione di questi pagamenti che ancora altri imprenditori, (ad esempio, gli imprenditori che vendono microchip a Edgar) formuleranno i loro MVP attesi per i beni di terzo ordine (ad esempio, il lavoro degli ingegneri).

Quindi, in un’economia di mercato, la domanda del consumatore domina su ogni fase della produzione. Quando ci si aspetta che un fattore abbia un alto valore del prodotto marginale in una data linea di produzione, significa che l’imprenditore si aspetta che il consumatore desidererà con urgenza il prodotto alla fine di quella linea. Ed è vero il contrario per un MVP che è previsto basso.

Quando un imprenditore sposta un fattore da un basso MVP in un processo produttivo verso un altro in cui fornirà un maggior MVP sta tentando di ottenere profitti soddisfacendo meglio i consumatori rispetto a quanto fatto in precedenza. Questo perché più alti valori attesi del prodotto marginale del prodotto marginale, come spiega Rothbard,

sono dovuti esclusivamente ad una maggiore richiesta da parte dei consumatori, vale a dire, sono in grado di soddisfare maggiormente i desideri dei consumatori. Questo è il significato di un valore del prodotto marginale maggiore. [5]

Certamente l’imprenditore potrebbe non riuscire nel suo tentativo. Ad esempio, Edgar potrebbe sbagliarsi completamente nella previsione dell’MVP di Simon. La domanda di ePad può essere tale per cui Simon può contribuire alla linea di produzione di Edgar per meno di quanto che viene pagato. Questo e altri errori simili possono provocare delle perdite per Edgar.

I consumatori puniscono gli imprenditori inetti con delle perdite facendo acquisti o astenendosi dal farli. Le perdite sono il segno che l’imprenditore ha impiegato i fattori in un modo contrario ai voleri dei consumatori. Ad esempio, forse i consumatori preferiscono il gTab e avrebbero preferito che Simon lavorasse alla loro produzione, anche se a uno stipendio più alto. Rendendo l’imprenditore più povero, e quindi meno in grado di acquistare i fattori produttivi, le perdite riducono il ruolo di quell’imprenditore al timone della produzione. Tanto meglio per i consumatori che ha malservito!

 Ma Edgar potrebbe avere ragione e Simon potrebbe contribuire alla produzione più di quanto è stato pagato. Questo, insieme ad altre scelte giuste, può portare Edgar a ottenere profitti. I consumatori premiano gli imprenditori capaci con i facendo acquisti o astenendosi dal farli. I profitti sono il segno che l’imprenditore ha impiegato i fattori in conformità ai desideri dei consumatori. Rendendo un imprenditore ricco, e quindi più in grado di acquisire fattori produttivi, i profitti aumentano il ruolo dell’imprenditore al timone dell’economia. Tanto meglio per i consumatori che ha servito con cura!

 La caratteristica dell’economia di mercato è l’incessante sforzo degli imprenditori, che cercano di realizzare profitti e evitare perdite, di organizzare i fattori di produzione per soddisfare al meglio i consumatori. E, poiché i maggiori profitti si trovano nel servire le masse, “il capitalismo moderno è essenzialmente produzione di massa per i bisogni delle masse” [6]

La Detronizzazione del Consumatore

Questo getta un altro fascio di luce sulla situazione di Edgar lo Sfruttatore. É davvero una tragedia personale per Simon aver perso il suo lavoro per via della legge sullo stipendio minimo. Ma non è l’unico aspetto negativo. Per i consumatori potrebbe essere anche peggio. Ad esempio, potrebbe essere il caso che Edgar non sia in grado di costruire ePad accessibili a tutti senza i lavoratori a basso salario. Il video prende in considerazione la prospettiva che Edgar acquisti dei macchinari per sostituire Simon o si trasferisca in un altro paese che non abbia leggi sullo stipendio minimo. Anche in questi casi gli interessi dei consumatori vengono danneggiati.

Se Edgar avesse pensato che i consumatori l’avrebbero premiato con profitti extra, rimpiazzando Simon con dei robot o della manodopera straniera, lo avrebbe fatto anche senza la legge sul salario minimo. Pertanto, secondo il giudizio di chi ha realizzato il video, tenere Simon sarebbe stato il modo migliore per soddisfare i consumatori. Ma ora questa non è più un’opzione. Ad esempio, a causa degli ostacoli che si presentano nell’utilizzare robot o manodopera straniera, Edgar può essere solo in grado di produrre meno ePad o tablet di qualità inferiore.

Ora c’è una persona che non vi aspettate non si curi minimamente di tutto questo. Nel video, “Bob” non ha perso il suo lavoro. In effetti, ha ottenuto un aumento per via della legge sul salario minimo. Perché dovrebbe preoccuparsi? Forse non gli piacciono nemmeno gli ePad. Ma è consumatore di alcuni beni. E la legge sul salario minimo può benissimo causare che questi vengano prodotti in minore quantità e qualità. Nella misura in cui le leggi sul salario minimo modificano il modo in cui i beni che compra vengono prodotti, si annullano in parte gli ordini che egli trasmetteva alla struttura dei prezzi come “consumatore sovrano”.

Inoltre, una legge sul salario minimo è solo un esempio della filosofia delle “politiche di produzione”. Le leggi sul salario minimo, come altre politiche produttive, privilegiano alcuni produttori (come Bob) alle spese di altri produttori (come Simon) e dei consumatori.

Nella misura in cui questi privilegi ai produttori diventano la norma e il consumatore sovrano viene detronizzato lungo tutta la linea produttiva, è certo che

tutti perdono nella loro veste di consumatori tanto quanto egli guadagna come produttore. Inoltre, tutti vengono colpiti perché l’offerta di prodotti cade se agli uomini più efficienti viene impedito di impiegare la loro abilità nei campi in cui possono servire meglio i consumatori.

E questo è vero non solo per prodotti come l’ePad, ma anche per altri come cibo e vestiti. In cima a tutto questo, Bob potrebbe trovarsi in una situazione peggiore anche come lavoratore. Anche con il suo aumento nominale, potrebbe alla fine trovarsi con un più basso salario reale di quello che altrimenti avrebbe avuto. Questo perché qualsiasi riduzione di profitto indotta dallo stato (come la riduzione causata dalla perdita di Simon per Edgar) significa un risparmio inferiore che l’imprenditore può investire in beni capitali. E meno beni capitali significano una più bassa produttività marginale del lavoro, che a sua volta significa riduzione dei salari reali.

Ogni intervento dello stato nel mercato è un’abrogazione della sovranità del consumatore. Si altera la soddisfazione dei consumatori ostacolando gli sforzi degli imprenditori di regolare la complessa struttura di produzione al fine di servirli al meglio. E poiché, per quanto riguarda il piano economico, siamo tutti consumatori in primo luogo e produttori solo in subordine, la riduzione della soddisfazione dei consumatori causa una sensibile riduzione del benessere pubblico.

Bisogna quindi abolire il salario minimo, non solo per il bene di Simon il lavoratore, ma per Simon il consumatore (e anche tutti noi).

Note

[1] Ludwig von Mises, Human Action, capitolo 15, sezione 4.

[2] Tenuto debitamente conto della preferenza temporale.

[3] Le entrate future sono sempre scontate  in base alle preferenze temporali. Quindi, in senso stretto, abbiamo a che fare con il valore del prodotto marginale scontato (DMVP).

[4] In senso stretto, questo è vero solo per fattori “isolabili”. Cfr. Murray N. Rothbard; Man, Economy, and State, capitolo 7.

[5] Rothbard, Man, Economy, and State, capitolo 8.

[6] Mises, Human Action, capitolo 21, sezione 2.

Articolo di Daniel James Sanchez pubblicato su Mises.org

Traduzione di Nicolò Signorini