La vera natura della tassazione

A nessuno, in realtà, piace pagar le tasse. Ma, come lascia intendere anche il vecchio adagio relativo “alla morte e alle tasse”, c’è un senso nel fatto che le tasse siano tanto giustificate, quanto reputate inevitabili: proprio come la morte. Nella loro ineluttabile accettazione del fenomeno impositivo, un sacco di persone, piene di buoni propositi, dimenticano che lo stesso viola i nostri principi morali più elementari. Se qualche volta vi è capitato di mettere piede in un asilo infantile o in un parco giochi dove stiano giocando dei bambini, allora avrete sicuramente realizzato che, sebbene i bambini siano troppo piccoli per capire troppe cose, hanno già sviluppato un sorprendente senso della giustizia.

Provate a portar via un gioco a un bimbo, talmente piccolo da non essere nemmeno capace di parlare, e solleciterete sicuramente una chiara e vibrata protesta. Per come concepisce il fatto il bimbo, tu gli hai rubato il suo giocattolo, tu hai esercitato violenza, e quindi scatenerai il suo pianto. Magari il suo ragionamento non sarà così sofisticato, ma questo è il senso.

I bambini più grandicelli sono anche più sorprendenti. Non solo capiscono che viene esercitata una violenza illegittima (quando il giocattolo viene rubato), ma comprendono altresì che si può ricorrere ad una forma di legittima violenza, nel momento in cui la vittima va dal bambino che si è appropriato del gioco e se lo riprende indietro. La cosa singolare è che lo sforzo è orientato alla riacquisizione del giocattolo, piuttosto che alla punizione dell’aggressore. La punizione è un concetto che i bambini imparano più avanti, molto probabilmente da noi.

L’inizio della violenza si concretizza nell’atto di aggressione contro la tua persona o contro la tua proprietà. Questo può essere realizzato tanto mediante una violenza fisica, quanto mediante l’intimidazione, poiché la mera minaccia dell’esercizio della violenza è un atto di violenza in sé. Un esempio paradigmatico potrebbe essere quello del rapinatore che ti punta una pistola alla tempia per sfilarti il portafoglio, senza effettivamente premere il grilletto. Un esempio meno ovvio è costituito dalle modalità con cui il governo si prende i nostri soldi. Dire che le tasse sono una forma di furto potrebbe sembrare un po’ esagerato, ma provate a rifiutarvi di pagarle e vi ritroverete in galera. Rifiutatevi di corrispondere l’IMU e vedremo allora chi realmente possiede la tua casa.

I governi hanno in realtà portato a termine una straordinaria opera di propaganda: ci chiamano contribuenti, non vittime, e le tasse costituiscono un qualcosa di “raccolto”, non l’oggetto di un furto. Le tasse vengono anche qualificate come “contributi”, come se si fosse trattato di una scelta. E poiché è il governo che decide se questa forma di furto è legale o no, non c’è niente che possiamo legalmente fare per ottenere la restituzione del maltolto. Per noi, non vige il senso di giustizia del parco giochi.

Molte persone sembrano avvedersi del crimine, ma lo considerano come un male necessario. E quando si postula l’abolizione completa di ogni forma di tassazione, si chiedono in ogni minimo dettaglio come si potrebbero altrimenti pagare le strade o le forze dell’ordine.

Lo ammetto, è difficile immaginare come la nostra società potrebbe funzionare in un contesto caratterizzato da un nuovo ordine, ma vorrei fornire alcune idee e dei fatti storici che possano alleviare queste preoccupazioni.

Una cosa importante da ricordare è che tutti i servizi oggi finanziati dalla fiscalità ed erogati dal governo erano, sino a un certo punto e in un passato non così lontano, finanziati e forniti privatamente. Di fatto, molti di quei servizi vengono forniti in via privata anche oggi, a partire dall’accessibile sistema educativo privato ghanese, per arrivare alle lussuose strade che sono state costruite ogni giorno nelle nostre città del Nord America, per i nuovi complessi residenziali (che sono poi ceduti ai governi locali).

Un altro esempio rassicurante, per coloro che cercano risposte immediate in merito alla possibilità di un futuro senza tassazione, è che sino a non molto tempo fa la schiavitù era considerata normale, e in molte parti del mondo nessuno avrebbe potuto concepire la vita senza di essa. Quando qualcuno sollevò i problemi di ordine etico ed economico sottesi a quella pratica, la stragrande maggioranza delle persone sostenne che, non solo era impossibile abolire la schiavitù, ma che anche gli stessi schiavi avrebbero vissuto sicuramente meglio in cattività, piuttosto che in libertà. Oggi queste affermazioni ci sembrano del tutto assurde.

Alcuni erano sinceramente preoccupati per gli schiavi. Poiché non possedevano praticamente nulla, questi schiavi – sostenevano – sarebbero diventati tutti dei senza tetto, e sarebbero stati condannati a girovagare da un posto all’altro. Altri, conservatori ben intenzionati, manifestarono il timore che, senza i loro padroni, gli schiavi sarebbero rimasti totalmente disoccupati.  E soprattutto, i sostenitori più oltranzisti della causa rivendicavano il fatto che l’intera economia sarebbe collassata, gettando tutti – inclusi gli ex-schiavi- nella più nera miseria.

L’idea di un mondo senza tasse è sicuramente difficile da immaginare, per noi, e vi sono una serie di questioni irrisolte a cui si pretenderebbe di dare una risposta. Ma dobbiamo comunque batterci per la libertà, a prescindere dalle nostre riserve, proprio come, ancora, lottiamo in maniera incondizionata contro la schiavitù.

Pur concordando che potremmo realizzare un sacco di belle cose con il denaro rubato, dobbiamo pur sempre ricordarci che non andremmo mai dai nostri vicini con una pistola puntata, minacciandoli, chiedendo loro di pagare per la nostra educazione o la nostra pensione, indipendentemente da quanto ricchi essi siano. Non lo facciamo, giustappunto perché è sbagliato. Anche un bambino lo sa.

Articolo di Rod Rojas per il Mises.org

Traduzione di Cristian Merlo