Le tasse? Sono come il pizzo!

La libertà è incompatibile con la tassazione. Questo nonostante il famoso adagio di Oliver Wendell Holmes, in base al quale “le tasse sono il prezzo che paghiamo per la civiltà.” In effetti, essa non sono altro che il modo più incivile per reperire fondi, dato che si riducono a niente di meno che a una vera e propria estorsione. Basti pensare a questo: siete assunti in una società, vi accordate per un determinato salario, ma in realtà non ricevete altro che una frazione di quello che vi è stato offerto. Perché? Poiché una parte consistente non viene corrisposta a voi, che l’avete guadagnata, ma ad altre persone. Perché? Perché se non viene trasferita a loro, dichiareranno la società colpevole di reato e la faranno perseguire dalle autorità competenti.

Così, la società è costretta a prendere parte dei vostri guadagni e a trasferirli a coloro i quali hanno questo potere per imporglielo. Se questo non equivale esattamente al pizzo richiesto dalla Mafia, non so cosa lo sia. Certo, una parte dei fondi estorta sarà magari utilizzata per scopi che potrebbero beneficiare voi e alcuni, anche se vittime di questa estorsione, non avanzano proteste.

Ma questo discorso potrebbe benissimo applicarsi anche per chi viene taglieggiato dalla Mafia.

E non importa, perché ciò che è sbagliato nell’estorsione non è la finalità o la destinazione cui i fondi vengono indirizzati, ma il modo in cui gli stessi vengono ottenuti, cioè, coercitivamente.

Spesso è Robin Hood, che viene invocato come modello paradigmatico a giustificazione della tassazione. Non ha di fatto “rubato” ai ricchi per “dare” ai poveri? Beh, no, non è andata proprio così.

Nella versione originale della leggenda, Robin Hood ha fatto esattamente l’opposto. Prese da quelli che rubarono ai poveri e restituì il bottino ai legittimi proprietari. In quel tempo, le classi dominanti, dal re a tutti i suoi compari, erano abitualmente impegnati nell’esercizio dell’estorsione.

Essi mascherarono questa attività, però, con la falsa pretesa che tutto dovesse appartenere al re e ai suoi sodali.  Certo, i monarchi e chi cercava di legittimare la monarchia cavalcarono questa fantasia e riuscirono anche a venderla al popolo, facendogli credere che essi fossero realmente i legittimi proprietari “del regno” ed avessero un “diritto divino” a governare sul popolo. In questo modo, quando la maggior parte della popolazione andò a lavorare nei campi o in qualunque altro posto, si ritrovò a pagare “l’affitto” al monarca e ai suoi scagnozzi.

Naturalmente, se vivessi nel vostro appartamento, dovrei pagarvi il canone. È il vostro appartamento, dopotutto, quindi fate in modo che sia così. Ma cosa succederebbe se voi aveste ottenuto il vostro appartamento con la conquista, rubando a un sacco di gente ciò che apparteneva loro? Questo è, per lo più, il modo in cui i monarchi ottennero il diritto di governare il regno, con la conquista. Erano invece le persone che lavoravano nel regno – nei campi o altrove- a essere, con tutti i diritti, i legittimi proprietari del medesimo; i monarchi, essendo i falsi, presunti proprietari, non avevano proprio nulla da vantare.  Ma dal momento in cui riuscirono a ingannare un sacco di persone impotenti circa l’effettiva proprietà del regno, la “rendita” dovette essere corrisposta.

Poiché, tuttavia, la Rivoluzione Americana sbugiardò questo stratagemma monarchico, l’istituzione della tassazione non poté essere spacciata come una sorta di legittima “riscossione della pigione”. Questo importante cambiamento politico ha dimostrato, una volta e per tutte, che i monarchi erano nientemeno che dei criminali sofisticati, che calpestavano il resto del popolo, e violavano sempre e comunque i loro diritti naturali, attraverso il furto e la coscrizione.

Tuttavia, in forza dell’idea che nutriamo circa la necessità che i nostri diritti debbano essere tutelati dall’impiego di alcuni mezzi che, naturalmente, comportano costi, la tassazione è rimasta una caratteristica della società, che si protrasse nel passaggio dalla monarchia alla repubblica costituzionale.

Non troppe tasse, si badi bene, poiché ai Padri Fondatori sembrò piuttosto chiaro che la tassazione fosse, di per sé, un’estorsione vera e propria. Ma essi non riuscirono a ravvisare altre vie, legittime e moralmente accettabili, per raccogliere i fondi necessari a pagare il governo per il suo servizio di sicurezza, a salvaguardia dei nostri diritti. Tuttavia, questi mezzi potrebbero ben esserci.

Ci sono altri modi in cui i governi potrebbero essere remunerati per il loro servizio di garantire i nostri diritti, che non potrebbero esistere senza tutela giuridica. Una serie di accordi contrattuali, al di fuori dell’ambito coercitivo della tassazione, potrebbero risolvere il problema.

Ma questa alternativa, il metodo legittimo, non fu presa in considerazione all’indomani della Rivoluzione; così la tassazione è rimasta, sia pure in una forma piuttosto modesta. Col tempo, tuttavia, il suo esercizio è sfuggito di mano.

Dopotutto, se la Mafia confiscasse, con il pizzo, solo una piccola frazione di reddito alle sue vittime, la maggior parte di queste sarebbe probabilmente propensa a sopportare tutto, anziché resistere. Ma quando la quantità sottratta passa dal 25% al 70% delle risorse prodotte, siamo al cospetto di un’estorsione di immani proporzioni. E ora ci troviamo proprio nella situazione in cui la tassazione è diventata un’estorsione di immani proporzioni.

Alcuni ribattono a queste argomentazioni, notando che in altri Paesi la tassazione è ancor più elevata. Certo, perché essi sono ancora più lontani dall’aver vissuto e introiettato lo spirito e il senso della Rivoluzione, di cui l’America ebbe esperienza. Vale a dire, togliere il potere al governo e conferirlo a coloro cui, quel potere, veramente appartiene, ovvero i singoli cittadini. Dopotutto, è l’America il Paese leader del mondo libero, mentre gli altri Paesi, compresi la maggior parte di quelli dell’Europa Occidentale, stanno molto più indietro nella via della libertà. Almeno è così che avrebbe dovuto essere.

Invece, la Rivoluzione americana è stata profondamente tradita e gli Stati Uniti si sono abbandonati a un periodo reazionario, in cui si è ritornati, sostanzialmente, alle politiche degli originari sistemi di governo. Questa europeizzazione dell’America è una vergogna, una maledetta vergogna. E questa condizione deve essere identificata come tale, prima che si possa sperare di arrestarla.

Il primo passo è riconoscere, senza attenuanti, che quella della tassazione è un’istituzione tutt’altro che civile, ma è un metodo barbaro per finanziare beni e servizi, perché equivale niente meno che ad un’estorsione senza mezzi termini e ad una grave violazione della libertà umana.

Articolo di Tibor R. Machan su Mises.org

Traduzione di Cristian Merlo