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Source link: http://vonmises.it/2012/04/25/acqua-e-scienza-economica/

Acqua e scienza economica

mercoledì, aprile 25, 2012 di tradotto da

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L’acqua è il pilastro basilare della Vita. Ogni forma di vita richiede acqua, la quale è soggetta a una domanda straordinariamente alta. Tutti gli esseri viventi sono in continua competizione per la ricerca di acqua fresca, potabile e salutare, esseri umani compresi. La maggior parte dell’accesso umano a questa risorsa vitale è fornito dal governo. I governi locali sono, solitamente, responsabili dell’offerta di acqua e della sua distribuzione. Sebbene vi siano ancora persone che attingono l’acqua necessaria alle sorgenti naturali, questa non è più la norma, poiché oggi l’acqua è solitamente disponibile direttamente in città. La maggior parte dei governi mette in piedi un’azienda monopolista, “l’Agenzia dell’Acqua” solitamente. Questo significa che non vi è concorrenza nel sistema di distribuzione di acqua potabile.

La ragione dietro il controllo governativo dell’offerta d’acqua sta nel desiderio che questa, poiché parte fondamentale e necessaria della nostra vita, sia accessibile a tutti. Il sistema funziona finché non vi è carenza d’acqua; a quel punto il governo interviene brutalmente, al fine di “salvare la baracca”.

Quando non c’è abbastanza acqua per gli usi quotidiani, c’è bisogno di dire ai cittadini di usarne meno. Ci sono due modi per fare questo; uno pacifico e l’altro violento.

Risoluzione Pacifica

Il libero mercato fornisce la migliore soluzione al problema idrico. Poiché l’offerta di acqua è scesa, mentre la domanda è rimasta la stessa, la legge della domanda e dell’offerta deve essere soddisfatta attraverso un prezzo più alto. Questa naturale reazione del mercato si chiama “sistema dei prezzi” ed è essenziale per avere un’economia sana e forte.

Quando i prezzi aumentano, tutti sanno che qualcosa è cambiato e che quindi anche le abitudini devono cambiare. Poiché i prezzi sono cresciuti, laddove facevamo una doccia di 15 minuti, ora ne facciamo una di 5. La vita va avanti, gli esseri umani sanno adattarsi. Nessun incaricato del Ministro dell’Acqua è necessario per dirci che è in corso una siccità. Il prezzo crescente dell’acqua, attraverso il libero mercato, invia segnali precisi, grazie ai quali le persone si accorgono della necessità di gestire meglio le risorse. Si spera che la siccità sia temporanea, ma fino allora le risorse idriche dovranno essere usate con maggiore diligenza, a causa dell’alto prezzo.

Se la siccità non è temporanea, gli alti prezzi cattureranno l’attenzione degli imprenditori. Attratti dalla possibilità di alti profitti, si creerà concorrenza nel mercato della fornitura di acqua fresca e potabile. Senza i prezzi più alti, il rapporto rischio/ricompensa imprenditoriale per l’apertura di una nuova agenzia idrica potrebbe sembrare troppo basso e apparire molto rischioso quando i prezzi scenderanno. Tutta questa nuova concorrenza spinge i prezzi verso il basso, il che favorisce l’uomo medio, soprattutto le classi meno agiate, ove i prezzi più alti hanno causato più sofferenza.

Risoluzione Violenta

L’altro modo di risolvere il nostro problema idrico è l’uso della forza. Questo è il metodo che il governo adotta per risolvere il problema (e, in generale, tutte le altre questioni). Ci è permesso lavare la macchina e innaffiare il prato solo in certi giorni. Le attività commerciali che usano grandi quantità di acqua non possono più ottenere le risorse necessarie per continuare ad esistere e sono quindi costrette a chiudere. Anche farsi una doccia può diventare meno frequente, non perché sia una nostra scelta fatta per risparmiare denaro, ma perché costretti a fare ciò dai Pianificatori Centrali Idrici.

Anche se fossimo disposti a pagare un prezzo più alto per l’acqua, non potremmo averne. Non è inusuale, per vicini una volta amici, indagare nottetempo sulle rispettive e illegali abitudini di annaffiamento. Ognuno è convinto che gli altri debbano soffrire allo stesso modo e sono disposti a rivelare alle autorità eventuali irregolarità e sprechi altrui nella gestione dell’acqua.

Una volta classificati come spreconi idrici, potremmo essere strettamente sorvegliati e multati. Tutto ciò perché volevamo innaffiare il nostro giardino. Non importa che l’acqua fosse destinata al nostro orticello: cittadino, questa è una misura di sicurezza nazionale. Per favore chiudi il rubinetto.

Poiché al prezzo dell’acqua non è consentito di crescere e di riflettere la scarsità, le persone vogliono continuare a usarla normalmente, giacché il costo è sempre uguale; essi la nasconderanno, creando un mercato nero idrico. Se le persone vogliono acqua, l’avranno.

Questo non risolve la nostra crisi idrica! L’acqua costa come prima e l’uso non è sceso in maniera significativa (ammesso sia sceso). Finché non si colpirà il portafogli delle persone, la carenza continuerà. Tutto ciò che il governo può fare per risolvere il problema è usare la forza della legalità, attraverso multe e, nel caso, pistole, al fine di fermare le “persone libere” nell’uso di questa inodore, incolore e insapore bevanda miracolosa.

Conclusione

Attraverso il sistema dei prezzi, il libero mercato può gestire efficientemente la ridotta offerta d’acqua. Quando il prezzo sale, saltiamo il bagno quotidiano del cane Rover per farne uno noi. Questo nuovo uso consapevole dell’acqua mantiene il prezzo basso attraverso la rimozione di una parte della domanda dal sistema. L’anormale e ridotta offerta d’acqua viene ora bilanciata da una domanda più bassa del livello usuale, così il prezzo rimane abbastanza stabile, senza che vi sia bisogno di teste spaccate o gambe rotte.

Diamo alla libertà una possibilità. Credo che noi, come società libera, potremmo risolvere i problemi quotidiani senza ricorrere ai mali insiti nell’uso della forza. Usare la violenza in nome della carità non è una virtù morale.

Articolo di Ashe Whitener per Mises Canada

Traduzione di Luigi Pirri

{ 13 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

avatar Luigi Pirri aprile 29, 2012 alle 23:09

@dubbioso:

“Ps. Complimenti per il sito. Una curiosità: non scrivete molto di vostra mano per evitare di “intasare” troppo di articoli il sito, o perché volete dare molto più spazio al sito principale del Von Mises Institute?”

Qualcosina di originale abbiamo scritto! :)

Io ho caricato una recensione, Francesco ha scritto un paio di articoli mi pare.

Marco ha una bella sfilza di roba originale qua sopra, derivata dal suo blog.

Ti interessava qualcosa in particolare?

Francesco ha un bel blog tra l’altro (“Johnny Cloaca’s Freedonia”), lì trovi un sacco di roba di suo pugno.

Io ogni tanto scrivo qualcosa anche su altri siti (Riecho Economia e Libertà, Movimento Libertario un paio di volte, etc.).

Idem gli altri traduttori.

Aggiungici pure su facebook! :)

A presto

avatar max61 aprile 27, 2012 alle 07:39

La maggior parte degli articoli pubblicati su questo sito mi trovano d’accordo, ma questa volta proprio no.

Il Liberalismo deve contemplare delle tutele per i più deboli.

Secondo quanto scritto sopra dovrebbe essere il libero mercato a risolvere il problema della carenza di acqua tramite un aumento dei prezzi che rifletta la penuria della stessa ed una reale concorrenza che funga da fattore di equilibrio.

Ma allora chi dispone di grandi quantità di denaro potrebbe permettersi di riempire la propria piscina od annaffiare il giardino tenuto a prato inglese nel mezzo del deserto, mentre la povera gente non disporrebbe neanche dell’acqua per vivere.

Il libero mercato va benissimo, ma ci vogliono sempre delle leggi che controllino l’accesso alle risorse vitali.

Altrimenti il mondo diventa una gigantesca Cina (il regno del capitalismo) con nessuna libertà politica, una minoranza di miliardari e la maggior parte della popolazione che crepa di fame.

Liberalismo non è Anarchia o Capitalismo !!!!!!!!

avatar Marco Bollettino aprile 27, 2012 alle 09:15

Facciamo attenzione. Nessuno di noi vuole lasciare la gente senz’acqua a morire di sete, ci mancherebbe. Ciò che fa questo articolo è individuare come viene affrontato un problema (la carenza di acqua) nei due sistemi.
Ovvero, se l’acqua non c’è, come applicare il razionamento? (e l’acqua va razionata perché è poca e non è sufficiente per soddisfare i bisogni di tutti)
Il primo metodo è quello di “lasciar lavorare il sistema dei prezzi.” C’è poca acqua, il prezzo sale finché domanda e offerta non si equivalgono nuovamente. Questo vuol dire che parte della domanda deve sparire? Quale parte? Quella disposta a spendere meno per un litro d’acqua.

Tu dici che “chi dispone di grandi quantità di denaro potrebbe permettersi di riempire la propria piscina od annaffiare il giardino tenuto a prato inglese nel mezzo del deserto, mentre la povera gente non disporrebbe neanche dell’acqua per vivere”.

Ho trovato questo link (http://www.pirchercittiglio.it/Cittiglio/filesProdotti/scheda_recuperoAcqPiov.pdf) che stima in 160 litri il consumo medio giornaliero di acqua potabile per persona, di cui 7, meno del 5%, per cucinare/bere. Non a caso sono in tanti a non utilizzare l’acqua dell’acquedotto per bere (magari perché sa di cloro) e acquistare bottiglie d’acqua minerale al supermercato (acqua privata!).
Questo significa che, in caso di razionamento, ben difficilmente ci saranno ricchi che innaffiano il giardino mentre i poveri muoiono di sete, non trovi?
Se invece il razionamento viene effettuato come descritto sempre dall’articolo, ovvero mantenendo il prezzo basso ma “regolamentando” gli usi dell’acqua, allora si innescano quei problemi descritti e che valgono per ogni bene a cui è imposto, per legge, un prezzo non di mercato.

Se leggi il capitolo dodicesimo dei Promessi Sposi hai una splendida descrizione di cosa succede quando è il grano a scarseggiare e viene fissato un “prezzo politico” basso. Ti assicuro che il risultato non è che tutti hanno accesso al pane, poveri e ricchi :-)
***
Se poi esaminiamo il caso della distribuzione dell’acqua in Italia, certamente bisogna considerare in modo realistico i problemi che si affrontano (ad es. la rete di distribuzione, costruita con soldi pubblici, e non tanto la proprietà delle sorgenti può conferire una situazione di monopolio). Ovviamente la gestione della rete può continuare a essere “pubblica” (nel senso di proprietà dei cittadini) venendo “privatizzata” e tolta al controllo della politica.
Per alcune utilities già si fa. Si costruisce una società per azioni che ha il controllo della rete e si distribuisce a ciascun cittadino una quota azionaria. La società poi, tramite gara, dà in concessione (e quindi non concorrenza “di mercato” ma “per il mercato” ) il servizio di distribuzione (non la proprietà degli acquedotti) per un certo periodo di tempo, etc.
La public company in questo caso è “utile” perché gli utili, ma anche le spese, sono “visibili” ai cittadini e non nascoste nel calderone della fiscalità generale.

***
Sulla Cina, cito Tremonti, siamo seri… dai .. la Cina patria del capitalismo… per carità :-)

avatar Luigi Pirri aprile 27, 2012 alle 14:04

Oltre a quello che ha già scritto Marco, vorrei aggiungere una cosa.

Il Liberalismo, nella versione lockeana e di altri grandi autori come Bastiat e Jefferson, non prevede nulla di quello che molto spesso si scrive riguardo i “diritti” sociali.

Secondo Locke, ai governanti, attraverso il “patto”, si cede solo un diritto: la possibilità di farsi giustizia da sé.

Per il resto, la libertà e la proprietà sono totali.

Sei d’accordo?

Magari Locke ha scritto qualcosa riguardo la gestione pubblica che io non conosco :)

COn le sue parole:

“Se l’uomo nello stato di natura è così libero come s’è detto, se egli è signore assoluto della propria persona e dei propri possessi, eguale al maggiore e soggetto a nessuno, perché vuol disfarsi della propria libertà? Perché vuol rinunciare a questo impero e assoggettarsi al dominio e al controllo di un altro potere? Al che è ovvio rispondere che sebbene allo stato di natura egli abbia tale diritto, tuttavia il godimento di esso è molto incerto e continuamente esposto alla violazione da parte di altri, perché, essendo tutti re al pari di lui, ed ognuno eguale a lui, e non essendo, i più, stretti osservanti dell’equità e della giustizia, il godimento della proprietà ch’egli ha è in questa condizione molto incerto e malsicuro. Il che lo rende desideroso di abbandonare una condizione che, per quanto libera, è piena di timori e di continui pericoli, e non è senza ragione ch’egli cerca e desidera unirsi in società con altri che già sono riuniti, o hanno intenzione di riunirsi, per la mutua conservazione delle loro vite, libertà e averi, cose ch’io denomino, con termine generale, proprietà”.

avatar lukeskywalker aprile 25, 2012 alle 22:02
avatar Luigi Pirri aprile 25, 2012 alle 22:32

ahahhahah… bellissimi questi link.

Non so se hai letto l’articolo, cmq:

“Cosa ancor più incredibile è il fatto che l’acqua che sgorga nei rubinetti delle case della provincia non è pura. Girgenti Acque, azienda che gestisce il servizio idrico della provincia di Agrigento, offre ai cittadini dell’acqua imbevibile costringendoli ad usare le bottiglie persino per cucinare”.

Quindi la colpa pare essere di questa Girgenti che, stando a questo

http://www.laltraagrigento.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4066:girgenti-acque-affonda-tra-i-debiti-e-non-solo&catid=37:dossier&Itemid=415

e questo

http://www.laltrasicilia.org/modules.php?name=News&file=article&sid=1828

Pare essere una società tutt’altro che chiara e limpida, partecipata da enti pubblici e affidataria diretta di alcuni servizi.

L’unica colpa della Nestlé?

“Le sorgenti sono state concesse alla multinazionale svizzera Nestlé che dal 2007 sottrae l’acqua ai siciliani per riempire le sue bottiglie Vera. La Nestè ne vende 380 milioni, .per un giro d’affari di svariate decine di milioni di euro”.

Avere un giro di svariate di decine di milioni di euro! :)

Infatti non capisco davvero di qual crimine si sia macchiata la Nestlé.

IL problema, secondo me, qui è ideologico: ci sono certe persone che al solo sentire affiancati “mercato” e “acqua” sobbalzano dalla sedia.

Non c’è un motivo razionale, c’è solo tanto odio per la libertà economica, le multinazionali e la ricchezza privata, demonizzata continuamente.

è un po’ come quando, per sfottermi, in famiglia mi fanno trovare il piatto della juve sul tavolo: ripudio quello che c’è dentro “solo” perché è stato poggiato su quei bruttissimi colori!

Non c’è un motivo logico! :)

Quindi non vedo che abbia fatto di male qui questa multinazionale.

Il problema è che, come sanno tutti ma come pochi sono disposti ad ammettere, la gestione statale dei servizi a lungo andare non funziona, perché manca del sistema dei prezzi, manca di tutta una serie di incentivi e flessibilità che permettono al mercato di essere quel miracolo che effettivamente é.

Questa grande verità fatica ad essere accettata, soprattutto in certi ambienti… eppure basterebbe un po’ di umiltà e di conoscenza in più.

Tra l’altro, tieni presente che, nella migliore delle ipotesi, esistono grosse barriere all’ingresso: necessità di una gara, provvedimento amministrativo (licenze, autorizzazioni, concessioni, etc.).

Affinché vi sia un mercato vero, queste barriere dovrebbero essere rimosse quanto più possibile.

Altrimenti non può applicarsi la storiella dell’articolo, che altro non è che esercizio concreto della legge della domanda e dell’offerta.

Non per essere “liberali religiosi”, ma quando qualcosa nella realtà non funziona, bisogna cercare di capirne bene le cause.

Perchè, piaccia o meno, le leggi del mercato sono irresistibili, invincibili e non possono essere ingannate sul lungo periodo, come non può essere annullata la natura umana, bella o brutta che sia secondo la nostra prospettiva.

Perdona la lunghezza.

Ciao :)

avatar lukeskywalker aprile 26, 2012 alle 17:01

Non c’è nessun problema riguardo la lunghezza, anzi.

Nestlè ha diversi crimini alle spalle, la cui colpa non è solo avere parecchi soldi. E’ una multinazionale tutt’altro che limpida.

In ogni caso, con la mia domanda non mi riferivo esclusivamente a Nestlé (che pare comunque usufruisca in bassissime percentuali della fonte http://www.santostefanoonline.it/?cat=66 e direi di tralasciare ), ma semmai come evitare invece che aziende private come Girgenti gestiscano la distribuzione dell’acqua al limite dell’assurdo.
Da quel che ho capito, Girgenti non è proprio un’azienda privata che ha partecipato e vinto ad una gara d’appalto (manco Nestlè l’ha fatta, ma, come prima, tralasciamo), ed è un fornitore d’acqua con un monopolio sulla distribuzione in quella zona. Quindi dei concetti che sostenete insomma non ha nulla, non è in concorrenza con nessun’altra azienda.

Pertanto, ritornando alla domanda, come dovrebbe, secondo voi, essere gestita l’acqua? Chi dovrebbe essere “titolare” della fonte e come dovrebbe concedere l’utilizzo delle sue acque alle aziende? Ho usato aziende al plurale apposta visto che, fin’ora, di privatizzato nel vero senso del termine non c’è mai stato nulla, ma solamente raccomandazioni e inciuci di enti ibridi privato-statali (e “gentili” concessioni a multinazionali potenti).

Ciao!

avatar Luigi Pirri aprile 26, 2012 alle 21:15

“Nestlè ha diversi crimini alle spalle, la cui colpa non è solo avere parecchi soldi. E’ una multinazionale tutt’altro che limpida”.

Sinceramente diffido sempre di certe “fonti”… ma potrebbe anche essere.

In questo caso mi sembra non abbia commesso nessun delitto però.

“In ogni caso, con la mia domanda non mi riferivo esclusivamente a Nestlé (che pare comunque usufruisca in bassissime percentuali della fonte http://www.santostefanoonline.it/?cat=66 e direi di tralasciare ), ma semmai come evitare invece che aziende private come Girgenti gestiscano la distribuzione dell’acqua al limite dell’assurdo”.

Come ti scrivevo prima, non so quanto sia “Privata” la Girgenti. é partecipata da vari enti pubblici, almeno così riportano alcuni link che ho velocemente letto.

“Da quel che ho capito, Girgenti non è proprio un’azienda privata che ha partecipato e vinto ad una gara d’appalto (manco Nestlè l’ha fatta, ma, come prima, tralasciamo), ed è un fornitore d’acqua con un monopolio sulla distribuzione in quella zona. Quindi dei concetti che sostenete insomma non ha nulla, non è in concorrenza con nessun’altra azienda”.

La gara, la concessione o la licenza sono sempre barriere all’ingresso, per quanto sia meglio avere una gara che un affidamento diretto, almeno in linea teorica.

Il fatto che Nestlé non l’abbia fatta, non è che la pone subito in condizioni di “illegalità” (parliamo di legalità statale) o illegittimità.

Magari per quello specifico servizio era l’affidamento diretto, oppure un’altra modalità. Insomma, ci sono così tante scappatoie e cavilli nel diritto positivo statuale che questo diventa un’arma proprio in mano ai più furbi e smaliziati.

Ma non è in concorrenza con le altre aziende non per farina del suo sacco: ci sono disposizioni di legge che impediscono determinati usi, che richiedono provvedimenti amministrativi prima di intraprendere una qualsiasi attività economica.

Che si chiamino licenze, concessioni, autorizzazioni, gare, affidamenti, sono pur sempre barriere all’ingresso.

E per quanto la gara è migliore, ovviamente, dell’affidamento diretto, ancora meglio sarebbe avere piena libertà di iniziativa economica.

Il monopolio della distribuzione chi glielo dà?

Il problema è quello.

Poi gli uomini non sono angeli… l’occasione fa l’uomo ladro. è proprio per questo che la concorrenza rappresenta un forte deterrente di cui si avvantaggia grandemente il consumatore finale.

Senza dimenticare che, molto spesso, il commerciante è letteralmente terrorizzato dalla concorrenza, per cui tenta di farsi amico il potere politico, che concederà a lui o al suo settore speciali privilegi (vedi licenze o concessioni).

“Pertanto, ritornando alla domanda, come dovrebbe, secondo voi, essere gestita l’acqua?”

Il mercato dell’acqua dovrebbe essere privatizzato e rispondere alla legge della domanda e dell’offerta, come tutti i beni e servizi.

Purtroppo (o per fortuna :) è l’unico modo che abbiamo di servirci di un’economia sostenibile, sana e duratura.

Un sano e completo libero mercato.

Il che non vuol dire, dal mio punto di vista, che l’uomo sia una bestia sempre in cerca di danari facili. Anzi, la solidarietà e la cooperazione sono importantissime: ma queste devono essere spontanee.

Cos’è il mercato, se non un grande processo di cooperazione umana spontanea? :)

“Chi dovrebbe essere “titolare” della fonte e come dovrebbe concedere l’utilizzo delle sue acque alle aziende? Ho usato aziende al plurale apposta visto che, fin’ora, di privatizzato nel vero senso del termine non c’è mai stato nulla, ma solamente raccomandazioni e inciuci di enti ibridi privato-statali (e “gentili” concessioni a multinazionali potenti)”.

Questa domanda rimanda ai modi di acquisizione della proprietà. Cioè, quand’è che posso dire che una cosa è “mia”, quindi venderla, prestarla, darla in usufrutto, affittarla, quello che voglio insomma?

Secondo me il diritto romano e la teoria lockeana dell’acquisizione originaria rappresentano un ottimo punto di partenza (forse anche di arrivo).

Il diritto romano è stato recepito (con grandi cambiamenti dovuti alla presenza dello Stato moderno, che cmq non esisteva al tempo dei romani) nel nostro codice, quindi potremmo partire da lì, depurandolo dalle derive statalistiche cui la nostra epoca è soggetta.

Invece la teoria di Locke ci dice, in soldoni, che l’acquisizione delle res nullius è possibile attraverso il lavoro, e quindi la trasformazione della stessa res, umano.

Cmq se googli “Locke proprietà” trovi un sacco di roba.

Questo ovviamente è il mio pensiero in merito, magari altri autori del sito la pensano diversamente.

In tutti i casi quello che ci unisce è la difesa della proprietà, della concorrenza e dell’iniziativa economica, quindi non penso gli altri si discostino più di tanto :)

Hai ragione nel dire che le “privatizzazioni” odierne sono, molto spesso, grandi inciuci tra corporations e potere politico.

Ma senza il primo, o cmq con un potere politico grandemente ridotto rispetto all’attuale, questi inciuci non sarebbero possibili.

avatar lukeskywalker aprile 26, 2012 alle 22:12

Nestlè non ha agito nell’illegalità, però è un intervento che non ha considerato anche altre aziende. Fosse per me dovrebbe esserci sempre una gara proprio per dare l’opportunità a tutte le aziende di poter partecipare ed eventualmente vincere e fornire il proprio servizio.

Menomale che mi hai citato “res nullius” riguardo il diritto romano, ho un buon punto di partenza. Di Locke ho solo memorie e piccoli approfondimenti degli studi liceali, approfondirò.

Quindi, di quale natura potrebbe/ro essere l’ente/i preposti ad attuare bandi di gara? E soprattutto, quanto devono durare? I miei dubbi riguardano l’interesse stesso dell’azienda ad investire, soprattutto nel caso in cui le concessioni siano di breve termine e non le concedano la proprietà totale: se fossero a breve termine, allora le aziende si concentrerebbero sul profitto a tutti i costi con l’avvoltoio della scadenza, e se non le venisse concessa la proprietà allora la stessa preservazione e il miglioramento delle strutture non gioverebbero di ammodernamenti. Forse generalizzo troppo, però una vera e propria vendita, in questo caso della fonte, ad uno o più aziende private (ma immagino sia meglio più aziende) che hanno partecipato ad una gara (che quindi hanno pagato lo Stato per l’acquisto) e, dopo magari una scadenza massima di 20 anni vendere a nuove aziende che han vinto una gara d’appalto (quindi nel caso in cui abbiano fatto un buon lavoro guadagnandoci rispetto l’importo versato allo Stato inizialmente) potrebbe funzionare? Inoltre non saprei proprio se conviene una scadenza inderogabile o solo un “limite massimo” di anni di utilizzo (quindi dando la possibilità anche dopo 7/10/15 anni alle aziende di vendere il tutto).

Ps. Complimenti per il sito. Una curiosità: non scrivete molto di vostra mano per evitare di “intasare” troppo di articoli il sito, o perché volete dare molto più spazio al sito principale del Von Mises Institute?

avatar Luigi Pirri aprile 25, 2012 alle 13:54

Se sono “naturali” perché deve occuparsene lo Stato, cioè un ente che poggia sull’artifizio e la forza bruta? :)

Lo Stato è tutt’altro che “naturale”, come il processo storico della sua formazione dimostra.

Qui una critica approfondita:

http://mises.org/daily/5266

Magari, se la redazione mi autorizza :), lo traduco appena ho un po’ di tempo (è abb lungo).

avatar ildubbioso aprile 25, 2012 alle 15:29

Lo so. Ma è anche vero che se un politico alzasse volontariamente il prezzo dell’acqua, dubito che verrebbe rieletto. Invece una società privata non avrebbe nessun problema a comportarsi da monopolista, non esiste nessuna concorrenza che la potrebbe mettere fuori mercato.

avatar Luigi Pirri aprile 25, 2012 alle 22:41

Ma potremmo eleggerne un altro che lo alza ulteriormente.

Purtroppo, poiché secondo alcuni siamo incapaci di governarci da soli poiché naturalmente inclini alla violenza (grazie Hobbes), in questo sistema dobbiamo per forza “delegare” in bianco i “rappresentanti”.

Quindi il “prezzo politico” è cmq irrisorio, almeno da un certo punto di vista.

Il monopolista privato è in una situazione differente dal monopolista legale (che discende il suo vantaggio da un’azione politica).

Guarda questa bella analisi di Lottieri ad esempio:

http://www.scribd.com/doc/61780264/1/Monopolio-economico-e-monopolio-legale

avatar ildubbioso aprile 25, 2012 alle 11:55

Ma la fornitura d’acqua non è un caso esemplare di monopolio naturale? Se c’è solo una fonte che permette di rifornire una città chi la possiede non avrà problemi di concorrenza, o no?

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