Come trasformare la ricchezza di risorse naturali in miseria

Nel mondo moderno, la presenza o meno di risorse naturali ci dice poco riguardo la dotazione di beni finali che i consumatori di quel paese avranno a disposizione. Singapore non ha risorse naturali e neppure Hong Kong, ma entrambe le citta hanno delle vibranti economie di mercato e chi vuole fare acquisti può trovare qualsiasi cosa desidera negli scaffali dei negozi di queste due città.

Come controesempio possiamo citare invece il Venezuela, un paese ricchissimo di risorse naturali. È uno dei principali paesi produttori di petrolio in un periodo in cui prezzo della benzina sta salendo alle stelle. Il suolo fertile e il clima temperato permettono un’agricoltura molto produttiva e il paese è inoltre ricco di oro e altri minerali.

Si potrebbe pensare che le alte maree sollevino tutte le barche ma in questo caso i Venezuelani si ritrovano invece a mani vuote. C’è carenza di beni di prima necessità come latte, carne e persino carta igienica. Nella capitale, Caracas, gli abitanti devono programmare le loro agende in base alle consegne settimanali fatte ai negozi sussidiati dal governo.

Non è questione di ricchi e poveri, la scarsità di beni colpisce chiunque. William Neuman descrive la situazione per il New York Times,

Le carenze colpiscono sia i poveri che i benestanti, in modi sorprendenti. Un supermarket in un quartiere di lusso, La Castellana, di recente aveva abbondanza di pollo e di formaggio – addirittura uova di quaglia – ma non un singolo rotolo di carta igienica. Inoltre negli scaffali rimaneva solo qualche pacchetto di caffè.

Un giorno in cui non trovavo latte sugli scaffali, ho chiesto al manager del supermercato dove potessi trovarne e la risposta, dotata di un certo sarcasmo, è stata, “A casa di Chàvez”.

La stampa di denaro ha creato in Venezuela un problema cronico d’inflazione dei prezzi, che l’anno scorso sono cresciuti ufficialmente del 27,6 percento. Secondo il governo socialista di Hugo Chàvez, questi aumenti di prezzo sono stati causati dal capitalismo sfrenato. Quindi, come soluzione, Chàvez ha stabilito un rigoroso controllo dei prezzi che, dal giorno alla notte, ha fatto diventare i beni scarsi.

Ma, ovviamente, gli stessi beni sono riapparsi sul mercato nero a prezzi più alti, quindi il governo di Chàvez ha dato la colpa agli speculatori per aver creato questi ammanchi.

Come sottolinea il Times, non c’è alcuna ragione per cui i consumatori non debbano essere in grado di approvvigionarsi di beni di prima necessità in un città che, con la sua periferia, conta più di quattro milioni di persone.

Il Venezuela è stato per lungo tempo uno dei paesi più ricchi della regione, con una sofisticata industria manifatturiera, una vibrante agricoltura e aziende solide e questo rende molto difficile, per molti residenti, accettare questa situazione fatta di scarsità diffusa di beni.

Chàvez e i suoi ministri dichiarano che “le aziende causano di proposito queste carenze, evitando di vendere i beni prodotti per far alzare i prezzi. Questo mese il governo ha ordinato tagli nei prezzi dei succhi di frutta, del dentifricio, dei pannolini e di un’altra dozzina di prodotti.”

El Presidente deve essere convinto che i produttori riescano con qualche diavoleria a far soldi evitando di vendere i loro prodotti.

Chàvez ha recentemente dichiarato, presumibilmente con volto sincero, che “non stiamo chiedendo loro di non fare profitti, ma di farlo in una maniera razionale, che non derubi la povera gente.”

Ovviamente i prezzi imposti da Chàvez sono troppo bassi perché le aziende produttrici possano ottenere profitti e quindi queste hanno deciso di ridurre la produzione o chiudere del tutto. Inoltre, come scrive il Times, “molte delle carenze di beni sono proprio in quelle industrie, come i latticini ed il caffè, che sono state nazionalizzate dal governo in nome dell’interesse nazionale.”

Chàvez è preoccupato per le elezioni che si terranno il prossimo autunno e sta minacciando di nazionalizzare le aziende che interromperanno la produzione. Anche i media venezuelani sono sotto attacco da parte del governo, che li accusa di spaventare il pubblico e spingerlo a fare scorte di beni. “Le pubblicità del governo chiedono ai consumatori di non farsi prendere dal panico e smettere di fare scorta di beni; viene usato anche un proverbio: il pane di oggi è la fame di domani.”

Solo tre anni fa, il paese esportava caffè. Oggi, i Venezuelani non riescono a trovarlo sugli scaffali dei negozi. Il prezzo imposto dal governo è troppo basso e questo ha spinto gli agricoltori e i tostatori di caffè a interromperne la produzione e smettere di investire in nuove piantagioni e fertilizzanti.

È incredibile che, al giorno d’oggi, un governo possa ancora essere così cieco, stupido e crudele verso la propria gente. Una cosa è insegnare queste fesserie all’università, un’altra metterle in pratica rovinando la vita delle persone.

Articolo di Douglas French per il Circle Bastiat

Traduzione di Marco Bollettino