Serve più inflazione?

Paul Krugman, nel suo recente editoriale del New York Times “Non c’è abbastanza inflazione” (5 Aprile 2012), sostiene che per aumentare l’occupazione serve più inflazione. Il doppio mandato della Federal Reserve, la piena occupazione e la stabilità dei prezzi, è rilevante e importante. Dal momento che abbiamo “prezzi stabili (più o meno),” ma non siamo “affatto vicini alla piena occupazione,” la “FED non sta facendo troppo, ma troppo poco.”

Joseph Salerno, in un recente post su Circle Bastiat, ha incluso il Professor Krugman in un gruppo di economisti “d’elite”, tra cui Olivier Blanchard del FMI, i Professori della Ivy League Ken Rogoff e Greg Mankiw, ed il presidente della FED Bernanke, che credono, seguendo alla lettera la curva di Phillips, che “un’accelerazione del tasso di inflazione sia la panacea per l’economia, ancora in difficoltà, degli Stati Uniti.”

In un articolo successivo, “Disoccupazione e Inflazione” (8 Aprile 2012), Krugman scrive,

Spesso sento persone sostenere che l’esperienza degli anni ’70 abbia confutato l’esistenza della curva di Phillips. Non è vero. Quello che ha fatto è stato mostrare che la disoccupazione non era l’unico fattore determinante dell’inflazione corrente; anche l’inflazione attesa era cruciale.

Per Krugman, la curva di Phillips corretta per le aspettative, non fornisce, come recepiscono invece molti economisti, un avvertimento sull’inefficacia di lungo periodo delle politiche monetarie mirate ad aumentare l’occupazione, ma “implica solamente [..] che la curva si trasformi in “una spirale in senso orario” nel piano disoccupazione-inflazione.”

Fornisce il grafico seguente per illustrare queste spirali per i periodi disinflazionistici a metà degli anni ’70 e del 1980-1984 e l’apparente collasso delle spirali in una retta per l’attuale “depressione minore.” Attribuisce il collasso della curva alla rigidità dei salari nominali in un contesto di bassa inflazione. La sua conclusione, che può essere giusta, ma per le ragioni sbagliate, è che “la stabilità dei prezzi non è una guida adeguata per la politica monetaria”.

Per Krugman, la lezione da trarre dai dati recenti è che “si possono avere prezzi stabili e un’economia persistentemente depressa.” Ma invece di individuare gli ostacoli microeconomici alla ripresa, come ad esempio il “regime d’incertezza,”  richiede ulteriori stimoli monetari e fiscali.

Uno sguardo più da vicino ai dati attuali rivela quello che Krugman sceglie convenientemente di lasciare fuori: le spirali inflazionistiche indotte dalla linea politica che hanno spostato l’economia da un ambiente a bassa inflazione alle situazioni ad alta inflazione e ad alta disoccupazione degli anni ’70 e dell’inizio degli ’80, da cui Krugman inizia la sua storia, sono estremamente importanti per comprendere l’impatto di lungo periodo delle politiche inflazionistiche volte a ridurre la disoccupazione. Se si considera una prospettiva di lungo periodo, i dati minano alle fondamenta le sue tesi per cui ciò che è necessario oggi è avere più inflazione.

CoreMacroeconomics di Gerald Stone (Worth Publishers 2012, pp. 314-326 e 328-331) fornisce ulteriori dettagli. Gli anni ’60 iniziarono con una rapporto inflazione-disoccupazione simile a quello odierno. Nel 1961 l’inflazione era intorno all’1% con una disoccupazione un po’ elevata, poco meno del 7%. Nel 1969, l’inflazione accelerò a quasi il 5% mentre la disoccupazione era scesa a poco più del 3% (Stone, figura 3, p. 317). Fin qui tutto bene per i fan della cura miracolosa “maggiore inflazione per una bassa disoccupazione.” Tuttavia, non più tardi del 1973, con l’inflazione sempre sopra al 5%, la disoccupazione salì al 5% (Stone, figura 4, p. 317). La situazione continuò a deteriorarsi: sia l’inflazione che la disoccupazione si avvicinarono a livelli in doppia cifra, mentre l’economia si adattava sempre più velocemente alle politiche stop and go della Federal Reserve (Stone Figura 6, p. 320).

La prospettiva Austriaca, non il modello NAIRU, offre una migliore comprensione delle politiche economiche del passato e le loro implicazioni per determinare quelle più corrette per il futuro. I commenti di Hayek su come rispondere alla stagflazione della metà degli anni ’70, creata dai tentativi di mantenere un livello occupazionale elevato grazie all’espansione monetaria, dovrebbero essere un avvertimento per i politici attuali. Hayek disse,

Mi trovo in una situazione spiacevole. Avevo predicato per quarant’anni che il tempo per impedire l’avvento di una depressione era durante il boom. Durante il boom, nessuno mi ha ascoltato. Ora la gente si rivolge ancora a me emi chiede come possiamo evitare le conseguenze di una politica da cui avevo sempre messo in guardia. Devo assistere alle dichiarazioni dei capi dei governi di tutti i paesi industriali dell’occidente che promettono alla loro gente di smorzare l’inflazione e preservare la piena occupazione. Ma so che non possono farlo. Ho anche paura che i tentativi di rinviare l’inevitabile crisi con un nuovo percorso inflazionistico possano avere temporaneamente successo e rendere il crollo finale ancora peggiore. (Hayek, 1979, p. 3)

Nel framework Austriaco, come nel modello NAIRU, l’espansione monetaria e un tasso d’interesse basso (rispetto al tasso naturale) possono aumentare l’occupazione; tale linea politica può sembrare di successo. Ma, come Hayek e Mises evidenziarono molto tempo prima dello sviluppo della macroeconomia moderna, l’occupazione creata con lo stimolo, sia esso monetario o fiscale, indipendentemente dal fatto che sia implementato quando l’economia è vicina alla piena occupazione oppure quando sono disponibili ingenti risorse inutilizate (Hayek 1939 e Ravier 2011) è instabile. Tale occupazione, per essere mantenuta, richiederà distorsioni sempre maggiori nei flussi di spesa. Una linea politica che usa l’inflazione per generare occupazione contiene quindi i semi di un ritorno alla stagflazione, e se continuamente implementata ogni volta che la disoccupazione comincia ad aumentare conduce, in ultima analisi, alla scelta se terminare l’inflazione o andare avanti lungo un percorso sbagliato verso un crack-up boom finale.

Le raccomandazioni di accelerare la ripresa con una politica inflazionistica sono una conseguenza del tentativo di tanti sapientoni ed economisti di paragonare troppo in fretta la crisi alla Grande Depressione. Mentre ci dovrebbe essere preoccupazione che un evento del genere non accada mai più, l’attenzione dovrebbe essere concentrata anche su come adottare politiche che impediscano un ritorno alla stagflazione degli anni ’70 e 1980. La “Grande Moderazione”, un periodo di quasi 20 anni di crescita economica e bassa inflazione, fece sembrare che i responsabili politici avessero imparato la lezione dagli errori compiuti tra il 1960 ed il 1980. Un cambiamento nell’enfasi della politica monetaria dall’occupazione alla stabilità dei prezzi — cosa che pure Hayek sosteneva potesse essere la politica migliore che ci possiamo aspettare da un sistema di fiat money diretto da una banca centrale – sembrava avere avuto successo fino al 2000. Due periodi di boom-bust in stile Austriaco hanno fatto svanire la tranquillità macroeconomica.

Il primo ciclo boom-bust, all’incirca tra il 1995 e il 2000, ha dimostrato che, come diceva l’Hayek degli anni ’30 (che suona molto simile al Krugman di oggi), “la stabilità dei prezzi non è una linea guida adeguata per guidare la politica monetaria.” La ragione, è qui va contro Krugman, è che uno shock monetario che accomoda uno shock di produttività genera un boom. Per questo periodo, ciò ha risultato in un PIL reale superiore al PIL potenziale. Il risultante “bust”, misurato in termini di impatto del ciclo del PIL, è stato relativamente mite.

Tuttavia, la lieve recessione è stata seguita da una ripresa abbastanza lenta e senza occupazione. Ciò ha portato molti economisti, tra cui Krugman e altri esperti, a fare come oggi e incoraggiare la FED ad inflazionare — creare un altro boom o bolla — in modo da innescare la crescita e l’occupazione. Così la FED si è data all’eccesso monetario. I tassi d’interesse sono stati tenuti troppo bassi per troppo tempo e questo ha portato a “un boom seguito da un bust inevitabile” (Taylor, 2008, corsivo mio). Il ciclo boom-bust spinto dalla bolla immobiliare è un ottimo esempio di allocazione errata della produzione come conseguenza di uno stimolo monetario attuato in un’economia che opera al di sotto del suo potenziale, come teorizzato da Hayek e ([1939b] 1975) e Ravier (2011). Questa politica monetaria, progettata per ridurre la disoccupazione nel breve periodo, diventa una causa di “maggiore disoccupazione rispetto a quella che doveva originariamente prevenire” (Hayek, 1979, p. 11 e Ravier 2010, soprattutto Grafico IV, p. 116).

Ricercare più inflazione oggi, vorrebbe dire ripetere l’errore, una disoccupazione lievemente più bassa oggi in cambio di disoccupazione e inflazione maggiori in futuro. Per evitare di trovarsi aggrappati per la coda alla tigre inflazionistica, bisogna evitare l’inflazione oggi. Una crisi economica seguiti da una lenta ripresa non dovrebbero essere usati come pretesto per riproporre politiche keynesiane fallimentari ma piuttosto per esaminare in modo critico la proposta di denazionalizzare la moneta. Selgin, Lastrapes e White (“La FED E’ Stata un Fallimento?” Cato Institute Working Paper No. 2 [Dicembre]),

Alcune delle soluzioni alternative proposte potrebbero plausibilmente dare migliori risultati rispetto alla FED come è attualmente costituita. Concludiamo che la necessità di una sistematica esplorazione di alternative al sistema monetario è un fatto pressante oggi come lo era un secolo fa.

I recenti avvenimenti lo rendono ancora più pressante.

Articolo di John P. Cochran su Mises.org

Traduzione di Francesco Simoncelli

Letture consigliate

Ravier, Adrián O. – 2010 – La Curva de Phillips de pendiente positiva y la crisis de 2008. Procesos de Mercado, Revista Europea de Economía Política, Vol. VII, No. 1, Primavera de 2010.

Ravier, Adrián O. 2011. Rethinking Capital-Based Macroeconomics, Quarterly Journal of Austrian Economics, Vol. 14 | No. 3 | 347–375 Fall 2011.

Sanz Bas, David. 2011. Hayek’s Critique of The General Theory: A New View of the Debate between Hayek and Keynes, Quarterly Journal of Austrian Economics, Vol. 14 | No. 3 |288–310 Fall 2011.

Cochran, John P. 2011. Hayek and the 21st Century Boom-Bust and Recession-Recovery, Quarterly Journal of Austrian Economics, Vol. 14 | No. 3 | 263–287 Fall 2011.

Hayek. 1979. Unemployment and Monetary Policy: Government as Generator of the “Business Cycle.” San Francisco: Cato Institute.

Hayek. 1939b. Profits, Interest, and Investment and Other Essays on the Theory of Industrial Fluctuations. Clifton, N.J.: Augustus M. Kelley. 1975.

Hayek. 2008. Prices and Production and Other Works: F. A. Hayek on Money, the Business Cycle, and the Gold Standard, ed. Joseph T. Salerno. Auburn, Ala.: Ludwig von Mises Institute.

Taylor, John B. 2008. “The Financial Crisis and the Policy Response: An Empirical Analysis of What Went Wrong.”