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Source link: http://vonmises.it/2012/04/27/morte-per-ambientalismo/

Morte per ambientalismo

venerdì, aprile 27, 2012 di tradotto da

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Come chi era in età adulta al tempo dell’assassinio di John F. Kennedy, la maggior parte delle persone può ricordare dettagli particolari di ciò che stava facendo quando sentì, per la prima volta, dell’esplosione del Challenger space shuttle. Ad aggravare la tragedia, milioni di bambini, nel paese, guardavano sconvolti l’avvenimento.

Il programma “professore nello spazio”, che la Nasa sperava segnasse, pubblicamente, un punto a favore del programma spaziale, esplose insieme all’astronave quando l’insegnante Christa McCauliffe del New Hampshire morì, insieme con altri sette astronauti, nella tragedia occorsa a miglia di distanza sopra la terra. Ciò nonostante, la Nasa andò avanti a registrare molti voli dopo il disastro, ma il programma balzò di nuovo alle cronache quando il Columbia esplose pochi minuti prima dell’atterraggio, uccidendo i sette astronauti a bordo.

Scrivendo dell’ultimo disastro Nasa sul periodico Free Market, ho chiarito i problemi e le deprimenti verità dell’esplorazione spaziale socialista.

Ciò che non ho scritto è qualcosa di ancor più deprimente: le radici di entrambi i disastri si trovano nelle politiche ambientaliste del governo. L’ambientalismo non solo ha ucciso 14 astronauti, ma lo ha fatto nel modo più orribile possibile e in diretta tv.

Come le recenti notizie hanno riportato, la distruzione del Columbia è stata, quasi certamente, causata da un pezzo di schiuma isolante staccatosi e venuto a contatto con alcune piastrelle di protezione termica, disperdendole e lasciando la navetta vulnerabile all’intenso calore sperimentato in prossimità del rientro nell’atmosfera terrestre.

È tutto ciò che i telegiornali mainstream – e la Nasa – hanno riportato. Non hanno però detto che la particolare schiuma usata era il sostituto ecologico di un ottimo materiale; la precedente schiuma, usata per isolare i serbatoi esterni della Columbia, conteneva Freon, un clorofluorocarburo che l’EPA aveva vietato in seguito alle preoccupazioni sull’assottigliamento dello strato di ozono.

Come ha riportato Steven Milloy, la Nasa avrebbe potuto chiedere un’esenzione da questa regola. Il Freon, dopotutto, è inerte e non tossico, la sua connessione con l’assottigliamento dello strato di ozono è, nel migliore dei casi, debole. Tuttavia, essendo rimasti già scottati dall’EPA una volta (come spiegherò), la Nasa si piegò a ciò che Milloy chiama “Schiuma PC.” Scrive: “La schiuma PC fu subito un problema. La prima missione che la utilizzò si concluse con un danneggiamento 11 volte maggiore delle pareti termiche dell’astronave rispetto alla precedente missione con schiuma Freon.”

Inoltre, il danno era evidente – e piuttosto serio. Milloy riporta che, nella successiva missione del Columbia del 1997, “più di 100 piastrelle termiche furono danneggiate in modo irreparabile, ben oltre la media normale di 40”.

Esaminerò ora l’esplosione del Challenger, una settimana dopo il Super Bowl del Gennaio 1986. Come quasi tutti coloro che conoscono, più o meno bene, la faccenda sanno, una serie di O – rings, che avrebbe dovuto mantenere i gas caldi intrappolati nel razzo che trasportava la navetta, fallì, provocando una fuoriuscita di combustibile, che esplose in una palla di fuoco poco dopo il decollo.

Era una mattina insolitamente fredda a Cape Canaveral, troppo fredda per una corretta performance degli O – rings. Ciò è risaputo. Quello che le persone non sanno è che il materiale usato per costruire gli O – rings era un sostituto ecologico di un prodotto che l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente aveva vietato, poiché contenente amianto.

Gli O – rings originali, usati nelle giunture del razzo, provenivano da un mastice comune, usato per lungo tempo in maniera sicura ed efficace. Tuttavia, nella sua guerra contro l’amianto ovunque e dovunque, l’EPA impedì alla Nasa di utilizzare quel prodotto, nonostante l’agenzia spaziale avesse chiesto una deroga. L’EPA, non sorprendentemente, rifiutò, aprendo la porta al disastro verificatosi 17 anni dopo. Il nuovo prodotto, senza sorpresa alcuna, fallì. Il resto della storia lo conosciamo.

In situazioni normali, questo fatto avrebbe portato a uno scandalo di proporzioni gigantesche. Un’agenzia governativa impone l’uso di materiale non sicuro, il quale conduce alla morte pubblica di 14 persone. Se un’impresa privata avesse adottato condizioni lavorative così insicure, avremmo avuto un’inchiesta da parte del New York Times. Invece solo silenzio nel nostro caso, interrotto da commenti del tipo “lo spettacolo deve continuare” per ciò che concerne il futuro del programma spaziale. Anche i servizi giornalistici sul disastro hanno ignorato la ragione per cui la NASA avesse usato un prodotto così insicuro; in realtà, i giornalisti mainstream non stanno nemmeno ponendo le domande giuste.

Innumerevoli autori su queste pagine e altrove hanno sottolineato gli alti costi – e bassi benefici – della regolamentazione ambientale. L’ambientalismo è diventato una religione vera e propria a cui nessuna obiezione può essere posta.

Purtroppo vediamo ancora una volta come l’ambientalismo applicato in pratica possa rivelarsi disastroso. Va bene, stiamo parlando di “sole” 14 persone, paragonate alle centinaia di migliaia morte di malaria a seguito al divieto di uso del DDT, che prima uccideva le zanzare portatrici della malattia.

Che si parli di 14 astronauti o 14.000 persone di una remota nazione Africana, comunque, stiamo parlando della stessa cosa: morire a causa dell’ambientalismo. La giuria ha deciso; l’ambientalismo non è solo pericoloso per la nostra salute, ma minaccia le nostre stesse vite.

Articolo di William Anderson per Mises Canada

Traduzione di Luigi Pirri

Note

[1] Milloy ha anche sottolineato come l’EPA esentò la NASA dalla riduzione di CFC nel 2001, rimarcando, però, come la stessa dovesse continuare ad usare la sua schiuma “amica dell’ambiente”.

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