Federal Reserve di New York: abbandonate l’edificio!

L’economista Austriaco Robert Wenzel è stato invitato  alla Federal Reserve Bank di New York. Il 25 Aprile 2012, nella Liberty Room della banca, ha tenuto il suo discorso e si è poi fermato a mangiare al banchetto successivo. Quello che segue è il testo che si era preparato.

Grazie molte per avermi invitato a parlare qui, alla Federal Reserve Bank di New York.  L’argomentazione intellettuale, certamente, ha un valore straordinario nel raggiungimento della verità. In questo senso, accolgo volentieri l’opportunità datami di esprimere le mie vedute sull’economia e sulla politica monetaria e come queste differiscano da quelle della Fed.

Detto ciò, credo che le mie posizioni siano così diverse dalle vostre che i miei commenti falliranno del tutto nel convincervi a fare ciò che andrebbe fatto, ossia eliminare l’intero Federal Reserve System.

Le mie vedute, temo, differiscono dalle vostre in tutto e per tutto. Dalla corretta metodologia da usare in economia, alla maniera in cui la macroeconomia funziona, al ruolo e alla missione della Federal Reserve, sto qui confuso su come voi vediate il mondo così diversamente da me.

Semplicemente, non capisco la maggior parte dell’impianto teorico sposato qui alla Fed e non comprendo come possa continuare a essere sostenuto nonostante si scontri con la realtà.

Permettetemi di iniziare con la metodologia. Io sostengo la visione sviluppata da grandi pensatori economici come Ludwig Von Mises, Friedrich Hayek e Murray Rothbard, per cui non vi siano, nel campo della scienza economica, costanti simili a quelle delle scienze naturali.

Nella fisica, sappiamo che l’acqua ghiaccia a 32 gradi Fahrenheit. Possiamo predire con estrema precisione quanta distanza percorrerà un razzo riempito di 500 galloni di carburante. Vi è precisione poiché vi sono costanti, che non cambiano e sulle quali è possibile costruire equazioni.

Non ci sono costanti del genere nel campo economico, poiché la scienza economica si occupa dell’azione umana, che può cambiare in qualsiasi momento. Se il prezzo delle patate rimane lo stesso per 10 settimane, non significa che sarà lo stesso anche il giorno seguente. Sfido chiunque in questa stanza a fornirmi una costante economica che abbia la stessa immutabilità di quelle fisiche o chimiche.

Eppure, in paper su paper presentati qui alla Federal Reserve, vedo equazioni costruite come se queste costanti esistessero. È come assumere una relazione costante tra i tassi d’interesse di questo Paese e quelli russi e del resto del mondo, per poi crearvi equazioni, cercando di fare trading sulla base di quelle stesse equazioni. Fu tentato e il risultato fu l’esplosione del fondo LTCM (Long Term Capital Management) – esplosione che provocò diversi incontri importanti in questo stesso edificio.

Nonostante ciò, le equazioni, basate su costanti, continuano a essere pubblicate nei paper del sistema Fed. Rimango perplesso.

Trovo anche curiosa la credenza generale nel modello economico Keynesiano, che conduce a credere che sia la domanda, piuttosto che la produzione, a guidare l’economia. Guardo al mondo reale e vedo iPhones, ipads, forni a microonde, televisori a schermo piatto, i quali mi suggeriscono che è la produzione a dare una spinta all’economia. Senza la produzione di queste e milioni di altre cose, dove saremmo? I keynesiani in sala risponderebbero: “Hai bisogno di domanda che acquisti questi prodotti”. Ed io ribatterei: “Non credete nella legge della domanda e dell’offerta? Non ritenete che i prodotti, una volta costruiti, troveranno il loro prezzo di mercato?”

Inoltre, aggiungerei che i prezzi dei fattori di produzione si aggiusterebbero ai prezzi al consumo, consentendo al mercato di ripristinare l’equilibrio. Di nuovo: credete o meno nella domanda e nell’offerta?

Rimango perplesso del fatto che, in qualche modo, la maggior parte di voi ritiene di credere alla legge della domanda e dell’offerta e al sistema dei prezzi di mercato, ma poi li nega apertamente in macroeconomia.

Voi mi rispondereste che i prezzi sono rigidi verso il basso, soprattutto il prezzo del lavoro, quindi c’è bisogno di pompare moneta nell’economia per renderla funzionante. E io guarderei con sorpresa come i vostri confratelli Keynesiani al governo abbiano creato un ambiente di salari rigidi verso il basso.

L’economista Robert Murphy sottolinea come il Presidente Herbert Hoover avesse continuato a fare pressioni sugli imprenditori affinché non abbassassero i salari.

Egli Citò un discorso di Hoover a un gruppo di imprenditori:

In questo paese c’è stato uno sforzo determinato e congiunto da parte del governo e degli affari privati… al fine di prevenire qualsiasi riduzione salariale.

Riporta, poi, come FDR superò Hoover, cercando di “aumentare i salari piuttosto che mettere un pavimento sotto di loro”.

Vi chiedo, con presidenti attivi nel condurre politiche che tentano di annullare la legge della domanda e dell’offerta e di manipolare i salari, siete così sorpresi che i salari fossero così rigidi verso il basso durante la Grande Depressione?

Al giorno d’oggi in America, l’obiettivo del governo è un po’ cambiato; ora si tenta di sostenere molto di più i disoccupati attraverso pagamenti duraturi. È così sorprendente che la disoccupazione sia alta quando si paga la gente per non lavorare? Il Premio Nobel del 2010 fu consegnato a degli economisti per i loro studi, i quali mostravano che, e sto citando il comunicato stampa della vittoria del Nobel,

Una conclusione è che generosi sussidi di disoccupazione accrescono la disoccupazione stessa e i tempi di ricerca del lavoro.

Non credete sia più saggio fermare queste politiche, che sono un fattore causale diretto della disoccupazione, invece di aggiungere ulteriore caos economico e svalutare la moneta aumentandone l’offerta?

Rimango perplesso di fronte alle vostre differenti conclusioni sulla disoccupazione e al vostro auspicare la manipolazione monetaria per stimolare la “domanda” – una vocazione, aggiungo, che dalla fondazione della Federal Reserve ha provocato un aumento nell’offerta di moneta del 12.230%.

Dovrei anche rimanere perplesso nell’ascoltare la posizione per cui la Federal Reserve dovrebbe mantenere la stabilità dei prezzi. Cosa c’è di sbagliato nell’avere prezzi al ribasso nell’economia, come accade oggi nel settore informatico, televisivo e della telefonia? Perché, mi chiedo, volete prezzi stabili? E, a proposito, come sta funzionando questa faccenda della stabilità secondo voi?

Dall’inizio della Fed, i prezzi al consumo sono aumentati del 2.241 %. Non è un mio errore: ripeto, dall’inizio della Fed, i prezzi al consumo sono cresciuti del 2.241 %.

Potreste dirmi che la stabilità dei prezzi è solo un obiettivo secondario della Fed, mentre il vero scopo è quello di prevenire le depressioni economiche ma, dalla fondazione della Fed, vi sono state 18 recessioni, compresa la Grande Depressione e la recente Grande Recessione. Queste crisi hanno determinato crolli del mercato azionario, milioni di disoccupati e innumerevoli fallimenti economici.
Mi chiedo come possiate pensare che l’operazione Fed abbia avuto successo, nonostante tutto quello che è capitato.

Sono particolarmente confuse, giacché la Teoria Austriaca del Ciclo Economico (ABCT) – sviluppata da Mises, Hayek e Rothbard – aveva avvisato di tutto questo. Secondo l’ABCT, è l’espansione monetaria promossa dalla banca centrale che causa il ciclo economico, una cosa che voi, qui alla Fed, avete certamente fatto, aumentando l’offerta di moneta. Riuscite a immaginare le distorsioni causate nell’economia da questa massiccia manipolazione monetaria?

Secondo l’ABCT, se aumenti l’offerta monetaria, quei settori che ne beneficeranno andranno in bolla; fermate l’espansione e crolleranno. La manipolazione della Fed tende a riversarsi su Wall Street e i beni capitali per prima; non sorprende gli economisti Austriaci che i crolli più drammatici siano riferibili a questi settori, come il mercato azionario o quello dei beni immobili. L’economista Murray Rothbard, nel suo libro La grande Depressione, ha spiegato, nei minimi dettagli, come i cambiamenti nella crescita dell’offerta monetaria abbiano provocato la Grande Depressione.

A livello personale, invece, mentre la recente crisi si stava per scatenare, ho lanciato avvertimenti lungo tutta l’estate del 2008. L’11 luglio 2008, al sito EconomicPolicyJournal.com, scrissi,

ALLARME GENERALE: drammatico rallentamento nella crescita dell’offerta di moneta

Dopo aver mantenuto per mesi a tassi in doppia cifra, il tasso di crescita dell’offerta di moneta ha rallentato drammaticamente. Rispetto all’anno precedente, il tasso di crescita dell’offerta di moneta per gli scorsi tre mesi è stato solo del 5,2 percento. Se consideriamo gli ultimi due mesi e prendiamo come parametro il M2NSA, la crescita è stata zero.

Dobbiamo guardare a questi numeri con molta attenzione. Se il rallentamento continuerà, una recessione severa sarà inevitabile.

Non abbiamo mai visto un cambiamento così repentino nel tasso di crescita dell’offerta di moneta, da doppia cifra a 5 percento. Ha idea Bernanke di ciò che sta facendo?

Il 20 luglio 2008, scrissi,

Ho fatto notare in precedenza come negli ultimi due mesi l’offerta di moneta stesse collassando. M2NSA è passato da un tasso di crescita in doppia cifra a quasi zero.

Uno sguardo alla situazione creditizia rivela uno scenario ancora peggiore. Secondo i recenti dati della Fed, per le 13 settimane che sono terminate il 25 giugno, il credito bancario (obbligazioni e prestiti) si è contratto ad un tasso annualizzato del 7,9 percento.

C’è stato un piccolo picco al rialzo dal 25 giugno, sia nel credito bancario che nel parametro M2NSA, ma i tassi di crescita rimangono estremamente bassi.

Se non vi sarà un repentino ribaltamento dei numeri nelle prossimi settimane, dovremo avvertire di una imminente crisi in stile Grande Depressione.

Eppure, solo poche settimane prima che io lanciassi questi avvertimenti, il Presidente Bernanke, mentre il tasso di crescita dell’offerta di moneta stava precipitando, presentava uno scenario economico molto più ottimista. Nel suo discorso del 9 giugno 2008 alla 53esima conferenza annuale sull’economia, tenuta alla Federal Reserve di Boston, dichiarò:

Vorrei farvi un piccolo aggiornamento in merito all’andamento dell’economia e della politica monetaria, iniziando con le prospettive di crescita. Nonostante lo sgradito rialzo nel tasso di disoccupazione che è stato riportato la scorsa settimane, i dati che stiamo raccogliendo di recente, presi nel loro insieme, hanno avuto effetti modesti sull’andamento dell’economia e dell’occupazione. In realtà, anche se nel secondo trimestre l’attività economica è debole, il rischio che l’economia entri in recessione sembra essere diminuito durante il mese scorso. Fino alla fine dell’anno, gli effetti degli stimoli monetari e fiscali, un graduale rilassamento del freno dovuto alle costruzioni residenziali, ulteriori progressi nella stabilizzazione del mercati finanziari e creditizi è una ancora solida domanda estera dovrebbero fornire la spinta necessaria a contrastare le difficoltà che ancora affliggono l’economia.

Credo che la Grande Recessione che è seguita è ancora fresca nelle nostre menti e quindi non sia necessario riepilogare quale delle due previsioni si sia rivelata più accurata.

Sono inoltre confuso da tante altre decisioni di policy making prese qui alla Federal Reserve. Ci sono state più variazioni nella condotta della politica monetaria durante l’era Bernanke che in ogni altro periodo della storia moderna della Fed. Durante le presidenze di Arthur Burns, G.William Miller, Paul Voclker e neppure sotto Alan Greenspan ci sono stati così tanti cambi repentini di direzione nelle mosse della Fed. Sotto il Presidente Bernanke, ci sono stati significativi cambi nella direzione del tasso di crescita dell’offerta di moneta per ben cinque volte. Quindi non mi sorprende affatto che l’economia, oggi, vada avanti a singhiozzi. La politica monetaria stravagante seguita oggi rende sempre più difficile agli uomini d’affari far progetti a lungo termine. In realtà, nei miei stessi “avvisi quotidiani” sull’economia, trovo estremamente difficile dare consigli a lungo termine, quando nel giro di poco tempo vedo passare il tasso di crescita annualizzato di M2 da 20% a quasi zero, per poi tornare al 25% e crollare al 6 percento.

Sono anche molto confuso dal molti del programmi monetari istituiti dal Presidente Bernanke. Ad esempio “l’Operazione Twist.”

Non è la prima volta che viene tentata una Operazione Twist. La prima volta fu nel 1961, all’inizio dell’Amministrazione Kennedy. Fu scritto un paper da tre economisti della Federal Reserve nel 2004 che, in parte, esaminavano l’Operazione Twist degli anni ’60.

La loro conclusione:

Un secondo episodio ben conosciuto in cui si tentò di manipolare la struttura temporale dei tassi di interessi fu la cosiddetta Operazione Twist. Lanciata all’inizio del 1961 dall’Amministrazione Kennedy, l’Operazione Twist doveva aumentare i tassi a breve termine (promuovendo quindi flussi di capitale in entrata e supportando il dollaro) e allo stesso tempo abbassare, o almeno non alzare, i tassi a lungo termine. (Modigliani e Sutch 1966)…. Le due principali azioni dell’Operazione Twist consistevano nell’usare operazioni di mercato aperto e di gestione del debito da parte della Federal Reserve. Oggi l’Operazione Twist è largamente considerata un fallimento, in gran parte grazie al classico studio di Modigliani e Sutch….

In realtà, Modigliani e Sutch hanno anche rimarcato che l’Operazione Twist aveva avuto dimensioni modeste e che se si considerava un termine leggermente più lungo nella maturità del debito pubblico, i tassi di interesse erano saliti in modo significativo, invece di scendere… Quindi, l’Operazione Twist non sembra fornire alcuna prova sul quale sarà la direzione dei possibili effetti dovuti al cambiamento nella composizione del bilancio della Banca Centrale…

Crediamo che le nostre conclusioni in qualche maniera confutino l’ipotesi forte che azioni di politica monetaria non standard, come l’easing quantitativo o l’acquisto mirato di asset, non abbiano effetti reali in una moderna economia industriale. Tuttavia gli effetti di queste politiche rimangono quantitativamente ancora molto incerti (corsivo mio).

Uno degli autori di questo paper del 2004 era proprio il Presidente Bernanke. Quindi, io mi chiedo, perché diavolo il Presidente Bernanke sta implementando questo programma, se è lui stesso nel suo paper a scrivere che secondo Modigliani era stato un fallimento e a implicare che per determinare la vera performance sarebbe stato necessario un test più esteso?

Mi chiedo, il Presidente non starà mica usando gli Stati Uniti come laboratorio e gli Americani come topi per testare la sua curiosità in merito a questioni come gli effetti dell’Operazione Twist?

Inoltre sono molto confuso dalla risposta del Presidente Bernanke alle interrogazioni parlamentari del deputato Ron Paul. In risposta a una domanda, che sembrava improvvisata, del deputato Paul riguardo al denaro della Federal Reserve fornito agli scassinatori del caso Watergate, il Presidente Bernanke ha contattato l’ufficio dell’Ispettore Generale della Federal Reserve ed ha richiesto un’indagine ufficiale. In merito invece alle periodiche richieste del deputato di svolgere un audit dell’oro tenuto a Fort Knox e di verificare la copertura dei certificati auriferi nel bilancio della Federal Reserve, il Presidente non si è mai attivato. Lo trovo molto strano. Si chiede una indagine ufficiale per ciò che può essere interessante solo da un punto di vista storico ma non si vuole dare conferma di un qualcosa che potrebbe essere di interesse vitale per gli Americani di oggi.

In questo stesso edificio, giù nelle camere blindate sotterranee, sono custoditi miliardi di dollari in oro, custoditi dalla Federal Reserve per conto di governi stranieri. La Fed fa fare regolarmente dei tour di visita di quelle camere blindate, anche a scolaresche. Tuttavia l’oro americano è off limits per quasi tutti e non è mai stato inventariato in modo serio. Non vi sembra strano? C’è almeno qualcuno alla Fed che sa qualcosa riguardo alla qualità e alla purezza dell’oro di Fort Knox?

In conclusione, ritengo che la Federal Reserve sia stata, dall’inizio delle operazioni a oggi, un completo fallimento. Penso che venga utilizzata una metodologia fallimentare. Ritengo che i fini per cui è stata istituita la Fed – portare stabilità nel livello dei prezzi e nell’economia – non siano mai stati perseguiti con successo. Ripeto, i prezzi sono cresciuti del 2241 percento dalla nascita della Fed e nello stesso periodo ci sono state 18 recessioni. Nessuno alla Fed sembra interessarsi della copertura dei certificati auriferi tenuti a bilancio. L’imperatore è nudo. I teorici Austriaci del ciclo economico vengono costantemente ignorati dalla Fed anche se hanno ottenuto i risultati migliori nell’identificare le crisi imminenti e, nel caso specifico, individuare lo sviluppo della bolla immobiliare. Non dimentichiamoci che nel 2004, due economisti della Federal Reserve di New York, scrissero un paper negando che ci fosse alcuna bolla immobiliare.  In risposta a quel paper scrissi,

L’analisi sbagliata fatta da [questi] economisti della Fed … potrebbe essere ricordata nella storia come il più spettacolare errore di previsione da quando Irving Fisher, nel 1929, dichiarò, appena prima del crollo dei mercati, che i corsi azionari avevano raggiunto quello che sembra un elevato livello permanente.

I dati rilasciati soltanto ieri mostrano come i prezzi delle case siano collassati ai livelli del 2002.

Ora vi darò altri avvertimenti riguardo all’economia.

Il cappio si sta stringendo attorno alla vostra organizzazione. Ora siete costretti a creare quantità smisurate di denaro solo per mantenere questa economia da voi manipolata a galla. Il risultato sarà un’enorme inflazione dei prezzi o, se smettere di stampare, un altro crash senza precedenti. Non c’è altra via d’uscita.

Ancora, grazie per avermi invitato. Avete preparato un banchetto e quindi non sarò scortese – rimarrò qui a mangiare.

Facciamo un buon pasto insieme. Una bella festa. Poi vi chiedo, vi prego, vi scongiuro, uscite da questo edificio insieme a me e non tornateci più. È la cosa moralmente ed eticamente giusta da fare. Non accade nulla di buono tra queste quattro mura. Chiudiamo a chiave le porte e lasciamo l’edificio a ragni, falene e ratti.

Postfazione

Qui ci sono i dettagli che circondano il mio intervento presso la New York Federal Reserve Bank. In primo luogo, sono sorpreso che ciò sia effettivamente accaduto.

La reazione all’interno della FED di New York è stata veloce e furiosa alla notizia del mio invito a tenere un discorso, una volta che questa è stata resa pubblica all’interno della banca.

Non ho intenzione di andare nello specifico su chi mi ha invitato. Credo che l’economista abbia avuto una curiosità vera per le mie opinioni, ma quando ha mandato l’invito formale via e-mail internamente alla FED di New York (ne ho ricevuto una copia), questo è stato annullato in 15 minuti dopo essere stato inviato (ho anche una copia della cancellazione). Tanto per citare la curiosità generale della FED sui vari punti di vista diversi da quello mainstream.

L’economista che mi ha invitato mi assicurò che stava ancora organizzando il discorso. Eppure, mentre il fatidico giorno si avvicinava, temevo che avrei ricevuto la notizia che il mio intervento sarebbe stato annullato.

Quando sono arrivato alla banca, l’economista che in origine mi aveva invitato mi ha detto che c’era un “conflitto organizzativo” con un seminario e che il gruppo sarebbe stato inferiore a quanto inizialmente previsto. La cosa in realtà non mi ha preoccupato, ero alla FED, e coloro che volevano ascoltare il mio discorso l’avrebbero fatto.

Tuttavia, ho notato una certa tensione nei volti, mentre tenevo il mio discorso, e forse un po’ di rabbia. Ma la rabbia presto è dissipata.

Non appena ho finito il mio discorso e per disinnescare la tensione, ho posto una domanda immediata se gli economisti presenti ritenevano che la teoria Austriaca fosse un punto di vista legittimo. La solita risposta è arrivata dalla dichiarazione di un economista della FED secondo cui ci sono stati crash peggiori per l’economia prima che avesse inizio la FED. (Nota a margine: questo è un argomento regolarmente utilizzato da coloro che sostengono la FED. Essi sostengono che le crisi erano peggiori prima della FED. Ho visto lavori frammentati demolire questo punto di vista, ma penso che sia il caso che qualche studente d’economia approfondisca il periodo pre-FED in America ed analizzi i crash da un punto di vista del ciclo economico Austriaco evidenziando chiaramente come il governo fosse coinvolto in tali crisi, se lo fosse — e secondo me è così. Un tale studio sarebbe estremamente utile per far cadere questa considerazione che i sostenitori della FED tentano di giustificare assolvendo la FED stessa.)

Ho poi chiesto a un economista (un veterano della FED da circa 20 anni), se aveva familiarità con l’economia Austriaca. Ha detto che al college aveva seguito due corsi di storia dell’economia e poi ha detto che la Scuola Austriaca fa parte della tradizione classica. Questo mi ha suggerito che non era a conoscenza delle differenze importanti tra la Scuola Austriaca e l’economia classica (e anche la tradizione neoclassica).

Più avanti nel Q&A, un economista ha osservato che aveva compreso la Scuola Austriaca e che faceva parte del gruppo che voleva un costante aumento dell’offerta di moneta e che aveva sviluppato l’equazione PV=MT. Questa, naturalmente, non è l’opinione Austriaca, ma una visione sostenuta dalla Scuola di Chicago. Così, in un colpo solo, questo economista ha dimostrato non solo la sua ignoranza sulle opinioni Austriache in materia di politica monetaria, ma anche la sua confusione sui punti di vista della Scuola di Chicago.

Per cercare di stemperare la tensione, quando un economista ha fatto una dichiarazione particolarmente Keynesiana, ho detto, “Non pare che tu abbia intenzione di uscire fuori di qui con me, dopo pranzo, come vi ho consigliato.” Risate in sala.

In un altro punto, ho raccontato la storia di come in una conversazione telefonica con Lew Rockwell, Lew ed io stessimo discutendo sul perché avessi ricevuto un invito da parte della FED, e Lew ha detto, “Probabilmente sono stanchi di tutti quei discorsi noiosi che devono ascoltare.” Altre risate.

Una buona parte del Q&A è stato incentrato sul punto di vista rothbardiano secondo cui i prezzi dovrebbero essere lasciati scendere. Erano davvero affascinati da questo punto di vista e chiaramente non l’avevano mai sentito prima. Un economista ha sollevato la questione di come il calo dei prezzi avrebbe un impatto sugli asset. La risposta è, naturalmente, che un asset è valutato in base al suo flusso di valore attualizzato e che i prezzi in calo sarebbero presi in considerazione nei modelli di valore attuale netto. Tuttavia, non credo che questo punto di vista sia ancora stato pienamente sviluppato, ed è un altro buon progetto per un economista in erba.

Nel complesso, sono stato semplicemente sorpreso dalla mancanza di conoscenza di questi economisti circa la Scuola Austriaca. E’ come se non esistesse. Questo indica il lavoro estremamente importante che viene svolto dal Mises Institute e anche da Ron Paul. Il numero di studenti con una conoscenza dell’economia Austriaca sta aumentando a un ritmo esponenziale. Non riesco a immaginare che i futuri economisti, anche quelli che lavorano per la FED, non avranno qualche conoscenza di economia Austriaca, grazie al LvMI ed a Ron Paul.

La mia esperienza presso la FED sottolinea l’importanza del dibattito intellettuale e dello studio. Chiaramente, gli economisti che ho incontrato presso la FED sono stati portati in un tunnel intellettuale, dove non hanno avuto alcuna esposizione alla teoria economica Austriaca. Leggono e studiano all’interno di una gamma limitata di scrittori. Ma erano molto curiosi di conoscere la mia opinione.

Un economista mi ha chiesto come sapessi che il mercato immobiliare stesse per andare in crash. Grazie alla teoria Austriaca, ho capito che il denaro creato dalla FED entra nell’economia in punti specifici e che era ovvio che il mercato immobiliare era stato uno di quei punti. Gli ho detto che sapevo anche che questo si sarebbe infine tradotto in un’inflazione nei prezzi (non appena il denaro si fosse diffuso nell’economia) e che a quel punto la FED avrebbe rallentato la stampante ed il mercato immobiliare sarebbe crollato, il che è proprio ciò che è avvenuto.

Ho il sospetto che ai vertici della FED ci sono alcuni tipi molto cattivi che capiscono che il gioco è quello di proteggere i banchieri, ma non credo che sia la tesi sostenuta dall’anello esterno. Sono stati portati nel sistema, e non fanno domande che possono minacciare i loro assegni (sarebbe stato più difficile impossibile se gli economisti avessero discusso tutte le mosse fatte da Bernanke) e lavorano sviluppando modelli all’interno del contorto modello Keynesiano.

Se si mette sotto la loro sedia un petardo, come ho fatto io col mio intervento, e poi li si tratta con rispetto mentre si discutono i loro punti di vista opposti e si alleggerisce la situazione dopo che il petardo ha fatto il suo effetto, forse si otterrà un qualche impatto sul tipo di pensiero a cui sono stati esposti per tutta la loro vita professionale. Ancora più importante, spero che il mio intervento aiuterà gli studenti in erba a capire che la macchina della propaganda della FED sostiene un sacco di giustificazioni per la sua stampante, che però se guardata da vicino non può essere giustificata. Maggiore è il numero di coloro che capiscono i fallimenti del pensiero e delle operazioni della FED, più vicini saremo a porre fine al Federal Reserve System.

L'articolo originale: http://www.mises.org/daily/6028/New-York-Fed-Leave-the-Building