Trascurando la realtà

Se stai seguendo o hai seguito alcuni dei tradizionali corsi di economia, è molto probabile che ti ponga domande come la seguente: se un modello economico non rispecchia il mondo reale, perché dovrei fidarmi dei suoi risultati? Una delle risposte che spesso ottengo quando pongo quella domanda è simile a questa: il modello non è come il mondo reale, perché non è supposto che sia come il mondo reale. Se lo fosse, allora non sarebbe un modello! Ricevere una risposta ti può far sentire intellettualmente inferiore o incapace di formulare un pensiero astratto. Si può avere l’impressione che ci sia qualcosa di ovvio che non riusciamo a cogliere. A volte la risposta va un più in là: i modelli sono rappresentazioni semplificate della realtà, che noi utilizziamo per meglio comprenderla. Questa risposta è un po’ più raffinata, ma non ci dice ancora come abbiamo determinato che alcuni aspetti della realtà non fossero abbastanza importanti da esser inclusi nel modello. Costruire un modello in questo modo implica anche che abbiamo già compreso gli elementi della realtà e il modo in cui sono correlati.

Se nessuna di queste risposte vi ha fatto sentire completamente a vostro agio con la teoria economica attualmente predominante, l’approccio di Léon Walras,  potreste voler esaminare le opere di alcuni degli economistiaustriaci. LudwigvonMises, FriedrichHayek e MurrayRothbard sono stati i protagonisti di questa scuola di pensiero nel XX secolo. Studiosi come Mises, Hayek e Rothbard hanno dimostrato che ci sono, con ogni probabilità, descrizioni più solide dei mercati rispetto a quelle contenute esclusivamente nei modelli matematici di equilibrio generale.

Principi base di Economia Austriaca

L’approccio Walrasiano e quello Austriaco giungono spesso a conclusioni simili quando si tratta di opportunità di mercato, ma arrivano a queste conclusioni seguendo percorsi molto diversi. Il vantaggio dell’approccio austriaco consiste proprio nel percorso necessario per arrivare a queste conclusioni – mantenendo diversi principi fondamentali con cui la maggior parte di noi avrebbe difficoltà ad essere in disaccordo:

  • Il valore è nella mente di un individuo. É quindi per definizione soggettivo e non osservabile direttamente dagli altri.
  • Il valore non è una grandezza fisica. Quindi i confronti interpersonali di utilità o valore sono inappropriati.
  • Tutta l’attività economica è una conseguenza delle azioni di singole persone che agiscono secondo i loro valori.

L’approccio Walrasiano trascura spesso questi principi per il bene della trattabilità matematica. Questo è il punto in cui nasce il problema cruciale. Fino a che punto possiamo credere alle conclusioni di un modello che trascura le caratteristiche fondamentali della realtà come noi la conosciamo? Questa è in realtà la critica più comune alla difesa neoclassica dei mercati. Probabilmente avete sentito molte persone che imputano l’attuale crisi economica al “fallimento dei mercati”. Qualcuno potrebbe dire che i mercati hanno “fallito” perché la versione “reale” è molto diversa dai modelli “perfetti” degli economisti. La logica è la seguente: poiché non possiamo fidarci di questi modelli di mercato, non possiamo nemmeno fidarci dei mercati reali. In questo ragionamento logico c’è un errore.

Ad esempio, se abbiamo una teoria che afferma che 2+2=5, e poi contiamo 2 mele e 2 altre mele e determiniamo di averne 4 e non 5, questa contraddizione tra la nostra teoria sull’addizione e l’osservazione empirica non sarebbe una motivazione per non utilizzare l’operazione di addizione nelle nostre vite quotidiane. Invece, dovremmo tornare alla nostra teoria dell’addizione per determinare dove abbiamo sbagliato. Allo stesso modo, rendersi conto che i mercati non funzionano esattamente come i modelli di equilibrio generale non implica che i mercati debbano essere abbandonati.

Invece, può darsi che il nostro modello fosse inadeguato per comprendere il funzionamento del mercato. In realtà ci possono essere altri elementi, non necessariamente prodotti del mercato, che hanno contribuito a quello che abbiamo etichettato come un “fallimento del mercato”.

Questo è il punto in cui l’approccio austriaco può essere d’aiuto. Gli Austriaci sostengono che proprio quelle caratteristiche omesse dai modelli sono quelle che rendono speciali i mercati reali. Più specificatamente, i mercati sono i mezzi con cui fanno fronte quelle “caotiche” caratteristiche della realtà che non si inseriscono bene nel linguaggio matematico dei modelli economici.

Mercati Efficienti contro Mercati come mezzo indispensabile della Cooperazione Sociale

 La tipica teoria neoclassica sull’efficienza o sui mercati perfettamente concorrenziali è che, presumendo alcune ipotesi, possiamo aspettarci che i mercati siano efficienti nel processo di allocazione delle risorse. Questa efficienza allocativa è interpretata come un insieme di valori e prezzi di uscita che massimizzano il benessere sociale complessivo. Questo è spesso rappresentato dai triangoli di welfare. I triangoli di welfare sono rappresentazioni geometriche dei vantaggi degli scambi. La figura 1 mostra un esempio. Il triangolo azzurro rappresenta il totale del surplus sociale. Si dice che il prezzo e la quantità di equilibrio competitivo rendono questa area il più grande possibile.

Equilibrio competitivo e welfare sociale nel modello neoclassico

Le ipotesi che bisogna presumere per questo risultato vengono spesso date in forme differenti, ma la lista seguente dovrebbe fornire un sommario esaustivo:

  • Ognuno ha tutte le informazioni rilevanti su chiunque altro nella società
  • Tutti i produttori di un determinato settore sono piccoli in relazione all’intero settore industriale
  • Le preferenze di un consumatore possono essere descritte da una funzione di utilità conosciuta e “ben educata”
  • Non ci sono costi di transazione
  • Non ci sono esternalità

Per un economista austriaco, questa lista fa scattare molti campanelli d’allarme. Ma non sono solo gli austriaci a sollevare critiche contro questa formulazione. La maggior parte degli interventi del governo si basa sulla pretesa che alcune delle ipotesi di cui sopra non siano vere, rendendo quindi l’andamento del mercato attuale inefficiente e in cerca di soluzioni.

Tuttavia gli austriaci sollevano una critica diversa. Affermano che questa teoria sia insufficiente nel descrivere il mercato. Come analogia, se si costruisce una teoria basata sulla premessa che il cielo sia rosso, questa teoria non sarà molto utile per comprendere le conseguenze logiche del fatto che il cielo sia in realtà blu. Gli austriaci buttano fuori dalla finestra la prima ipotesi della lista sulla completezza delle informazioni. Questo ha implicazioni per le altre ipotesi, quali i costi di transazione e le esternalità, ma questo è un problema che contiene materiale sufficiente per un’analisi separata.

Hayek basa gran parte del suo lavoro dal derivare le conseguenze logiche del fatto che molti di noi conoscono molto poco delle altre persone. Il suo mentore, Mises, esordisce con il fatto che i valori individuali non sono direttamente osservabili dagli altri e determina che solo attraverso i rapporti di scambio (o prezzi) questi valori soggettivi possano prendere una forma oggettivamente osservabile. Pertanto, solo in una società dove la proprietà privata viene scambiata tra gli individui l’allocazione delle risorse può essere guidata dai loro valori o dalle loro preferenze.

Hayek utilizza questa idea per illustrare come i prezzi di mercato servano come segnali di specifiche circostanze di tempi e luoghi, noti solo ad alcuni individui e soltanto come pezzi di conoscenza dispersa. Ad esempio, quando i prezzi sono in aumento, i consumatori sanno che è tempo di cercare alternative e i produttori sono spinti produrre una maggiore quantità del bene relativamente costoso senza dover conoscere tutte le cause particolari di questo aumento di prezzo. Così, l’aumento dei prezzi fornisce sia l’informazione sia gli incentivi a diversi individui per perseguire linee di azione che rendono più abbondante il bene che ora è più costoso e ne faranno scendere il prezzo nel lungo periodo. Possiamo vedere che invece che fondare la loro difesa del mercato sull’ipotesi di completa informazione, gli austriaci cominciano la loro esposizione tendendo conto della realtà dell’informazione incompleta.

Opinioni sulla concorrenza e sull’allocazione della produzione

Il secondo assunto nella descrizione di Walras del mercato efficiente è che tutti i produttori di un determinato settore sono relativamente piccoli rispetto all’intera industria. In alternativa, se alcuni produttori sono sproporzionatamente più grandi rispetto ad altri, c’è un allontanamento dall’equilibrio competitivo e quindi l’inefficienza allocativa aumenta. Nel caso estremo, quando c’è un solo produttore sul mercato, c’è un monopolio. I monopoli sono un problema perché il prezzo che fanno pagare è troppo alto e la quantità che offrono troppo bassa.

Hayek, comunque, mostra che in un mondo di una quasi infinita diversità individuale, è altamente improbabile che un’azienda possa escludere tutti gli altri fornitori dal mercato solo offrendo il prezzo più basso. Inoltre, come Rothbard ha sottolineato, tutte le imprese competono per i soldi dei consumatori. In questo senso, persino un monopolio deve ancora competere con i produttori di tutti gli altri beni. Per esempio, se un operatore sanitario impone un costo troppo alto (monetario, burocratico o altro) a un consumatore, quest’ultimo può semplicemente abbandonare i servizi sanitari per il gusto di essere in grado di permettersi una quantità più desiderata di altri beni e servizi. Non vado da un medico da più di due anni semplicemente perché ci vuole troppo tempo e fatica per i miei gusti.

Infine, se i valori individuali sono in effetti soggettivi e non osservabili per un osservatore esterno, sostenere che il prezzo che il monopolio fa pagare è troppo alto contraddice la natura soggettiva del valore. Come ogni altra persona che agisce, i produttori fanno le loro scelte basandosi sulla loro utilità marginale (o valore). Poiché i valori individuali sono sconosciuti agli altri, fare affermazioni sulla correttezza dei prezzi di qualcuno non ha alcun fondamento oggettivo – rivela solo il nostro giudizio di valore sul loro prezzo. Inoltre, se uno si guarda attorno, può notare che i fornitori in regime di monopolio sono generalmente nati da un atto giuridico imposto dallo stato che limita la capacità di altri fornitori di accedere al mercato. Possiamo osservare la fornitura di servizi stradali, sanitari, materiale protetto da copyright, e in qualche misura i prodotti agricoli e trovare specifici atti giuridici che limitano la concorrenza.

Per un esempio di restrizioni imposte dalla concorrenza nel settore agricolo, possiamo guardare la fornituradilatte, pollameeuovainCanada. L’offerta di questi beni è limitata a livello nazionale, provinciale e individuale da quote di produzione. Solo chi possiede permessi registrati può produrre e vendere latte, pollame e uova e solo ai prezzi e alle quantità amministrate a livello provinciale. Questo sistema è supportato da una pletora di leggi e regolamenti. É interessante notare che in uno degli atti fondatori, il FarmProductsAgenciesAct, c’è una clausola che richiede alle agenzie che gestiscono l’offerta di tenere conto dei principio del vantaggio comparato nella produzione, al momento dell’assegnazione delle quote di produzione tra le varie provincie. Detto chiaramente, il principio del vantaggio comparato afferma che la produttività totale aumenta se ognuno si specializza in quello in cui lui o lei ha maggior superiorità relativa rispetto agli altri. Ma come si fa a conoscere quello che si è in grado di far meglio se si è bravi in molte cose diverse e non si sa quanto siano bravi gli altri nel produrre diversi beni? In questo caso le intuizioni austriache diventano utili.

Ad esempio, possiamo utilizzare alcuni argomenti di Mises e Hayek per dimostrare che senza i mercati (o più precisamente, senza i prezzi di mercato), gli economisti non possono dire molto su come allocare la produzione in un modo che tenga conto del principio del vantaggio comparato. In breve, questo avviene perché gli economisti, come chiunque altro, non hanno accesso alla conoscenza delle persone delle loro possibilità produttive e dei loro valori, che sono anche in uno stato di continuo cambiamento. Come afferma uno dei principi austriaci suddetti, il valore è nella mente dell’individuo. É quindi per definizione soggettivo e non osservabile dagli altri.

Ma se si guada solo ai modelli usati tipicamente dagli economisti neoclassici, si ha l’impressione che la “corretta” allocazione spaziale della produzione possa essere determinata da quantità oggettivamente misurabili (ad esempio rapporti tra gli input regionali, tecnologia, etc.) indipendentemente dal fatto che ci sia un processo di mercato o meno. Ad esempio, alcuni dei principali modelli classificano i beni in base al proprio lavoro oggettivamente misurabile o intensità di capitale e poi guardano alle quantità aggregate di capitale e di lavoro in un paese o in una regione. I paesi con un maggior rapporto capitale-lavoro vengono quindi ritenuti in vantaggio comparato nei beni ad alta intensità di capitale e i paesi e le regioni con un maggiore rapporto lavoro-capitale vengono ritenuti avere un vantaggio comparativo nei beni ad alta intensità di lavoro.

Tuttavia, in realtà, questa intensità e rapporti di input oggettivamente misurabili, esistono solo in presenza di un mercato funzionante. Ad esempio, provate a calcolare un rapporto aggregato di tutto il capitale rispetto a tutto il lavoro in un paese in cui lo scambio di proprietà privata viene messo al bando – quindi, senza l’utilizzo dei prezzi di mercato. Questi prezzi di mercato, secondo Mises e Hayek, trasformano il valore soggettivo nella nostra mente in dati oggettivi disponibili per gli altri. Se non siamo espliciti su questo, possiamo fraintendere i nostri modelli e perdere l’essenza del problema economico che stiamo considerando. Questo è il motivo per cui gli Austriaci guardano il vantaggio comparato in un modo diverso.

In primo luogo lo attribuiscono a un individuo. Solo gli individui conoscono le loro capacità, competenze, progetti e i costi di opportunità potenziali. Gli individui utilizzano questa conoscenza per determinare se specializzarsi, per esempio, nella produzione di computer o di arance. In secondo luogo, poiché non si ha accesso diretto alla conoscenza delle altre persone, ognuno ha bisogno di un mezzo indiretto per accedere a tale conoscenza. Qui è dove lo scambio di proprietà e i rapporti di scambio (o prezzi) – in breve, il mercato – entrano in gioco.

Il mercato è lo strumento che rende possibile per un individuo determinare se è meglio specializzarsi nella produzione di mele, computer o una qualsiasi delle altre migliaia di prodotti. Posso avere un grande potenziale in molte occupazioni, ma a seconda dei prezzi di mercato, posso scegliere uno o l’altro. I prezzi di mercato indirettamente mi informano quanto gli altri apprezzano i miei servizi se scelgo una professione rispetto ad un altra. Così, nel quadro austriaco, il mercato è lo strumento che in un’economia avanzata, consente di identificare il vantaggio comparato degli individui. Alla luce di queste intuizioni, il contesto in cui si potrebbero voler usare un modello economico è molto diverso dal tipico approccio walrasiano. Nel nostro caso si direbbe che poiché esistono i mercati, si può, a scopo illustrativo, supporre che gli individui conoscano le caratteristiche economiche rilevanti degli altri individui nella società. Nel tipico approccio walrasiano, la completa assunzione dell’informazione è un presupposto necessario per l’esistenza di mercati efficienti, mentre nell’approccio austriaco, l’esistenza dei mercati è un presupposto per l’esistenza dei prezzi che trasformano le valutazioni soggettive, e altrimenti non osservabili, delle merci prodotte e che sono proprietà di una moltitudine di individui in indicatori oggettivi e osservabili.

Per molti economisti neoclassici, il mercato è uno strumento (solo uno degli strumenti) per allocare la produzione e il consumo in modo efficiente.  Efficienza: lo stato delle cose in cui ogni cambiamento renderebbe le cose solo peggiori. In questa teoria, una tale soluzione “ottimale”, può essere raggiunta usando mezzi diversi dal mercato a causa di ipotesi negligenti riguardo il valore e la conoscenza. Più specificatamente, perché una persona possa determinare l’allocazione ottimale delle risorse in un’economia al di fuori del processo di mercato, è necessario che conosca i valori delle persone, le competenze, le potenzialità, ecc. Così, in un modello del genere, si ha la necessità di ritenere che queste qualità esistano in quanto grandezze oggettivamente misurabili e osservabili. Gli austriaci, dall’altro lato, non pretendono che ci sia qualcosa di simile all’allocazione “ottimale” delle risorse, sia all’interno che all’esterno del mercato. Quello che affermano è che, se le persone vogliono sviluppare un’economia avanzata, il mercato è la via per farlo. Il percorso di sviluppo di un’economia di mercato avviene attraverso la costante guida dell’allocazione delle risorse attraverso i valori delle persone riflessi nei prezzi di mercato. Nel mercato qualcuno sarà sempre insoddisfatto di qualcosa, ma questa non è una brutta cosa. Questa insoddisfazione è motivo di azione per il miglioramento del proprio benessere. É la forza trainante dell’economia.

Conclusione

Ci sono importanti vantaggi nel conoscere la Teoria Austriaca. Questa teoria aiuta a tenere a mente dei principi fondamentali quali la soggettività del valore e l’incompletezza dell’informazione, che costituiscono la base per l’azione umana. Quest’ approccio rende più semplice individuare gli errori del proprio pensiero economico. Uno degli errori più comuni consiste nel trattare i modelli economici come standard normativi per la realtà, piuttosto che semplici metafore e illustrazioni delle conclusioni logiche che derivano da una precedente analisi teorica. Questo errore crea la tentazione di “aggiustare” la realtà in modo che si adatti al modello. Spesso la correzione rende solo le cose peggiori, perché non era la realtà che aveva bisogno di essere aggiustata. Si trattava, infatti, del modello degli economisti che non è stato in grado di catturare le caratteristiche fondamentali della realtà.

Articolo di Predrag Rajsic su Mises.org

Traduzione di Nicolò Signorini