La storia (sbagliata) del sistema bancario, secondo Krugman

Nella sua rubrica domenicale del New York Times, Paul Krugman tenta, invano, di porre le fondamenta teoriche della necessità di una regolamentazione bancaria relativamente ai problemi della JP Morgan. Come sempre con Krugman, ci sarebbe tanto da criticare, ma voglio concentrarmi sulla sua maldestra versione della storia bancaria americana, che non possiede praticamente alcuna verosimiglianza con la realtà.

Krugman pensa di avere steso i critici della regolamentazione con la sua versione della storia finanziaria USA:

“Perché le banche sono speciali? Perché la storia ci dice che l’attività bancaria è sempre stata soggetta ad “attacchi di panico” occasionali che possono causare la distruzione dell’ intera economia. L’ attuale ‘mitologia destrorsa’ ci dice che l ‘attività bancaria fallace (bad banking) è sempre il risultato dell’ intervento del governo, sia esso rappresentato dalla Federal Reserve o dagli ingerenti liberal del Congresso. Infatti, la ‘Età d’Oro Americana’ – una terra con governo minimo e niente Fed – era soggetta a crisi periodiche, più o meno una volta ogni sei anni. E alcuni di questi episodi infliggevano perdite economiche dolorose. Quindi cosa si può fare? Negli anni ’30, dopo la madre di tutte le crisi, siamo arrivati ad una soluzione concreta, che riguarda sia le garanzie che la vigilanza”.

Questo passaggio rappresenta un completo abuso della storia.

Importantissimo, quella che Krugman chiama “la mitologia destrorsa” è largamente corretta: l’intervento del governo è veramente responsabile dei problemi sistematici del sistema bancario americano. Questo, comunque, non vale per la cosiddetta bad banking. Le banche, come tutte le altre imprese, possono commettere errori. Questo succede in un libero mercato, ma il mercato incentiva e dà segnali che aiutano le banche a evitare e correggere errori simili. La questione non è se esista o meno il bad banking, ma quale ambiente istituzionale lo minimizza e lo corregge al meglio. Quello che non avviene in un libero mercato è la ripetizione costante di errori sistematici; errori che portano a crisi importanti e al fallimento di numerose banche.

E qui è dove Krugman sbaglia maggiormente. Quella che lui definisce “Età d’Oro Americana” non era assolutamente una terra di governo minimo in termini bancari. Si, non c’era la Fed (e nessuna critica seria alla regolamentazione ha mai dato tutte le colpe alla Fed) ma i governi federali e statali giocavano un enorme ruolo nell’ industria bancaria; furono proprio quei regolamenti a essere responsabili dei panici pre-Fed. Le due regolamentazioni più rilevanti prevedevano: 1) il divieto dell’ attività bancaria interstatale, che creò banche troppo piccole e non diversificate, altamente soggette al fallimento; 2) il requisito per cui le banche registrate a livello federale dovessero coprire la loro valuta con acquisti di bond governativi USA, il che rese estremamente dispendiosa l’emissione di nuova valuta quando la domanda saliva, portando a carenze monetarie che culminarono nel Panico del 1907.

Questi non furono fallimenti di un libero mercato dell’ attività bancaria. Furono fallimenti dei regolamenti imposti dal governo. E quelle stesse restrizioni sull’attività bancaria interstatale, unite al fallimento della Fed nel fare il suo mestiere, furono largamente responsabili degli enormi fallimenti degli anni ’30. Le banche, durante la Grande Depressione, erano raramente deregolamentate e le crisi ebbero luogo dopo la creazione della Fed; questi  stessi problemi furono, altresì, fallimenti della regolamentazione governativa.

Ma Krugman ha un dilemma ben più grande da risolvere: se il libero mercato dell’attività bancaria è il problema, perché il Canada, il quale, durante questo periodo, aveva un sistema bancario ben meno regolato di quello USA, non visse continui panici bancari come noi? E perché nessuna banca Canadese fallì durante la Grande Depressione, mentre circa 9000 banche americane chiusero i battenti? Se la critica di Krugman è corretta, il sistema bancario Canadese di quell’era avrebbe dovuto essere un completo fallimento mentre, in realtà, fu invece un modello per il mondo intero, proprio perché non possedeva la dannosa regolamentazione governativa, soprattutto nei due aspetti principali, presente negli USA. Le banche canadesi sono sempre state libere di operare in tutta la nazione e furono, prima del 1934, capaci di  emettere la loro moneta senza dover pensare a requisiti di acquisizioni obbligatorie. Il libero mercato del sistema bancario Canadese superò nettamente il ben più regolato sistema USA.

Quindi, Professor Krugman, che mi dice ora? Se la ragione per cui le banche falliscono è da ricollegarsi a fallimenti del mercato libero bancario, come spiega la mancanza di problemi che lei afferma essere riconducibili al libero mercato nel molto minore regolamentato sistema bancario Canadese pre 1934? La mitologia, Professore, è la sua storia, non di certo la mia.

 

Articolo originale di Steven Horwitz su Coordination Problem

Traduzione di Giovanni Scali