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Source link: http://vonmises.it/2012/05/22/la-scuola-austriaca-e-la-scuola-di-chicago/

La Scuola Austriaca e la Scuola di Chicago

martedì, maggio 22, 2012 di tradotto da

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Spesso mi si chiede: “In che modo sono differenti gli Austriaci dagli economisti della Scuola di Chicago? Non siete tutti fan del libero mercato che si oppongono ai Keynesiani del big-government?” In questo articolo evidenzierò alcune delle principali differenze. Sebbene sia vero che gli Austriaci concordino con gli economisti della Scuola di Chicago su molte questioni di strategia, ciò nonostante il loro approccio alla scienza economica può essere abbastanza differente. E’ importante spiegare queste differenze, almeno per respingere la lamentela comune che l’economia Austriaca sia semplicemente una religione che serve a giustificare le conclusioni libertarie.

Prima di iniziare, lasciatemi indicare un paio di chiarimenti: non parlo a nome di tutti gli economisti Austriaci e in questo articolo discuterò dei seguaci Austriaci moderni della tradizione di Ludwig von Mises e Murray Rothbard (sulla metodologia in particolare, gli Austriaci nel campo rothbardiano differiscono in qualche modo da coloro che seguono di più Friedrich Hayek ed Israel Kirzner). E’ inoltre importante notare che non tutti gli economisti della Scuola di Chicago la pensano allo stesso modo. Anche così, spero che le seguenti generalizzazioni siano rappresentative.

Metodologia

Gli Austriaci, tra gli economisti professionisti, sono in primo luogo considerati degli “stavaganti” perché  si focalizzano sulla metodologia. Infatti il capolavoro di Mises, l’Azione Umana, dedica l’intero secondo capitolo (41 pagine) ai “Problemi Epistemologici delle Scienze dell’Azione Umana”. Nell’ultimo libro della serie Freakonomics non ho trovato niente del genere.

Sebbene la maggior parte degli economisti nel ventesimo secolo e nel nostro tempo sarebbe in forte disaccordo, Mises insisteva che la teoria economica stessa era una disciplina aprioristico-deduttiva. Quello che voleva dire è che gli economisti non dovrebbero scimmiottare i metodi dei fisici proponendo ipotesi e sottoponendole a test empirici. Al contrario, Mises pensava che il corpo principale della teoria economica poteva essere logicamente dedotto dall’assioma “dell’azione umana”, ovvero, il concetto o il punto di vista che ci sono altri esseri consapevoli che usano la loro ragione per raggiungere scopi soggettivi (per ulteriori dettagli sui punti di vista metodologici di Mises, si veda questo e questo).

Al contrario, l’articolo più influente della Scuola di Chicago sulla metodologia è “The Methodology of Positive Economics” del 1953 scritto da Milton Friedman. Lungi dal derivare principi economici o leggi che sono necessariamente vere (come suggerisce Mises), Friedman invoca invece lo sviluppo di modelli che partono da ipotesi false. Queste false premesse non intaccano una buona teoria, comunque:

La domanda rilevante da chiedere sulle “supposizioni” di una teoria non è se sono “realistiche”, poiché non lo sono mai, ma se sono approssimazioni sufficientemente buone per il nostro scopo. Ed a questa domanda si può trovare risposta solo vedendo se la teoria funziona, cioè se fornisce previsioni sufficientemente accurate.

Sebbene l’analisi di Friedman paia perfettamente ragionevole e la personificazione della “scientificità”, Mises pensava che fosse una seducente trappola per gli economisti. Per un’illustrazione veloce delle differenze di prospettiva, lasciatemi proporre un esempio dalla mia esperienza d’insegnante.

Era una classe sui principi di microeconomia e stavamo usando un (eccellente) libro di testo di Gwartney, Stroup, et al. Nel primo capitolo c’era una lista di diverse linee guida o principi sul modo di pensare in economia. Se mi ricordo bene, erano frasi del tipo “Le persone rispondono agli incentivi” e “Ci sono sempre tradeoff nelle scelte”. Questi sono principi indiscutibili e ogni economista concorderebbe che sono molto importanti per far imparare agli studenti a “pensare come un economista”.

Tuttavia, c’era un indicatore guida che spiccava come un gigante tra i pigmei era: “Per essere scientifica, una teoria economica deve fare previsioni testabili”. Spiegai alla classe che anche se questa era una visione popolare tra gli economisti professionisti, non era una di quelle che condividevo. Spiegai che ogni cosa che avremmo imparato nell’intero semestre dal libro di testo di Gwartney, Stroup, et al. non avrebbe fornito previsioni testabili. Al contrario, avrei semplicemente insegnato loro un modello con cui avrebbero potuto interpretare il mondo. Gli studenti avrebbero dovuto decidere se il modello sarebbe stato utile, ma alla fine la loro decisione non si sarebbe ridotta a vedere se: “la legge della domanda e dell’offerta ha prodotto buone previsioni?”

Dopo aver esposto il mio imbonimento, uno dei miei studenti fece un’eccellente osservazione dicendo che nessuno degli altri indicatori guida forniva una previsione testabile. Aveva ragione! Per esempio, come si potrebbe testare l’affermazione che “Le persone rispondono agli incentivi”? Potrei dire a una persona: “Ti do 20$ se ti tagli l’alluce”. Indipendentemente da cosa accada, la mia affermazione è sicura e inattaccabile. Se la persona non si taglia l’alluce, dimostra semplicemente che non gli ho offerto un incentivo abbastanza grande.

Questo non è solo un discorso filosofico. Mises sottolineò che l’importante eredità di un pensiero economico competente non è una collezione di affermazioni empiricamente testate sul comportamento delle variabili economiche. Piuttosto, la teoria economica è un modello intrinsecamente coerente per interpretare “i dati” in primo luogo.

E’ vero che certe applicazioni d’economia coinvolgono prove storiche — come investigare se la Federal Reserve abbia giocato un ruolo importante nella bolla immobiliare — ma questa è tutt’altra cosa dalla tipica giustificazione degli economisti mainstream per la costruzione di modelli matematici.

Boom & Bust

Un’altra grande divergenza tra le Scuole di Chicago ed Austriaca è la loro spiegazione per i boom e le loro ricette strategiche per uscire dalle crisi. I lettori di questo articolo avranno probabilmente familiarità con la visione Austriaca, quindi eviterò un’altra discussione.

Gli economisti della Scuola di Chicago ovviamente hanno punti di vista sfumati, ma parlando in generale sottoscrivono le “ipotesi dei mercati efficienti”. Nella loro forma più forte le IME negano che possa anche solo esistere un qualcosa di simile a una bolla immobiliare (si veda qui e qui). Date le loro supposizioni sugli attori razionali e sui mercati che si riequilibrano velocemente, e dato che mancano di una sofisticata teoria economica del capitale, gli economisti della Scuola di Chicago sono forzati a spiegare le recessioni come un ambiente “equilibrato” sbilanciato da improvvisi “shock”.

Storicamente non hanno considerato le distorsioni causate da tassi d’interesse al di sotto del loro livello di mercato (che sono ovviamente l’ingrediente chiave nella teoria Austriaca del ciclo economico). Tuttavia, di recente sempre più critici dalla Scuola di Chicago hanno puntato il dito contro la FED sottolineando i pericoli della politica del tasso d’interesse a zero di Ben Bernanke.

Ironicamente, l’area strategica dove gli Austriaci e la Scuola di Chicago differiscono di più è quella che riguarda il denaro, l’argomento in cui si è specializzato Milton Friedman. Friedman (e la sua co-autrice Anna Schwartz) criticò la Federal Reserve per non aver stampato abbastanza denaro all’inizio degli anni trenta per compensare il declino alimentato dagli assalti agli sportelli. Nel nostro tempo alcuni economisti della Scuola di Chicago — che legittimamente puntano allo stesso Milton Friedman per giustificarsi — incolpano per la crisi dell’autunno 2008 le politiche di “ristrettezza monetaria” di Bernanke. Naturalmente questi punti di vista sono un anatema per i moderni Austriaci che seguono la tradizione di Murray Rothbard, secondo cui le banche centrali dovrebbero essere abolite.

Diritto ed Economia

Infine, la maggior parte dei membri delle Scuole di Chicago ed Austriaca hanno idee molto divergenti quando si parla del campo conosciuto come “Diritto ed Economica”. Che ci si basi sulla legge naturale o sull’eredità tradizionale della Common Law, gli Austriaci tendono a pensare che le persone possiedano oggettivamente diritti di proprietà, punto, ed una volta che specifichiamo questi diritti può iniziare l’analisi economica. Al contrario, alcune delle più estreme applicazioni di quello che potrebbe essere chiamato “approccio di Chicago” direbbe che l’assegnazione dei diritti di proprietà stessi dovrebbe essere determinata sulla base dell’efficienza economica (nella reductio ad absurdum di Walter Block, un giudice decide se un uomo ha rubato la borsetta di una donna chiedendo quanto pagherebbero per essa entrambe le parti).

Questa è un’area particolarmente sottile che non posso adeguatamente riassumere in questo articolo. E’ sufficiente dire che gli economisti Austriaci e della Scuola di Chicago possono apprezzare le straordinarie idee — e le sfide lanciate alla critica Pigouviana del mercato — contenute nel famoso articolo di Ronald Coase. Tuttavia la tradizione della Scuola di Chicago ha portato il lavoro di Coase a conclusioni che molti (forse la maggior parte) dei moderni Austriaci trovano repellenti.

Conclusione

Sugli argomenti caratteristici come il salario minimo, le tariffe, o lo stimolo della spesa del governo, gli economisti Austriaci e quelli della Scuola di Chicago possono essere tranquillamente accumunati come economisti di “libero mercato”. Tuttavia sul denaro e in altre aree — in particolare argomenti di pura teoria economica — le due scuole sono completamente differenti. Da economista Austriaco, incoraggerei i fan del libero mercato che conoscono solo Friedman ad aggiungere alle loro letture Ludwig von Mises e Murray Rothbard.

Articolo di Robert P. Murphy su Mises.org

Traduzione di Francesco Simoncelli

{ 47 commenti… prosegui la lettura oppure aggiungine uno }

avatar davide71 maggio 29, 2012 alle 11:23

Ciao a tutti:
inizio subito a dire che mi è piaciuto tantissimo l’intervento di Gabriele sull’importanza dell’etica in economia anche tra gli operatori economici.
Dopo di ché non capisco perché devo “argomentare” la relazione tra riserva frazionaria e dissoluzione del sistema finanziario quando abbiamo assistito ad un numero enorme di dissoluzioni di sistemi finanziari che non sarebbero mai successe senza i guai connessi alla riserva frazionaria. Oggi i sistemi finanziari sopravvivono grazie all’enorme grado di socializzazione dell’economia, ma questo significherà solo posporre il momento della catastrofe e peggiorarne le conseguenze! Se ci è voluta la IIWW per risolvere la crisi del ’29 pensa cosa ci vorrà per risolvere questa!
Io non contesto in Friedman le sue affermazioni; anch’io sono favorevole alla legalizzazione della marijuana! Ma contesto la validità delle sue teorie economiche, legate ad un positivismo alienante (gli esseri umani sono considerati come dei “pacchetti di dati matematici” su cui applicare delle funzioni che per forza di cosa tengono solo conto di quanto accaduto nel passato e MAI di quello che la gente si aspetta accadrà in futuro) espresso perfettamente con MV=PQ. So benissimo che oggi è assurdo, nelle transazioni economiche tra membri di uno stesso Stato, imporre la convertibilità in oro, ma l’indipendenza politica di una Nazione passa anche dalla solidità della sua valuta, e la convertibilità in oro (foss’anche della quota detenuta dai possessori esteri) conta non poco. Questa è la VERA sovranità monetaria ONESTA e RISPETTOSA dei diritti altrui, non quello che blatera la MMT e non quella degli USA, ottenuta con l’intimidazione e i magheggi della politica!

avatar valkoinen maggio 28, 2012 alle 18:54

Come ha predetto la crisi del 2007? —->

Off topic, comunque intendevo dire: c’è una crisi (depressione, recessione), la Fed contrae la base monetaria e così si contrae ancora di più l’offerta monetaria.

La cosa che ti sfugge è che la contrazione dell’offerta di moneta avviene PRIMA della contrazione della base monetaria, mentre la FED sta aumentando leggermente quest’ultima. —>

Ed è esattamente questo il motivo per cui la FED ha sbagliato.
Se si contrae l’offerta tu cosa fai?
Togli altra moneta!
Facendo così si contrae ancora di più.

avatar gabriele maggio 28, 2012 alle 19:38

Ti rispondo qui ai 3 tuoi interventi:Che Pinochet non abbia applicato le politiche di Friedman alla lettera è chiaro ma il punto è la loro inapplicabilità sul piano pratico oltre ad alcune lacune metodologiche,comuni a molti economisti mainstream comunque tra cui anche i Keynesiani.
Sulla Politica monetaria la distinzione che fai tra offerta e base monetaria trascura la moltiplicazione monetaria(Prestito di Banche a riserva frazionaria) e l’endemica “Time Inconsistency” di qualsiasi Banca Centrale che funga da Prestatore di ultima istanza,in questo caso la FED.
Questo per dire che in realtà,la banca centrale,non può attuare politiche individualiste(in questo senso monetariste),quando in realtà l’offerta di moneta ha l’intento di dare impulso all’economia sottoforma di accesso al credito,ma l’accesso al credito a sua volta non può che passare per le banche e dunque per la congiuntura economica che ne determina il tasso e dunque in maniera più o meno proporzionale la base monetaria.

avatar valkoinen maggio 28, 2012 alle 20:19

Questo per dire che in realtà,la banca centrale,non può attuare politiche individualiste(in questo senso monetariste),quando in realtà l’offerta di moneta ha l’intento di dare impulso all’economia sottoforma di accesso al credito,ma l’accesso al credito a sua volta non può che passare per le banche e dunque per la congiuntura economica che ne determina il tasso e dunque in maniera più o meno proporzionale la base monetaria.—->

Sono d’accordo, ma qui partiamo dal fatto che la banca centrale ha DIMINUITO la base monetaria, il che a seguito di uno stock market crash non era certo il modo migliore per agire.

Poi scrivi: “ma l’accesso al credito a sua volta non può che passare per le banche “—>

Veramente Mises aveva un’altra idea per quanto riguarda questa situazione. Gli austriaci paventano la possibilità di non avere una Banca Centrale, affinchè il credito non passi attraverso le banche, né sia creato artificialmente dalla Banca Centrale.

avatar gabriele maggio 28, 2012 alle 20:27

ma infatti non concordo mica con tutto ciò che dice Mises ;)

avatar valkoinen maggio 28, 2012 alle 20:33

Quindi non sei un austriaco. Mises e altri austriaci vanno sicuramente letti comunque, aldilà di alcuni limiti che penso derivino più dal dogmatismo che da un’analisi logica e razionale.

avatar gabriele maggio 28, 2012 alle 20:43

Infatti anche io la penso cosi,certe volte per cercare di spiegare tutto si ricade nel razionalismo, oltre al fatto che alcune affermazioni che non avranno mai una controprova dovrebbero essere prese per quel che sono:IPOTESI mentre invece il Von Mises le considera diversamente;una fra tutte la spiegazione ed evoluzione del Boom and Bust è davvero poco convincente…

avatar valkoinen maggio 28, 2012 alle 20:59

Prima dicevi che le teorie di Friedman non sono applicabili. Potresti argomentare meglio quelle tue obiezioni?

avatar gabriele maggio 28, 2012 alle 22:14

Si,ho letto proprio recentemente “Metodo, consumo e moneta”.Il Laissez-Faire di per se va snocciolato a fondo:se è inteso come libertà di impresa e azione del soggetto economico è certamente una cosa buona,quando però si scade nel positivismo Roussoniano, allora si incorre nel mito della natura buona dell’uomo libero, cioè l’uomo slegato dalla società,ma in ultima istanza l’economia non può che essere fatta per la Società e dunque per l’Uomo che deve essere il fine e non il mezzo socio-economico di quest’ultima.Da qui è facile spiegare l’ affermazione inesatta della Tachter:La Società non esiste(lo si deduce dalla logiche di laissez-faire).
In parte anche gli economisti Austriaci cadono in quest’errore propugnando “l’individualismo metodologico” quando in realtà bisognerebbe parlare di “soggettivismo oppure personalismo metodologico”.
Oltre a questo Friedman ripudia la responsabilità sociale dell’impresa il che dà luogo chiaramente a fortissime tensioni sociali che si potrebbe dire partono da fraintendimenti risalenti all’economia neoclassica.
La dottrina dello Shock su cui anche Naomi Klein,con grandi incomprensioni ha scritto un reportage,prevede nelle sue ipotesi una causalità meccanicistica tra Ritiro dello Stato ed avvento del Privato che è chiaramente falsa nella misura in cui la libera impresa, non è principalmente frutto delle condizioni di mercato burocratiche ecc. ,ma dei soggetti il che rende le previsioni fallaci per via di una consequenzialità che viene,erroneamente, promossa a causalità.
Quando esce dalla scena lo Stato come uno Shock,la Società,ovvero le persone, non reagiscono secondo degli schemi pseudo-fisici poichè sono liberi:questo assunzione non ha creato altro che disordini repressi nel sangue dal regime.
Sulla politica monetaria,infine,sono d’accordo con Lui,infatti Friedman obietta la legge di Philips nel lungo periodo e da lì nasce il concetto di “Time Inconcistency” delle politiche monetarie delle Banche centrali di cui abbiamo parlato prima ;)

Comunque la mia mail è gabriele.sanguigno@gmail.com
Qualsiasi scambio di idee è ben accetto ;)

avatar valkoinen maggio 29, 2012 alle 15:30

Ok Gabriele, ti risponderò d’ora in poi tramite e-mail per non intasare ulteriormente questo topic.

Nonostante le divergenze di idee (alla fine penso che sulla crisi del 29 e la Fed, io abbia chiarito il più possibile), ringrazio gli amministratori di questo sito per non aver censurato o cancellato le mie risposte. Non mi capita spesso su altri siti o blog, quindi fa onore a coloro che gestiscono questo, come da tradizione della Scuola Austriaca che tutto sommato ne ammiro lo stesso il pensiero.

avatar gabriele maggio 29, 2012 alle 17:01

ti ho Risposto via mail,e figurati è un piacere confrontarsi ;)

avatar valkoinen maggio 27, 2012 alle 20:46

@ Marco Bollettino

“Non è detto. Se oggi tieni 15000 euro nel tuo “conto in banca,” usandone una minima parte per pagare bollette, fare acquisti, etc. e non investendo il resto perché la banca ti offre un interesse sui tuoi soldi, pur consentendoti (a parole) di usarli come fossero in portafoglio, un domani potresti avere offerte differenti da parte delle banche e distribuire quei 15000 euro tra un conto deposito vero (dove paghi il servizio e puoi effettuare pagamenti) e un conto vincolato (un prestito a breve termine che la banca ti consente di smobilizzare con un certo preavviso ma che non puoi usare per acquisti/bancomat/etc.).”

Quindi a quel punto, sarei io a dover pagare la banca per tenere il conto?
Non è proprio una grande idea.

avatar valkoinen maggio 27, 2012 alle 20:52

Comunque sì, la banca ti dà un servizio, se non può investire i tuoi soldi come nella riserva frazionaria, per questo servizio si farà pagare ovviamente molto di più.

avatar Marco Bollettino maggio 28, 2012 alle 07:37

Beh, se ci pensi bene, perché la banca dovrebbe pagarti per tenere il tuo denaro al sicuro e a completa tua disposizione? Se lo fa è proprio perché il tuo “deposito” in realtà è un prestito (per il codice civile è così), la banca è proprietaria di quei soldi e ne può fare ciò che vuole (es. utilizzarli per concedere credito). Però ti dice che potrai accedere al tuo conto corrente e usarlo come vuoi, per effettuare pagamenti, prelievi, etc. proprio come se quei soldi fossero nel tuo portafoglio.

Ora, se uno oggi tiene tanti soldi nel conto corrente ed evita di investirli è proprio perché esiste questa ambiguità, che tra l’altro ha la spiacevole conseguenza di rendere insolvente tutto il sistema bancario a ogni crisi (oltre che a creare il ciclo economico). Non vedo cosa ci sia di male ad avere 5000 euro come “deposito” e 15000 come “prestito” ben distinti piuttosto che un conto unico con 20000 euro che però la banca amminitra come vuole.

avatar valkoinen maggio 28, 2012 alle 14:20

“se uno oggi tiene tanti soldi nel conto corrente ed evita di investirli “—->

I SOLDI DEPOSITATI IN BANCA SONO AL 100% INVESTIMENTI.
Ripeto, non sapete di cosa state parlando.

Con questo, credo di non avere più nulla da dire in questa discussione.

Buona continuazione

avatar achill3r maggio 28, 2012 alle 16:12

Non per intromettermi in questa diatriba.
Tuttavia consiglierei una buona lettura del codice civile a partire dall’art. 1823, perchè vedo una certa confusione tra conto corrente e conto deposito… :)

avatar gabriele maggio 28, 2012 alle 17:23

Si l’ho notato anch’io ma dal punto di vista della Banca non fa molta differenza in termini di capitale detenuto

avatar valkoinen maggio 27, 2012 alle 20:09

@ Marco Bollettino

Prima di tutto, io guarderei più l’offerta che la base.
Comunque la base monetaria sale e poi scende APPUNTO dal 1921, fosse stata contratta all’inizio del 1920 era tutt’un’altra storia. (Ciò che accadde appunto nel 1929)

A mio avviso però si attribuisce troppa importanza alla variazione della base monetaria, senza considerare il resto.

avatar valkoinen maggio 27, 2012 alle 20:16

Se guardassimo i singoli elementi isolati, allora un keynesiano qualsiasi potrebbe dire che la FED alla fine del 1919 alzò i tassi e per questo causò la depressione del 1920-21.
Ma sarebbe una spiegazione solo parziale per quanto accettabile.

avatar andrea maggio 27, 2012 alle 14:29

Da neofita non-economista, ho la sensazione di assistere ad una contesa tra curva nord e curva sud. Succede, talvolta, anche tra i miei colleghi medici, ed in sè non c’è nulla di male; ma dinanzi alla concreta prospettiva della creazione di un megastato europeo, centralista ed iperburocratico, sempre più lontano dai sudditi, che ripete ed amplifica il deficit spending, il dirigismo ed il trasferimento di ricchezza dai Paesi responsabili a quelli irresponsabili e dai ceti produttivi (non contigui al potere) ai ceti parassitari (di stato e parastato), mi sembrerebbe più opportuna una solida alleanza liberale tra “austriaci” e “chicago-boys” come sembra quella creatasi attorno all’Istituto Bruno Leoni. Non fosse altro, perché i keynesiani sembrano più compatti.
A proposito, cosa ne pensate di una iniziativa come quella?
E quali sono i Paesi in cui la Scuola Austriaca ha più seguaci e sviluppi?

avatar davide71 maggio 25, 2012 alle 12:43

Ciao a tutti:
io non voglio avere nulla a che fare con la “Gang of Chicago”; quelli hanno sostenuto NON politiche liberiste in Sudamerica, ma il diritto delle multinazionali americane di fare quello che volevano. LORO NON HANNO UNA TEORIA ECONOMICA GENERALE DIVERSA DAGLI ISTITUZIONALISTI (e quindi falsa)! Loro sono favorevoli a giocare con i soldi della gente (gli Austriaci no). Loro sono autori di MV=PQ, che è quanto di più socialista si possa immaginare in campo monetario. Gli Austriaci sanno cos’é un libero mercato, loro no!

avatar valkoinen maggio 26, 2012 alle 16:19

Ti consiglio di non fare affermazioni per niente, se non sai di cosa stai parlando. Leggiti i libri di Friedman, non le falsità a cui gli sono state attribuite da altri che sparlavano e basta.
La Scuola Austriaca è importante dal punto di vista liberale. Presenta alcune lacune però, come quando si parla di abolire la riserva frazionaria o il ritorno al Gold standard.

avatar Marco Bollettino maggio 27, 2012 alle 09:41

Maddai… questa tua risposta dimostra perchè è inutile utilizzare i dati per interpretare la storia… veramente riesci a dire che la Fed nella crisi del ’20-21 ha aumentato la massa monetaria mentre in quella del ’29 l’ha contratta

Visto che ti lamentavi delle unità di misura, ho rifatto il grafico, questa volta solo dal ’29 al ’33 con le linee “ogni 5 e non ogni 20″.

Poi ognuno libero di credere ciò che vuole… (btw non sto contestando che secondo Friedman durante la Grande Depressione la Fed avrebbe potuto salvare il sistema bancario, sto dicendo che non mi convince. Nel ’20-21 la Fed non fece proprio nulla dal punto di vista di interventi “quantitativi” e dopo due anni l’economia era di nuovo in carreggiata. Era invece intervenuta molto prima, dal ’14 al ’19, aumentando considerevolmente l’offerta di moneta e causando il boom che aveva provocato la recessione)

avatar valkoinen maggio 27, 2012 alle 18:24

Nel 1929 da 100 e rotti scende ed anche abbastanza velocemente come si vede.
Ricomincia a salire alla fine del 1930, e solo dopo un ulteriore anno alla fine del 1931 raggiunge la base monetaria del picco del 1929.
Questa come la chiami?
io la chiamo contrazione monetaria…

Sto dicendo (e questo sostiene Friedman) che nel 1929 invece la FED FECE QUALCOSA, di sbagliato naturalmente, contraendo la base monetaria.

avatar Marco Bollettino maggio 27, 2012 alle 19:18

E come mai nel ’21, con la disoccupazione al 12%, la base monetaria scende del 20% e l’economia si riprende, senza fallimenti apocalittici del sistema bancario come prefigurerebbe l’analisi di Friedman?

avatar gabriele maggio 28, 2012 alle 15:22

Ciao Valkoinen,leggendo numerosi libri sulla grande depressione tra cui anche lettere di Friedman e soprattutto l’indagine metodologica di Rothbard con il suo libro “La grande depressione”,ciò che tu scrivi avvenne ma non per via di una diretta politica monetaria della FED ma per le “Firms” stesse.All’epoca,come in parte adesso, il deposito poteva essere vincolato a 1 3 e 5 anni per avere chiaramente interessi maggiori sul deposito,ma anche perchè era tramite i vincolati che effettivamente il leaverage di indebitamento poteva aumentare a dismisura e quindi, proporzionalmente,la base monetaria.Le banche,una volta prosciugate,in particolare quelle non ordinarie(non regolate dalla FED) che non poterono nemmeno partecipare al programma di protezione dei depositi(nel ’31 se non vado errato) di cui beneficiarono invece quelle sotto l’ala della FED,si trovarono in ristrettezze di liquidità e per non farsi sbranare definitivamente dai correntisti limitavano la loro esposizione.

avatar gabriele maggio 28, 2012 alle 15:39

Marco comunque farei molta attenzione a ratificare questa deduzione.I fondamentali della crisi del ’20 erano molto diversi da quelli del ’29,in particolare precedentemente non c’era stata un’inflazione prolungata decennale e dunque l’espansione economica non era dopata eccessivamente da leve strettamente finanziarie,e cosa da non sottovalutare non si generò l’effetto panico del ’29;al limite,inoltre,potremmo dire che qualsiasi analisi deduttivo-sociale di questo tipo non può che essere semplicistica nella misura in cui è impossibile isolare l’evento e riprodurlo “absulutus”.
Tuttavia questo non significa che l’espansione monetaria sia una buona cosa! ci tengo a precisare.

avatar valkoinen maggio 28, 2012 alle 19:19

@ gabriele

La FED decide i tassi, la FED decide la base monetaria, è inutile che si continua a girare attorno a queste cose.
La base monetaria è diminuita e non doveva, ed è colpa della FED, le firms non possono aumentare o diminuire la base monetaria.

avatar davide71 maggio 27, 2012 alle 12:35

Ciao Valkoinen,
chiamale lacune! La riserva frazionaria provoca la dissoluzione dei sitemi economici ogni cent’anni. Il “Gold Standard” c’é già! Cosa credi che abbia usato Chavez per farsi garantire i prestiti? Oro! Che puntualmente si è fatto restituire quando li ha ripagati! Gli USA non lo applicano perché possono permetterselo militarmente. Ma dove vanno stai sicuro che raccolgono tutto l’oro che trovano! Il problema è che a tanti da fastidio l’idea di una moneta sana e onesta! Agli USA poi dà immensamente fastidio che qualcuno non leghi i suoi destini al dollaro! La Scuola Austriaca è una Teoria Economica che spiega come l’unico sistema economico sostenibile nel lungo periodo sia il libero mercato, ed esso NON è attuabile senza una moneta sana e onesta (a ancorarla all’oro è già una buon inizio). Se poi non lo vogliamo fare pazienza!, ma almeno sappiamolo.
E poi Friedman ha per caso affermato che un aumento della massa monetaria provoca SOLO un aumento dei prezzi? Visto che in realtà provoca anche un trasferimento di ricchezza tra chi è più vicino al potere e chi è più lontano, (e questo è dimostrato dal fatto che la forbice tra ricchi epoveri in America si è allargata a dismisura), allora io sono tanto contento di non perdere tempo a leggere i suoi libri!

avatar valkoinen maggio 27, 2012 alle 18:38

Sulla riserva frazionaria devi argomentare la tua tesi. Von Mises aveva spiegato le possibili conseguenze di certi strumenti e politiche, però dovresti spiegare come faranno le banche a prestare denaro senza. Lo faranno, ma ad altissimi interessi.
Se prendi come esempio Chavez, non credo proprio tu sia un vero “austriaco”. Chavez rappresenta la peggior specie di quel populismo-socialismo che ha sempre caratterizzato l’economia sudamericana negli anni passati e anche non troppo lontani.
Comprando oro pensa di poter risollevare l’economia e di danneggiare quelle occidentali, ma non servirà a niente così come l’aver nazionalizzato il petrolio e altri settori. L’oro è solo una merce come tante, non ti dà uno status speciale nell’economia monetaria.
L’ancoraggio a qualcosa (oro, argento o altro) è fallito, dal momento in cui c’è stata l’espansione economica che noi tutti conosciamo e stiamo ancora vivendo. Oggi la moneta è convertibile con i titoli finanziari, che rappresentano beni e attività di uno Stato.
Sono d’accordo con la Scuola Austriaca sul fatto che non ci debba essere solo una moneta statale imposta, ma più monete anche private che possano circolare liberamente.
Friedman sarebbe stato d’accordo con te sull’ultima frase, non ha mai difeso l’espansione monetaria senza criterio da parte delle banche centrali, e infatti dai keynesiani era definito un monetarista.

avatar Marco Bollettino maggio 27, 2012 alle 20:07

“Sulla riserva frazionaria devi argomentare la tua tesi. Von Mises aveva spiegato le possibili conseguenze di certi strumenti e politiche, però dovresti spiegare come faranno le banche a prestare denaro senza. Lo faranno, ma ad altissimi interessi.”

Non è detto. Se oggi tieni 15000 euro nel tuo “conto in banca,” usandone una minima parte per pagare bollette, fare acquisti, etc. e non investendo il resto perché la banca ti offre un interesse sui tuoi soldi, pur consentendoti (a parole) di usarli come fossero in portafoglio, un domani potresti avere offerte differenti da parte delle banche e distribuire quei 15000 euro tra un conto deposito vero (dove paghi il servizio e puoi effettuare pagamenti) e un conto vincolato (un prestito a breve termine che la banca ti consente di smobilizzare con un certo preavviso ma che non puoi usare per acquisti/bancomat/etc.).

Btw “For a long time,” I said in 1954,”I have been a proponent of 100% reserve banking. . . . Those of us who favor this scheme are accustomed to being labelled unrealistic.” M.Friedman – A program for monetary stability

avatar valkoinen maggio 24, 2012 alle 14:33

Comunque non è vero che Friedman si lamentava della non emissione di moneta, ma piuttosto che la FED avesse contratto la base monetaria. Anche in questo è d’accordo la Scuola Austriaca .

avatar Francesco Simoncelli maggio 24, 2012 alle 16:48

Facciamo chiarezza. Friedman spiegò che la FED non inflazionò abbastanza nel 1930-1933. Lo scrisse su A Monetary History of the United States. Accusò le politiche deflazionistiche della FED di essere la causa della Grande Depressione.

Nello stesso anno, un altro editore pubblicò America’s Great Depression di Murray Rothbard, che spiegò come la FED causò la depressione: mediante le sue politiche espansionistiche del 1926-1929.

avatar valkoinen maggio 24, 2012 alle 19:49

Su Rothbard è corretta l’osservazione, ma su Friedman no.
Friedman spiegò che la FED fece peggiorare la crisi, siccome non volle dopo il crash di Wall Street nel 1929 aumentare la base monetaria, indipendentemente quale fosse la causa (tuttavia fu sempre lo Stato con la FED, e anche questo Friedman lo ammetteva).
Contrarre l’offerta di moneta è stato un errore.

avatar Marco Bollettino maggio 25, 2012 alle 10:07

La spiegazione di Friedman non mi convince. Innanzitutto la Fed può agire sul lato della base monetaria ma non può influenzare direttamente M1 (può però in un certo senso “dar fiducia” nel sistema bancario fallito e prevenire un bank run). La vulgata dice che la Fed nel 29-33 fece poco o nulla per prevenire la deflazione monetaria dà credit crunch. Guardiamo quest’immagine

Base monetaria durante la Grande Depressione

Non mi pare che dal lato della monetary base non si abbia inflazionato. Si può ovviamente dire che la Fed avrebbe dovuto “fare di più” ed è ciò che dice essenzialmente Friedman. Ma allora come spiegare questo grafico riguardo la recessione del ’20-21?

Base monetaria durante la recessione del '20-21

Qui la contrazione c’è e ciò nonostante, dal picco di disoccupazione del 12% del 21 (nel primo anno la recessione fu peggiore che la Grande Depressione), si scese rapidamente al 6% nel ’22 e al 3% del 23, per poi imboccare i ruggenti anni ’20. Il tutto con una base monetaria che nel biennio di crisi era in calo.

avatar valkoinen maggio 26, 2012 alle 12:42

La crisi per quanto riguarda il secondo grafico, incomincia nel 1920 e la Fed aumenta di ben 4% la base monetaria per 6 mesi.
Nel 1929 invece c’è una diminuzione di più del 5% che dura per circa 1 anno. Sembra che non l’abbia ridotta perchè metti gli indici completamente diversi, sul primo ogni step è di 20, mentre sul secondo grafico è di 5.

avatar max61 maggio 22, 2012 alle 13:50

Il effetti la dottrina economica riconducibile alla scuola di Chicago mi sembra che abbia fatto grandi danni in Sudamerica dove è stata applicata nel secolo scorso.

avatar gabriele maggio 22, 2012 alle 14:53

Basti pensare a Pinochet,anche se l’alternativa Marxista dell’epoca faceva venire i brividi in egual modo ;)

avatar valkoinen maggio 24, 2012 alle 14:30

Cioè? Quali colpe avrebbe Friedman nell’aver consigliato una certa politica economica a Pinochet?

avatar gabriele maggio 28, 2012 alle 17:31

La dottrina della Shock economy prevede un’assestamento dell’economia meccanicistico e storiologico rispetto ad un problema di carattere socio/metodologico…non mi dilungo oltre poichè il monetarismo fa acqua da tutte le parti…chiaro che Friedman dice molte cose condivisibili ma il tutto viene vanificato ancora da una visione scientista che non segue le leggi logico-deduttive del metodo scientifico piuttosto dei falsi sillogismi basati su fatti di dubbia causalità.

avatar valkoinen maggio 28, 2012 alle 18:43

Pinochet non ha fatto esattamente quello che richiedeva Friedman. L’ha espressamente affermato lui stesso svariate volte nelle sue interviste.
Friedman veniva chiamato monetarista dai keynesiani, ma non lo era completamente. Poi dipende cosa intendi per monetarismo.

avatar andrea maggio 22, 2012 alle 13:06

Grazie!
Avevo letto le osservazioni di Rothbard su Friedman: quest’ultimo sarebbe stato, in fondo, solo uno statalista efficientista, piuttosto che un vero libertarian austriaco.
Nella scena politica italiana ricordo il Prof.Antonio Martino tra gli allievi di Chicago, cofondatore di Forza Italia nel 1994 (partito le cui politiche, però, si sono rivelate, alla prova dei fatti, clericalsocialiste) ed oggi le opinioni e le proposte radiofoniche di Oscar Giannino in vista di un suo probabile ritorno alla politica attiva.
Adesso, posso capire meglio alcune delle sue opinioni e le differenze con la Scuola Austriaca che trovo, da neofita qual sono, molto più convincente.

avatar Francesco Simoncelli maggio 27, 2012 alle 09:40

Cerchiamo di distribuire le colpe come si deve altrimenti non si capisce nulla. Osserviamo il seguente grafico.

Base monetaria: 1929-1931, non scende; 1931-1933, sale.

Credito della Federal Reserve: 1930-1931, scende; 1932-1933, sale; 1934, piatto.

Offerta di denaro: 1930-1933, scende a causa del fallimento di circa 9,000 piccole banche. Quindi, se la FED ha fallito nel non estendere il credito nel 1930-1931, perché tale politica ha lo stesso fallito nel 1932-1933? E se questa estensione ancora non appariva sufficiente nel 1932-1933, cosa è cambiato nel 1934 quando il credito della FED era essenzialmente piatto?

Abbiamo che nel 1933 la base monetaria e l’offerta di denaro aumentano, mentre il credito della Federal Reserve rimane pressoché piatto. Succede che nel 1934 il Congresso approva il FDIC e gli assalti agli sportelli bancari cessano. Friedman e la Schwartz dissero al mondo accademico ciò che voleva sentire: che il rifiuto della Federal Reserve di inflazionare negli anni 1931-1933 fosse stata la principale causa della Grande Depresisone. Problema: la FED non deflazionò nel 1931, ed inflazionò nel 1932-1933. La contrazione monetaria fu causata dal fallimento delle sopracitate 9,000 piccole banche; ciò cessò con la creazione del FDIC.

Domanda: il fallimento della FED emerge dalla sua politica di tassi d’interesse artificalmente bassi? Questa è la tesi di Rothbard.
Domanda: il fallimento della FED emerge dal suo non voler estendere il credito (1930-1932), e nel non aver esteso abbastanza il credito (1933)? Questa è la tesi di Friedman/Schwartz.

avatar valkoinen maggio 27, 2012 alle 18:56

Base monetaria: 1929-1931, non scende—>

Come non scende?
E che cos’è quella gobba alla fine del 1929?
Negare l’evidenza non è che cambi la storia.

“Offerta di denaro: 1930-1933, scende a causa del fallimento di circa 9,000 piccole banche.”—>

Che era dovuto appunto alla contrazione monetaria, come si evince dai grafici.

Domanda: il fallimento della FED emerge dalla sua politica di tassi d’interesse artificalmente bassi? Questa è la tesi di Rothbard.
Domanda: il fallimento della FED emerge dal suo non voler estendere il credito (1930-1932), e nel non aver esteso abbastanza il credito (1933)? Questa è la tesi di Friedman/Schwartz.—>

L’una non esclude l’altra…
Una volta che hai espanso l’offerta di moneta artificialmente (Rothbard), hai creato dei danni.
Poi il contrarla all’impovviso (Friedman), non fa altro che peggiorare le cose.

avatar Francesco Simoncelli maggio 27, 2012 alle 21:29

Come non scende?
E che cos’è quella gobba alla fine del 1929?
Negare l’evidenza non è che cambi la storia.

Dai, ora stai cavillando. Avresti ragione se avessi detto 1929-inizio 1930; peccato che tu non consideri l’altra “gobbetta” poco prima l’inizio del 1931.

L’una non esclude l’altra…
Una volta che hai espanso l’offerta di moneta artificialmente (Rothbard), hai creato dei danni.
Poi il contrarla all’impovviso (Friedman), non fa altro che peggiorare le cose.

Guarda che la contrazione di moneta non l’ha decisa la FED oppure qualche evento casuale. Mi pare tu confonda causa ed effetto. La contrazione monetaria è un processo “automatico” che il mercato adotta per purgare il panorama economico dagli errori precedentemente accumulati (es. espansione artificiale del credito). Tale contrazione è avvenuta a causa del fallimento di 9,000 piccole banche, generato dalla sfiducia dei depositanti nelle suddette banche che assaltarono i loro sportelli. Ciò cambiò, difatti, con l’introduzione da parte del Congresso del FDIC.

avatar valkoinen maggio 28, 2012 alle 14:17

Avresti ragione se avessi detto 1929—–>

Infatti avviene proprio nel 1929.
C’è una depressione in arrivo, e la FED contrae la base monetaria così da peggiorare moltissimo la crisi.
Tutto quello che accade dal 1930 in poi è IRRILEVANTE.
Il danno viene fatto nel 1929.
Si vede che non hai letto Friedman.

la contrazione di moneta non l’ha decisa la FED—>

La contrazione di moneta la decide ASSOLUTAMENTE E AL 100% LA FED.

La contrazione monetaria è un processo “automatico” che il mercato adotta—>

Manco per niente. Tu confondi base monetaria con offerta monetaria.
Quella la decide il mercato. Ma è ovviamente influenzato tantissimo dalla FED.

Con questo si è capito che non ne sapete nulla d’economia.

Non credo risponderò ancora, dato che si negano i grafici e la realtà dei fatti.

avatar Francesco Simoncelli maggio 28, 2012 alle 15:33

C’è una depressione in arrivo, e la FED contrae la base monetaria così da peggiorare moltissimo la crisi.

Come ha predetto la crisi del 2007? Ma per favore! Non avevano idea di quello che stava per accadere, tanto che quel pagliaccio di Irving Fisher parlava di una borsa che “aveva raggiunto un plateau permanente.”

La contrazione di moneta la decide ASSOLUTAMENTE E AL 100% LA FED.

Si come no. Proprio come ora la FED “decide” i FedFunds con Bernanke che si dà tante arie, vero? Oggi come allora la crisi è qualcosa che è scoppiato loro in faccia. La cosa che ti sfugge è che la contrazione dell’offerta di moneta avviene PRIMA della contrazione della base monetaria, mentre la FED sta aumentando leggermente quest’ultima.

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