Fu così che venne inventato il mito del laissez faire di Hoover?

Seguendo in queste ultime settimane il dibattito sull´”austerità” in Europa mi è balzato in mente il pensiero se, ancora una volta, non fossimo testimoni della creazione di un mito storico. Affermando cio´ mi rendo conto di far parte di coloro che si posizionano dalla parte opposta di chi vuole “misurare“ la storia politica contemporanea con il metodo di Krugman e di chi considera “tagli selvaggi“ le politiche di austerità che stanno avendo luogo in Europa.

Ma, come ha detto Angela Merkel,  “stupita“ dal dibattito e dal  fatto che la sua posizione pro-austerità sia diventata così controversa. Il punto non é quello di risparmiare tanto per, ha puntualizzato, ma si tratta, semplicemente, non “spendere piu´di cio´che si raccoglie. E´incredibile che un fatto cosi semplice porti ad un tale dibattito”.

La mia posizione sarebbe molto più estrema di quella della Merkel: direi che abbiamo vissuto in un’economia illusoria per diverse decadi in Europa e in US e che il prezzo di tale illusione é una crescita economica causata dall´irresponsabilita´fiscale.

Lasciatemi proporre un esempio preso da un altro campo dell´economia che potrebbe rendere il tutto molto più chiaro. Ogni economista ammette che esistono differenze nei talenti di cui le persona sono dotate naturalmente. Alcuni potrebbero pensare che queste differenze siano ingiuste, così ingiuste da desiderare l’eliminazione di queste per mezzo di politiche pubbliche. Ma è qui che la discussione si fa interessante. Non c´é dubbio che un’attiva politica governativa possa reindirizzare le differenze nei talenti attraverso politiche di confisca e di redistribuzione, ma bisogna chiedersi se questo potrebbe avvenire senza distorcere la struttura dei prezzi relativi e gli incentivi dei vari attori economici nel  mercato. Queste distorsioni provocheranno nuovi problemi con conseguenti costi associati, i quali dovrebbero essere presi in considerazione per affrontare una seria discussione sui costi e benefici delle politiche pubbliche originali volte ad aggredire le differenze nei talenti.

Ora ritorniamo alla macroeconomia dell’illusione.

Per decenni i governi social-democratici dell’Occidente hanno seguito politiche economiche della gestione della domanda che si fondano, principalmente, sull´utilizzo del budget pubblico per bilanciare l’economia, abbandonando ogni preoccupazione sul pareggio di bilancio. Questo ha provocato una situazione fiscale insostenibile sia in Europa che in US. Vedi su questo specifico aspetto l’Economist del 17 marzo, 2011[1] e/o Government Versus Markets: The Changing Economic Role of the State (Cambridge, 2011) di Vito Tanzi oppure il brillante lavoro del mio collega Richard Wagner, Deficits, Debt and Democracy: Wrestling with Tragedy on the Fiscal Commons (Elgar, 2012).

L’economia dell´illusione nasconde le distorsioni con politiche di breve periodo che producono l’apparenza di una sostenitbilità economica, a costo,  però, di distorcere gli incentivi per una crescita reale nel lungo termine. Questa verità fu nascosta per diverse decadi dopo la seconda guerra mondiale grazie alle innovazioni tecnologiche. Come ho ripetutamente argomentato qui e altrove, se il guadagno Smithiano derivante dal commercio e il guadagno Schumpteriano derivante dall´innovazione continueranno a sovrastare la stupidità delle politiche pubbliche, allora la crescita economica continuerà a verificarsi, fino a rendere la depressione di domani superiore al picco di oggi. Ma la prosperita´di domani non sarà così grande o cosi condivisa come avrebbe potuto essere. In breve, l’economia dell´illusione ha semplicemente lanciato una granata giù per la strada-

Coloro che sono i campioni dell´economia illusoria insisteranno nel dire che nel lungo termine saremo tutti morti e che la crescita che abbiamo avuto grazie alle forze Smithiane e Schumpeteriane non è dovuta a tali attività bensì alla giudiziosa gestione governativa dell’economia. Questi sono fatti e contro-fatti che seguono questi dibattiti teorici ed é in questo processo di dibattito che vengono create le mitologie.

Herbert Hoover fu un presidente molto più liberale di Barack Obama o dei leader dell’attuale Europa. Da una prospettiva di libero mercato, i passi fatti dal 2007 in avanti hanno portato il mercato da una fase di correzione ad u’ampia crisi prima e ad una depressione globale poi. Questi passi sono stati tutt´altro che incentrati sul “laissez faire” e sono stati compiuti prima da un Presidente Repubblicano e poi da uno Democratico. Non é stata data neanche una chance al laissez faire. Ma le mitologie hanno bisogno di essere create per raccontare fiabe storiche partigiane. Il lassez faire Hooveriano fu sostituito dall’attivismo di FDR e la nazione si salvò

Krugman è il nuovo Arthur Schlesinger? Un creatore di mitologie che servono i suoi interessi ideologici, distorcendo i dati storici e gli argomenti economici del suo tempo; e´abbastanza in gamba ed è posizionato sufficientemente bene per controllare con successo la conversazione.


Articolo originale di Peter Boettke su Coordination Problem

Traduzione di Antonio Manno

 

Note

[1] http://www.economist.com/node/18359896