La leggenda di Hoover

Una delle leggende più perniciose della storia economica del ventesimo secolo è quella che racconta come la Grande Depressione fu causata, o almeno resa più disastrosa, dall’impegno dogmatico di Herbert Hoover a mettere in pratica la politica del “non far nulla” – di stampo laissez-faire – subito dopo il crash finanziario del ’29. Questa idea fa parte di quel set di credenze riguardo la Grande Depressione che chiamo “la vulgata classica” di quell’evento storico. (Include l’affermazione cha sia stato il liberismo a causare la crisi, che l’inazione di Hoover l’abbia peggiorata, che il New Deal ebbe un successo clamoroso e che la Seconda Guerra Mondiale ce ne fece uscire). L’idea che Hoover avesse una completa dedizione per il laissez faire è, come ho suggerito, completamente falsa.

In realtà Herbert Hoover era da tempo conosciuto come un progressista che aveva sempre favorito maggiori interventi del governo nell’economia.  A partire dai suoi giorni nella U.S. Food Administration durante la Prima Guerra Mondiale sino al periodo, negli anni ’20, in cui aveva ricoperto la carica di Ministro del Commercio, Hoover aveva costantemente portato avanti le sue idee per cui il liberismo economico non funzionava e il governo doveva partecipare molto più attivamente all’economia. Quando questa andò in panne durante il suo primo anno di presidenza, non sorprende che abbia messo all’opera proprio queste sue idee.

Hoover non solo appose la firma alla tariffa Smoot-Hawley, come tutti sanno, ma incoraggiò anche gli imprenditori a mantenere alti i salari, espanse la spesa pubblica, ridusse l’immigrazione quasi a zero, mise in piedi ogni sorta di mezzo per concedere credito con garanzia pubblica ed aumentò il deficit di bilancio. Insieme ai fallimenti della Federal Reserve, che risultarono in un calo del 30% dell’offerta di moneta, questi interventi di Hoover contribuirono a trasformare quella che poteva essere una severa, ma breve, recessione nella Grande Depressione. Quindi la “vulgata classica” fa bene a dar la colpa a Hoover ma esattamente per le ragione sbagliate.

Le ben conosciute idee di Hoover

Come è iniziata questa leggenda? Le idee di Hoover erano ben conosciute prima che venisse eletto. Infatti “nel 1920 [Franklin] Roosevelt sostenne proprio Hoover come possibile candidatura alla presidenza – nel partito democratico.” Durante la presidenza Hoover, in tanti fecero notare il suo attivismo. Hoover stesso ne fece il suo cavallo di battaglia durante la campagna presidenziale contro Roosevelt. Anche FDR ne era consapevole: parte della sua campagna fu un attacco diretto contro l’espansione del deficit di bilancio attuata da Hoover. E pure i suoi consiglieri; infatti molti dei programmi del New Deal non furono altro che espansioni di interventi che Hoover aveva iniziato.

E allora questa leggenda da dove viene fuori?

Non ho una risposta facile, ma è importante ragionarci perché potremmo essere nel mezzo di una storia parallela. Questa volta il mito è che i cosiddetti “interventi di austerità” abbiano impedito alle economie europee, e forse pure agli Stati Uniti, di riprendersi più velocemente dalla Grande Recessione. Commentatori come Paul Krugman danno ogni giorno la colpa a quelli che interpretano come tagli draconiani alla spesa (“austerità”) nell’Unione Europea per il fatto che vi siano riprese stagnanti e anche ricadute in recessione in giro per il mondo. Per Krugman questo fatto è prova che è necessario uno stimolo keynesiano ancora più grande.

Quale austerità?

Contro quest’ argomentazione, tanti economisti di ispirazione liberale classica hanno offerto prove schiaccianti che nella realtà i tagli alla spesa in Europa sono stati inesistenti o di piccola entità. In molti casi questi “tagli” sono stati poi accompagnati da aumenti di tasse che sono interventi recessivi. Questi economisti hanno anche sostenuto che le riprese stagnanti potrebbero essere il risultato delle varie politiche che questi governi hanno adottato, come programmi di stimolo allo scoppio della crisi seguiti poi da aumenti di tasse, associati a questa presunta austerità. Se non cercano di risolvere in modo serio il problema dei costi crescenti dei programmi sociali in continua espansione, i paesi dell’Unione Europea (e gli Stati Uniti) dovranno prima o poi pagare il conto. La loro riluttanza ad affrontare la realtà non dà fiducia agli investitori che quindi non vogliono prendersi rischi di lungo termine investendo in questi paesi.

Il pericolo di oggi è che la Leggenda dell’Austerità diventi l’equivalente, per questa recessione, della favola di Hoover. I danni che questa storia di fantasia hanno provocato  si sono estendono fino alla Grande Recessione stessa: in tanti nell’autunno del 2008 argomentarono che un intervento di entità inferiore a quello enorme che abbiamo avuto quell’inverno sarebbe stato “Hooverismo” e ci avrebbe condannati a una seconda Grande Depressione. Nella realtà la leggenda dell’austerità non è altro che una minestra riscaldata di quella di Hoover.

Quando persone come Krugman si trovano di fronte al fallimento delle idee che hanno propagandato per decadi, invece di affrontare la realtà si rifugiano nella stesse vecchie favole. Così come i difensori dell’interventismo durante gli anni ’30 e ’40, quando il New Deal non fornì i risultati promessi, ebbero bisogno della leggenda di Hoover, così le loro controparti moderne hanno bisogno della leggenda dell’Austerità per spiegare il fallimento dell’interventismo contemporaneo. Per i liberali classici non esiste una missione più importante che impedire che questa leggenda dell’austerità prenda piede.

Articolo di Steven Horwitz per Freemanonline.org

Traduzione di Marco Bollettino