Le tasse sono un furto?

15 aprile: mentre il giorno terribile del Tax Day si avvicina (il 15 aprile è la data simbolica in cui negli Usa scade il termine per la denuncia dei redditi e per il relativo pagamento fiscale, ndt), lo stesso ci dà la possibilità di riflettere sulla natura delle imposte e su quella dello Stato medesimo. La prima grande lezione da tenere a mente sulla tassazione è che… la tassazione non è altro che una rapina. Niente più e niente meno. Per quale motivo parliamo di “rapina”? La rapina è, per definizione, l’appropriarsi della proprietà altrui con l’uso della violenza o della minaccia,  quindi senza il consenso della vittima. E allora, cos’altro sarebbe mai la tassazione?

Coloro che affermano che l’imposizione fiscale si configurerebbe invece, in un certa accezione mistica, come una contribuzione del tutto “volontaria”, non dovrebbero quindi nutrire grossi dubbi nello sbarazzarsi di quel precetto indefettibile della legge, il quale postula che il mancato pagamento delle tasse è un atto criminale e, come tale, soggetto a sanzione adeguata.

Ma c’è qualcuno che, in tutta onestà, crede che se il pagamento delle imposte fosse veramente realizzato su base volontaria, diciamo per esempio nel senso di contribuire alla American Cancer Society, si ritroverebbero ancora delle considerevoli entrate nelle casse dello Stato? Allora perché non provare un simile esperimento per alcuni anni, o pochi decenni, e stare a vedere cosa succede?

Ma se la tassazione costituisce una rapina, allora ne deriva, come la notte segue il giorno, che quelle persone che la praticano e vivono grazie ad essa, sono semplicemente una banda di ladri. Quindi lo Stato non può che essere una banda di ladri, e merita, tanto da un punto di vista morale, quanto da un punto di vista estetico e filosofico, di essere trattato esattamente alla stregua del gruppo delle canaglie socialmente meno rispettabili.

Questo numero di The Libertarian è dedicato a quella crescente legione di americani che sono impegnati nell’esercitare le varie forme di quell’arma, volta a prefigurasi come uno degli atti di manifestazione pubblica più temuti dai nostri governanti: la rivolta  fiscale, il taglio dei fondi, la cui esazione fa sì che la moltitudine dei cittadini venga  prostrata per mantenere la pletora delle classi parassitarie dominanti.

Questo è un problema scottante che potrebbe suscitare interesse per tutti, giovani e vecchi, poveri e ricchi, “classe operaia” e classe media, senza distinzione di razza, colore o credo. Ecco un tema che tutti sembrano capire fin troppo bene: la tassazione.

Articolo di Murray Newton Rothbard  su Mises.org, originariamente pubblicato, sottoforma di editoriale anonimo, il 15 aprile 1969 nel periodico The Libertarian.

Traduzione di Cristian Merlo