L’euro come Gold Standard?

Riprendo una questione sollevata nei commenti alla presentazione del libro sulle lezioni di Huerta de Soto. Il professore spagnolo generalmente difende l’Euro sostenendo come di fatto esso costituisca una approssimazione del gold standard. La maggior parte degli economisti e dei politici, invece, accusa l’euro proprio per essere una approssimazione del gold standard. Mentre i secondi sin dai tempi della grande depressione continuano a sbagliarsi clamorosamente sulle relazioni causali che caratterizzano il mondo economico (non fu il gold standard a mandare il sistema in crisi, a mandarlo in crisi furono le prime grandi corruzioni del gold standard, peraltro lungi dall’essere un sistema monetario ideale, perpetrate dalle banche centrali di allora), il primo ha solo in parte ragione.

ll discorso a mio avviso è molto semplice e lo andrò a spiegare di seguito. Tuttavia prima una premessa. A pagina 297 del libro A Scuola di Economia ho inserito una nota piuttosto lunga che spiega la mia posizione “pratica” rispetto a quella, sempre di natura pratica, del professore. Si badi bene, non discuto la posizione teorica, sto parlando di interpretazioni dei fatti alla luce della teoria. A mio avviso l’approccio del professore spagnolo resta il migliore che si possa trovare in circolazione. Sono fiero di aver pubblicato le sue lezioni. Al di là della mia umile e modesta rielaborazione esse sono e restano impeccabili. Offrono uno straordinario bagaglio di strumenti teorici per chiunque abbia voglia di cominciare a comprendere davvero l’economia. E’ ora che la Scuola Austriaca cominci anche in Italia a schiudere certe porte, nell’avanzamento della teoria, ad oggi appena solo avvicinate al più da qualche giurista o filosofo del diritto.

Piuttosto, la mia critica condensata in quella nota 102 è che il professore spagnolo, di natura troppo ottimista, in qualche caso abbia interpretato male la storia alla luce della stessa sua teoria. E’ una critica che avevo intenzione di sviluppare già al tempo della trascrizione dell’appendice B, Riflessioni Complementari, e che ho sempre rimandato. Finalmente trovo il tempo e l’opportunità per presentarvela qua di seguito.

L’affermazione che l’Euro sia una proxy del gold standard è, come ho detto, solo in parte vera. Nei confronti dei singoli Stati dell’unione monetaria esso si pone come moneta “rigida” in quanto, venendo imposto da una autorità monetaria sovranazionale, esso rappresenta una moneta molto meno flessibile ed elastica delle singole monete nazionali in precedenza utilizzate, più o meno direttamente, e oserei dire senza ritegno, per finanziare tanto spese pubbliche insostenibili quanto quei gruppi di privilegio che nel corso del XX secolo hanno adottato lo Stato sociale come strumento di dominio nei confronti della popolazione.

In parte ha quindi ragione Huerta: era ora che si ponesse un limite a quei finanziamenti che in ultima analisi andavano a tutto a vantaggio della classe dominante presente in ciascuno stato sovrano (classe politico bancaria contro il resto del mondo, l’unica vera lotta di classe mai esistita e ben spiegata in questo splendido articolo di Hans-Herman Hoppe). Il fatto, come vedremo più avanti, è che il problema si è solo spostato di livello!

Prendiamo il caso dell’Italia: di fatto questo era un paese già sull’orlo del fallimento nel lontano 1992. A ridurla in quelle condizioni era stato l’abuso monetario quotidianamente perpetrato ai danni del popolo italiano attraverso la mala gestione della lira e del sistema bancario. La rigidità introdotta dall’Euro, abbinata ai virtuosismi scatenati dalla percezione di una valuta più solida e sana sul modello tedesco, avrebbe potuto offrire una opportunità straordinaria per rattoppare situazioni oramai disperate.

Invece si sono presentati almeno due problemi. Vediamoli.

1) Il virtuosismo innescato dall’introduzione della nuova moneta teoricamente più “rigida” e pertanto più stabile, concretizzatosi con il crollo dei tassi di interesse dal ’95 in poi, anzi che essere sfruttato per fare sacrifici, ripianare i debiti, rimettersi in riga, togliere privilegi, alleggerire lo stato sociale, eliminare quanto più possibile gli interventismi, riformare il sistema pensionistico, etc etc… è stato utilizzato per continuare a sperperare ancora più di prima! Totalmente inebriati dalla illusione di ricchezza che gli stessi bassissimi rendimenti avevano generato, non solo si è riusciti a sprecare la più grande opportunità di poter evitare il fallimento al quale si era arrivati allora e che sta riemergendo adesso, nel frattempo (e si parla di oltre 15 anni) si è riusciti a scavare una fossa ancora più profonda di quella in cui ci ritrovavamo a metà anni novanta (tutto questo lo spiego nella postfazione della Tragedia dell’Euro).

2) L’altro problema è che la BCE non si è limitata a gestire l’Euro con oculatezza, come avrebbe fatto una Bundesbank, o come avrebbe dovuto essere la gestione di una valuta forte, vera proxy del gold standard. In realtà, ma questo lo ammette anche lo stesso Huerta, la BCE è stata parecchio inflazionista già prima della crisi del 2002-3 quando sulla scia della FED arrivò a tagliare i tassi fino al 2% (e all’epoca tutti quanti, in puro delirio demenziale, ricordo bene, si lamentavano del fatto che la BCE non avesse osato spingere i tassi fino a quell’1% fissato da Alan Greenspan… alzate la mano oh inflazionisti infami!!).

Quindi, anche se possiamo affermare che fino all’entrata in scena di Draghi la BCE fosse riuscita a mantenere una posizione leggermente meno inflazionistica della Fed, essa in realtà ha sempre condotto una gestione dell’Euro alquanto lasca e ben lontana da quei criteri che caratterizzerebbero un vero standard aurifero, tipicamente accompagnato da una crescita della massa monetaria di circa il 2% l’anno.

Se pertanto consideriamo l’Euro in un’ottica europea e non dei singoli stati della UE, la rigidità dell’Euro come proxy del gold standard è stata inesistente. Essa infatti è stata compromessa da due importantissimi fattori.

a) L’inflazionismo esasperato della FED, di Greenspan prima e Bernanke poi, che di fatto costringe, e sottolineo, costringe, tutte le altre banche centrali del pianeta ad andargli dietro. Questa è una cosa che purtroppo ancora tanti ignorano: il sistema bancario a riserva frazionaria sta in piedi solo se esso si espande uniformemente, e questo vale sia in ambito locale/nazionale che internazionale/globale (tutto spiegato nella Tragedia dell’Euro). Se qualche “giocatore” si ferma, il sistema bancario, completamente interconnesso, inevitabilmente si inceppa: qualcuno fa il botto e partono i fallimenti a catena.

Essendo il dollaro la valuta di riserva mondiale, quando la FED espande tutte le altre banche centrali, volenti o nolenti, sono forzate a seguirla, altrimenti presto o tardi qualcuno si ritrova in difficoltà incriccando tutto il sistema. Per come l’ho interpretata io nel più recente passato, ogni volta che il valore del cambio Euro vs Dollaro superava quota 1.60, il sistema si avvicinava pericolosamente a quella che io ho definito soglia del dolore, soglia di tollerabilità. Oltre quei valori si correva il rischio che qualcosa si rompesse, motivo per cui la BCE doveva spingere sull’acceleratore e recuperare il terreno perduto nella finta competizione inflazionistica con la FED.

Il tasso di cambio Euro/Dollaro, e finora i fatti mi hanno dato ragione, a mio avviso non sarebbe potuto arrivare a 1.80-2.00 per il semplice motivo che qualcosa si sarebbe inceppato prima rovesciando il trend in atto. E’ la ragione per cui non ho mai creduto alla caduta solitaria del dollaro. Se il dollaro un giorno dovesse crollare lo farebbe insieme a tutto il sistema monetario. Esso non può cadere da solo. Al limite, potrebbe arrivare a un cambio di 1 a 2 solo in uno scenario di collasso inflazionistico del sistema monetario, in cui tale rapporto perderebbe quasi di significato. I banchieri centrali conoscono queste dinamiche e trovano sempre il modo di coordinarsi tra di loro (inflazionando in maniera più o meno coordinata) per evitare a tutti i costi che da qualche parte il sistema faccia crack.

b) L’altro fattore è costituito dalla debolezza degli Stati europei particolarmente malconci facenti parte dell’unione monetaria. Qualunque sistema monetario tendenzialmente rigido, installato su una impalcatura oramai danneggiata da decadi di interventismo economico, in cui lo Stato sociale è arrivato praticamente al fallimento e la struttura produttiva è stata tremendamente distorta, avrebbe come risultato quello di fare emergere i problemi sommersi e tenuti nascosti dall’inflazionismo monetario (e dalle svalutazioni ricorrenti che lo accompagnano).

Oltre alla ragione evidenziata al punto a), la BCE non ha mai potuto tirare troppo la corda come sarebbe stato davvero opportuno, anche per questa seconda ragione: tale rigidità avrebbe messo in seria difficoltà i paesi più deboli dell’unione facendone emergere i problemi sottostanti. Inevitabilmente, quindi, al fine di accomodare i paesi più fragili, la BCE si è trasformata nell’istituzione centrale di quella che è divenuta di fatto una unione dei trasferimenti. Il problema è che i paesi più deboli, proprio per aver sprecato l’opportunità storica offerta da tassi estremamente bassi, e per aver continuato a sperperare come se non ci fosse domani, si sono ritrovati successivamente alla crisi del 2008 davvero falliti.

La rigidità monetaria dell’Euro che permane a livello di Stati nazionali, come impossibilità di finanziare direttamente il buco nero delle casse statali attraverso la stampante monetaria nazionale, è una rigidità che ha ben poco a che fare con il gold standard. Essa infatti risponde semplicemente al meccanismo perverso implicito nell’unione dei trasferimenti la quale, senza adeguate politiche di austerity a contenimento delle sovvenzioni verso i paesi più fragili, rischierebbe una escalation imbarazzantissima ed insopportabile a danno dei paesi più virtuosi.

Di seguito riporto lo schema presentato nel paper di Huerta de Soto dal titolo Riflessioni Complementari (che non ho voluto riportare nel libro per semplicità di esposizione). In questo schema Huerta indica le timide misure che in linea teorica dovrebbero essere implementate per avvicinare l’attuale sistema monetario all’ideale teorico di un sistema sano.


Ebbene, personalmente ho sempre trovato impraticabile la benché minima implementazione di queste timide misure necessarie a riposizionare il sistema monetario nella giusta direzione. Da un lato si tratterebbe pur sempre di un sistema imposto e non lasciato al libero mercato che si porterebbe dietro tanti e troppi difetti. Persino il gold standard come accenato sopra era un sistema ben lungi dall’essere ideale, in quanto pur sempre fondato sulla riserva frazionaria e in mano ad una gestione centralizzata e statalista del denaro. Dall’altro, a mio avviso, sarebbe oramai troppo tardi: una eventuale implementazione non sortirebbe alcun effetto positivo.

Il primo punto, ad esempio, ha trovato gli ostacoli qua sopra appena citati, risolvendo di fatto l’Euro nel grimaldello di un vaso di pandora al cui interno, meraviglia delle meraviglie, abbiamo trovato gli stati sociali più deboli della UE in stadio avanzato di decomposizione! Non solo, esso è divenuto il collante di un pericoloso progetto politico trasformandosi nel perno attorno a cui ruota, complice la BCE, la nuova unione dei trasferimenti.

Di fatto è troppo tardi perché si possa riuscire ad adottare una moneta rigida con una crescita del 2%! E non oggi, era troppo tardi anche dieci anni fa. Semplicemente gli errori stratificatisi in diverse decadi di interventismo monetario ancora prima che fiscale (il secondo a mio avviso resta sempre conseguenza del primo, in quanto ha gradi di libertà che dipendono strettamente dall’inganno perpetrato a livello monetario) sono davvero insormontabili. Qua siamo arrivati al punto che, per evitare sulla carta il fallimento monetario globale e quello di tutti gli Stati sociali, cercando di spalmarlo nel tempo via inflazione monetaria, sarebbe necessaria una svalutazione alquanto pesante di tutto il sistema monetario attuale e quindi del debito che lo accompagna come un gemello siamese, visto che in fin dei conti la moneta oggi imposta per decreto è pura moneta debito. Quindi, o di riffa o di raffa, svalutando o facendo reale default, il fallimento oramai è a mio avviso inevitabile. Il punto di non ritorno è stato abbondantemente superato.

Il problema è infatti reale, di struttura produttiva, assenza di risparmi reali, disallineamento delle preferenze temporali, ed è un problema globale che attraverso l’ipertrofico mostro finanziario coinvolge tutti quanti, nessuno escluso. L’unica differenza di natura statica è solo tra paesi che hanno poco o nulla da perdere e paesi che invece hanno molto da perdere. La differenza dinamica è invece tra paesi che saranno in grado di rialzarsi guidati dalle giuste idee economiche e paesi che avanzeranno a passo sempre più rapido verso la miseria della russia comunista. In altre parole non sono cose che si possono aggiustare continuando a fare il gioco delle tre carte, inventandosi che so, gli eurobond, i tax backed bond, o qualche altra diavoleria. Al massimo si può comprare ancora tempo come si è fatto in questi ultimi anni, peggiorando peraltro le cose visto che di fatto, a causa di quell’insana ipocrisia che accomuna i difensori dello Stato interventista, si continua a marciare nella direzione sbagliata.

La verità è che tutte le insostenibili promesse fatte negli ultimi cinquantanni dagli Stati sociali stanno per arrivare all’incasso, a partire da quelle che verranno presentate nel giro dei prossimi anni dai baby boomers americani (Cosa è il Denaro spiega tutto questo meglio di tutti gli altri nostri libri). E nessuno è in grado di pagarle, né si possono più posticipare senza passare o da un default o da una massiccia svalutazione del sistema monetario. Per me siamo arrivati al limite fisiologico del truffone. Se tutto va bene esso ha altri 7-8 anni di vita. Ma proprio se tutto va bene! E a vedere le condizioni in cui versano alcuni paesi, questo in primis, non va bene proprio un bel niente, qua la scommessa è nuovamente quella di riuscire ad arrivare a fine anno. Nel 2011 ha funzionato solo grazie alla follia monetaria di Draghi ed io, alla luce degli sviluppi più recenti, nutro dubbi ancora più forti per questo 2012.

In quanto al punto due e tre del prospetto di Huerta: ancora una volta troppo tardi. Il sistema bancario oramai è fallito e se si è arrivati a questo clamoroso fallimento è senza dubbio anche colpa dei finti liberisti di Chicago (splendida la chiusura delle lezioni di Huerta a proposito): in tutti questi anni la riforma finanziaria che abolì il Glass-Steagal Act ha infatti permesso al sistema bancario in regime di riserva frazionaria, stimolato da ogni sorta di incentivo basato sull’azzardo morale, di evolvere in un mostro ipertrofico, orribile, capace di distorsioni tremende, tra le quali una produzione di strumenti derivati over the counter (OTC) davvero terrificante per cifre che hanno raggiunto livelli semplicemente fuori controllo. Siamo a valori nominali di un quadrilione di dollari che stanno in piedi solo grazie ai tassi zero arbitrariamente stabiliti per decreto da quel pianificatore centrale del sistema economico globale che è la FED.

Finchè tutto ciò generava stimolo e impulso all’economia la cosa passava volutamente inosservata e la questione veniva semplicemente ignorata (non certo dal sottoscritto che ne parla sin dal 2002!). Adesso che il ciclo si è invertito, i derivati sono “il problema” e sembrano la causa di tutto, quando invece sono un semplice effetto di un sistema finanziario mal eretto sulla riserva frazionaria, banca centrale e fiat money, nonché un prodotto collaterale oramai indispensabile per riuscire a tenere a galla lo stesso truffone.

Ecco perchè in sostanza ritengo la posizione di Huerta, dal punto di vista interpretativo, e non certo teorico, troppo ottimista e in sostanza errata. Come Philipp Bagus, sono dell’idea che le distorsioni create dall’interventismo di natura statale, sia sul fronte fiscale sia su quello monetario, abbiano abbondantemente superato quelle forze del mercato che tendono all’efficienza dinamica. Il mercato è morto! L’unico mercato genuino in circolazione è giusto quello che ti fanno sotto casa una volta a settimana, da me il martedì mattina, causa sempre di disagi e popolato prevalentemente da strilloni, casalinghe e vecchiette che si esprimono attraverso l’idioma dialettale.

Illudersi che l’Euro, nella sua rigidità potesse costituire una proxy del gold standard in grado di spingere i paesi dell’area euro a fare le adeguate riforme per rientrare sui binari della prosperità e della crescita sostenibile, a mio avviso, è stato da parte di Huerta de Soto un errore interpretativo di una teoria corretta. L’Euro gestito dalla BCE da un lato ha messo in moto l’inesorabile meccanismo dell’unione dei trasferimenti, come Bagus nella Tragedia dell’Euro ci racconta bene, mentre dall’altro è diventato uno strumento di dominio in mano a una lobby autoreferenziale che non deve nemmeno fare i conti con l’elettorato (in pratica ci si è spostati di livello e i finanziamenti occulti sono ora a vantaggio della classe politico bancaria sovranazionale).

In fondo, tutto ciò che la teoria ci spiega bene è che le conseguenze associate ad una moneta fiat, sottratta al mercato, della quale i cittadini non hanno alcuna proprietà reale, sono sempre pericolose e favoriscono una distribuzione della ricchezza a favore di pochi e a danno di molti.

Così è stato, come volevasi dimostrare, anche con l’Euro.