Che cos’è il libero mercato?

Libero mercato è un termine approssimativo per indicare una gamma di scambi che si verificano nella società. Ogni scambio è intrapreso come un accordo volontario fra due persone o fra due gruppi di persone rappresentati dai rispettivi agenti. Questi due individui (o agenti) scambiano due beni economici, si tratti di prodotti tangibili o di servizi. Quindi, quando compro un giornale da un edicolante per cinquanta centesimi, l’edicolante e io scambiamo due prodotti: io do cinquanta centesimi e l’edicolante fornisce il giornale. Oppure, se lavoro per una società, scambio le mie prestazioni lavorative, sulla base di un accordo consensuale, per un compenso monetario; qui la società è rappresentata da un responsabile (un agente) con l’autorità di assumere.

Entrambe le parti intraprendono lo scambio perché ciascuna si aspetta di trarne un guadagno. Inoltre, ciascuna ripeterà lo scambio la volta successiva (o lo rifiuterà) perché la sua aspettativa si è dimostrata corretta (o errata) nel recente passato. Il commercio o lo scambio sono intrapresi proprio perché entrambe le parti se ne avvantaggiano; se non si attendessero di trarne un profitto, non acconsentirebbero allo scambio. Questo semplice ragionamento confuta l’obiezione contro il libero scambio tipica del periodo “mercantilista”, dell’Europa tra il sedicesimo e il diciottesimo secolo, classicamente esposto dal saggista francese del Cinquecento Montaigne. I mercantilisti sostenevano che, in qualunque scambio, una parte può avvantaggiarsi soltanto a scapito dell’altra, che in ogni transazione vi è un vincitore e un perdente, “uno sfruttatore” e uno “sfruttato”. Possiamo immediatamente vedere la fallacia di questo punto di vista ancora diffuso: il compiacimento e perfino l’entusiasmo nel commerciare dimostra che entrambe le parti si avvantaggiano.

Nel moderno gergo della teoria dei giochi, il commercio è una situazione in cui entrambe le parti vincono, un “gioco a somma positiva” piuttosto che un “gioco a somma zero” o “a somma negativa”. Come possono entrambe le parti trarre beneficio da uno scambio? Ciascuno valuta diversamente i due beni o servizi e queste differenze preparano il terreno per uno scambio. Io, per esempio, sto camminando con del denaro in tasca ma nessun giornale; il giornalaio, d’altra parte, ha abbondanza di giornali ma è ansioso di acquisire denaro. E così, incontrandoci, concludiamo un affare. Due fattori definiscono i termini di qualunque accordo: in che misura ogni partecipante valuta ciascun benein questione e le abilità di contrattazione di ogni partecipante. Quanti centesimi scambieranno per un giornale, o quante figurine del campione di baseball Mickey Mantle scambieranno per una di Babe Ruth, dipende da tutti i partecipanti al mercato del giornale o al mercato delle figurine di baseball – da quanto ciascuno valuta le figurine rispetto agli altri beni che potrebbe acquistare. Questi termini di scambio, chiamati “prezzi” (dei giornali in termini di soldi, o di figurine di Babe Ruth in termini di figurine di Mickey Mantle, sono infine determinati da quante giornali o figurine di baseball sono disponibili sul mercato in rapporto a quanto gli acquirenti valutano favorevolmente questi beni. In estrema sintesi, dal rapporto tra domanda e offerta.

Data la disponibilità di un bene, un aumento del suo valore dal punto di vista degli acquirenti accrescerà la domanda del bene, più soldi saranno offerti per esso e il suo prezzo aumenterà. L’inverso accade se il valore e quindi la domanda del bene viene a cadere. D’altra parte, data la valutazione dei compratori, ovvero la domanda di un bene, se la disponibilità aumenta, ogni pezzo – ogni figurina di baseball o pagnotta – diminuirà di valore, e quindi il prezzo del bene scenderà. L’inverso accade se la disponibilità del bene diminuisce. Il mercato, allora, non è semplicemente un elenco, ma un reticolo estremamente complesso e interattivo di scambi. Nelle società primitive, gli scambi sono solo baratti o scambi diretti. Due persone commerciano direttamente due beni utili, quali cavalli con mucche o Mickey Mantles con Babe Ruths. Ma via via che una società si sviluppa, un graduale processo di reciproco beneficio genera una situazione in cui uno o due prodotti alquanto utili e importanti sono scelti sul mercato come mezzo dello scambio indiretto. Questo bene-moneta, generalmente ma non sempre oro o argento, è allora richiesto non soltanto nel proprio interesse, ma ancor più per facilitare un ulteriore scambio con un altro prodotto desiderato. È molto più facile pagare gli addetti alla lavorazione dell’acciaio non in barre d’acciaio, ma in denaro, con cui gli operai possono così comprare ciò che vogliono. Sono disposti ad accettare i soldi perché sanno per esperienza e comprensione che chiunque altro nella società accetterà quei soldi in pagamento. Il reticolo moderno e quasi infinito degli scambi, il mercato, è reso possibile dall’uso del denaro.

Ogni persona si impegna in una specializzazione, ovvero in una divisione del lavoro, producendo ciò che le è più congeniale. La produzione inizia con le risorse naturali e prosegue con vari tipi di macchine e beni capitali, fino a per quando le merci sono vendute al consumatore. In ogni fase della produzione, dalle risorse naturali al bene di consumo, il denaro è scambiato volontariamente con i beni capitali, le prestazioni lavorative e le risorse terriere. Ad ogni punto del percorso, i termini degli scambi, o i prezzi, sono determinati dalle volontarie interazioni dei fornitori e degli acquirenti. Questo mercato è “libero” perché le scelte, in ogni momento, sono compiute liberamente e volontariamente. Il libero mercato e il libero sistema dei prezzi rendono disponibili i beni di tutto il mondo ai consumatori. Il libero mercato inoltre offre la più ampia prospettiva possibile agli imprenditori, che rischiano i loro capitali per allocare le risorse in modo da soddisfare i futuri desideri della massa dei consumatori nel modo più efficiente possibile. Il risparmio e l’investimento possono allora sviluppare i beni capitali ed aumentare il rendimento e gli stipendi degli operai, elevando quindi il loro tenore di vita. Il mercato libero e competitivo, inoltre ricompensa e stimola l’innovazione tecnologica che permette all’innovatore di ottenere una posizione di vantaggio nel soddisfare i desideri del consumatore in forme nuove e creative. Non soltanto è incoraggiato l’investimento, ma, cosa forse più importante, il sistema dei prezzi e gli incentivi sotto forma di profitti e perdite propri del mercato guidano l’investimento di capitali e la produzione nei percorsi più adeguati. Il complesso reticolo può ingranare e “liberare” tutti i mercati in modo che non ci siano improvvise, impreviste e inesplicabili scarsità ed eccedenze in alcun punto del sistema produttivo.

Ma gli scambi non sono necessariamente liberi. Molti sono coercitivi. Se un ladro vi minaccia dicendo “o la borsa o la vita”, il pagamento che gli effettuate lui è forzato e non volontario e costui si avvantaggia a vostre spese. È il furto, non il libero mercato, ciò che è realmente rappresentato dal modello mercantilista: i benefici del ladro a scapito di chi è sottoposto a coazione. Lo sfruttamento si presenta non nel libero mercato, ma là dove lo sfruttatore abusa della sua vittima. A lungo termine, la coercizione è un gioco a somma negativa che conduce a una produzione, un risparmio e un investimento ridotti, a risorse di capitale esaurite e a livelli di vita e di e di rendimento ridotti per tutti, forse anche per gli sfruttatori stessi. Il governo, in ogni società, è l’unico sistema legale di coercizione. La tassa è uno scambio coatto e quanto più pesante è la tassa sulla produzione, tanto più è probabile che lo sviluppo economico vacillerà e declinerà. Altre forme di coercizione governativa (per esempio, controlli o restrizioni dei prezzi che impediscono ai nuovi competitori di accedere ad un mercato) ostacolano e paralizzano gli scambi di mercato, mentre altre(imporre divieti sui raggiri, far rispettare l’applicazione dei contratti) possono facilitare gli scambi volontari. L’apice della coercizione governativa è il socialismo.

Sotto la pianificazione centralizzata socialista il direttivo socialista di progettazione difetta di un sistema di prezzi per i terreni o i beni capitali. Come persino socialisti quali Robert Heilbroner ora ammettono, il pianificatore socialista non ha quindi modo di calcolare i prezzi o i costi o di investire il capitale in modo che il reticolo della produzione ingrani e si stabilizzi. L’attuale esperienza sovietica, dove spesso un abbondante raccolto di frumento non riesce a trovare il modo essere venduto al dettaglio nei negozi, è un efficace esempio dell’impossibilità di funzionamento di un’economia complessa e moderna in assenza di un libero mercato. Non c’erano né incentivi né mezzi di calcolare i prezzi e i costi da sostenere affinché i carri a tramoggia ottenessero il grano, affinché i mulini da grano lo ricevessero per lavorarlo e così via attraverso la lunga serie di fasi necessarie per raggiungere il consumatore finale a Mosca o Sverdlovsk. L’investimento in grano è quasi completamente sprecato. Il socialismo di mercato è in realtà una contraddizione in termini. La discussione alla moda sul socialismo di mercato trascura spesso una funzione cruciale del mercato stesso. Quando due merci sono effettivamente scambiate, ciò che è realmente scambiato sono i titoli di proprietà di quelle merci. Quando compro un giornale per cinquanta centesimi, il giornalaio e io scambiamo titoli di proprietà: io cedo la proprietà dei cinquanta centesimi e la accordo all’edicolante, e questi trasferisce la proprietà del giornale a me. Lo stesso identico processo si verifica nell’acquisto di una casa, salvo che nel caso del giornale, la faccenda è molto più informale e possiamo tutti evitare il complicato processo degli atti, dei contratti formali, degli agenti, degli avvocati, dei mediatori e così via. Ma la natura economica delle due transazioni rimane la stessa. Ciò significa che la chiave all’esistenza e della fioritura del libero mercato è una società in cui i diritti e i titoli della proprietà privata sono rispettati, difesi e assicurati.

La chiave del socialismo, d’altra parte, è la proprietà governativa dei mezzi di produzione, di terra e di beni capitali. Quindi, non ci può essere mercato di terreni o di beni capitali degno di questo nome. Alcuni critici del libero mercato sostengono che i diritti di proprietà sono in conflitto con i diritti “umani”. Ma questi critici non si rendono conto che in un sistema di libero mercato ogni persona ha un diritto di proprietà sulla sua persona e sul suo lavoro, e che può liberamente stipulare contratti per quei servizi. La schiavitù viola il basilare diritto di proprietà dello schiavo sul suo corpo e sulla sua persona, un diritto che èil fondamento per i diritti di proprietà di chiunque sugli oggetti materiali, non umani. Per di più, tutti i diritti sono diritti umani, se è diritto di chiunque parlare liberamente dei propri diritti di proprietà in casa propria. Un’accusa comunemente rivolta alla società di libero mercato è che istituisce “la legge della giungla”, del “cane-mangia-cane”, che rigetta la cooperazione umana a favore della concorrenza e che esalta il successo materiale in contrasto con i valori, la filosofia o le attività di svago. Al contrario, la giungla è precisamente una società di coercizione, furto e parassitismo, una società che demolisce le vite e i livelli di vita. La pacifica concorrenza di mercato dei produttori e dei fornitori è un processo profondamente cooperativo in cui ciascuno si avvantaggia e dove il tenore di vita di ognuno fiorisce (se paragonato a che cosa sarebbe in una società di non-liberi). E l’indubbio successo materiale delle società libere fornisce il benessere generalizzato che ci permette di godere una quantità enorme di svago rispetto ad altre società e di occuparci delle questioni spirituali. È nei Paesi coercitivi con poca o nessuna attività di mercato, soprattutto sotto il comunismo, che la frantumazione dell’esistenza quotidiana non soltanto impoverisce materialmente le persone, ma infiacchisce il loro spirito.

Murray N. Rothbard

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta come introduzione in The Fortune Encyclopedia of  Economics (Time Warner, 1993), David Henderson, ed., pp 636-639.

La traduzione è stata pubblicata originariamente qui.