Rio 2012: Il summit delle angurie

Un ecologista è un socialista totalitario il cui reale obiettivo è di far rivivere il socialismo e la pianificazione economica centralizzata attraverso il sotterfugio del “salvare il pianeta” dal capitalismo. Egli è “verde” fuori, ma rosso dentro, e quindi viene etichettato in maniera appropriata come “anguria”.

Un ambientalista, per contrasto, è qualcuno  che è di fatto interessato a risolvere i problemi ecologici e ambientali e proteggere la fauna e il suo habitat; non propone una forza governativa che separi l’uomo dalla natura nazionalizzando la terra e le altre risorse, confiscando la proprietà privata, proibendo l’allevamento di certi tipi di animali,  regolando il consumo di cibo da parte dell’uomo, etc.; non è un ideologo socialista deciso a distruggere il capitalismo e non si augura pubblicamente che un “nuovo virus” arrivi e uccida milioni di persone, come il fondatore di Earth First ha fatto una volta. Più spesso, cerca dei modi per utilizzare le istituzioni del capitalismo al fine di risolvere problemi ambientali. C’è una definizione nuova per queste persone: enviropreneur; o “ambientalisti del libero mercato”, decisi a risolvere i problemi ambientali attraverso i diritti di proprietà, la common-law e, in generale, i mercati.

Alla luce della distinzione tra ecologista e ambientalista, “Cocomeri del Mondo Unitevi!” dovrebbe essere il tema del prossimo “Earth Summit” a Rio, che inizierà il 19 giugno. L’incontro sarà dedicato ai giochi infiniti sulle modalità di creazione di un’economia mondiale pianificata centralmente (sotto gli auspici dei burocrati delle Nazioni Unite) in nome dell’ultimo eufemismo utilizzato per promuovere la pianificazione centrale socialista, cioè lo “sviluppo sostenibile”.

Questo non significa che i cocomeri del mondo avranno successo – solo che sono tanto numerosi quanto le mosche su una mandria di bestiame e non potranno mai rinunciare al loro sogno irraggiungibile di un’economia mondiale socialista e pianificata, senza curarsi del fatto che il socialismo sia stato un incubo per milioni di persone in tutto il mondo.

La strategia dell’anguria è stata annunciata e incoraggiata da una delle eminenze grigie del socialismo accademico, il compianto economista Robert Heilbroner, in un saggio risalente al 10 settembre 1990 sul New Yorker, dal titolo “Dopo il comunismo”. Scritto nel mezzo del crollo mondiale del socialismo e nella consapevolezza che i governi socialisti del XX Secolo avevano ucciso più di 100 milioni di persone come parte del “prezzo” per stabilire il loro “paradiso”, il saggio di Heilbroner rappresentava un grande mea culpa (vedere Death by Government di Rudolph Rummel); scrisse perfino “Mises aveva ragione” riguardo i fallimenti intrinseci del socialismo, con riferimento agli scritti di Ludwig von Mises degli anni Venti e Trenta, che spiegano, nei minimi dettagli, per quale motivo il socialismo non avrebbe mai potuto funzionare come sistema economico (vedi il suo libro Socialismo).

Dopo aver ammesso di avere sbagliato del tutto atteggiamento nel mezzo secolo precedente, durante il quale profuse grandi sforzi  per promuovere il socialismo in America (lo scopo velato del suo The Worldly Philosophers, che lo rese milionario), Heilbroner si disse, tristemente, “non molto ottimista circa la prospettiva per cui il socialismo continuerà ad esistere come importante forma di organizzazione economica”. Mentre gran parte del mondo stava celebrando selvaggiamente la scomparsa di questa istituzione diabolicamente malvagia, Heilbroner piangeva sul latte versato.

Piuttosto che affrontare la realtà malvagiamente intrinseca di tutte le forme di socialismo, Heilbroner affermò che “il crollo delle economie pianificate ci ha costretti a ripensare il significato di socialismo” (scrivendo sul New Yorker, Heilbroner riteneva tutti i lettori ideologi socialisti come lui). Dopotutto, continuò, “il socialismo è una descrizione generale in cui vorremmo vivessero i nostri nipoti”. Ma “che cosa, allora, rimane” del “titolo onorifico di ‘socialismo’?” chiese Heilbroner.

L’uomo era ovviamente depresso e avvilito dal fatto che la storia avesse dimostrato come la sua carriera accademica non fosse stata altro che una completa frode, ma non voleva ammetterlo – né si dimostrò disposto a rinunciare alla truffa che aveva perpetrato, almeno, per tutto il precedente mezzo secolo. Un nuovo sotterfugio doveva essere inventato: questo avrebbe ingannato o addormentato il pubblico affinché tollerasse l’adozione del socialismo. Questa operazione avrebbe potuto richiedere un po’ di tempo, disse, e se “noi” avremo successo, “i nostri nipoti o pronipoti potranno essere preparati ad accettare assetti sociali che i nostri figli non avrebbero accettato”. Il sotterfugio suggerito da Heilbroner fu spiegato da lui così:

C’è, tuttavia, un altro modo di guardare al… socialismo. Si tratta di immaginarlo… come la risultante del processo sociale che emergerà dall’incontro umano col fardello ecologico posto dalla crescita economica sulle spalle dell’ambiente.

“Noi” socialisti dobbiamo diventare tutti angurie, in altre parole. Se un numero sufficiente di membri del pubblico possono essere ingannati con questo sotterfugio, in seguito “il capitalismo può essere monitorato, regolato e contenuto a un grado tale che sarebbe difficile chiamare ‘capitalismo’ l’ordine sociale finale”.

Questo è esattamente quello che verrà discusso al prossimo “Earth Summit” di Rio.

 

Articolo di Thomas J. DiLorenzo su Mises.org

Traduzione di Nicolò Signorini