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Source link: http://vonmises.it/2012/07/30/non-sei-stato-tu-a-costruirlo/

Non sei stato tu a costruirlo!

lunedì, luglio 30, 2012 di tradotto da

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In un recente discorso il presidente Obama ha ben esplicitato una visione del mondo sociale che riflette una prospettiva totalmente politica. Di seguito si riporta un parte del discorso:

Se hai avuto successo, qualcuno lungo il percorso ti ha aiutato in qualche modo. C’è stato un importante insegnante in qualche momento della tua vita. Qualcuno ha contribuito a creare questo incredibile sistema Americano che noi abbiamo e che ti permette di vivere bene. Qualcuno ha investito in strade e ponti. Se possiedi un’impresa, non sei stato tu a costruirla. Qualcun altro l’ha resa possibile. Internet non è stata inventata da sola. La ricerca governativa ha creato la rete Internet in modo che tutte le compagnie potessero guadagnarci.

(una versione più lunga è qui. Elizabetch Warren, una docente di Legge di Harvard che concorre al Senato USA dal Massachusetts, ha fatto le medesime argomentazioni in un discorso dell’anno scorso).

Il nocciolo del messaggio di Obama è che il ricco e l’uomo di successo dovrebbero pagare una percentuale ancora più alta di tasse sul reddito poiché i programmi e le infrastruttura basate sulle tasse pagate hanno reso possibile il loro successo (ma guardate questo documento dell’Unione  Nazionale dei Contribuenti).

Questo discorso ha scosso sia libertari che conservatori.

Molti commentatori hanno abbracciato l’affermazione di Obama: “Se possiedi un’impresa, non sei stato tu a costruirla. Qualcun altro l’ha resa possibile. “

Io penso che se il Presidente avesse l’opportunità di ritirare questa stupida, irrispettosa affermazione lo farebbe, anche solo per non sembrare stupido e fuori dal mondo delle persone normali.

Ma preferisco scrivere su un aspetto diverso del discorso che pochi hanno commentato. Esso rivela un fraintendimento che io reputo causa di tutte le altre confusioni del discorso. E’ nella parte dove dice “Qualcuno ha contribuito a creare questo incredibile sistema Americano che noi abbiamo e che vi permette di vivere bene”. Vi è una profonda confusione intellettuale qui.

“Non sei arrivato qui sulle tue gambe”

Ora, io credo che sia assolutamente vero che nessuno di noi sia arrivato dov’è esclusivamente sulle proprie gambe. Non solo noi dobbiamo molto del nostro benessere, in una società orientata al mercato, all’aiuto di chi noi conosciamo e possiamo chiamare genitore, insegnante, amico, ma siamo anche debitori sempre più profondamente dipendenti da un numero indefinito di persone di cui non conosciamo neanche il nome.

Basterebbe citare, come ho spesso fatto in passato, il breve e dotto saggio “Io, matita” di Leonard Read, in cui si narra come nessun individuo possa disporre delle risorse, abilità e conoscenze necessarie per creare una banale matita poiché tali cose sono diffuse in mezzo a un numero imprecisato di persone in tutto il pianeta.

La stessa cosa si può dire, anche più enfaticamente, di uno come il compianto Steve Jobs, la cui Appl Inc. creò uno dei primi computer domestici. Nemmeno Jobs avrebbe potuto costruire una matita da solo,  figuriamoci un iPad (ho dedicato un articolo su Steve Jobs qualche tempo fa).

Questo non è per sminuire in alcun modo i risultati di Steve Jobs. Di nuovo, Obama sbaglia quando dice “Non sei stato tu a costruirla”. E’ vero che senza i designer, operai, venditori e milioni di altre persone, non sarebbe stato possibile costruire l’Ipad. Ma è anche vero, nel medesimo senso, che nemmeno senza aria, acqua terra sarebbe stato possibile costruire l’Ipad. Tuttavia Steve Jobs è stato l’elemento indispensabile, il sine qua non, dell’iPad.

Lo stesso è altrettanto vero per imprenditori meno famosi, come Cary che lavora nella caffetteria alla fine della strada, che è stato capace di far funzionare quella posizione dove altri hanno fallito, o del venditore ambulante vicino Grand Central che ha permesso a tre dei suoi figli di andare al college grazie a ciò che ha guadagnato venendo hot dog.

Chi ha creato “questo incredibile sistema americano”?

Ok, cosa si nasconde quindi dietro a tutta questa confusione? Ciò che il presidente e altri come lui non capiscono è che il sistema largamente responsabile per matite e iPad non è il risultato della pianificazione di qualcuno. I politici come Obama vedono il mercato come una grande nave che si è persa e che richiede un capitano sveglio e forte, con una ciurma disciplinata, che la guidi nella giusta direzione, o almeno verso la meta che desiderano.

Il paradosso della posizione del Presidente è che, da una parte, si suppone che un gruppo di politici svegli, saggi abbastanza da aumentare le tasse del giusto gruppo di persone per incrementare la spesa pubblica a favore di altri, meriti il credito per aver creato il “sistema”, mentre dall’altra, nessun singolo individuo possa rivendicare il merito del successo dei propri affari.

Chi ha creato l’ordine sottostante che i politici e i burocrati vogliono regolare? La risposta è nessuno. Una società libera è quella in cui il popolo rispetta la proprietà privata, la libera associazione e non tollera privilegi legali o persecuzioni. Sotto queste condizioni, il libero mercato è ciò che avviene quando si lasciano le persone, semplicemente, da sole.

La proprietà privata dà al popolo una sfera di autonomia che permette loro di usare la propria conoscenza e la propria abilità come credono. La filosofia dell’individualismo – ovvero che quest’ultimo è più importante della società o dello stato -è la chiave poiché permette e incoraggia la libera associazione, il libero commercio e che dalle scelte individuali emerga una divisione del lavoro e della conoscenza straordinariamente complessa. Nessuno ha pianificato tale grado di cooperazione sociale, nessuno avrebbe nemmeno potuto farlo, se neanche uno come Steve Jobs avrebbe potuto costruirsi da sé una matita.

(Questo è valido anche per Internet, come spiega l’articolo di Gordon Crovitz

Il libero mercato. QUESTO è quello che non siamo stati noi a costruirci da soli. E non potrebbe nessun altro.

 

 

Articolo di Sandy Ikeda su The Freeman

Traduzione di Alessandro Puzielli

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