Ezra Klein sul gold standard: non distingue il piromane dal pompiere

Nel numero di venerdì del Washington Post, Ezra Klein ha sollevato tutta una serie di critiche al gold standard, ricollegandosi al fatto che nella nuova bozza di programma del Partito Repubblicano è presente la proposta di instaurare una nuova Gold Commission. Se lasciamo perdere le questioni politiche e ciò che questa nuova Commissione potrebbe fare, vedremo che le argomentazioni di Klein contro il gold standard non sono poi così forti come crede. Voglio qui rispondere a tre di queste critiche, in ordine inverso di importanza.

Klein argomenta, come fanno in molti, che legare il dollaro all’oro significa che il valore del dollaro varierà in base ai movimenti “del prezzo globale dell’oro e non delle necessità della nostra economia.” Quest’affermazione presenta svariati problemi. Per prima cosa, le fluttuazioni del prezzo dell’oro sono maggiori rispetto ai fattori che oggi influenzano il valore del dollaro, come i cambiamenti di opinione dei f unzionari della Federal Reserve e le politiche monetarie? In realtà uno potrebbe contro-argomentare che la principale causa di fluttuazione del prezzo dell’oro è proprio il fatto che la Federal Reserve controlla discrezionalmente l’offerta di moneta e quindi incide sulle aspettative inflazionistiche le quali, a loro volta, destabilizzano il prezzo dell’oro. La varianza nel prezzo dell’oro non è esogena rispetto al regime monetario. In altre parole, un gold standard potrebbe ridurre in modo drastico la varianza del prezzo dell’oro, evitando il problema stesso che Klein solleva.

E davvero Klein crede che la Fed oggi “aggiusti” il valore del dollaro in accordo con quelle che sono “le esigenze della nostra economia?” Davvero la Fed è immune da qualsiasi preoccupazione politica? La situazione geo-politica non ha alcun peso nelle sue decisioni? Abbiamo qualche prova di una sorta di business cycle politico, il quale suggerisce che la Fed è tutt’altro che immacolata nelle sue intenzioni. Klein commette una sorta di “Nirvana fallacy” andando a confrontare un gold standard imperfetto con una Fed idealizzata.

Come poi fanno molti esperti, Klein evita sempre di definire che cosa intenda per “gold standard,” cosa che d’altra parte fa poi anche il Partito Repubblicano. Si riferisce infatti a banconote della Federal Reserve convertibili in oro oppure intende proprio un sistema di moneta d’oro? Se parla del primo, con quale coefficiente di riserva? Inoltre, non si pone mai la domanda più importante: tra tutti quelli che vorrebbero che l’oro avesse un ruolo di primo piano nel sistema monetario, una parte di noi vorrebbe che lo facesse in un contesto di banche in competizione pura tra di loro, senza una banca centrale. Alcune delle altre obiezioni che Klein solleva sarebbero delle “non obiezioni” se per “gold standard” uno intendesse semplicemente la fine del monopolio della Fed e un sistema dove le banche competono tra loro per produrre moneta e depositi.

Infine, e cosa più importante, Klein argomenta che un gold standard impedirebbe alla Fed di agire come prestatore di ultima istanza e di prevenire un collasso finanziario come si presume abbia fatto nel 2008. Lasciando da parte la questione se le azioni della Fed fossero, o meno, necessarie e quanto abbiano aiutato, Klein non riesce a cogliere il quadro generale. Se avessimo avuto un sistema di free-banking con moneta merce, in primo luogo non avremmo proprio avuto il ciclo di boom e bust degli anni 2000. Gli stessi poteri che permettono alla Fed di creare liquidità dal nulla in una crisi sono quelli che le avevano permesso di forzare i tassi di interesse reali a valori negativi per due anni e alimentare la bolla immobiliare che poi ci ha regalato la crisi finanziaria e la seguente recessione.

Ricordate: la Fed è come un piromane travestito da pompiere che sostiene di essere l’unico in grado di spegnere l’incendio che ha appiccato. Certo,  se non gli diamo un’ascia per abbattere le porte, non sarà in grado di salvare le persone dentro l’edificio ma se gli diamo uno strumento per entrare, rendiamo ancora più probabile che un incendio appiccato da lui stesso.

Sostenere che il gold standard lega le mani alla Fed è una delle migliori ragioni per sostenerlo, non per opporvisi. La Fed è stata la causa principale, anche se non l’unica, del disastro in cui ci troviamo ora e proprio perché ha avuto le mani libere per inondare il mercato di credito a tassi artificialmente bassi.

Articolo di Steven Horwitz per Coordination problem

Traduzione di Marco Bollettino