Dieci ragioni per non abolire la schiavitù

La schiavitù esiste da migliaia di anni, in tutti i tipi di società e in tutte le parti del mondo: immaginare la vita sociale umana senza di essa richiede uno sforzo straordinario. Eppure, di tanto in tanto, spuntano eccentrici che vi si oppongono, ribadendo, perlopiù,  l’enorme ingiustizia morale insita in essa; da qui la necessità di sbarazzarsene. Tali personaggi suscitano, generalmente, reazioni che vanno dal divertito allo sprezzato arrivando, nei casi estremi, all’aggressione fisica.

Nei casi di opposizione alla suddetta abolizione, vengono avanzate varie idee. Eccone dieci che ho incontrato nelle mie letture:

  1. La schiavitù è naturale. Le persone sono diverse e dobbiamo aspettarci che i più dotati di determinate qualità — per esempio intelligenza, moralità, conoscenza, tecnica o capacità di combattimento — diventino padroni degli individui con capacità minori. Abraham Lincoln espresse questa idea in uno dei suoi famosi dibattiti del 1858 con il senatore Stephen Douglas: “C’è una differenza fisica tra la razza bianca e quella nera che, credo, impedirà per sempre alle due razze di vivere insieme in termini di uguaglianza sociale e politica. E nella misura in cui non possono vivere così, mentre rimangono insieme ci deve essere una posizione superiore ed una inferiore ed io, tanto quanto qualsiasi altro uomo, sono a favore del primato della razza bianca”;
  2. La schiavitù è sempre esistita. Questa ragione espone la fallacia logica dell’argumentum ad antiquitatem (l’argomento dell’antichità o della tradizione). Tuttavia, spesso persuade le persone, specialmente quelle inclini ad essere conservatrici. Anche i non-conservatori potrebbero dare peso, su una base quasi Hayekiana, al fatto che, anche se non capiamo perché persiste un’istituzione sociale, la sua stessa persistenza possa comunque essere ben radicata in una logica che dobbiamo ancora del tutto comprendere;
  3. Ogni società sulla terra ha la schiavitù. Il corollario implicito è che ogni società deve avere la schiavitù. La pervasività di un’istituzione sembra costituire, per molte persone, una prova convincente della sua necessità. Forse, come sostiene una variante tematica, ogni società ha la schiavitù perché certi tipi di lavoro sono così difficili e degradanti che nessuna persona libera li farebbe e quindi, se non ci fossero schiavi a fare determinati lavori, questi non verrebbero svolti. Qualcuno, come si diceva nel Vecchio Sud, deve stare in basso e le persone libere non tollereranno tale ruolo;
  4. Gli schiavi non sono in grado di prendersi cura di sé. Questa idea era molto popolare negli Stati Uniti tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo: George Washington e Thomas Jefferson, tra gli altri, consideravano la schiavitù moralmente riprovevole ma continuavano ad avere schiavi, ottenerne servizi ed a ricevere reddito dai prodotti che questi “servi” (come preferivano chiamarli) erano costretti a produrre. Sarebbe stato crudele liberare gente che poi sarebbe caduta, nella migliore delle ipotesi, nella miseria e nella sofferenza;
  5. Senza padroni, gli schiavi muoiono. Questa idea è quella precedente spinta al suo estremo. Anche dopo l’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti (1865), molte persone continuarono ad esprimerla. I giornalisti del Nord che viaggiarono a Sud subito dopo la guerra riferirono che, in effetti, i neri erano in procinto di estinguersi a causa del loro elevato tasso di mortalità, del basso tasso di natalità e della condizione economica misera. Triste ma vero, secondo alcuni osservatori le persone liberate erano davvero troppo incompetenti, pigre o immorali per comportarsi in modo coerente con la sopravvivenza del proprio gruppo (Cfr. il mio libro del 1977, Competition and Coercion: Blacks in the American Economy, 1865–1914);
  6. Dove la gente comune è libera, sta anche peggio degli schiavi. Questo argomento divenne popolare nel Sud nei decenni precedenti alla Guerra tra gli Stati. Il suo esponente principale fu lo scrittore pro-schiavitù George Fitzhugh, i cui titoli dei libri parlano da soli: Sociology for the South, or, the Failure of Free Society (1854) e Cannibals All!, or, Slaves Without Masters (1857). Fitzhugh sembra aver preso molte delle sue idee dal reazionario e razzista scrittore scozzese Thomas Carlyle. L’espressione “schiavo salariato” fa ancora eco a questa prospettiva anteguerra. Fedele alle sue teorie sociologiche, Fitzhugh voleva estendere la schiavitù negli Stati Uniti alla classe operaia composta da bianchi, per il loro bene ovviamente!
  7. Liberarsi dalla schiavitù giustificherebbe un grande spargimento di sangue ed altri mali. Negli Stati Uniti molte persone affermavano che gli schiavisti non avrebbero mai permesso la chiusura del sistema senza una vera e propria lotta. Infatti, quando la Confederazione e l’Unione entrarono in guerra — senza puntualizzare che il problema immediato non era l’abolizione della schiavitù ma la secessione degli undici stati del Sud — fece seguito un grande spargimento di sangue ed altri mali. Questi eventi tragici sembrarono, nella mente di molte persone, convalidare la ragione per cui si opponevano all’abolizione (evidentemente trascuravano il fatto che, ad eccezione di Haiti, la schiavitù venne abolita ovunque nell’Emisfero Occidentale, senza violenza su larga scala);
  8. Senza la schiavitù gli ex-schiavi finirebbero in preda ad una frenesia omicida, ruberebbero, violenterebbero, ucciderebbero e causerebbero caos in generale. La conservazione dell’ordine sociale esclude quindi l’abolizione della schiavitù. Le persone del Sud vivevano nel terrore di rivolte di schiavi; le persone del Nord, a metà del XIX secolo, scoprirono che la situazione, nella propria regione, era già sufficientemente intollerabile a causa del massiccio afflusso nel paese, tra il 1840 ed il 1850, di Irlandesi beoni e rissosi. Lasciare liberi i neri, in generale antipatici agli Irlandesi, avrebbe pressoché garantito il caos totale;
  9. Provare a liberarsi della schiavitù è scioccamente utopico e poco pratico; solo un sognatore sciroccato potrebbe avanzare una tale assurda proposta. La gente seria non può permettersi di sprecare il proprio tempo considerando tali idee inverosimili;
  10. Dimenticatevi dell’abolizione. Un piano di gran lunga migliore è quello di mantenere gli schiavi ben nutriti, ben vestiti, con un buon vitto e alloggio e farli divertire occasionalmente, distraendo le loro menti dalla condizione di sfruttamento cui sono sottoposti ed incoraggiandoli a concentrarsi sulla vita migliore che li attende nell’aldilà. Non possiamo aspettarci equità e giustizia in questa vita ma tutti noi, compresi gli schiavi, possiamo aspirare ad una vita di agi e gioie in Paradiso.

Un tempo, innumerevoli persone consideravano validi uno o più dei motivi qui presentati contro l’abolizione della schiavitù.

Eppure, col senno di poi, queste ragioni sembrano ignobili — più delle razionalizzazioni che delle ragioni vere e proprie.

Oggi, questi e altri motivi simili, vengono usati dagli oppositori di una diversa forma di abolizionismo: la proposta per cui il governo così come conosciuto oggi — un governo monopolistico, non consensuale e armato che esige obbedienza e pagamento delle imposte — sia abolito.

Lascio al lettore decidere se le ragioni qui riportate siano più convincenti, a questo proposito, di quanto fossero per ciò che concerne la proposta di abolizione della schiavitù.

Articolo di Robert Higgs su Mises.org

Traduzione di Francesco Simoncelli