QE: verso l’infinito e oltre

C’è stata una curiosa simmetria nell’annuncio della Fed della scorsa settimana. Precisamente una settimana dopo la promessa di acquisti illimitati di bond governativi dell’Eurozona da parte della BCE, la Fed ha annunciato il nuovo giro di monetizzazione del debito – “quantitative easing” o QE3 – illimitato.

Illimitato, indeterminato. Il concetto di “stimolo” si è evoluto dall’inizio della crisi.

Questo dovrebbe indurci alla riflessione. “Illimitato” è un aggettivo usato molto poco in economia o nel mondo degli affari. Le uniche cose illimitate sono i bisogni e i desideri delle persone; tutto il resto è parecchio limitato. Per questa ragione abbiamo mercati con prezzi ed imprese competitive, in breve: “capitalismo”; fare il migliore uso delle risorse limitate a fronte dei bisogni illimitati su tali risorse. Tutto il mercato si basa sull’allocazione di questi mezzi scarsi a fini definiti (scelti dal consumatore), sui prezzi relativi, sui trade-off. E la bellezza dell’impresa privata sta nell’avere perdite private e limitate quando gli affari vanno male. Ogni imprenditore, ogni investitore, ogni scommettitore sa che, a volte, devi ridurre le perdite se vuoi sopravvivere.

Non così in politica – ed ora nelle banche centrali – dove la presenza di perdite è considerata un’indicazione di scarso impegno. “Faremo tutto ciò che serve” era una frase usata parecchio nella prima parte della crisi, intorno al 2008. Senza dubbio, intendeva instillare fiducia, seppure sia una delle cose più temibili da ascoltare provenienti dalla bocca di un politico. Se le politiche falliscono – o hanno conseguenze inintenzionali, come sempre – i costi sono scaricati sulla società.  Dovremmo essere preoccupati dalle dichiarazioni di coloro che ricoprono cariche pubbliche sull’uso illimitato che faranno del potere a loro disposizione – il potere di imporre tributi, il potere di legiferare, il potere di regolamentare, il potere di stampare moneta. Giovedì Bernanke ha dichiarato che non si fermerà finché non avrà ottenuto i risultati che ritiene opportuni.

Frustrazione Crescente

Per il Financial Times, cheerleader affidabile dell’interventismo politico e dell’approccio “politici fate qualcosa, vi prego” nella gestione delle crisi, la decisione è stata coraggiosa. Beh, può essere. Ma il QE illimitato è anche un segnale di resa; QE2 non ha portato a termine la missione. Nel novembre 2010, nel suo famoso editoriale di apertura nel Washington Post, Bernanke sosteneva come i 600 miliardi di dollari iniettati avrebbero dato il la ad un “ciclo virtuoso”. Beh, non è stato così. O no?

Con il termine “stimolo” si è sempre inteso il punto di partenza, la politica di accensione che avrebbe rimesso in moto tutto il sistema economico. In Paper Money Collapse spiego il perché della falsità di questa immagine e le incomprensioni che si celano dietro questo termine, il quale, una volta implementato, cambia necessariamente l’economia, creando vincitori e perdenti e cambiando la distribuzione reddituale e l’uso delle risorse. “Stimolo” suona innocente ma ogni stimolo è un intervento; e la legge ferrea dell’interventismo ci dice che, dato un primo intervento, ve ne sarà un altro e poi un altro ancora, senza possibilità di fermarsi se non distruggendo i risultati precedenti. Il QE è interventismo puro; non vi è una fine naturale cui è destinato, Bernanke lo ha ammesso la scorsa settimana. Se il QE3 fosse stato limitato, avrebbe dovuto fermarlo ad un certo punto e se l’economia non fosse poi stata risanata come intendeva (e questa è una preoccupazione per lo Stampatore-al-Comando) avrebbe dovuto annunciare un QE4 e così via. Con la decisione della scorsa settimana, Bernanke ha salvato sé stesso dall’imbarazzo di dovere aggiungere numeri sempre più grandi a questi disperati tentativi, sparando la sua ultima cartuccia.

Se il QE fosse stato una sorta di medicinale economico, come i suoi sostenitori affermano, allora Bernanke avrebbe ora ammesso che il paziente, dopo 4 anni di trattamento, non è stato guarito ma è diventato dipendente dal medicinale stesso: “Non possiamo smettere con la morfina monetaria finché il paziente non si riprenderà”.

Che vuol dire “riprenderà”? – Per Bernanke ciò equivale ad un migliore mercato del lavoro. Beh, mi chiedo come faranno gli americani a trovare lavoro a seguito della manipolazione nei prezzi degli asset causata dalla banca centrale che – pensa te – è all’origine dell’attuale crisi. Ma anche se credessimo ciò, non significherebbe che questi americano sono dipendenti dalla crescente generosità della Fed? Cioè, se gli americani trovano lavoro a seguito della manipolazione monetaria da parte della Fed, questi lavori non scompariranno quando il deprezzamento finirà? – Ah, dimenticavo, non c’è fine alla politica di denaro a basso costo della Fed. Che stupido.

La Fed – come tutte le altre banche centrali – è sempre più imballata. Sanno – o iniziano a sospettare – che le loro politiche non stiano risanando l’economia ma non possono ammetterlo. “Illimitato” e “indeterminato” indicano una grande virilità ma sono espressione anche di frustrazione e disperazione.

Politici impazienti

Non potete dire che non vi avevamo avvisati. L’affinità di Bernanke con politiche di “stampa illimitata di denaro” è stata ben documentata da citazioni come questa:

Il governo Usa ha una tecnologia, chiamata stampante monetaria (o, oggi, il suo equivalente elettronico) che permette di produrre tutti i dollari di cui ha bisogno a costo zero… Sotto un sistema di cartamoneta, un governo determinato può sempre generare spesa maggiore e quindi inflazione positiva”.

Ma il discorso dal quale questa citazione è stata estrapolata, davanti al National Economics Club di Washington nel novembre 2002, aveva ad oggetto i rischi della deflazione. Oggi, non c’è rischio (imminente) di deflazione negli Usa. E il rischio del collasso sistemico del settore bancario è, come sappiamo, non più grande di quanto fosse in un momento qualsiasi dei 12 mesi precedenti, quando la Fed non era così aggressiva ed espansiva.

Quindi concordo con gli analisti che affermano la diversità insita nella decisione della Fed, sebbene credo stesse già accadendo con il QE2. Non si utilizza il QE come misura estrema per evitare il collasso bancario sistemico o una spirale deflazionista (una paura in gran parte immotivata a mio avviso) ma a causa della crescente frustrazione nella lentezza della crescita. Evitare il collasso del castello di carte finanziario è stato uno degli obiettivi della politica monetaria negli anni recenti, ma mantenere semplicemente il sistema finanziario in vita non è abbastanza: abbiamo bisogno di crescita. E la Fed ha un solo modo per ottenerla, vale a dire svilire la moneta (rendendo il credito artificialmente poco costoso) e manipolare verso l’alto i prezzi dei beni e verso il basso i loro rendimenti, con l’aiuto della stampante monetaria. La stessa politica che ci ha gettato nella crisi attuale. Ma che volete farci.

Detto questo, non c’è ragione di aspettarsi fuochi d’artificio presto. Siamo onesti, nel mondo moderno, un mondo di deficit di bilioni di dollari, 40 miliardi al mese non rappresentano poi tanto. A questo ritmo, ci vorrà Natale 2013 perché la Fed inietti nel sistema la stessa quantità di moneta precedentemente iniettata col QE2, proprio quando il “ciclo virtuoso” non è partito.

Il Wall Street Journal ha riportato la stima degli economisti: altri 500 miliardi di QE produrrebbero un incremento del PIL dello 0,2% e abbasserebbero il tasso di disoccupazione allo 0,1%. O il contrario? Ho dimenticato. Il WSJ non ci dice se gli economisti, nello snocciolare i dati, ridessero sotto I baffi.

Alla Fed servirà un anno per iniettare 500 miliardi di dollari freschi di stampa nel sistema. Ho il sospetto che gli economisti della Fed si aspettino un impatto maggiore dall’espansione, giacché tutto il denaro è diretto sul mercato dei mutui. Credo anche che la quantità mensile verrà presto aumentata, arrivando a cifre significative.

Il punto è questo: il QE non è più non convenzionale; è la normalità. La banca centrale non solo manipola – sistematicamente e persistentemente – i tassi di interesse a breve e l’offerta di riserve bancarie, in modo da mantere basso il costo del credito ma ora manipola anche la forma della curva dei rendimenti dei titoli di stato, il costo dell’indebitamento e i premi nel mercato dei mutui.

Tutto questo richiede un’espansione continua dello stato patrimoniale della Fed e un pompaggio monetario senza fine. E non c’è strategia d’uscita.

Finirà male.

Articolo di Detlev Schlicter su Papermoneycollapse.org

Traduzione di Luigi Pirri