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Source link: http://vonmises.it/2012/10/10/stiamo-distruggendo-la-terra/

Stiamo distruggendo la terra?

mercoledì, ottobre 10, 2012 di tradotto da

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Alcuni ritengono l’umanità colpevole della distruzione della Terra: l’insaziabile consumo e l’incessante produzione stanno preparando la distruzione su insostituibili lande del nostro pianeta; queste attività devono essere fermate o un giorno tutto sarà perso.

Cosa significa “distruggere” qualcosa?

Quando bruciamo un cespuglio, questo viene distrutto ma il calore, la luce, il fumo e la cenere prodotte rimangono. E’ in questo senso che la fisica ci dice che nulla si crea e nulla si distrugge. Similmente, abbattere una foresta distrugge la vegetazione ma al suo posto avremo case, mobili e sobborghi.

La domanda vera è: cosa ha valore?

Il valore può essere creato o distrutto

Ciò che le persone normalmente pensano, quando ritengono l’umanità responsabile della distruzione presente e futura del pianeta, è che l’azione umana stia provocando un cambiamento che a loro non piace. Suona strano dire “mia moglie, mangiando un pezzo di toast a colazione, ha distrutto il toast”. Ma se io esigessi il toast per me, dovrei ben considerare la sua azione come distruttiva. Stessa azione ma l’interpretazione dipende dallo scopo e dal contesto.

Quando un missile distrugge un palazzo, uccidendo le persone all’interno, ciò può risultare politicamente utile, anche se gli amici e la famiglia muoiono e i possessori del palazzo ricevono un danno. Il guadagno dell’esecutore è tutto nella perdita delle vittime; nel regno della politica, il guadagno di una persona è necessariamente la perdita di un’altra persona. Tu rubi a Pietro per pagare Paolo; tu uccidi Jack per placare Jill. E’ un “gioco a somma zero”.

Nel regno dell’economia, una cosa è distrutta sempre almeno in parte, in modo da perdere una determinata utilità: qualcuno potrebbe voler demolire la mia amata casa giusto per divertirsi; se mi pagasse abbastanza, potrei lasciarglielo fare ed essere soddisfatto. Quando non c’è costrizione fisica, uno scambio non può verificarsi fino a che ciascun partecipante non si aspetta di guadagnare; se accade e se le persone che scambiano sono nel giusto, allora, nei fatti, tutti guadagnano. Ciascuno è più ricco di prima. Lo scambio ha creato valore. Se gli agenti hanno sbagliato, allora distruggono valore e soffrono una perdita, che da loro un incentivo a evitare errori futuri.

I profitti e le perdite aiutano a minimizzare la distruzione di valore

In un libero mercato il guadagno si manifesta autonomamente nei profitti, sia monetari che virtuali (nel breve periodo,  a volte, potremmo soffrire una perdita monetaria se ritenessimo presente un aspetto positivo non monetario nello scambio).

Ora, il libero mercato non è perfetto, malgrado quello che qualche professore di economia va dicendo, riguardo i benefici della cosiddetta “competizione perfetta”. Le persone non hanno una completa o perfetta conoscenza e quindi compiono errori; essi scambiano quando non dovrebbero o non lo fanno quando dovrebbero. Per fortuna, profitti e perdite servono come segnali deputati a correggere le loro decisioni.

C’è un’altra fonte di imperfezione del mercato. Le persone sono capaci di prendere decisioni ottimali ma essi non scambiano o scambiano troppo, perché i diritti di proprietà sulle cose che essi vorrebbero commerciare non sono ben definiti o non sono abbastanza protetti. In tali casi le loro azioni o non azioni creano costi o benefici che vengono scaricati o goduti da terzi. Il risultato è  una distruzione di valore.

Se posso godere liberamente delle possibilità offerte dall’oceano, ad esempio non sostenendo costi per la spazzatura ivi scaricata, allora le acque diventerebbero più inquinate di quanto dovrebbero. Se ci fossero un addetto alle pulizie e forme di energia più efficienti dei combustibili fossili ma, allo stesso tempo, lo Stato ne impedisse l’uso (per esempio tramite divieti o tassazione altissima), allora nessuno potrebbe proficuamente beneficiarne, non potendo dare seguito ad una nuova creazione di valore.

Estetica o economia?

Il nostro senso estetico è parte della nostra umanità. Se volessimo proteggere un lago o una valle dallo sviluppo economico, poiché li riteniamo ricchezza paesaggistica, come fare?

In parte è possibile fare ciò che la Nature Conservancy fa, comprando la terra da proteggere. Questo però non è sempre possibile, perché quando la terra è controllata non da persone private ma dallo Stato, quest’ultimo effettua patti speciali di “sviluppo pubblico-privato” con i capitalisti amici. In ogni caso, anche il libero mercato non è perfetto. Lo sviluppo economico e il benessere materiale implicano perdite paesaggistiche e ambientali, che rendono alcuni scontenti.

Ricordiamo, comunque, che l’economia ci insegna che un’azione è sempre intrapresa con un determinato fine. Non ci sono costi, benefici o valori disincarnati. In un mondo scarso, John crede che salvare le foreste pluviali sia più importante che salvare balene. Mary crede il contrario. Se superiamo disaccordi estetici – essenzialmente differenze di opinioni – che possono sfociare in conflitti violenti, abbiamo bisogno di trovare un modo per comporre le nostre divergenze in modo pacifico, trasformandole in interazioni che creano valore.

Per quanto imperfetto, il libero mercato è di gran lunga il sistema migliore che conosciamo per fare questo.

Articolo di Sandy Ikeda su Freemanonline.org

Traduzione di Alessandro Puzielli

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