1. Skip to navigation
  2. Skip to content
  3. Skip to sidebar
Source link: http://vonmises.it/2012/10/22/lazione-umana-di-ludwig-von-mises/

L’Azione Umana di Ludwig Von Mises

lunedì, ottobre 22, 2012 di tradotto da

CONDIVIDI:

In questa mini serie di tre articoli, voglio focalizzare la mia attenzione su tre libri che sono fondamentali per la tradizione austriaca moderna in economia e offrire un riassunto dei loro principali contributi. Inizio questa settimana con l’Azione Umana di Ludwig Von Mises

È difficile sintetizzare in un articolo uno dei più importanti, ed uno dei più lunghi, trattati di economia del ventesimo secolo. Le tre idee chiave del libro sono l’enfasi sulla natura soggettiva del valore, della conoscenza e della scelta umana; il mercato come processo e il ruolo che i mercati rivestono nel facilitare un’ampia cooperazione sociale.

Secondo Mises l’economia studia, come suggerisce il titolo, l’azione umana. L’azione, argomenta, è ciò che ci rende umani: siamo sempre in un qualche stato di “insoddisfazione percepita” che cerchiamo di rimuovere compiendo qualche azione. Che cosa intendiamo fare e come vogliamo farlo sono determinati dai nostri giudizi soggettivi riguardo i fini che cerchiamo di raggiungere e i mezzi che riteniamo migliori per farlo. La conoscenza che abbiamo nelle nostre teste è unica e particolare, e informa come valutiamo mezzi e fini. Questo, in cambio, conduce alle scelte che compiamo. Non c’è nulla di meccanico o automatico riguardo questo processo. Al contrario è richiesta un’azione consapevole. Il processo soggettivo che conduce dalla conoscenza alla valutazione sino alla scelta-di-agire è il punto di partenza di tutta l’analisi di Mises.

Iniziando con la natura soggettiva della conoscenza, del valore e della scelta, Mises ha tentato di costruire una completa comprensione dell’economia, da come i prezzi emergono dal processo di valutazione, scelta e scambio monetario, sino al ciclo economico, i problemi delle forme di interventismo governativo e l’impossibilità della pianificazione socialista. In tutti questi casi, l’idea centrale è che il mercato non è un “luogo” o una “cosa” ma “un processo.” I mercati, in particolari quelli in cui viene scambiati beni di proprietà con moneta, sono un modo con cui gli uomini cercano di migliorare la loro situazione percepita. I mercati non sono, come sono spesso descritti nei manuali moderni di economia, semplici luoghi dove consumatori e produttori si incontrano per massimizzare utilità e profitti, in base a prezzi che per loro sono “dati.” Il mercato non è, per Mises, un  meccanismo di massimizzazione; il mercato è un processo dinamico di cambiamento, apprendimento, crescita e cooperazione.

Scoperta tramite concorrenza

Come il suo studente F.A. Hayek, Mises considerò la concorrenza come un “processo di scoperta” in cui i produttori cercavano di capire che cosa i consumatori volessero e come produrlo al costo minore. Questo è il risultato di una consapevole azione imprenditoriale, il tentativo attivo di stimare il presente e i possibili eventi futuri in un mondo di pervasiva, ma non debilitante, incertezza. Il calcolo economico tramite prezzi monetari è un processo tramite il quale siamo in grado di penetrare la nebbia dell’incertezza e soddisfare le richieste dei consumatori. Il mercato descritto ne l’Azione umana è parte della più ampia lotta dell’umanità contro l’ignoranza.

Ciò che i mercati rendono possibile è niente meno che la cooperazione sociale stessa, la civiltà come la conosciamo. Per Mises la divisione del lavoro e il processo di specializzazione/scambio non è soltanto l’origine della crescita economica e del miglioramento di miliardi di vite umane, è anche l’origine di legami sociali più profondi. Una più ampia divisione del lavoro significa una specializzazione più elevata e quindi una maggiore necessità di ricorrere allo scambio per ottenere ciò che desideriamo. Questo significa che gli uomini diventano sempre più interdipendenti, cosa che a sua volta rimuove gli incentivi per la violenza e la guerra. I mercati ci inducono a collaborare piuttosto che a depredare e nel fare questo, ci aiutano a costruire civiltà pacifiche. I mercati, tramite quella che Mises chiamò “legge di associazione” sono la chiave per la cooperazione sociale

Una voce fuori dal coro

La grande visione di Mises dell’economia e del suo ruolo nella società erano completamente in contrasto con quello che era il sentire comune nell’economia dei suoi tempi. Nello stesso anno in cui fu pubblicata l’Azione Umana, uscì anche Fondamenti di Analisi Economica di Paul Samuelson, libro che dettò il passo dell’economia per il resto del ventesimo secolo. Questo testo descriveva l’economia perlopiù come un problema di ingegneristico di massimizzazione vincolata, compiuta da agenti onniscienti in situazione di equilibrio. Per molte e complesse ragioni, non ultimo il fatto che la visione di Samuelson era più in linea con le preferenze politiche interventiste del dopoguerra, il suo punto di vista vinse e la scuola austriaca di Mises dovette subire per molte decadi un periodo di coma.

Tuttavia i semi che Mises aveva piantato, insieme a quelli del libro di cui parlerò nel prossimo articolo, avrebbero formato le basi per la rinascita della Scuola Austriaca di Economia negli anni ’70, durante la quale fu pubblicato il terzo dei libri di cui scriverò.

L’Azione umana rimane uno dei più grandi traguardi raggiunti dalle scienze sociali e forse il trattato singolo più importante per la teoria economia del ventesimo secolo. Il revival del pensiero liberale in economia e, almeno sino a qualche anno fa, l’incremento delle libertà economiche in tutto il mondo, devono moltissimo a Mises e a L’azione umana.

Articolo di Steve Horwitz per Thefremanonline.org

Traduzione di Marco Bollettino

{ 0 commenti… aggiungine uno adesso }

Articolo precedente:

Articolo successivo: