Creazione di moneta e responsabilità

Proponiamo la traduzione del discorso di Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, davanti all’Istituto per la Ricerca Storica Bancaria di Francoforte: seppur ambiguo in alcuni tratti, rappresenta, tuttavia, un inno al buon senso e alla stabilità monetaria, oggi sempre più in pericolo.

Ludwig von Mises Italia

Discorso al 18esimo colloquio dell’Istituto per la Ricerca Storica Bancaria (IBF) in Francoforte

Vorrei iniziare con una domanda che, d’impatto, potrà sembrare banale ma che riveste somma importanza. Cos’è la moneta? Una risposta breve, seppur tautologica per certi versi, di un economista qualsiasi sarebbe: la moneta è ciò che funge da moneta.

Poiché la moneta è definite dalle sue funzioni, diversi strumenti sono sostanzialmente idonei a fungere da moneta, finché possono essere usati come mezzo di scambio, mezzo di pagamento e riserva di valore.

Ad esempio conchiglie, pellicce e perle vennero usate come moneta in alcuni paesi. Il bestiame stesso potrebbe fungere da moneta – il termine Latino per indicare il bestiame, infatti, è proprio “pecus”, da cui deriva “pecunia” (moneta).

Svariati oggetti materiali hanno rivestito il ruolo di moneta nella storia umana; dovremmo quindi parlare di moneta merce. Grande fiducia fu riposta, in particolare, nei metalli rari e preziosi – oro per primo – grazie al loro valore intrinseco.

Nella sua funzione di mezzo di scambio, di pagamento e di riserva di valore l’oro è, allora, un classico senza tempo; “Tutti corron dietro l’oro, tutto viene dall’oro!”, dice Margaret nel Primo Atto del Faust di Goethe.

Tuttavia, la moneta che oggi abbiamo in tasca, sotto forma di banconote e monetine non ha più niente a che fare con la moneta merce; dal 1971 è stato rimosso ogni collegamento del dollaro con l’oro, mettendo fine al gold standard.

In breve: la moneta odierna non è più collegata a nessun bene reale; si tratta di carta stampata – e gli esperti, fra voi, sapranno che l’euro è stampato su carta di cotone – mentre le monetine sono coniate in metallo.

Il fatto che questi strumenti siano accettati come mezzo di pagamento nella nostra vita quotidiana ha anche a che fare con la presenza del corso legale forzoso. Nonostante ciò, in ultima istanza, l’accettazione delle banconote  poggia sulla confidenza pubblica in questo strumento; in questo senso, la moneta è una convenzione sociale – non ha valore intrinseco prima del suo uso; invece, il suo valore è costantemente creato dallo scambio continuo e dall’uso che ne facciamo nelle transazioni. Il riconoscimento del ruolo centrale ricoperto dalla fiducia pubblica nell’istituzione monetaria ha radici profondissime: Aristotele vi accennava già nelle sue opere (La Politica ed Etica Nicomachea) nel IV secolo a.C.

In tempi recenti, in particolare, molti cittadini si pongono domande sull’origine della moneta: le banche centrali dove prendono le grandi quantità di moneta che iniettano nel sistema bancario nelle operazioni di politica monetaria? Perché viene ripetuto, in questo contesto, che le banche centrali dispongono di una “potenza di fuoco illimitata”?

Le banche centrali creano moneta garantendo alle banche commerciali crediti contro la prestazione di garanzie in titoli collaterali o l’acquisto di determinate attività finanziarie (obbligazioni ad esempio). Il potere finanziario di una banca centrale è illimitato in linea teorica; non deve acquistare precedentemente la moneta che usa per i pagamenti ma può, sostanzialmente, crearla dal nulla.

“Stampare moneta” è un’immagine appropriata; da una prospettiva economica, la stampante monetaria materiale non è necessaria, poiché la creazione di moneta poggia sul bilancio della banca centrale, sui suoi conti.

Che c’entra Johann Wolfgang von Goethe con tutto questo?

La creazione di moneta, Goethe, Faust e l’alchimia

Lasciatemi ricordare brevemente la scena sulla “creazione di moneta” nel Primo Atto della Seconda Parte del Faust. Mefistofele, nei panni del buffone, parla all’Imperatore, il quale versa in una critica situazione finanziaria e dice:

“V’è alcuno a questo mondo a cui non manchi o questa o quella cosa? Qui ciò che manca è il denaro”.

L’Imperatore quindi risponde al subdolo tentativo mefistofelico di persuaderlo:

“Con tutto questo non si ripara ai nostri bisogni. A che miri tu colle tue omelie quaresimali? Ne ho abbastanza dei se e dei ma. Ci manca il denaro, trovacelo!”.

E Mefistofele:

“Troverò ciò che chiedi ed anche di più”.

Nel trambusto della ballata mascherata notturna, egli convince l’Imperatore a firmare un documento, da lui prodotto durante la notte e poi distribuito come moneta cartacea. Le persone coinvolte sono abbastanza stupite dell’iniziale successo della misura. Il Cancelliere è lieto di annunciare:

“Ascoltate adunque, e considerate ciò che sta scritto sul gran libro del destino che ha convertito tanto male in bene (riferendosi alla moneta cartacea creata)”.

Quindi, leggendo il foglietto:

“Sia noto a chi lo vuol sapere che questo foglio vale mille corone”.

Più tardi, Mefistofele, nell’euforia generale, aggiunge:

“Quella carta è assai più comoda che l’oro e le perle. Si sa precisamente ciò che si possiede senza bisogno di pesare né di cambiare e si può godersela e scialare colle donne e col vino”.

Gli interessati sono così felici di tutto questo che neanche sospettano la piega che gli eventi prenderanno.

Nel Secondo Atto del Faust, per cominciare, lo Stato può liberarsi del suo debito. Allo stesso tempo, la domanda dei consumatori privati aumenta grandemente, alimentando la ripresa. Nel tempo debito, tuttavia, questo degenererà in un’inflazione distruttiva, poiché la moneta perderà rapidamente il suo valore.

È suggestivo il fatto che Goethe faccia luce in questo modo sulla connessione potenzialmente pericolosissima tra la creazione di cartamoneta, le finanze pubbliche e l’inflazione – e quindi sul problema centrale dei sistemi monetari fiat. È ancora più sorprendente se consideriamo che il Faust e, in generale, Goethe non sono certo immediatamente associati, nell’immaginario pubblico, all’economia, men che meno ad aree determinanti della politica monetaria.

Il fatto che il Faust possa essere effettivamente interpretato in termini economici è stato dimostrato, tra gli altri, dal Professor Adolf Huttl, ex Vice Presidente della Banca Centrale del Land di Hesse. Sono lietissimo del fatto che Adolf sia qui oggi. Nel 1965, scrisse un importante articolo nella rivista degli addetti ai lavori della Bundesbank sulla “Moneta nel Secondo Atto del Faust di Goethe”.

Alla metà degli anni ’80, mentre insegnava a San Gallo, il Professor Hans Christoph Binswanger – anch’egli, con somma gioia, tra noi oggi – tenne una simile posizione nel suo libro, intitolato “Moneta e Magia: una Critica dell’Economia Moderna alla luce del Faust di Goethe”.

Secondo Binswanger, Goethe raffigurava la moderna economia, con la citata creazione di cartamoneta paragonabile all’alchimia (con altri mezzi); mentre gli alchimisti tradizionali tentavano di trasformare il piombo in oro, nelle moderne economie la carta diventa moneta.

Effettivamente, il fatto che le banche centrali possano creare moneta dal nulla è qualcosa che molti osservatori potrebbero trovare strano e sorprendente, addirittura misterioso o onirico – oppure un incubo ad occhi aperti.

Le responsabilità di una banca centrale indipendente

Allora, se le banche centrali possono davvero creare una quantità teoricamente illimitata di denaro dal nulla, come possiamo assicurarci che essa rimanga sufficientemente scarsa da permettere alla moneta di conservare il suo valore? Questa capacità di creare moneta praticamente a capriccio, non crea la tentazione di avvantaggiarsi di questo strumento, creando vantaggi a breve termine, a rischio di compromettere la stabilità duratura del sistema?

Sì, questa tentazione certamente esiste e molti, nella storia monetaria, sono stati travolti da essa. Guardando indietro, questa è stata spesso la ragione che ha portato a stabilire una banca centrale: fornire al potere politico un accesso facile a risorse finanziarie apparentemente illimitate.

Tuttavia, tali interferenze governative nella banca centrale, insieme alla richiesta sempre imponente di fondi da parte dei governi, ha spesso condotto a enormi espansioni della quantità di moneta circolante, provocando una perdita di valore attraverso inflazione.

Alla luce di questa esperienza, le banche centrali furono successivamente rese indipendenti, col compito di salvaguardare il valore della moneta,  al fine di mantenere il governo fuori dalla politica monetaria.

L’indipendenza delle banche centrali è un privilegio straordinario – e, tuttavia, non un fine in sé: il suo scopo è quello di usare la sua credibilità per porre in essere politiche monetarie atte a preservare il valore della moneta.

Politiche monetarie indipendenti insieme a governi efficienti e lungimiranti sono condizioni necessarie – ma non sufficienti – per preservare il valore d’acquisto e la fiducia pubblica nel denaro.

Certo, è importante che i banchieri centrali, che gestiscono un bene pubblico – in questo caso, moneta stabile – rafforzino la fiducia pubblica spiegando le loro politiche.

La migliore protezione contro la tentazione monetaria è costituita da una società illuminata e orientata alla stabilità.

 Traduzione di Luigi Pirri