Liberalismo e “diritto alla follìa”: un breve appunto

Qualche giorno fa, il mio professore di diritto commerciale ha detto qualcosa che mi ha fatto riflettere: parlavamo tanto di “autonomia privata”, cioè la libertà riconosciuta ai privati di regolare come credono i rapporti intercorrenti tra loro, quanto del suo opposto, cioè un legislatore che predetermina e prescrive il contenuto di qualsivoglia accordo che possa intercorrere tra i privati.Questi due concetti, così diversi, possono convivere (e convivono) in un unico ordinamento giuridico.

Tuttavia, bisogna tener ben presente che ogni ampliamento della sfera dell’uno, determina una pari diminuzione di quella dell’altro: se si riconosce maggiore autonomia privata necessariamente diminuisce il peso della volontà del legislatore nelle scelte dei singoli soggetti e viceversa.Tornando alla lezione di diritto commerciale, il mio professore, parlando dell’autonomia privata e dei suoi limiti nel diritto societario , ha affermato che, tutto sommato, il nostro legislatore riconosce ai privati la possibilità di autodeterminare il contenuto dei loro reciproci rapporti e, in taluni casi, addirittura permette loro di darvi un contenuto FOLLE.1,2Ma cosa c’entra la follia (o meglio, il diritto alla follia) con il liberalismo? C’entra eccome. Potremmo ben dire che diritto alla follia e liberalismo sono la stessa cosa e che senza il primo non può aversi il secondo. Naturalmente, la giustificazione di quanto appena espresso merita qualche riga.

Punto centrale del liberalismo, come sappiamo, è la tutela della proprietà privata, la quale è costituita dalla libertà di disporre di ciò di cui si è proprietari per il perseguimento dei propri fini. Da ciò si giunge, facilmente, al secondo principio fondamentale del liberalismo che è la libertà contrattuale: la libertà di scambiare ciò di cui si è proprietari con ciò di cui altri sono proprietari, purchè vi sia il consenso di tutte le parti dello scambio; è la libertà dei privati di scegliere il contenuto concreto del loro accordo o rapporto.

Ma cosa c’è alla base di questo secondo principio fondamentale del liberalismo?

Le risposte potrebbero essere diverse, ma, tra quelle che mi convincono di più, ce n’è una espressa da Lorenzo Infantino nel suo saggio “Ignoranza e Libertà”: la libertà (noi parliamo infatti di “libertà” contrattuale) ha come suo presupposto la “caduta del punto di vista privilegiato sul mondo”.

Cos’è il punto di vista privilegiato sul mondo?

E’ esattamente quel concetto che abbiamo visto essere opposto all’autonomia privata: qualcuno (nel nostro caso, il legislatore) ritiene di essere dotato di una conoscenza superiore rispetto agli altri soggetti privati e perciò prescrive e predetermina il contenuto delle loro azioni, oltre che dei loro rapporti.

Insomma, pur vivendo in un mondo di cui ciascuno ignora (ontologicamente) la complessa realtà, qualcuno vorrebbe imporre la propria visione agli altri.

Se cade il punto di vista privilegiato sul mondo cosa succede?

Non c’è alcun essere umano che prescriva agli altri cosa debbano fare: in questo momento nasce e ha luogo il concetto di “scelta” e quello di autonomia privata o libertà contrattuale.

Certamente il liberalismo consiste in quanto descritto, ma risulta sempre difficile capire “se” e “quando” i suoi contenuti vengano effettivamente applicati alla nostra realtà.

E’ qui che entra il gioco il diritto alla follia: esso è la massima espressione della libertà contrattuale (o autonomia privata) di fronte alle assurde pretese del legislatore; esso è la libertà di dare alle proprie azioni e ai rapporti che si instaurano con gli altri un contenuto (che agli altri può apparire) FOLLE o  IRRAZIONALE3.

Quando ci accorgiamo, che oltre ad essere ben riconosciuta la libertà contrattuale (come comunemente intesa), è riconosciuto anche il diritto di cui sopra (e ne vediamo applicazioni), solo allora possiamo essere certi che quell’ordinamento, quel paese, si stia incamminando sulla strada della libertà.

Viva il liberalismo! Viva la follia! Viva la diversità!

Articolo di Miki Biasi su The Road To Liberty

Note:

[1]“Folle” è utilizzato nel senso che ALTRI potrebbero ritenere il contenuto di quel rapporto privo di utilità o irrazionale.  

[2] Si può discutere, naturalmente, sulla veridicità dell’affermazione del mio professore.

[3] Ciò, naturalmente, ha senso solo in presenza del consenso altrui e del rispetto della proprietà altrui.