Post hoc, ergo propter hoc

Questa è la più grande, nonché più comune, fallacia del ragionamento. In Inghilterra, per esempio, si sono manifestate perdite reali. Queste perdite derivano dalla successione di due fenomeni: primo, la riforma delle tariffe; secondo, il susseguirsi di due cattivi raccolti. A quale di queste due ultime circostanze dobbiamo attribuire la prima?

I protezionisti esclamano: “Questo è causa del libero mercato, che produce tutti i mali. Ci ha promesso cose meravigliose; lo abbiamo accettato; ora i nostri artigiani sono fermi, e le persone stanno soffrendo: Cum hoc, ergo propter hoc.”.

Il libero mercato distribuisce nel modo più uniforme ed egualitario possibile i frutti che la Provvidenza concede al lavoro umano. Se cause naturali, come un susseguirsi di cattive stagioni, ci privano di tali frutti, il commercio libero non fallisce nel redistribuire nello stesso modo la parte rimanente. Gli uomini, indubbiamente, non sono ben riforniti di ciò che vogliono; ma dobbiamo imputare questo al libero mercato o ai cattivi raccolti?

La Libertà si attua sullo stesso principio dell’assicurazione. Quando accade un incidente, come un incendio, l’assicurazione espande le perdite su un gran numero di persone attraverso un lungo periodo; le stesse perdite, in assenza di assicurazione, sarebbero pesate tutte insieme su di un solo individuo. Ma qualcuno oserà affermare che l’incendio è diventato un male più grande dopo l’introduzione dell’assicurazione?

Negli anni 1842, 1843 e 1844 cominciò la riduzione delle tasse in Inghilterra. Negli stessi anni i raccolti furono estremamente abbondanti; di conseguenza, siamo portati a concludere che queste due circostanze hanno concorso alla produzione di due tipi di prosperità, di cui l’Inghilterra godette in quel periodo.

Nel 1845 il raccolto fu scarso, nel 1846 lo fu ancora di più.

I costi degli approvvigionamenti aumentarono e le persone furono forzate ad usare le loro risorse sui beni di prima necessità e a limitare i loro consumi alle materie prime. La domanda per il vestiario calò, i manifatturieri avevano meno lavoro ed i guadagni tesero al ribasso.

Fortunatamente, in quello stesso anno, le barriere di restrizione protezionista furono più efficacemente abbattute e un’enorme quantità di approvvigionamenti raggiunse il mercato inglese. Se così non fosse stato, è praticamente certo che avremmo assistito ad un’epica rivoluzione.

Tuttavia il libero scambio è ancora demonizzato per i disastri che tende invece a prevenire e, almeno in parte, a riparare!

Un povero lebbroso viveva in solitudine. Qualsiasi cosa toccasse, nessun altro avrebbe toccato. Obbligato a consumarsi in solitudine, condusse un’esistenza miserabile. Un luminare della medicina lo curò, quindi il nostro povero eremita fu ammesso alla ricezione di tutti i benefici del libero mercato, avendo piena libertà di effettuare scambi. Quali brillanti prospettive si aprirono davanti a lui! Egli si divertiva nel calcolare i vantaggi che, attraverso la restaurazione dei contatti con i suoi simili, era capace di acquisire dai suoi vigorosi sforzi.

Ma si ruppe entrambe le braccia e finì in miseria e povertà.

I giornalisti che testimoniarono tale miseria dissero: “Guardate come lo ha ridotto la libertà di scambio! Verosimilmente, era meno compatibile quando viveva da solo”.

 “Cosa!” disse il medico, “non attribuite alcun tipo di colpa alle sue braccia rotte? L’incidente da lui subito non ha niente a che fare con il suo misero stato? La sua sfortuna deriva dall’aver perso l’uso delle mani, non dall’esser stato curato dalla lebbra. Sarebbe stato un soggetto ancora più idoneo alla vostra compassione se fosse stato storpio e lebbroso allo stesso tempo”.

Post hoc, ergo propter hoc. Attenti a tale fallacia.

[The Bastiat Collection (2011). Scritto nel 1846].

Articolo di Frederic Bastiat su Mises.org

Traduzione di Filippo Martini