Lontano dai collettori di tasse | Parte II

Una tassa è la cessione obbligatoria di una porzione di reddito o patrimonio finanziario al governo

  • per pagare le spese sostenute dall’amministrazione pubblica nell’offrire determinati servizi;
  • per permettere l’attuazione del trasferimento di quote reddituali da chi privato coercitivamente di una porzione del proprio reddito origina la moneta fiscale a chi la consuma.

Una tassa nuoce alle condizioni economiche dei produttori e pertanto inibisce la loro capacità di consumare e investire. Decurtando gli introiti contro gli investimenti effettuati, una tassa riduce l’utilità marginale dell’investire e aumenta l’utilità marginale dello svagarsi. Una tassa fa in modo che molti contribuenti preferiscano lo svago al lavoro.

È difficile stimare quanto tale preferenza sia aumentata nel corso della crescente pressione fiscale degli ultimi anni. Milioni di anziani vanno in pensione consumando i loro risparmi e i loro giorni in cerca di divertimento. In branchi hanno raggiunto le pasture distensive di Florida, Arizona, California e Hawaii, dove alimentano la florida industria dell’intrattenimento e del relax, e accendono la fiamma, preservandola, dei prezzi del mercato immobiliare. Come reazione al sistematico incremento della tassazione, i giovani lavoratori potrebbero voler scegliere di lavorare meno ore e di apprezzare vacanze più lunghe. Molti potrebbero voler tentare di diminuire il numero di ore lavorative settimanali da quaranta a trentacinque o perfino trenta. Altri potrebbero voler indagare su come ottenere benefici esentasse, come conti spese  [1], opzioni sull’acquisto di azioni [2], club membership, privilegi sanitari e assicurativi, e altre innumerevoli agevolazioni. Costoro desiderano proteggersi dall’azione del collettore fiscale.

Negli ultimi anni milioni di lavoratori statunitensi rispettosi della legge hanno trovato riparo attraverso metodi illegali. Sono entrati nel mercato sommerso. Elevati tassi di interesse, inflazione in aumento e crescente diffidenza nei confronti dell’apparato governativo li hanno indotti a compiere questo passo disperato. Nessuno può sapere con certezza quanti cittadini oggi [1984], negli Stati Uniti, facciano parte del mercato sommerso. Ma sappiamo che considerevoli quantità di beni e servizi sono prodotti senza essere dichiarati alle autorità statali competenti. Sappiamo che il tasso di disoccupazione è significativamente più basso di quello pubblicato dal Ministero del Lavoro. E sappiamo che il reale tasso di risparmio è significativamente più alto di quello comunemente indicato dai dati ufficiali.

La tassazione abbassa l’utilità marginale del lavoro e reprime la produzione, mentre l’economia sommersa aumenta l’utilità marginale del lavoro e incrementa la produzione. Ma si corre il rischio di essere scoperti dai funzionari governativi e di essere sanzionati dalle autorità giuridiche di diritto pubblico. Il rischio è direttamente proporzionale alla produttività del lavoratore sommerso. È dunque minimo per un lavoratore comune che sta guadagnando pochi dollari “fuori dai libri contabili” nei fine settimana. La dichiarazione dei redditi molto probabilmente non susciterà neppure la necessità da parte dell’IRS [Internal Revenue Service | Agenzia delle entrate negli Stati Uniti] di controllare l’“appropriatezza” nella compilazione del modello. Ma l’imprenditore che nei fine settimana abbia profitti per migliaia di dollari potrebbe essere un soggetto interessante per i revisori dell’IRS. E nel caso lavori nel mondo sommerso, sarebbe multato o arrestato. È facile prevedere l’indignazione di un giudice federale e la punizione che darebbe a un imprenditore che ha evaso tasse per un milione di dollari.

I diversi gradi nel rischio di essere scoperti e puniti dal governo spiegano le diverse intensità nel business sommerso. Milioni di operai non subordinati, imbianchini, elettricisti, idraulici, tassisti, agricoltori e altri lavoratori con minima esposizione al rischio, svolgono attività legali, ma per evitare di pagare le tasse non comunicano una parte o la totalità del loro reddito. Migliaia di medici, avvocati, contabili, appaltatori, ristoratori e piccoli esercenti manifatturieri lavorano “fuori dai libri contabili”, nascondendo porzioni di reddito ed evadendo tasse. È invece improbabile che grandi imprenditori e corporation operino in modo sommerso. Essi sono visibili non solo all’agenzia delle entrate ma anche a quei dipendenti desiderosi di comunicare le irregolarità all’agenzia. Non è facile immaginare General Motors o U.S. Steel operanti nel mondo sommerso.

Evasione fiscale e business sommerso sono praticamente impossibili là dove il datore di lavoro è obbligato a trattenere tasse dallo stipendio. Circa due terzi delle entrate tributarie dovute alla tassa sul reddito sono trattenuti dai datori di lavoro e trasmessi direttamente al Tesoro degli Stati Uniti. Gli impiegati non vedono in alcun modo questa parte reddituale, che è quindi tenuta lontana dall’evasione fiscale. Inoltre, dal momento che non sono loro proprietà i datori di lavoro sono tentati solo raramente di non separarsi dalle quote trattenute. La procedura della trattenuta però, se da una parte garantisce entrate sicure all’amministrazione statale, dall’altra tende ad “arruolare” un numero sempre maggiore di lavoratori nel mondo sommerso. Infatti, sebbene la procedura della trattenuta avvantaggi l’autorità consentendole di non confidare necessariamente nella dedizione tributaria dei lavoratori che non possono evadere, essa crea una visibile differenza tra reddito al netto delle tasse e reddito sommerso non tassato. A mano a mano che la quota trattenuta aumenta, questa differenza tende a essere più accentuata, il che potrebbe indurre un numero sempre crescente di lavoratori a cercare impieghi non tassati nel mondo sommerso. Un elettricista che vede il 30–40 percento dei suoi guadagni trattenuto potrebbe elevare il suo reddito netto e migliorare il suo standard di vita lavorando autonomamente e fuori dai libri contabili [3].

L’economia sommersa è florida ovunque i contribuenti ritengano che i prelievi governativi siano esorbitanti e iniqui. Il funzionamento dell’economia sommersa non vuole ricevute scritte, conti bancari e altri tipi di evidenze a dimostrazione dell’esistenza [fiscale] di un business. La realizzazione di questa economia si fa gioco della previsione popolare che vede gli Stati Uniti in direzione di una “società senza denaro contante” alimentata da carte di credito e trasferimenti bancari elettronici. Il mondo sommerso, vedendo il fiorire del denaro contante, punta invece a un’ “economia di solo denaro contante” dove gli agenti economici evitano i depositi bancari [4]. In fondo, la IRS ha accesso alla totalità dei dati registrati nelle banche e opera controlli randomici guidata dal principio assiomatico che i depositi bancari sono reddito tassabile. È facile prelevare la tassa reddituale applicandola su tutti i conti bancari. Ed è altrettanto facile sanzionare e imporre il pagamento di interessi [more], a meno che il contribuente non sia in grado di dimostrare in modo convincente che i suoi depositi derivavano da prestiti, bonifici o altre acquisizioni lecite.

All’inizio dell’imposizione federale della tassa reddituale quando i tassi erano moderati, il meccanismo funzionava particolarmente bene per il Tesoro. Un numero ragguardevole di contribuenti adempiva i suoi obblighi tributari. Ma l’aumento della pressione fiscale unitamente all’inflazione crescente causò un cambiamento rilevante. L’interazione tra l’inflazione e la progressività della tassazione reddituale demotivò sempre di più il contribuente, incoraggiandolo a rifugiarsi nel mondo sommerso. L’inflazione accresce i redditi nominali, trascinando il contribuente in livelli marginali di contribuzione fiscale più elevati.

Dal 1965 al 1980 il tasso tributario marginale [5] per una famiglia di quattro persone con un reddito medio è cresciuto dal 17 al 24 percento [6] [7]. Ora si sta probabilmente avvicinando al 30 percento, sebbene il reddito reale stia diminuendo costantemente. Per il reddito medio doppio il tasso tributario marginale è cresciuto dal 26 al 43 percento, e forse ora è al 50 percento nonostante la riduzione del tasso tributario del 1981. Per evitare o limitare l’abbassamento dello standard di vita molti contribuenti si sono rifugiati parzialmente o totalmente nel mondo sommerso dove il tasso tributario effettivo è zero.

Nei prossimi anni della furia inflazionistica risultante dai mostruosi deficit attuati, l’interazione tra inflazione e tassazione potrà infliggere un duro colpo all’’economia regolamentata e fiscalizzata, fortificando quella sommersa [deregolamentata e defiscalizzata].

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Note

[1] T1 expense accounts. Il dipendente riporta all’ufficio amministrativo dell’impresa per cui lavora le ricevute di acquisti da lui effettuati. Questi acquisti devono essere documentati in modo che siano riconoscibili come afferenti al lavoro e non spese personali del dipendente. Gli importi del conto spese consistono in denaro fornito al dipendente e che non fa parte del reddito imponibile del dipendente. Ad ogni modo, la documentazione richiesta per l’annoveramento dell’importo dell’acquisto in un conto spese è generalmente soggetta a un margine di interpretazione direttamente proporzionale al grado di deducibilità dall’imponibile dell’azienda e direttamente proporzionale alla difficoltà di separarla dalle spese personali del dipendente. Più quella spesa è deducibile dall’imponibile societario ed è difficile separarla dalle spese personali del dipendente, più è soggetta a un margine di interpretazione. Ad esempio, il carburante concesso al dipendente per motivi di lavoro potrebbe essere parte del conto spese anche se quel carburante è usato per motivi personali come l’acquisto di prodotti alimentari. Potendo ammettere che la vita del dipendente dipende dal suo lavoro, potendo ammettere che è difficile separare il carburante aziendale da quello personale e vigendo il “diritto” dell’imprenditore di dedurre la totalità della spesa per il carburante, ad esempio in caso di car leasing, la spesa per il carburante sarà sempre compensata da un rimborso totale con il risultato che il prezzo del carburante è pagato dai contribuenti e che l’autorità fiscale sta avvantaggiando il business del car leasing. Libey

[2] T1 stock purchase options. Il dipendente aziendale è autorizzato mediante l’adesione a una proposta aziendale mirante alla ricomposizione della sua retribuzione ad acquistare azioni societarie a un prezzo scontato rispetto al prezzo di mercato. Queste acquisizioni godono di evidenti benefici fiscali. Ad esempio, una volta esercitata l’opzione, in caso di apprezzamento dell’azienda il reddito monetario derivante si materializza senza mai essere stato tassato nel corso della sua evoluzione. Libey

[3] T1 off the books. L’espressione fuori dai libri contabili, usata anche in precedenza, necessita di una chiarificazione in quanto senza opportune riflessioni sembra che la contabilità sia una procedura specifica unicamente di attività adeguatamente fiscalizzate, cioè soggette alla sistematicità del prelievo fiscale in accordo con le regolamentazioni tributarie applicate in un sistema sociale. Tuttavia, fermarsi alla superficie provoca l’idea fallace e distruttiva in termini di prosperità che fisco e contabilità siano due nozioni e funzioni indissolubilmente legate. La verità è che il calcolo delle entrate e delle uscite è strutturalmente ineludibile nella performazione di qualsiasi attività. L’economia sommersa evidentemente ha una contabilità, ma è una contabilità defiscalizzata, cioè che non integra i prelievi tributari. Sono dell’avviso che questa delucidazione sia indispensabile in quanto non provvedere a specificare la necessità strutturale della contabilità in qualunque situazione commerciale rischia di presentare al lettore la legittimità contabile solo quando la contabilità presenta la componente tributaria.
L’innecessità della componente fiscale per la legittimazione di una relazione commerciale deve naturalmente valere anche per la contrattazione. L’accordo tra le parti vale non in virtù della presenza della componente tributaria nella negoziazione, ma indipendentemente da essa. Un accordo economico, che prevede cioè lo scambio di prestazioni, è tale in quanto le parti in gioco accettano le condizioni di cooperazione elaborate da loro medesime. Il fatto che successivamente una parte tradisca le condizioni e si faccia forte della recalcitranza o impossibilità dell’altra parte di rivolgersi all’apparato della giustizia perché la giustizia vede come un crimine l’assenza della componente fiscale nell’accordo economico non significa che un accordo economico debba essere riconosciuto come tale solo in quanto prevede la conformità con le norme tributarie. Un accordo economico è tale semplicemente in virtù dell’accettazione dei termini da parte degli agenti in gioco. L’osservazione di Sennholz riguardante l’inesistenza o indesiderabilità di «ricevute scritte» (written receipts) nell’economia sommersa non può riferirsi alla refrattarietà della relazione negoziale e della cooperazione. La ricevuta è semplicemente una nota che attesta la stipulazione di un accordo tra due parti.
È importante aggiungere che la criminalizzazione di relazioni non rispondenti alla normazione fiscale può costituire un danno perché potrebbe indurre alcuni individui a non adempiere obblighi contrattuali in quanto la parte lesa sarebbe restia a rivolgersi all’apparato della giustizia. Tuttavia, una compensazione di questa situazione indesiderabile è rappresentata dal fatto che il rischio di danneggiamento o distruzione della reputazione della parte disonesta contrasta la tentazione di non assolvere l’obbligazione. Libey

[4] Occorre fare una puntualizzazione sul significato di denaro contante (cash). Contante indica che il mezzo di scambio è totalmente liquido, pronto a essere dato in cambio del bene ricevuto. La liquidità denota un’immediata accessibilità al mezzo di scambio e quindi la possibilità di acquisire all’istante i beni desiderati. Nella parafrasi più spontanea e popolare cash sono le banconote, in quanto le banconote rappresentano moneta che l’utilizzatore può ottenere senza dover ricorrere alla vendita di asset particolarmente illiquidi, provocando così fluttuazioni nei prezzi. Noi però preferiamo riferirci alla definizione finanziaria che identifica la moneta cash con moneta liquida. Anche un conto corrente (checking account o current account) è decisamente liquido fino a che permette l’esecuzione di trasferimenti di importi e fino a che il ricevente, fidando nell’accettazione delle unità di moneta scritturale da parte degli altri agenti economici e nella certezza di poterle trasformare istantaneamente in banconote da utilizzare nelle piccole transazioni della quotidianità, non ha motivo di rifiutarle.
Dal mio punto di vista la necessità di evitare conti bancari, sebbene garantiscano la funzionalità sopradescritta, si presenta solo quando le istituzioni bancarie—come Sennholz specifica a conclusione del paragrafo—sono attori conniventi con l’organizzazione statale e quindi collaborano con le autorità fiscali rivelando informazioni sui loro clienti. Se le banche non costituiscono un canale di comunicazione con l’agenzia delle entrate e se non deludono il meccanismo di spostamento di unità monetarie scritturali tra conti e la loro trasformazione in banconote, non c’è ragione di evitarle. L’espressione cash only economy è inappropriata perché cash è il denaro liquido, pronto nell’effettuazione di una transazione. È irrilevante che la funzione liquida offerta da un conto bancario sia soggetta alla disparità tra depositi effettivi e unità monetarie create (il cosiddetto dispositivo della riserva frazionaria). Quello che conta è l’identificazione di un dato strumento monetario con la possibilità di essere utilizzato ex tempore, senza bisogno di procedere all’attuazione di scambi finalizzati alla conversione di uno strumento illiquido in uno liquido. Sarebbe più corretto dire che in conseguenza della continua costruzione di una complicità tra banche e stato, gli agenti economici preferiscono non usare il denaro creato dalle banche perché le operazioni eseguite con tale denaro sono altamente suscettibili di essere controllate illecitamente e discrezionalmente dall’istituzione tributaria. Libey

[5] Illustriamo il significato di tasso tributario marginale (marginal tax rate) attraverso un’esemplificazione di calcolo degli obblighi tributari nel 2011 da parte di un agente economico il cui reddito annuale ammonta a 90 000 USD. Innanzitutto occorre visualizzare la discretizzazione o schematizzazione della progressività dell’anno considerato, cioè la divisione in coefficienti di tassazione o categorie fiscali (tax bracket) o tassi tributari legali (statutory tax rate) a seconda dell’entità reddituale tassabile (taxable income) specifici di quell’anno.

 

Fonte. Tax Foundation | U.S. Federal Individual Income Tax Rates History, 1913–2011 (Nominal and Inflation-Adjusted Brackets) | US–DC 2011.

La categoria fiscale dell’agente economico è determinata dal tasso tributario marginale, cioè il tasso tributario applicato all’ultimo dollaro del suo reddito tassabile. Nel caso di un agente economico con un reddito tassabile di 90.000 USD il novantamillesimo dollaro sarà tassato al 28 percento. È importante notare che il quarantamillesimo dollaro è tassato al 25 percento, non al 28 percento.

(8500 . 0,1) + ((34500 – 8500) . 0,15) + ((83600 – 34500) . 0,25) + ((90000 – 83600) . 0,28) =

= 850 + (26000 . 0,15) + (49100 . 0,25) + (6400 . 0,28) =

= 850 + 3900 + 12275 + 1792 =

= 18817

Le tasse versate da un agente economico con reddito tassabile di 90 000 USD, nel regime di discretizzazione sopra visualizzato, ammonteranno a 18817 USD.

Concludiamo con la spiegazione del tasso tributario effettivo. Il tasso tributario effettivo (effective tax rate) è l’ammontare reale di tasse in relazione al reddito totale percepito in un dato periodo, ad esempio un anno. Il tasso tributario effettivo (etr) si ottiene attraverso la seguente proporzione.

Tasse versate : Reddito tassabile = etr : Unità corrispondente al reddito tassabile

Nel nostro caso:

18817 : 90000 = etr : 1

etr = 18817 / 90000 = 0,20907

Il tasso tributario effettivo è 20,907 percento.

Il tasso tributario effettivo e il tasso tributario marginale sono uguali solo nel caso in cui il reddito tassabile non superi la categoria fiscale minima. Quando il reddito tassabile supera la categoria fiscale minima, il tasso tributario effettivo è sempre più basso del tasso tributario marginale. Libey

[6] Barry Molefsky | America’s Undergound Economy (L’economia sommersa negli Stati Uniti). Nella collezione di 6 volumi: Fund for Public Policy Research | Studies in Taxation, Public Finance and Related Subjects: A Compendium (Studi in materia di fisco, finanza pubblica e ambiti correlati) | US–DC 1982.

[7] Riportiamo la discretizzazione tributaria del 1980 concernente coniugi dichiaranti congiuntamente. L’amministrazione in carica era quella di Jimmy Carter, Presidente dal 20 gennaio 1977 al 20 gennaio 1981. Tra parentesi tonde abbiamo la rettificazione al livello di inflazione ufficiale del 2011.

Fonte. Tax Foundation | U.S. Federal Individual Income Tax Rates History, 1913–2011 (Nominal and Inflation Adjusted Brackets) | US–DC 2011. Libey

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Hans F. Sennholz

Testo originale

Traduzione di Stefano Libey Musumeci

Hans F. Sennholz

Testo originale

Traduzione di Stefano Libey Musumeci

Parte I

Parte III

Con i suoi contributi, traduzioni o testi originali, Stefano Libey Musumeci vuole rispondere alla necessità di individuare il funzionamento della realtà. L’autore ritiene che l’approccio logico costituisca il modo migliore per comprendere il mondo. L’approccio logico può solidamente svilupparsi soltanto attraverso una visione polimatica, cioè volgendo costantemente lo sguardo verso molteplici ambiti del sapere. Infatti, la dedizione a diversi ambiti scientifici permette di trovare tra differenti dinamiche analogie, che in assenza di interdisciplinarietà non sarebbero mai trovate. Solamente in questa maniera, cioè attraverso una visione polimatica, attraverso l’amore per il sapere nel suo complesso, è possibile enucleare la logica che sottende il mondo.

Per soddisfare l’esigenza di comprendere la realtà, i polimatici Stefano Libey Musumeci (s.libey@re-think-now.com) ed Émilie Ciclet (e.ciclet@re-think-now.com) hanno fondato l’iniziativa RE-THINK NOW, dove legge ed economia incontrano logica, ontologia (teoria dell’esistenza) ed epistemologia (teoria della conoscenza).

Libey cura il weblog filosofico-poetico StefanoLibey.