La teoria della scuola austriaca | III parte

I critici hanno mises_crestsostenuto che il ragionamento logico-deduttivo non può aggiungere nulla alla nostra conoscenza; ad esempio, il concetto di triangolo rettangolo implica già il teorema di Pitagora, che quindi è una tautologia, viene dedotto sulla base di un giudizio analitico. Ma, come si è visto, la ragione deduttiva qui applicata non è tautologica, al contrario può aumentare la nostra conoscenza; essa infatti chiarisce e mostra le diverse implicazioni di una premessa (ed eventualmente anche ciò che la premessa non comporta), rendendo manifesto quello che spesso è nascosto o oscuro. Le proposizioni conclusive ricavate con il metodo prasseologico cioè sono sintetiche a priori, dicono delle cose sulla “realtà”, estendono il nostro sapere, ma lo estendono in maniera universale e necessaria (a priori), non sono ricavate con il metodo empirico (e non hanno bisogno di prova empirica) [1]. Sono dunque “realistiche”, non nel senso che gli eventi descritti da quelle leggi stanno effettivamente accadendo in quel momento in un luogo specifico, ma perché descrivono la realtà astratta dell’azione umana, necessaria in quanto dedotta dall’assioma dell’azione.

Nelle proposizioni sintetiche a priori, al fine di stabilire la verità, gli strumenti della logica formale non sono sufficienti e le osservazioni non sono necessarie.

Gli economisti neoclassici, eredi dei positivisti logici della scuola di Vienna, negano che in economia possano essere formulate proposizioni sintetiche a priori.

L’applicazione di tale metodo al mondo reale avviene secondo i seguenti passaggi: 1) comprensione delle categorie dell’azione e di mutamenti in esse (es. cambiamenti delle preferenze di alcuni individui, o introduzione di nuovi mezzi); 2) descrizione del mondo in cui tali categorie operano, cioè descrizione del mondo reale con persone concrete con obiettivi definiti e costi specifici, in un dato contesto naturale e istituzionale (es. con baratto o esistenza di moneta, con esistenza di dati fattori produttivi e assenza di altri, con dati livelli di coercizione da parte di uno o più soggetti – es. lo Stato); 3) deduzione logica delle conseguenze risultanti da azioni specifiche in tale mondo.

Si è detto in precedenza che la Scuola Austriaca privilegia il linguaggio verbale, non matematico. Infatti, ogni deduzione verbale conseguita ha significato in se stessa, ha un contenuto qualitativo, cosa che non è per i simboli matematici (utili per altre discipline, come la fisica, ma non in questo caso). Se si cercasse di mettere in forma matematica le deduzioni logiche dedotte dall’assioma dell’azione, cioè le leggi economiche, si avrebbe o solo un’inutile complicazione (si traducono i passaggi verbali in simboli matematici, e poi questi vengono ritradotti in parole per spiegare le conclusioni raggiunte: ma così si viola il principio scientifico del rasoio di Occam che evita la moltiplicazione non necessaria delle entità), o una perdita di significato ad ogni passo del processo deduttivo. In questo caso la matematica non offrirebbe maggior rigore e accuratezza.

Un esempio del fatto che presentare le verità economiche in linguaggio matematico non conduce a maggior precisione rispetto al linguaggio ordinario è il seguente: consideriamo la proposizione 1 (legge della domanda): a un più alto prezzo di un bene corrisponde una domanda più bassa o uguale. Scriviamo ora tale proposizione, che chiamiamo 2, in linguaggio matematico:

q = f(p), con dq/dp = f ’(p) ≤ 0.

La proposizione 1 è precisa quanto la 2, ma più generale della 2, perché la 2 è limitata a funzioni che sono differenziabili (i cui grafici hanno tangenti). Dunque il linguaggio matematico non è stato affatto più preciso del linguaggio verbale.

Naturalmente quanto detto non comporta l’infallibilità di qualsiasi verità ricavata attraverso la prasseologia. Singoli economisti possono trarre conclusioni errate o effettuare salti logici che rendono erroneo uno o più aspetti della teoria. L’economista, per non commettere errori, deve ricondurre tutti i teoremi alla loro base ultima (che è la categoria di azione), e verificare attentamente tutte le assunzioni iniziali e le successive inferenze, affinché non vi siano passaggi arbitrari. Questa procedura non dà la certezza che non si commetta alcun errore, ma tutto ciò non inficia la validità del metodo apodittico, che è il metodo più efficace per evitare (ridurre la possibilità del) l’errore. Ciò che conta, dal punto di vista epistemologico, è che le conclusioni ritenute sbagliate possono essere confutate e corrette solo con altri argomenti derivati con la stessa procedura, quella deduttiva, e non sperimentalmente; così come le verità matematiche possono essere respinte solo attraverso argomenti matematici, non attraverso test empirici [2].

Le previsioni

“Prevedere” (forecasting) non è e non può essere una scienza; al massimo è un’arte, e i migliori previsori sono gli imprenditori e gli speculatori, nella sezione di mercato di cui si interessano.

La prasseologia è applicata alle previsioni, cioè a fatti storici futuri, con un processo simile a quello dello storico, ma con un grado di difficoltà in più, l’inconoscibilità degli eventi futuri. Lo studioso osserva oggi un dato evento, ad esempio un incremento nell’offerta di moneta. Egli è in possesso della teoria, cioè della legge prasseologica che asserisce che un aumento dell’offerta di moneta con domanda costante genera inflazione dei prezzi. Per prevedere il probabile corso futuro del potere d’acquisto della moneta, egli deve effettuare una stima del livello probabile della domanda di moneta nel periodo futuro sotto esame. Se, in base al suo giudizio, ritiene che il mutamento nella domanda sarà trascurabile, allora predirà che il potere d’acquisto della moneta si ridurrà. Tale giudizio, grazie all’aiuto della prasseologia, è il massimo che può offrire, ma non ha alcun grado di certezza, in quanto dipende dalla correttezza della sua valutazione su un evento futuro, che è il movimento della domanda di moneta e oggi nessuno può conoscere il comportamento futuro degli individui relativamente alla domanda di moneta. Se poi volesse realizzare una stima quantitativa del mutamento del potere d’acquisto, la sua stima sarebbe ancora più imprecisa, perché la prasseologia non può essere di alcun aiuto in questo campo. Dunque anche il metodo prasseologico non può condurre a previsioni perfette, la prasseologia è indispensabile ma non onnisciente. Se una previsione si dimostra erronea, non è la prasseologia che ha fallito, ma il giudizio del previsore sul comportamento degli elementi contenuti nel teorema prasseologico [3]. Altro esempio: durante gli anni ’20 del ‘900 si poteva prevedere che prima o poi ci sarebbe stata una crisi, ma non si sarebbe mai potuto prevedere né quando sarebbe scoppiata, né quanto sarebbe durata etc.[4]

Piero Vernaglione

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Tratto da Rothbardiana


[1] Proposizioni analitiche: il contenuto del predicato è già presente nel soggetto, sicché può essere derivato da questo per mera analisi: ad esempio, “il corpo è esteso”; non possiamo pensare un corpo (soggetto) senza pensarlo esteso (predicato), l’estensione è una proprietà che appartiene necessariamente al corpo); “i celibi sono uomini non sposati”. Dunque le proposizioni analitiche sono vere per definizione e non hanno applicazione al mondo reale. In un significato più esteso, le proposizioni analitiche sono quelle che riguardano l’uso dei simboli convenzionalmente introdotti e le loro regole di trasformazione. Sono le proposizioni della logica formale, che è sufficiente per stabilire se sono vere o no.

Proposizioni sintetiche a posteriori: sono proposizioni ipotetiche empiriche, che necessitano dell’esperienza, dei dati statistici per essere convalidate; esempi: i bambini preferiscono McDonald’s a Burger King; i tedeschi preferiscono la Spagna alla Grecia per le vacanze; i giapponesi risparmiano un quarto di quanto guadagnano; gli elefanti sono pesanti. Tali relazioni sono contingenti, non necessarie come le prime.

Proposizioni sintetiche a priori: dicono delle verità sulla realtà, ma in maniera universale, non contingente; possiedono due caratteristiche: 1) sono ricavate partendo da assiomi autoevidenti nel senso che non possono essere negati senza cadere in contraddizione, cioè senza ammettere implicitamente la loro veridicità (es. il negare l’assioma dell’azione è a sua volta un’azione); 2) non derivano dall’osservazione ma dalla riflessione. A differenza delle proposizioni analitiche, il contenuto del predicato non è già presente nel soggetto.

Esempi di proposizioni sintetiche a priori:

1) l’assioma fondamentale dell’azione e tutte le leggi economiche ricavate sopra con il metodo deduttivo. Nessun appello all’empirismo o ai fatti storici può invalidare la proposizione che gli uomini agiscono per conseguire dei fini che hanno scelto; e che utilizzano la ragione per individuare i mezzi necessari per soddisfare tali desideri.

L’osservazione empirica a posteriori non basta, perché attraverso essa noi vedremmo solo corpi umani che si muovono, ma da ciò non si può indurre l’assioma dell’azione (e le altre conclusioni da esso dedotte: che l’individuo che vediamo agire punta all’obiettivo che per lui ha il massimo valore, che nel fare ciò sopporta dei costi ecc.); per sapere il significato di un’azione concreta bisogna prima conoscere che cosa un’azione è in astratto. Al tempo stesso per pervenire all’assioma dell’azione la logica delle proposizioni analitiche non è sufficiente: infatti non esiste una premessa o un set di premesse di partenza dalle quali il concetto di azione può essere dedotto; ogni analisi logica dell’azione già presuppone la sua esistenza. Invece le altre verità prasseologiche sono dedotte logicamente dall’assioma dell’azione.

2) le verità della matematica e della geometria: “La radice quadrata di 9 è 3”; “un triangolo ha tre lati”; “la somma degli angoli di un triangolo è pari a 180 gradi”; “il teorema di Pitagora (in un triangolo rettangolo la somma dei quadrati dei cateti è uguale al quadrato dell’ipotenusa, a2 + b2 = c2)”;

“2 x 3 = 6” : la nozione di 6 (predicato) non è contenuta analiticamente, cioè immediatamente, in quella di 2 x 3 (soggetto), cioè per derivare il valore 6 non basta la semplice ispezione dei due fattori 2 e 3 (moltiplicando e moltiplicatore) e la nozione di moltiplicazione, dobbiamo aggiungere il procedimento di calcolo che ci consente di arrivare al risultato. Tuttavia è una proposizione universale e necessaria, perché tutti coloro che calcolano quel prodotto arrivano al medesimo risultato, dunque è impossibile che risulti falsa. E non c’è bisogno dell’esperienza, cioè non c’è bisogno di prendere 2 oggetti, distribuirli a 3 entità e poi contare quanti sono in totale gli oggetti; possiamo conoscere il totale, 6, semplicemente attraverso il pensiero.

Sul piano psicologico queste verità possono essere incerte quando comportano deduzioni più complicate, lunghe catene di ragionamento, tipo il teorema di Pitagora o la radice quadrata di 2.187.441 è 1479, perché per la mente degli individui sono meno immediate. Ma sul piano logico queste affermazioni sono dello stesso tipo delle prime. Negarle comporta una contraddizione interna.

Dire (Caplan) che la probabilità di riconoscere vera la radice quadrata di 2.187.441 è più bassa della probabilità di riconoscere vera l’affermazione che gli elefanti sono pesanti è mal posto, perché ciò che è bassa è la probabilità di trovare persone che possano immediatamente calcolare la radice quadrata di 2.187.441, ma che sia 1479 è una verità indubitabile.

3) “Niente è contemporaneamente di colore verde e di colore rosso sulla sua superficie”

“Ogni cosa invecchia”

“Io ora esisto”.

“Se A è parte di B, e B è parte di C, anche A è parte di C”.

[2] La separatezza fra analisi microeconomica e analisi macroeconomica, introdotta dal keynesismo e perpetuata dalla sintesi keynesiano-neoclassica, con Mises scompare. Mises è il creatore di una peculiare forma di macroeconomia austriaca, fondando i concetti macro su basi micro individualiste. In particolare Mises integra la teoria monetaria, e la teoria del valore della moneta, nella utilità marginale micro e nella teoria della domanda e dell’offerta. Successivamente la teoria del ciclo è stata costruita sulla teoria monetaria. Teoria monetaria e teoria del ciclo sono settori della macroeconomia. Anche la teoria della struttura del capitale di Bohm-Bawerk è al tempo stesso macro e micro.

Tra l’altro, sia il keynesismo, sia il monetarismo, sia la Nuova Macroeconomia classica trascurano nei loro modelli macroeconomici tre elementi: il tempo, la moneta e il capitale.

[3] M.N. Rothbard, Praxeology: Reply to Mr. Schuller, in «American Economic Review», dicembre 1951.

[4] Per un esame più approfondito della disputa metodologica fra Austriaci e altre scuole teoriche v. Gli Austriaci e le altre scuole: differenze epistemologiche, in “Rothbardiana”, http://www.rothbard.it/teoria/differenze-epistemologiche.doc, 31 luglio 2009.