La grande rapina alla Banca di Cipro

I recenti drammatici Ciproeventi di Cipro hanno evidenziato la fondamentale debolezza del sistema bancario europeo e l’estrema fragilità dell’istituzione della riserva frazionaria. Le banche cipriote hanno pesantemente investito in titoli del debito sovrano greco e la ristrutturazione di quest’ultimo, durante l’estate scorsa, ha prodotto ingenti perdite – equivalenti a più del 25 percento del PIL nazionale. Come se ciò non bastasse, queste banche hanno, poi, rigirato tali cattivi investimenti al governo, sollecitando un piano di salvataggio ad un ministero del Tesoro già sotto assedio. A sua volta, l’esecutivo di Cipro ha passato la patata bollente all’Unione Europea, affinché accorresse in suo aiuto.

Le condizioni inizialmente imposte dalla Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) allo scopo di finanziare il piano di salvataggio equivalevano ad una rapina. Benché  i depositanti delle banche fossero stati, tradizionalmente, protetti in caso di fallimento o liquidazione, nella fattispecie la troika ha insistito affinché costoro pagassero una tassa compresa tra il 6,75 e il 10 percento del totale dei depositi per cofinanziare il piano di aiuti.

Mentre si può simpatizzare con i contribuenti europei, avversi a voler finanziare l’ennesimo piano di salvataggio di un sistema bancario pessimamente gestito, allo stesso tempo, costringere il popolo cipriota a pagare per i rischi insensati presi dal suo governo e dai banchieri è semplicemente criminale. Nel desiderare di punire il “paradiso fiscale” – presumibilmente – degli oligarchi russi, le élite europee hanno ritenuto di dover assicurare che i cittadini comuni avrebbero patito le stesse sofferenze dei depositanti stranieri. Immaginate la reazione se, nel settembre 2008, il governo degli Stati Uniti avesse finanziato i 700 miliardi di dollari del piano di aiuti alle banche saccheggiando direttamente i conti dei contribuenti americani!

Nonostante la prima proposta sia stata respinta dal parlamento cipriota, questi non avrà alcuna voce in capitolo circa la soluzione definitiva approvata da Unione Europea e FMI: i depositi oltre i 100 mila euro rischiano di ricevere una sforbiciata di almeno il 40 percento e, eventualmente, fino ad un massimo dell’80 percento. I controlli “temporanei” sui capitali, che si supponeva non durassero più di qualche giorno, si protrarranno per almeno un mese, rischiando di rimanere in vigore per anni.

A pagarne le conseguenze soprattutto i più anziani, ai quali non è stato consentito l’uso del bancomat o il trasferimento di moneta elettronica. Nonostante i limiti a prelievi, imposti durante la chiusura forzata, i depositanti acceduti ai rami bancari Londinesi e Ateniesi delle banca Cipriota, secondo notizie ufficiali, sono stati in grado di ritirare la maggior parte dei fondi depositati, alimentando voci sull’assenza di liquidità alla riapertura delle banche stesse. In sostanza, il presunto denaro degli oligarchi russi potrebbe essere già sparito.

Ricordate: nella vigenza del sistema bancario a riserva frazionaria, solo una piccola percentuale di “depositi” è disponibile per far fronte alle richieste dei depositanti; il resto è prestato. E non solo la maggioranza di questi prestiti finirà per non essere rimborsata ma il coefficiente di riserva nella zona Euro è appena dell’uno percento! Se solo un euro ogni cento fosse ritirato dai correntisti, le riserve bancarie collasserebbero e il sistema crollerebbe! È così sorprendente, dunque, che l’Unione tema un bank run gigantesco al punto tale da inviare miliardi di euro a Cipro?

Le élites europee ed internazionali rifiutano di imparare la lezione dalla reazione popolare a queste proposte fiscali e, apertamente, parlano di Cipro come “modello per prossimi salvataggi bancari”. Questo accresce le paure di razzie ulteriori sui conti correnti, sui fondi pensione e su qualsiasi altro investimento sul quale il governo possa mettere le mani. In altre parole, niente è sicuro nelle casse degli istituti finanziari europei. Le corse agli sportelli bancari costituiscono una certezza, ora, in caso di crisi future, poiché le persone realizzeranno la pericolosità della situazione; tra quanto i banchieri e i burocrati implementeranno tutto questo qui (in America, ndt)?

Sfortunatamente, tutto questo è il prevedibile risultato del sistema monetario fiat (a corso legale, ndt) odierno combinato con quello  bancario a riserva frazionaria. Quando gli Stati e le banche colludono al fine di monopolizzare il sistema monetario, creando denaro dal nulla, il risultato è un ciclo economico che semina terrore e distruzione sull’economia. Continuare a concedere una quantità sempre maggiore di prestiti, basati su una minuscola quantità monetaria reale, creerà un castello di carte economico prossimo al collasso. La vicenda cipriota dovrebbe servire, allo stesso tempo, da lezione e da esempio agli Stati Uniti. Dobbiamo eliminare la Federal Reserve, terminare l’appoggio alla moneta unica europea e tornare ad un sistema monetario sostenibile.

Ron Paul

Articolo di Ron Paul su Free-Foundation.org

Traduzione di Antonio Francesco Gravina e Luigi Pirri