Incredibili equivoci: ‘Positive Money’ e la fallacia della necessità di uno stato produttore di moneta

Pur non condividendo le posizioni di Schlichter sulla sostenibilità e giustificabilità economica, legale e morale della riserva frazionaria, riteniamo utile pubblicare diversi stralci della serrata critica dell’autore alle posizioni stataliste del movimento “Positive Money”.

Mises Italia

Sono di solito incline positivead incoraggiare l’indagine sugli aspetti fondamentali della moneta e del sistema bancario. Questo perché tendo a credere che solo ritornando ai principi primi è possibile disboscare la selva di teorie largamente accettate ma profondamente sbagliate che dominano l’attuale dibattito nei media, nella politica e nell’industria finanziaria. Dalla mia personale esperienza nel mercato finanziario apprezzo quanto conveniente e invitante sia nel mondo degli affari, dove la comunicazione veloce e semplice è la regola, adottare un certo, largamente accettato, insieme di paradigmi, senza alcune riguardo a quanto siano fragili le loro fondamenta teoriche. Manager di fondi, traders e giornalisti finanziari vivono nell’immediato presente, preoccupati da cosa riporteranno i titoli dei giornali oggi, e lavorano in imprese ad alta intensità di collaborazione. Non hanno né il tempo né l’inclinazione a mettere in dubbio il corpo di teorie – spesso nemmeno percepite come ‘teorie’ ma considerate alla stregua di saggezza comune –  che danno forma al modo in cui guardano e discutono del mondo esterno. Così, concezioni erronee e perfino assolute fallacie spesso rimangono indiscusse e, attraverso il metodo della continua ripetizione, vivono tranquillamente nel mezzo dei dibattiti politici, delle analisi economiche e dei reportage dei mercati finanziari.

Questo contribuisce molto nello spiegare l’immeritata sopravvivenza di un numero di persistenti miti moderni: la deflazione è il pericolo più grave che si possa affrontare; il Giappone è stato paralizzato dalla deflazione per anni e ritornerà a crescere solo se sarà portato a creare un po’ di inflazione; la mancanza di ‘domanda aggregata’ spiega le recessioni e va contrastata con una politica di credito facile; stampare denaro, finché non ci porta ad avere una inflazione più alta, è un pasto gratis, vale a dire che possiamo solo aspettarci cose buone dal farlo. Nessuna di queste affermazioni resiste ad una prova dei fatti. In effetti, sono tutte assolutamente assurde. E così possiamo a malapena aprire un giornale senza farci sbattere in faccia queste affermazioni prive di senso, forse non chiaramente come le abbiamo riportate prima, ma come il retroterra intellettuale da cui le analisi o i commenti presentati sono fiorite. Equivoci profondamente radicati possono essere smantellati solo attraverso una dissezione delle fondamenta (su cui si basano) e una discussione su concetti di base.

Il pericolo del ritornare ai fondamentali

Certo, ritornare alle basi e ai principi primi, analizzando criticamente i fondamentali aspetti del nostro sistema finanziario, non è privo di pericolo. Anche qui, riposa un campo minato di potenzialmente gravi errori intellettuali  e quando le cose vanno male qui, al livello basilare, i risultati e le raccomandazioni di politica economica che derivano da queste analisi sono forzatamente private di senso anch’esse, forse in modo anche peggiore di quanto l’economia mainstream creda. In questo e nei successivi articoli ho intenzione di  prendere di mira alcune erronee nozioni su fondamentali aspetti della moneta e del sistema bancario che sembrano aver guadagnato dignità nell’attuale dibattito pubblico.

Mi confronto periodicamente con queste confusioni attraverso i commenti dei lettori sul mio sito. Alcune delle domande e dei suggerimenti espressi rivelano gli stessi, o affini, errori e equivoci, e sembrano spesso avere le loro origini in altre pubblicazioni che circolano da qualche parte su internet. Tra di esse vi sono le seguenti fallacie, senza un particolare ordine:

  • L’idea che chiedere un interesse e, in particolare, richiederlo sulla moneta prestata sia un problema fondamentale del nostro sistema finanziario;
  • La nozione che ci sia un restringimento sistematico di moneta nell’economia perché le banche, attraverso il sistema di riserva frazionaria, portano in circolazione solo l’ammontare di moneta equivalente al capitale prestato attraverso l’emissione di mutui ma non necessariamente l’ammontare necessario a pagare un interesse su questi prestiti;
  • L’idea che la creazione di moneta sia legata alla creazione di debito (ancora, a causa del sistema a riserva frazionaria) sia un problema e che sarebbe possibile e vantaggioso che lo stato emettesse direttamente moneta (libera dal debito) piuttosto che lasciarlo fare a delle banche;
  • L’idea secondo cui tali progetti realizzabili possano portare ad una contrazione o perfino ad una sparizione dei debiti nazionali.

Tutte queste idee sono prive di senso, basate su leggi economiche erronee e fondamentali difetti logici e, per la parte in cui contengono anche proposte politiche, queste politiche, se attuate, non solo non ci darebbero una economia più stabile e prospera ma sicuramente porterebbero a nuova instabilità o forse ad un caos incontrollabile.

Nessuno di questi equivoci risuona, e nemmeno è toccato in qualche modo, per quello che io vedo, dall’economia ‘mainstream’. Essa – i professionisti dei mercati finanziari, i banchieri centrali, i regolatori finanziari, i giornali – rimangono decisamente disinteressati a occuparsi di domande fondamentali riguardo la moneta o il sistema bancario per le ragioni dette sopra. Nell’immediato, la discussione continua ad essere incentrata su come l’economia può essere ‘stimolata’ ancora di più, quali politiche ‘non convenzionali’ le banche centrali hanno a disposizione e se necessitino di nuovi obiettivi di politica monetaria o di migliori banchieri centrali. Che ci sia o meno un qualche iceberg all’orizzonte, queste poltrone vanno redistribuite.

Ma, al di fuori dell’economia mainstream, all’interno di certi think tanks, attivisti, bloggers e tra alcuni economisti, perfino tra quelli del FMI, l’interesse per l’analisi fondamentale è cresciuto. In molti casi ciò ha solo portato ulteriore confusione, come mostrerò in questa serie di articoli.

Devo dichiarare il mio interesse personale in questo dibattito. Sento la necessità di esporre le mie critiche a queste idee e alle risultanti proposte che ne derivano più chiaramente che posso poiché, in più di una occasione, lettori occasionali del mio sito sembrano aver preso le mie parti ma con idee erronee diffuse da altri. Il semplice fatto che qualcun altro concentri la propria attenzione sulle stesse criticità del sistema, quali l’instabilità creata dal sistema bancario a riserva frazionaria, li ha portati a credere che condividiamo la stessa impostazione teorica e che dovremmo arrivare alle stesse raccomandazioni di politica economica.

Talvolta questa confusione può essere il risultato della mancanza di familiarità col mio lavoro, a volte di mancanza di conoscenza o di attenzione su concetti precisi articolati da altri. In ogni caso questa confusione necessità di chiarimenti, in parte perché non voglio essere associato a qualcosa che considero economicamente senza senso, in parte perché, articolando le differenze – e sottolineando ciò che dal mio punto di vista sono i problemi dell’altra parte – dovrei ulteriormente chiarire gli argomenti e sviluppare il dibattito. Come ho già detto, la confusione è spesso più alta quando l’argomento è il sistema a riserva frazionaria. Lasciatemi quindi iniziare da qui:

Fallacia 1: Poichè il sistema bancario a riserva frazionaria è una fonte di instabilità economica, sarebbe meglio forzare le banche ad avere un coefficente di cassa del 100% senza possibilità di creare moneta, e che sia lo stato a creare e iniettare moneta – saggiamente – nell’economia. Questo ci permetterebbe di approfittare dei benefici di avere una espansione monetaria senza soffrire degli svantaggi derivanti dall’avere maggiori debiti. Possiamo perfino utilizzare tale processo per ridurre o eliminare i debiti esistenti.

Questa è la posizione della piattaforma di pensiero – o gruppo di pressione? – britannico – Positive Money, che ha proposto modifiche legislative in UK basate su questa analisi. Positive Money gode del supporto della fondazione economica di sinistra “new economics foundation” (nef) (una formazione così new – age egualitaria che non permette l’uso di inutili lettere maiuscole nel proprio nome) e del centro per la Banca, Finanza e Sviluppo Sostenibile dell’Università di Southampton. Insieme, queste organizzazioni hanno inviato una proposta politica alla Commissione Bancaria Indipendente.

Il punto di partenza della tesi di ‘Positive Money’  – vale a dire che il sistema bancario a riserva frazionario è fonte di instabilità – è essenzialmente corretto. Ma – come mostrerò in questo articolo – la loro analisi del sistema è incompleta, e il loro punto di vista difetta profondamente della comprensione della domanda di moneta e di come i suoi cambiamenti siano aggiustati naturalmente in una economia di mercato. Inoltre, Positive Money non ha percezione dei necessari – necessariamente distruttivi – effetti delle iniezioni monetarie nell’economia, senza riguardo al ruolo di chi inietta questa moneta, e sembra completamente all’oscuro degli ovvi svantaggi derivanti dal far passare tutta la nuova moneta attraverso la burocrazia statale. Avendo dimostrato – in modo un po’ fragile e senza riferirsi ad una teoria del capitale e dei cicli economici – che il sistema a riserva frazionaria è problematico, Positive Money sembra aver esaurito le proprie capacità di critica e salta direttamente alla conclusione: il privilegio di emettere moneta dovrebbe essere dato ad una saggia, indipendente e benevola agenzia statale. Gli argomenti di Positive Money sono economicamente dissennati e politicamente ingenui e pericolosi.

Se questa proposta anti sistema e pro governo suona familiare ai lettori di questi sito è perchè somiglia a quella portata avanti dagli economisti Benes e Kumhof nel loro ampiamente citato, meno ampiamente letto e all’apparenza ancor meno compreso studio 12/202 per il FMI che ho già provveduto a esaminare qui (che trovate tradotta per VonMises.it qui, NdT). Qui non ribadirò le mie critiche a Benes/Kumhof. Nè loro, nè Positive Money offrono un singolo argomento economico per supportare l’affermazione circa la bontà dello stato quale guardiano del privilegio di battere moneta. Questo non è sorprendente, visto che non esistono argomenti idonei supportare questa tesi. Almeno, dobbiamo essere grati a Positive Money per non aver ripercorso la bizzarra linea di ragionamento da cui Benes e Kumhof sono partiti, cioè: per migliorare il nostro ordine monetario dobbiamo prima scoprire la ‘vera natura della moneta’, cosa che apparentemente non è aperta all’investigazione teorica degli economisti ma può solo essere scoperta dagli antropologi, che ci spiegano come la moneta è emersa nelle società primitive migliaia di anni fa e da certi storici della moneta che re-interpretano i fatti  per dirci come il privilegio di battere moneta sia sempre stato al sicuro – e quindi, in un salto logico da mozzare il fiato, che sarà sempre tale nel futuro – nelle mani dei governi. Un misticismo del genere è un insulto ai veri storici e ad ogni serio economista. A volte è meglio non fornire spiegazioni, piuttosto che proporre spazzatura del genere. Quindi, grazie Positive Money per averci risparmiato questo genere di insensatezze.

Alcuni pensieri sulla riserva frazionaria

Iniziamo abbozzando velocemente il problema chiave del sistema bancario a riserva frazionaria.

Molta di quella oggi definiamo ‘moneta’ è in realtà formata da depositi bancari, vale a dire una voce del bilancio delle banche. Questa forma di moneta viene ad esistere attraverso le attività creditizie del sistema bancario, cioè attraverso il sistema a riserva frazionaria.

Le banche, da quando esistono, non hanno solo incanalato i risparmi allo scopo di finanziare degli investimenti, come fanno le compagnie di gestione dei fondi oggi. Le banche sono da sempre nel business della creazione di derivati della moneta (o di ‘mezzi fiduciari’) cioè strumenti finanziari equiparati dagli individui a moneta vera e propria (spesso perchè vengono emessi dietro la promessa di essere riscattati a vista su richiesta del portatore), i quali circolano nel sistema accanto alla moneta vera e propria. Questo processo permette alle banche di finanziare una porzione (potenzialmente, molto alta) dei propri prestiti attraverso l’emissione autonoma di derivati della moneta, sebbene oggi difficilmente qualcuno potrebbe, in qualche modo, distinguere tra moneta vera e propria e derivati della moneta creati dalle banche. Si potrebbe dire che le banche estendono i propri prestiti firmando assegni e lasciando che questi assegni circolino nell’economia come denaro (e con la speranza che non vengano riscossi!). Questi ‘assegni’ una volta erano rappresentati dalle banconote, quando le banche erano ancora autorizzate a stamparle, mentre oggi sono depositi bancari, voci del bilancio delle banche, proprio come il nostro conto corrente.

Questa forma di sistema bancario ha reso possibile una considerevole espansione dell’offerta di moneta nell’economia. Il sistema a riserva frazionaria è stato utilizzato in varie forme per circa 300 anni, e i suoi effetti sull’economia hanno attirato l’attenzione degli economisti da almeno lo stesso lasso di tempo (Cantillon, Ricardo, Mises – per nominare solo alcuni degli scienziati sociali che si sono cimentati con esso). Gli economisti hanno a lungo sospettato, e nel corso del tempo sono riusciti con successo a dimostrarlo, che tale comportamento è fonte di instabilità economica. Il sistema bancario a riserva frazionaria – e l’elasticità nell’offerta di moneta che esso crea [e richiede ndt] – aiuta a spiegare i cicli economici.

Nel mio libro Paper Money Collapse – The Folly of Elastic Money and the Coming Monetary Breakdown spiego in dettaglio perchè una moneta elastica è altamente indesiderabile, basandomi in particolare sul fondamentale lavoro di ricerca di Ludwig Von Mises. Per comprendere la vasta gamma di problemi originata dalla riserva frazionaria in una moderna economia abbiamo bisogno di alcune conoscenze sull’origine e il ruolo dei tassi d’interesse, sulla natura di quella che è definita ‘domanda di moneta’, su risparmi e investimenti e anche su alcuni rudimenti di teoria del capitale. Non posso fornire questi elementi attraverso il post di un blog e non ho intenzione di farlo. Sarà sufficiente ribadire: la moneta in eccesso creata dalle banche abbassa i tassi d’interesse sul mercato del credito e espande l’offerta di investimenti oltre il volume di risparmi realmente disponibili. Così, risparmi e investimenti vengono scoordinati, la cattiva allocazione dei capitali segue e quella che sembra, per un po’, una solida economia in espansione si rivela, alla fine, un boom di prestiti che sfocerà in una recessione. L’espansione creditizia delle banche crea una pericolosa ed effimera illusione: più risparmi sembrano disponibili, il che significa più risorse per progetti d’investimento, cosa che nei fatti non è vera.

[…]

Le iniezioni monetarie emergono nella riallocazione e nel malinvestimento delle risorse

Oltretutto, una appropriata comprensione del sistema bancario a riserva frazionaria, che si basi sull’economia monetaria e che non fermi ai sintomi più apparenti dell’espansione creditizia, rivela che il problema principale è la distruzione del processo di fissazione dei prezzi che normalmente coordinano l’attività economica (in questo caso, la coordinazione attraverso il mercato dei tassi di interesse dell’attività di risparmio volontario e di investimento). Il problema della riserva frazionaria è precisamente questo: esso porta ad una persistente male allocazione delle risorse.

Non sarebbe ragionevole chiedersi se le iniezioni monetarie attuate dalla burocrazia statale produrrebbero risultati molto simili o forse perfino più estesi nella male allocazione delle risorse e nella distorsione delle attività economiche?

Questo sembra invece molto probabile. Sappiamo tutti che, quando il mercato è rimpiazzato da decisioni amministrative, il risultato sarà subottimale, perché la burocrazia dovrà prendere le proprie decisioni senza l’aiuto dei prezzi di mercato; se permettesse che i prezzi di mercato guidino l’uso delle risorse e l’attività economica allora non ci sarebbe alcun motivo per intervenire a monte. Potrebbe lasciar fare tutto al mercato. E’ proprio la decisione politica che fornisce la scusa per il coinvolgimento dello stato nell’economia.

Secondo la proposta di Positive Money, una agenzia governativa determinerebbe la quantità di moneta necessaria all’economia, cedendola quindi ai dipartimenti statali, che la spenderebbero laddove sia necessario farlo.

Positive Money non fornisce nessuna spiegazione sul metodo con cui l’agenzia determina chi nell’economia manifesta una domanda di moneta più alta e come la moneta si dirigerà laddove è richiesta. Non è sorprendente, perché un metodo del genere non può esistere, come spiegherò a breve.

Secondo Positive Money, l’agenzia governativa prenderebbe semplicemente una decisione, a livello macro, circa la quantità di nuova moneta che si suppone possa serivre, mettendola nelle mani degli altri dipartimenti statali (senza il metodo contabile standard della partita doppia usato oggi, la moneta sarebbe semplicemente creata e consegnata nelle mani della burocrazia come fosse un regalo). Immettendo questa moneta nell’economia lo stato, naturalmente, eserciterà una tremenda influenza sui prezzi, sull’allocazione delle risorse e sulla direzione dell’attività economica. Questo non dà fastidio a quelli di Positive Money. Si assume semplicemente che sia meglio così piuttosto che disporre di banche private agenti del mercato del credito.

E’ chiaro che Positive Money non ha capito appieno il motivo per cui il sistema di riserva frazionaria è dannoso. Per una economia funzionante, un processo cristallino di determinazione dei prezzi è richiesto allo scopo di indirizzare l’uso di queste scarse risorse secondo le preferenze e la richiesta dei consumatori. Il sistema bancario a riserva frazionaria distorce sistematicamente il processo di determinazione dei prezzi di mercato (corrompendo le proprietà di coordinamento dei tassi d’interesse) ma Positive Money suggerisce di rimpiazzarlo con un processo che fa del tutto fuori i prezzi di mercato e consiste in allocazioni di risorse arbitrarie e motivate da decisioni politiche, prese da una burocrazia statale (per quanto una banca centrale possa essere, come Positive Money assume, ‘politicamente indipendente’ i dipartimenti statali primi destinatari della moneta di nuova creazione, che decidono come la nuova moneta debba essere immessa nell’economia, certamente non lo sono).

Oltre le ben note e giustificate ragioni di sospettu di un controllo sostanziale dello stato su una qualsiasi parte dell’economia, ci sono altre ragioni per rigettare questa proposta. Come ho mostrato in Paper Money Collaps, OGNI iniezione di nuova moneta nell’economia, indipendentemente da chi la attui, deve per forza di cose partire da uno specifico punto da cui essa poi si disperde, attraverso un certo numero di transazioni. Questo processo deve sempre – dal punto di vista di una economia agevolmente funzionante e disinibita – guidare verso il caos. Non può mai essere neutrale e non può mai certamente migliorare il funzionamento di una economia o guidare ad una migliore coordinazione dei piani degli attori economici. Le iniezioni monetarie portano sempre a cambi arbitrari nei prezzi relativi, riallocazioni di risorse e redistribuzione di reddito e ricchezza, senza mai migliorare le capacità di generazione di ricchezza dell’economia nel suo complesso. Le iniezioni monetarie non beneficiano mai tutti, creano sempre vincitori e perdenti. Non importa chi sia ad emettere denaro.

E’ necessario un produttore di moneta alla fin fine?

Dati tutti questi problemi, è veramente necessario che qualcuno nell’economia venga investito del privilegio di creare e distribuire nuova moneta? Una volta che il sistema a riserva frazionaria sia stato eliminato e la creazione di moneta da parte delle banche sia cessata (o, secondo il mio scenario, una volta che il supporto statale al sistema a riserva frazionaria sia fermato e la creazione di moneta da parte delle banche si sia ridotta), perché non lasciare che l’economia operi con una data e stabile quantità fissa di moneta?

Positive Money afferma:

Questo non significa necessariamente che l’economia procederà facilmente con una quantità fissa di moneta – potremmo ancora aver bisogno di incrementare la quantità di moneta in linea con la crescita della popolazione, della produttività o di altri cambiamenti fondamentali nell’economia”.

Positive Money non spiega perché debba proprio accadere questo, semplicemente perché non c’è alcuna ragione di ciò. La citazione sopra riflette un’altra diffusa fallacia riguardo la moneta, nel senso che in una economia in crescita serva necessariamente una offerta crescente di moneta. Molte persone troverebbero naturale questa afermazione; tuttavia, ad una riflessione ulteriore, chiunque pensi per un attimo allo scopo della moneta e a come tutti noi la utilizziamo ogni giorno può vedere facilmente la fallacia logica contenuta nell’asserzione.

Una economia in crescita non necessita di una offerta di moneta in crescita e quindi non ha bisogno di un produttore di moneta. Sulla base di una stabile e data quantità di moneta, largamente accettata, gli individui possono soddisfare QUALUNQUE domanda di moneta essi richiedano.

Come?

Gli individui che domandano moneta non richiedono una specifica quantità di moneta. Nessuno, quando domanda denaro, domanda un certo quantitativo di banconote o un certo peso in termini di monete d’oro o una certa quantità di bit sul disco rigido di un computer (o qualunque altra cosa si utilizzi come moneta). Noi notiamo la domanda di una certa quantità di moneta a causa di ciò che con essa si può acquistare e questo non dipende dalla quantità fisica dei beni che fungono come moneta ma dal tasso di scambio tra beni monetari e beni non monetari. Noi in realtà domandiamo il valore di scambio della moneta, per quello che con essa possiamo acquistare, per il suo REALE potere d’acquisto. Il valore che il denaro ha per noi dipende dal suo potere d’acquisto all’atto dello scambio. La moneta non ha un valore d’uso diretto, come tutti gli altri beni o servizi.

Se una certa quantità di denaro mi è sufficiente per passare una bella nottata a Londra dipende da cosa quella quantità di moneta può comprare, vale a dire, dal suo reale potere d’acquisto. La mia domanda di moneta è sempre una funzione del suo valore di scambio, ma il valore di scambio della moneta è soggetto necessariamente a variazioni continue come risultato del costante processo di acquisto e vendita di moneta contro beni non monetari scambiati dal pubblico.

Se il pubblico, nel complesso, manifesta una domanda aggiuntiva di moneta (ovvero una domanda aggiuntiva di potere d’acquisto in forma di moneta) cosa farà? Risposta: il pubblico farà ciò che farebbe ogni individuo che vuole incrementare il proprio possesso di moneta, cioè ridurrà la propria spesa monetaria in mezzi non monetari (cioè spenderà meno, accumulando contante) e/o venderà beni non monetari in cambio di beni monetari (cioè liquida beni patrimoniali) . Questo processo eserciterà immediatamente una pressione al ribasso sui prezzi monetari dei beni non monetari e una spinta al rialzo del potere d’acquisto dei beni utilizzati come moneta (il risultato è la deflazione, se volete metterla così, ma contrariamente all’eccitato allarmismo che riguarda la deflazione sui media questo è un normale processo di mercato e non c’è niente di cui spaventarsi). Innalzandosi il valore di scambio di ogni unità di moneta questo processo soddisferà l’addizionale domanda di moneta in modo naturale e automatico. Lo stesso ammontare fisico di moneta sta ora circolando nell’economia ma ora lo stesso ammontare può soddisfare una maggiore domanda di beni.

Naturalmente, il contrario avverrà se il pubblico abbassa la propria domanda di moneta. Il potere d’acquisto della moneta calerà (inflazione) e lo stesso ammontare di moneta (fisica) sarà detenuta ma ad un più basso valore di scambio unitario, riflettendo una diminuita richiesta di moneta.

Questi processi non funzionano nel caso di altri beni e servizi. Se il pubblico ha una domanda più alta di automobili, qualcuno non ha che da produrre più auto. Questo perché la domanda di auto è in realtà la domanda del valore d’uso che l’automobile in sé fornisce. La domanda addizionale di auto non può essere soddisfatta semplicemente alzando il prezzo delle auto. Però la moneta è domandata a causa del suo valore di scambio e un aumento della sua domanda può essere soddisfatta (e in effetti lo è) attraverso un aumentato valore di scambio, ovvero attraverso un più basso prezzo monetario (richiesto per acquistare) beni non monetari.

Significativamente, i processi qui descritti non comincerebbero una volta convertito il nostro sistema in uno di moneta rigida e inelastica. Questi processi sono necessariamente all’opera in ogni momento – perfino ora, nella nostra economia che si basa su una base di moneta fiat in continua espansione e su un uso eccessivo della riserva frazionaria dove essi sono, naturalmente, spesso oscurati dall’inflazione continua che deriva da una continua espansione della base di moneta.

La moneta in quanto tale ha due caratteristiche: è il bene più fungibile in una economia ed è domandata esclusivamente per il suo valore di scambio. Da ciò deriva che ogni individuo può detenere esattamente la desiderata percentuale della propria ricchezza nella forma di moneta in ogni momento e ne deriva allo stesso modo che il pubblico nel complesso può detenere esattamente la desiderata percentuale di ricchezza nella forma di moneta, in ogni momento.

Se più transazioni economiche avvengono in un dato periodo di tempo il denaro può circolare più velocemente e, in effetti, il denaro TENDE A farlo. Se la domanda di mezzi monetari sale, questa domanda può essere soddisfatta automaticamente e naturalmente attraverso un innalzamento del potere d’acquisto della singola unità monetaria e in effetti il potere d’acquisto della moneta TENDE A salire.

Attraverso l’acquisto e la vendita costante di mezzi monetari contro beni non monetari il pubblico aggiusta automaticamente la velocità della moneta e il valore di scambio dell’unità monetaria, e quindi il pubblico è sempre in possesso del preciso ammontare di potere d’acquisto monetario di cui ha bisogno. E’ proprio tipico della sua essenza di mezzo di scambio che qualsiasi quantità di essa – nei limiti ragionevoli – è sufficiente e anzi ottimale per soddisfare QUALUNQUE domanda di moneta.

Non bisogna preoccuparsi del fatto che questo processo porti ad una ingiustificata volatilità del potere d’acquisto della moneta a causa delle continue fluttuazioni tra deflazione e inflazione. Se alcune persone hanno una maggiore domanda di moneta e iniziano a vendere beni non monetari per ottenere denaro, e questo inizia a far scendere il potere d’acquisto della moneta, coloro i quali manifestano una domanda immutata di moneta allora prontamente “venderanno” un po’ della loro moneta in cambio di beni non monetari [equivale a dire che, da un punto di vista quantitativo, varieranno momentaneamente il proprio equilibrio consumi – risparmi aumentando i primi a discapito dei secondi, ndt] allo scopo di mantenere semplicemente lo stesso potere d’acquisto che possedevano prima. Nessuno può affermare che questo processo porterà alla completa stabilità del potere d’acquisto della moneta. Una stabilità di questo tipo è irraggiungibile quando si parla di comportamenti umani. Ma, ragionevolmente, drammatiche variazioni del potere d’acquisto della moneta saranno davvero rare.

Sia quel che sia, non esiste alcun processo attraverso il quale perfino il più intelligente, imparziale e ben designato produttore di moneta monopolista possa anticipare questi cambi discrezionali nei desideri del pubblico riguardanti gli equilibri monetari e neutralizzarne gli effetti sul potere d’acquisto della moneta attraverso preventive iniezioni o ritiri. Una volta che i cambiamenti nella domanda di si sono espressi nelle variabili statistiche (e in particolare, attraverso la salita o la discesa dei prezzi) il pubblico avrà già soddisfatto la sua mutata domanda di moneta attraverso i processi descritti sopra. L’intera idea di una superiore stabilità monetaria  raggiungibile attraverso un monopolista statale centrale è interamente assurda.

Ugualmente assurda è l’idea – questa volta non proposta da Positive Money, va detto – che il sistema bancario a riserva frazionaria possa giocare un ruolo nel soddisfare la domanda di moneta del pubblico. Questa è, come temo, un’altra fallacia ampiamente diffusa, e ha la sua origine nella confusione tra domanda di prestiti e domanda di moneta. L’attività economica delle banche non è soddisfare la domanda di moneta del pubblico ( cosa che non potrebbero fare, anche volendoci provare) ma soddisfare la loro domanda di prestiti. Le banche dirigono un sistema a riserva frazionaria allo scopo di estendere i propri prestiti (sui quali chiedono un interesse!), non allo scopo di portare in circolazione una maggiore quantità di moneta. I depositi bancari creati in questo processo ( gli ‘assegni’ firmati dalle banche allo scopo di finanziare i prestiti) sono semplicemente un sotto prodotto del loro business di espansione dei prestiti (e questa moneta viene assorbita dal pubblico attraverso una più alta inflazione).

Per lo stesso motivo, nessuno (o almeno è difficile che qualcuno lo faccia) avendo una più alta domanda di moneta si rivolgerà ad una banca, chiedendo un prestito e pagando un interesse al solo scopo di detenere una maggiore quantità di moneta. Gli individui che richiedono prestiti non manifestano una maggiore domanda di moneta. Al contrario, essi manifestano una maggiore domanda di beni e servizi, che prontamente acquistano spendendo la moneta loro prestata. E’ questo il motivo per cui accettano di pagare un interesse. Come spiegato sopra, gli individui con un’alta domanda di moneta tagliano le loro spese o vendono i propri beni.

Conclusioni

Positive Money inizia con una osservazione corretta, vale a dire: il sistema bancario a riserva frazionaria applicato su larga scala non è necessario ma anzi destabilizzante per l’economia. Tuttavia, il loro suggerimento sul divieto dell’utilizzo della riserva frazionaria mi suona eccessivamente autoritario, non necessario e probabilmente impraticabile e irrealistico. Rimuovere semplicemente il supporto statale al sistema della riserva frazionaria sarebbe sufficiente, dal mio punto di vista. Le idee di Positive Money diventano bizzarre e pericolose quando essi propongono di eleggere lo stato a produttore di moneta dotato di ogni potere. E’ assolutamente non necessario e implicherebbe probabilmente la stessa, se non peggiore, male allocazione di capitale dei cui effetti stiamo soffrendo ora. L’unica cosa certa sarebbe il nostro inciampare da un sistema disfunzionale all’altro. La lezione che ci viene da una appropriata comprensione del sistema bancario a riserva frazionaria e della domanda di moneta è profondamente diversa da ciò che il movimento Positive Money suggerisce.

Articolo di Detlev Schlichter su Schlichterfiles.com

Traduzione di Walter Paiano