Forme di Governo e Scienza Economica – II parte

B283Il mio obiettivo è quello di dimostrare, come primo punto, l’errore commesso nel credere che la democrazia implichi l’uguaglianza di fronte alla legge.  Quando sostituiamo la democrazia alla monarchia, l’unico risultato che otteniamo è quello si sostituire i privilegi personali con quelli funzionali.  In tale sistema, i governanti democratici è concesso di godere privilegi che ai normali cittadini sono categoricamente preclusi.

Un pubblico ufficiale può compiere quelle azioni – secondo il diritto pubblico – che non sarebbe mai possibile mettere in pratica nell’ambito privatistico. Se rubo danaro dal vostro portafogli, verrò punito secondo le leggi del diritto privato. Se, invece, compio lo stesso atto in qualità di funzionario dell’Agenzia dell’Entrate, questo non viene considerato un crimine, benché dal punto di vista del derubato non vi sia alcuna differenza: le leggi del diritto pubblico consentono il furto.

Sempre con riferimento al diritto privato, se prendo qualcuno, costringendolo a lavorare nel mio giardino per sedici ore, commetto i reati di rapimento e sfruttamento: entrambi punibili a norma di legge. Se, invece, un agente dello Stato, nelle vesti di pubblico ufficiale, ti impone l’arruolamento nell’esercito – con il rischio di morire in missione, o per combattere per difendere la democrazia in qualche angolo del mondo – l’atto del rapimento e dello sfruttamento viene definito “servizio pubblico per il proprio Paese”.

Se prendo i tuoi soldi per darli a qualcun altro, in qualità di privato cittadino, commetto i reati di furto e ricettazione. Se lo faccio come pubblico ufficiale, compio un servizio di politica sociale.

Prendere da qualcuno per poi far finta di agire nell’interesse di qualcun altro, apparendo come un generoso benefattore. Se solo guardassimo la realtà per quella che è,  ci accorgeremmo che i nostri politici non fanno altro se non girare in lungo e in largo il Paese per spendere milioni, “donandoli” alla popolazione; gesti che fruttano loro medaglie e onorificenze. Ma non stanno “donando”, indubitabilmente, soldi propri. Quindi, ciò che compiono, a tutti gli effetti, è ricettazione.

Non a caso, potremmo quasi arrivare a sostenere che l’opera svolta dagli Stati è, addirittura, peggio di ciò che viene commesso dai privati criminali, poiché questi, una volta compiuto il delitto, sono costretti a sparire dalla circolazione rapidamente. Avremmo, perciò, il tempo di prepararci nel caso volessero tornare, difendendoci adeguatamente.  Gli Stati, al contrario, perseverano… su base istituzionale: rapinano e, la settimana seguente, tornano sul luogo del misfatto; la storia si ripete invariabilmente.

Ci si può tranquillamente attendere ulteriori visite da parte di queste persone.

È quindi un grosso errore credere che, in presenza di uno Stato democratico, vi sarà automaticamente uguaglianza di fronte alla legge.

I privilegi funzionali prendono il posto di quelli personali e continuano a persistere come durante un regime monarchico.

La situazione, tuttavia, è persino peggiore: guardando alla transizione da monarchia a democrazia, dove tutti possono raggiungere qualunque posizione, senza alcun vantaggio di carattere ereditario, quel che avviene è un passaggio di consegne da chi ritiene che lo Stato sia una sua proprietà privata a chi ne diventa un custode temporaneo. E ciò produce dei risvolti drammatici.

Per fornire un esempio, immaginiamo, solo per un secondo, che vi doni una casa. Ora ne siete proprietari; potete trasmetterla ai vostri figli, venderla sul mercato e tenervi il ricavato derivante dall’operazione.

Oppure, supponiamo che io vi conceda una casa, dicendovi che per i successivi 4-5 anni ne avrete il controllo esclusivo, ma non ne sarete mai i proprietari, non potete determinare il vostro successore, non potete venderla sul mercato e tenervi il ricavato; vi sarà solo possibile tentare di accrescere il vostro reddito sfruttando la casa per i prossimo 4-5 anni.

Credete che, dati questi due scenari, vi sarà una differenza di comportamenti nella gestione della casa?
Senza dubbi ci sarà e, per di più, drastica.

Nel primo caso, sarete interessati a mantenere e preservare il valore della vostra proprietà. Nell’eventualità ne siate i proprietari, cercherete di non consumare la casa, intesa come risorsa, velocemente. Dopo tutto, qualora lo faceste, ridurreste il suo valore sul mercato: il prezzo della casa scenderebbe. Nondimeno, dovreste tutelare i vostri interessi, lasciando qualcosa che abbia un valore alla generazione che vi seguirà.

Ipotizzando, invece, siate soltanto dei meri custodi, quali saranno i vostri incentivi? Il maggiore sarà quello di massimizzare il profitto derivante dall’abitazione nei prossimi 4-5 anni, indipendentemente da quale sarà il valore della vostra casa-capitale alla fine del periodo. Anche se questa andasse in rovina, avreste avuto 4-5 anni di gloria, incrementando il vostro reddito concedendo affitti: bizzarramente, potreste nolehgiare lo stabile a 20-30 persone contemporaneamente. La carta da parati dopo un po’ cederebbe, il sistema fognario si intaserebbe, le tubazioni salterebbero, la tappezzeria si rovinerebbe… ma che importanza avrebbe?

Dopotutto, non sarete costretti a pagare il prezzo per il vostro comportamento, in termini di depauperamento dell’investimento e della conseguente riduzione del prezzo di mercato, visto che non siete i  proprietari.

Ciò che si vede, attraverso questi esempi, è la differenza in termini “macro” tra la democrazia e la monarchia: il sovrano ha una prospettiva di lungo-termine; egli ha interesse a preservare il valore nel tempo del proprio reame, in modo da potere trasmettere qualcosa di pregio alla generazione successiva.

Un politico democratico, sapendo che sarà al potere solo per alcuni anni, avrà come scopo fondamentale quello di mungere al massimo e il più velocemente possibile la vacca, per poi allontanarsi rapidamente, indipendentemente dalle conseguenze. I politici democratici hanno una visione ci corto raggio, contrariamente a quella dei monarchi. E questo rappresenta l’ennesimo errore di coloro che credono che la democrazia sia una forma di organizzazione sociale vantaggiosa.

Voglio fornirvi una terza argomentazione contraria alla democrazia la quale, in qualche modo, supporta le tesi in favore della monarchia. Questa si manifesta allorquando le persone obiettano: “ma non siete sempre in favore dell’accesso libero al mercato? Non dovreste abbracciare l’ideale democratico perché è legato a tale accesso libero alle posizioni, realizzando la concorrenza? Se fossimo nelle mani di potentati ereditari, non avremmo questo accesso libero al mercato e non vi sarebbe concorrenza”.

L’argomentazione è valida, sebbene applicabile esclusivamente alla produzione di beni: ossia, la concorrenza è benefica soltanto in quelle aree di produzione di oggetti che le persone considerano beni. Questa cessa di apportare benefici e non è desiderabile nella produzione di “mali” (dall’inglese “bad”, inteso come sostantivo contrario di “good”, ossia bene di consumo), che riducono il livello di benessere del consumatore. Tuttavia, essere artefici di conflitti e avere la possibilità di deciderne la risoluzione in proprio favore è un classico “male”. Il potere di tassare rappresenta una produzione di “mali”: ripetono che non c’è altra scelta, che alla popolazione non è concesso contrastare il diritto arbitrario di imporre la tassazione, o di stabilire il livello dei prezzi per i servizi offerti.

Nella produzione dei “mali” è auspicabile non avere concorrenza. Solo nella produzione di beni, tale concorrenza è ben voluta. Non desideriamo averne in servizi che prevedono una competizione a chi tratta nel modo peggiore le persone, tra chi si dimostra il “migliore” a gestire dei campi di concentramento.

In tali circostanze, è desiderabile assistere ad uno spettacolo quanto più possibile mal organizzato.

Quindi, desideriamo l’incompetenza al potere. Non vogliamo persone che siano efficienti nel tassarci e nel causare conflitti. La nostra argomentazione, in virtù di quanto sostenuto, è che l’accesso libero al mercato funziona inversamente nel momento in cui comprendiamo cosa fanno gli Stati quando vengono paragonati ai produttori di genuini beni di consumo richiesti dai consumatori.

E qui urge fare delle considerazioni. Un Re sale al trono perché ha la fortuna di nascere in una situazione di potere prestabilita.

Ovviamente, questo fatto non è garanzia della bontà del Re. Se questi è un pessimo individuo, di solito viene accompagnato da una dinastia, ossia la famiglia di cui egli è membro. Governando pessimamente causerebbe la rovina del paese, per cui i suoi familiari saranno estremamente preoccupati, considerando che le conseguenze dei suoi atti potrebbero determinare una perdita o una riduzione del loro potere. Alla luce di ciò, una dinastia ricorre, usualmente, ad un espediente: circondando il membro in questione  da individui capaci che esercitano potere di controllo.  E se nemmeno questo atto funziona, semplicemente si sbarazzano del sovrano, uccidendolo o facendo uccidere, compiendo quindi una buona azione. D’altra parte, il salire al potere tramite diritto di nascita, non esclude che il soggetto in questione sia una brava persona,  empatica e paternalistica che si preoccupa del suo popolo. Poterebbe essere davvero una degno regnante. Questo  viene educato e preparato per assolvere i suoi compiti una volta giunto in posizione di comando. E, solitamente, si conferma nelle sue qualità.

Adesso, domandatevi cosa avviene quando si presenta uno scenario simile, dove però è presente un livello di concorrenza, in un regime democratico.

In primis, i governanti democratici, benché pessimi, hanno basse percentuali di essere eliminati. Perché basse? Semplicemente, tutte le persone diranno “Ok, è solo per 4 anni e poi arriverà una brava persona proveniente dal mio partito che prenderà il suo posto”. Vi sarà, quindi, una certa esitazione nell’eliminare il governante, poiché tutti saranno concordi nel sostenere che durerà solo 4 anni e, successivamente, le cose andranno meglio. Da ciò consegue una scarsa propensione a sbarazzarsi dei cattivi governanti, che io considero negativa.

In secondo luogo, domandatevi se una brava persona potrà mai arrivare alla sommità in un sistema democratico. Ossia, se una persona dichiara di non voler tassare i ricchi per dare ai poveri, di far rispettare i diritti di proprietà privata, e che non vede i ricchi come cattivi a tutti i costi e i poveri come buoni e indifesi, non farà assolutamente nulla, aderirà ai principi del laissez-faire, e non arriverà mai a guidare un governo. Io penso sia categoricamente impossibile.

Immaginate di gestire una campagna elettorale basandovi su questi princìpi. Potreste vincere le elezioni in qualche frazione, al più in un piccolo paese dove tutti si conosco, ma non riuscireste mai a riportare una vittoria in una società con milioni di individui in cui tutti nutrono la segreta tentazione di derubare gli altri, attraverso il voto, delle loro proprietà e che ricaverebbero benefici personali da queste azioni ladresche. Tenendo ciò in conto, credo di potere affermare che le monarchie sono chiaramente superiori.

A scanso di equivoci: non sto difendendo le monarchie.

Ora, cerchiamo di trovare una risposta corretta alla domanda iniziale, ossia come garantire l’applicazione delle leggi. È molto semplice: bisogna abolire i monopoli. Questo obiettivo deve essere intrapreso dagli individui e dalle agenzie, che dovrebbero aderire a tale principio come chiunque altro. Soltanto una volta che tale compito viene assolto, abbiamo uguaglianza dinanzi alla legge. Quelle istituzioni, quegli individui che forniscono il servizio di protezione delle nostre vite e delle nostre proprietà devono essi stessi aderire alle stesse regole per cui richiedono adesione da parte dei cittadini. È ciò che definiamo una società di diritto privato puro, nella quale vige solo il diritto privato. Le distinzioni tra diritto pubblico e privato scompaiono.

Cosa implicherebbe una società simile? Ogni persona dovrebbe avere la facoltà di autodifendersi. Dirò una cosa molto semplice a riguardo: appare chiaro a tutti che, in una società complessa, noi non produciamo le nostre scarpe, o cuciamo i nostri vestiti, o tagliamo i nostri capelli, ma ci basiamo sulla suddivisione del lavoro, anche quando si tratta di compiti estremamente specifici. Nonostante ciò, andrebbe enfatizzato il principio secondo cui ciascun individuo possiede il diritto di auto-difesa nei confronti di coloro che minacciano aggressione contro i suoi diritti di proprietà. Sappiamo, per esempio, che nel selvaggio West, quando il potere del governo federale non si estendeva in tutti gli angoli del paese, e quando tutte le persone erano pesantemente armate, il tasso di criminalità era significativamente più basso rispetto a quello attuale. Nei film e documentari sul “selvaggio West” si riproduce una realtà infondata, come testimoniano molti studi condotti sul tema.

Immaginate, allo scopo, di voler rapinare una banca dove ogni impiegato è armato: morireste molto prima di uscirne.

La violenza nel “selvaggio West” si manifestava, nella maggior parte dei casi, tra partecipanti consenzienti. Ossia, se ti recavi in un saloon e, una volta ubriaco, facevi scoppiare una rissa con qualcuno, si decideva di risolvere la questione all’esterno del locale per stabilire chi avesse torto o ragione – nonostante ciò comportasse, sovente, qualche morto per strada. Non è un crimine, bensì qualcosa di simile a un incontro di pugilato.

Nessuno, eccetto le due persone coinvolte, doveva preoccuparsi  della questione. Bastava astenersi dall’andare nei saloon e dall’ubriacarsi, così  il “selvaggio West” sarebbe stato un posto abbastanza sicuro per chiunque.

Un libro estremamente importante su questo argomento è stato scritto da John Lott, “Più pistole, meno crimine”. L’autore fornisce evidenze empiriche di ogni tipo per dimostrare che, se le persone sono libere di difendersi, il tasso di criminalità tenderà a calare.

Tuttavia, come ho spiegato precedentemente, in una società a elevata complessità, questa è solo una piccola parte, un modesto contributo per difendere se stessi. Dovremo affidarci ad agenti e agenzie specializzate per fornirci questo servizio. E un ruolo di particolare importanza verrà giocato dalle compagnie assicurative.

Voglio illustrare in che modo una società può fornire questo servizio attraverso un sistema concorrenziale tra compagnie assicurative, per quanto non ritenga utili allo scopo come queste sono, oggi, concepite. Questo settore è uno dei più pesantemente regolati. Dovremmo sforzarci di pensare alle compagnie assicurative intese come libere di competere per accaparrarsi i consumatori presenti sul mercato, disponibili a pagare per i loro servizi e ai quali sia consentito cambiare i  fornitori  qualora siano insoddisfatti del servizio che viene loro erogato da una particolare compagnia.

Cosa possiamo aspettarci in una situazione dove è presente una concorrenza tra compagnie assicurative che vogliono fornirci tale servizio?

Inizialmente, si ravviserà che, come in tutti i settori in cui vi è concorrenza, i prezzi tenderanno a scendere e la qualità dei prodotti tenderà a migliorare. Se operassero dei monopolisti, i prezzi probabilmente sarebbero più alti e la qualità dei prodotti ne risulterebbe ridimensionata.

Il secondo aspetto che emergerà, in tale situazione, consisterà nella possibilità di evitare sovra e sotto produzioni di sicurezza.  Come indirizziamo le risorse alla produzione di birra, latte o macchine? In una situazione di libero mercato, saranno i consumatori a stabile la direzione e l’intensità di allocazione delle risorse verso i vari scopi. I consumatori decreteranno in che modo le aziende possano espandersi, ridursi o sparire dal mercato. In uno scenario di monopolio, nessuno si può porre in diretta competizione con il produttore. Il monopolista può costringere il consumatore a pagare quanto egli desidera per il bene in questione.

Quante risorse dovranno essere destinate allo scopo di fornire servizi di sicurezza? La risposta è che maggiori sono le risorse allocate in questo modo, più elevato sarà il vantaggio del produttore di un particolare servizio. Dovrebbero essere 10, 100 o 1000 poliziotti? E questi andrebbero equipaggiati solo di manganelli o dovrebbero avere in dotazione dei mitragliatori? Occorrerebbero dei carri-armati per fornirci questi servizi?

È facilmente immaginabile che se tutte le risorse di una società venissero utilizzate per proteggerci, non rimarrebbe nulla per sfamarsi.

Il Governo non sa quante risorse allocare per questi specifici scenari. Ma dovrebbe realizzare che la “quantità” di sicurezza che desideriamo, la quantità di denaro che vorremo spendere per gratificare la nostra sensazione di sicurezza, è molto differente da individuo a individuo, da regione a regione.

 Ci sono regioni dove i servizi di sicurezza e i relativi fornitori non sono assolutamente necessari. Se abitassi, da solo, sulla cima di una montagna, potrei difendermi perfettamente da solo; se vivessi in una zona cittadina densamente popolata, probabilmente sari più incline a pagare per questo tipo di servizio; similmente, se fossi una signora anziana, sarei più propensa a spendere maggiori risorse in questo settore; infine, se fossi Schwarzenegger, mi sentirei capace di occuparmene da solo o con alcune guardie del corpo.

Questo problema sarebbe automaticamente risolto se vi fosse libera concorrenza nel settore della sicurezza. Potresti averne quanta ne vuoi: aumentarla, diminuirla, ma sicuramente non esiste un’entità superiore che decide di quanta sicurezza tu abbia bisogno. Poiché, ovviamente, per “loro” è sempre meglio abbondare. Ciò non implica che essi forniscano più servizi, piuttosto, abbastanza semplicemente, che avranno a disposizione budget sempre maggiori.

Altro vantaggio: i crimini senza vittime. Al giorno d’oggi, una gigantesca quantità delle nostre risorse viene destinata a combattere i crimini senza vittime, in particolare, ovviamente, la guerra alle droghe. Negli  Stati Uniti vi  sono milioni di individui in cella che non hanno commesso nessun delitto, se non quello di aver fumato erba o sniffato cocaina o qualunque altra sostanza, consumando, quindi, un crimine senza alcuna vittima.

Possiamo logicamente immaginare che una compagnia disposta ad assicurarti o proteggerti contro i crimini senza vittime potrebbe richiederti un prezzo più alto rispetto a una che si astiene dal fornire tale servizio?

È lecito prevedere che la maggior parte delle persone, poiché non influenzate dai crimini senza vittime e non essendo, a loro volta, coinvolte, potranno decidere di non destinare parte delle risorse all’arresto di una prostituta e di un suo cliente – attività che, dopotutto, non le riguarda in nessun modo. Voglio semplicemente essere protetto nella mia casa e nella mia proprietà. Pertanto, le compagnie che offrono questi tipi di servizi di tutela contro i crimini senza vittime, andrebbero immediatamente in bancarotta. Come ho appena detto, una gran quantità di risorse viene sprecata per combattere contro… i mulini a vento.

Inoltre, cosa ancor più importante, le compagnie di assicurazione dovrebbero fornirmi un indennizzo in caso mi accada qualcosa. Si può comprendere che, in virtù del loro monopolio nella fruizione di tali servizi, le compagnie assicurative diranno “Noi proteggiamo la tua vita e la tua proprietà”. Ma cosa succede quando taluno rimane ucciso o la casa di talaltro viene violata? Avete mai sentito lo Stato ammettere: “Ho fallito nel mio compito e, dato il mio insuccesso, vi devo un indennizzo?” Non mi è mai capitato di assistere a eventi in cui lo Stato riconosce le proprie colpe fallimentari, dichiarando: “Eccovi il giusto indennizzo”.

In un caso simile, le compagnie assicurative vi avrebbero sicuramente indennizzato. Immaginate cosa accadrebbe se entraste nella sede di una di queste società e dire: “Ok, questo è il premio? Benissimo, lo pago” e allorquando domandaste “… e se mi succede qualcosa?”,  la risposta fosse “Sfiga…”.

Nessuna compagnia assicurativa privata potrebbe permettersi di fornire un servizio seguendo questa linea di comportamento.

Articolo di Hans-Hermann Hoppe su Mises.org

Traduzione di Bruno Maria Criscuolo

Adattamento a cura di Antonio Francesco Gravina

Link alla prima parte