Forme di Governo e Scienza Economica – III parte

hoppeLe persone vogliono tre cose in particolare.

Iniziamo dalla prevenzione. Qual è l’incentivo di un poliziotto pagato con i soldi provenienti dal gettito fiscale nel prevenire i crimini? La risposta è: “virtualmente nullo”. Il salario di cui beneficia non dipende dalla sua capacità di prevenire. Anzi, contrastare il crimine è qualcosa di estremamente pericoloso; meglio evitare e operare infliggendo multe per sosta vietata o eccessi di velocità. Il rischio di subire ritorsioni violente durante questi tipi di operazioni è estremamente ridotto.

Allora, perché le compagnie assicurative sarebbero capaci di offrire servizi di prevenzione? Poiché, logicamente, tutto quello che sono in grado di prevenire equivale a ciò per cui non sono costrette a pagare. Questo rappresenta l’elemento che  riduce i loro costi operativi e che le renderà migliori nelle prestazioni.

Cos’altro desiderano le persone?

Il recupero di qualsiasi bene gli fosse rubato o danneggiato. Realisticamente, qual è la probabilità che se qualcosa viene sottratta dalla vostra abitazione – l’automobile o lo stereo – possa essere effettivamente trovata e recuperata dalla polizia?  “… Te la puoi scordare”.

Non troveranno nulla, se non per caso.

D’altra parte, invece, quale sarà il mio l’incentivo se fossi un “detective” di una compagnia assicurativa? Dare il meglio di me per rinvenire l’oggetto poiché, qualunque cosa troverò, sarà qualcosa per cui non dovrò fornire un indennizzo. Una storia esemplificativa: mi trovavo in Italia, quando ad alcuni amici venne rubata la loro automobile. Denunciammo il furto presso un commissariato della polizia italiana: – “La mia vettura è stata rubata”, mentre il poliziotto annotava. Alla domanda – “Cosa farete adesso?”, la risposta fu disarmante: “lo archiviamo…”.

Decidemmo, a questo punto, di rivolgerci ad una compagnia assicurativa tedesca per denunciare lo stesso problema. Il “detective” incaricato dall’agenzia era un ragazzo tedesco, e la macchina, si badi bene, era stata rubata in Italia. La ritrovò dopo tre giorni. L’automobile era danneggiata, ciononostante era stata recuperata, per un’ovvia ragione: era nell’interesse economico della compagnia. Al contrario, questo non è ravvisato nel servizio monopolizzato offerto dalle forze di polizia; ergo, nessun incentivo a far qualcosa di simile.

L’ultima cosa che vogliamo, ovviamente, si palesa nell’aspettativa per cui l’autore del “delitto” sia catturato e punito.
Una compagnia assicurativa sarebbe indubbiamente incentivata a catturare il criminale, costringendolo a indennizzare le proprie vittime. Lo farebbero, semplicemente, per ridurre i costi delle loro operazioni.
Come si comporta, invece, lo Stato? In primo luogo, raramente trova i colpevoli, eccezion fatta per i reati dove sono previste pene capitali. E quand’anche li trovasse, cosa succede? La vittima del crimine viene indennizzata? Mai sentito di un caso simile: nessuna compensazione per il danno subito (a tal proposito, si pensi al caso delle ragazze sequestrate a Cleveland e segregate nella stessa abitazione per circa dieci anni, a poche centinaia di metri dal luogo della loro sparizione: oltre a un encomio solenne per il privato cittadino, vicino di casa, autore del ritrovamento e al carcere per i responsabili, quale sanzione, a carico delle forze di polizie locali, sarà prevista per la loro negligenza e imperizia al fine di indennizzare le vittime? NdR).

Infine, questi “criminali” vengono spesso imprigionati. A spese di chi? La vittima paga i costi di incarcerazione per i chi commette i crimini. E “alloggiare” i detenuti nelle prigioni americane è un affare costoso. Non mi giocherei la reputazione, ma mi pare di aver letto, qualche anno fa, che il solo “alloggio” ammonta a $70000 per detenuto. Nel frattempo, a costoro viene persino concesso il privilegio di lamentarsi circa la qualità del vitto e della pulizia dei servizi igienici. Possono giocare a ping-pong, guardare la TV, allenarsi nel sollevamento pesi affinché, una volta usciti di prigione, siano persino più in forma a livello fisico. Hanno la possibilità di studiare Legge – al fine di potersi difendere meglio, in Tribunale, la prossima volta.

Susseguentemente, le compagnie assicurative non pretenderanno di disarmarvi. Immaginate di recarvi presso una compagnia assicurativa e, nel porgere questa richiesta: “Voglio che mi proteggiate, qual è il vostro premio?”, riceveste come replica – “Innanzitutto, per assicurarci che tu sia efficacemente protetto, è necessario che ci consegni tutte le armi a tua disposizione: se possiedi una pistola o un coltello, consegnale a noi, al fine di consentirci di migliorare la tua protezione”. Se rispondessero così, sarebbe facilmente intuibile che sta succedendo qualcosa di strano.

Nonostante l’assurdità di tale proposta, questo è esattamente il comportamento tenuto dallo Stato. In alcuni casi, si è riuscito persino a proseguire su questa irragionevole strada. In altri Paesi, i “progressi” sono stati di minore entità. Tuttavia, ovunque, l’obiettivo dello Stato è esattamente lo stesso: disarmarvi. E questo è esattamente ciò che qualunque agenzia, mossa dall’intenzione di derubarvi, auspica. Non c’è di che soprendersi: se io fossi nel business dei furti e delle rapine, sarebbe fantastico sapere che nessuno ha disposizione, nelle proprie abitazioni, coltelli, martelli, mazze, per non parlare di pistole o fucili. Sarei l’unico armato e ciò renderebbe l’ambiente ideale per il proseguimento della mia attività criminale.

Tornando all’analisi precedente, si realizzerebbe finanche un sistema concorrenziale per la fornitura dei servizi assicurativi di sicurezza; un tentativo, da parte di tutte le compagnie, di far aderire i loro clienti a degli standard di comportamento civile. Per esempio, una compagnia dovrebbe rifiutare di offrire protezione ai “provocatori”, assicurando soltanto in caso di ricevuta provocazione o aggressione,  anziché nell’eventualità io colpisca qualcuno in testa con una mazza e costui voglia vendicarsi. Non potrò richiedere l’aiuto alla mia compagnia assicurativa nel caso sia stato io stesso l’origine del conflitto tra le parti. Le compagnie eviteranno questi tipi di conflitti e, al fine di scongiurarli, ogni cliente incluso nel servizio dovrà accettare di aderire alla seguente formula: “Devi comportarti in modo non provocatorio. Solo seguendo questa regola potrai usufruire dei nostri servizi. Se, al contrario, preferisci vivere come un selvaggio, non ti accetteremo come cliente”. Verrebbero stilati elenchi di “indesiderabili”,  clienti che nessuno vorrà assicurare a causa degli altissimi rischi a loro correlati. E se si è sprovvisti di copertura assicurativa, la vita può rivelarsi estremamente pericolosa.

La giustizia dei vigilantes sparirebbe, in quanto diverrebbe estremamente costosa. Esclusivamente in caso di aggressione, ti sarà concesso di difenderti – con l’assicurazione a coprirti le spalle. Le vendette trasversali cesserebbero di esistere immediatamente in un libero mercato di fornitura dei servizi di sicurezza.

Vieppiù, in siffatto contesto verranno offerti diversi tipi di contratto. Allo stato attuale, non ne è presente alcuno con lo Stato; questo afferma, semplicemente e non senza presunzione: “vi proteggiamo” . Ma esiste qualcosa, un sostegno al quale aggrapparsi, che stabilisca se e quali conseguenze si verificano a seconda di ciò che può avvenire nelle più svariate situazioni in cui lo Stato non compie il dovere che si impone in maniera assoluta? La risposta è: “decisamente no”.

Per converso, recandovi presso una compagnia assicurativa, questa, a fronte del pagamento di un premio, sarà in grado di offrirvi un contratto di copertura per le diverse tipologie di contingenze riteniate opportuno tutelare; il premio, ovviamente, sarà graduato sulla base delle vostre richieste e delle effettive possibilità di offrire tutela, al variare delle circostanze.

Il contratto, ovviamente, non può essere cambiato. La compagnia assicurativa non può impegnarsi in un particolare accordo, salvo riservarsi il diritto di modificarlo unilateralmente. Peccato che questo sia esattamente il comportamento tenuto dagli Stati. Questi cambiano costantemente le leggi, rendono illegale ciò che fino a ieri era considerato lecito, o viceversa. Le regole vengono costantemente modificate; nessun contratto assicurativo verrebbe mai stipulato se si potessero unilateralmente cambiare le regole, dichiarare ciò che è legale o illegale e poi cambiare idea in materia.

La presenza di una pluralità di  contratti da offrire comporterebbe anche dei vantaggi addizionali. Possiamo immaginare tre scenari differenti.
Nel primo, due individui sono in conflitto l’uno contro l’altro e sono protetti dalla stessa compagnia assicurativa. È un’eventualità plausibile, tuttavia, sapendo e prevedendo ciò, la compagnia prevederebbe una clausola apposita che disciplina il comportamento da tenere in simili circostanze e la procedura da seguire per la risoluzione delle divergenze. Entrambe le parti sottoscrivono queste condizoni, così che possano agevolmente trovare applicazione.

La seconda circostanza attiene all’insorgere di una contrapposizione tra clienti di compagnie assicurative differenti. Chiaramente, anche in questa situazione saranno fornite clausole specifiche volte alla risoluzione di detti contrasti. Se entrambe le compagnie coinvolte arriveranno alla giusta conclusione, stabilendo a chi attribuire torto e ragione, il problema non sussiste. E, qualunque sia la loro decisione, sarà frutto di un accordo unanime. Potrebbero esserci delle udienze, ma accadrà esattamente ciò che è stato stipulato e questo verrà applicato, senza ulteriori complicanze.

L’ultimo è il caso più complicato e affascinante: cosa accadrebbe tra due persone, assicurate con compagnie diverse, e parti in un conflitto sul quale sono stati espressi giudizi opposti dalle rispettive agenzie assicurative? Per intenderci, la mia compagnia dice che la ragione è dalla mia parte, mentre la tua sostiene il contrario. In una siffatta situazione, forse la più classica nella quale ci si può trovare, non possiamo semplicemente affidarci al giudizio di una delle due compagnie assicurative e lasciare che l’altra si adatti alla decisione della prima; nessuna  offrirebbe un contratto simile, poiché il potenziale cliente rischierebbe di soccombere in un contenzioso persino là dove avesse, effettivamente, ragione. L’ideale sarebbe appellarsi a una terza parte: compagnie di arbitrato indipendenti, concorrenti sul mercato, offrirebbero esattamente questo servizio – porre fine ai contenziosi – senza dipendere da nessuna delle compagnie coinvolte. A queste spetterà il compito di decidere in questi tipi di conflitti. Quale sarà l’incentivo per queste compagnie di arbitrato indipendente? Avere la certezza di essere richiamate in futurr udienze, qualora i convenuti ravvisino che il loro giudizio si è uniformato a criteri di giustizia e alla ricerca del massimo grado di consenso da entrambe le parti in causa.

Per illustrare al meglio questo concetto, immaginate, per esempio, che esistano agenzie che aderiscono internamente al Diritto Canonico, alla Legge di Mosé o a quella Islamica. Queste hanno validità tra persone appartenenti allo stesso gruppo. Ora, cosa avviene quando insorge un conflitto tra un Cristiano e un individuo assicurato con un’organizzazione islamica?

Indubitabilmente, le agenzie di arbitrato, deputate a decidere in queste circostanze, devono basare le decisioni espresse su principi di giustizia universalmente condivisi, vale a dire, talmente generali da essere conformi e accettate dai clienti e dalle agenzie alle quali si sono rivolti. Avremmo quindi leggi di varia natura affiancate da una costante tendenza a lavorare verso un codice universale di leggi, un massimo comune denominatore tra tutti i diversi sistemi legali esistenti.

Devo menzionare, nella mia conclusione, l’esistenza di qualcosa di assimilabile a questi concetti, con riferimento alle relazioni internazionali. Cosa avviene se un canadese si trova in contrapposizione con un americano? O, più in generale, quando si tratta di individui che, seppur appartenenti a nazionalità diverse, possono essere materialmente separati da pochi metri di distanza? Non vi è un monopolio giudiziario in questo caso. Tali persone vivono in uno stato di anarchia vis-à-vis.

Prima osservazione: vi sono più conflitti tra canadesi e americani che si trovano in stretta vicinanza l’un l’altro o tra due canadesi o due americani che vivono vicini? Difficile fornire una risposta esauriente.

Parimenti, sorgono più contrapposizioni tra svizzeri e tedeschi che si trovano a ridosso dei rispettivi confini rispetto a due svizzeri  o due tedeschi che vivono vicini? Anche qui, prendere posizione è impossibile.

Cosa avviene in questo caso? Lo svizzero si reca presso la Corte svizzera; il tedesco si rivolge al proprio tribunale. Se trovano un accordo, nessun problema; altrimenti, si ricorre all’arbitrato. Quello che vige nel nostro attuale sistema è, in realtà, una situazione di semi-arbitrato poiché, dopotutto, anche le Corti sovranazionali sono composte da persone che vengono indicate dagli Stati d’appartenenze. Ciononostante, è possibile osservare che, per quanto riguarda la frequenza e la semplicità che caratterizza tali operazioni, l’assenza di un monopolio giudiziario non è causa di alcun problema.

Il medesimo sistema potrebbe funzionare all’interno di qualsiasi paese.

Pensateci bene…

Articolo di Hans-Hermann Hoppe su Mises.org

Traduzione di Bruno Maria Criscuolo

Adattamento a cura di Antonio Francesco Gravina

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