Hayek: il ruolo della conoscenza nell’economia | II parte

Per mettere definitivamente a fuoco il cuore del problema sollevato da Hayek, conviene rifarsi direttamente alle parole dello stesso autore:

Il problema che ci proponiamo di risolvere è: in che modo la spontanea interdipendenza di un certo numero di persone, ciascuna delle quali in possesso di un certo ammontare di informazioni, è in grado di determinare uno stato di cose in cui i prezzi corrispondono ai costi, etc, e che può essere realizzato attraverso una coordinazione consapevole solamente da qualcuno che disponga della conoscenza complessiva di tutti questi individui? E l’esperienza ci mostra che qualcosa del genere effettivamente avviene, dal momento che l’osservazione empirica secondo la quale i prezzi tendono a corrispondere ai costi ha costituito l’inizio della nostra scienza. Senonché, nella nostra analisi, anziché mostrare quali pezzi di informazione debbano possedere le differenti persone al fine di determinare quel risultato, ripieghiamo, in effetti, sull’ipotesi che ognuno sia a conoscenza di ogni cosa, escludendo così qualsiasi reale soluzione del problema” (Hayek, 1937, 3.30).

Ma qual è la conoscenza rilevante? Le aspettative di prezzo e la conoscenza dei prezzi correnti sono una porzione del problema della conoscenza. Il punto è capire perché i dati soggettivi a disposizione dei diversi soggetti corrispondano a fatti oggettivi. Questo tipo di conoscenza è dato per pacifico e acquisito dalle analisi di equilibrio e da tutte quelle costruzioni teoriche, quali l’economia del benessere, che usano come pietra di paragone l’equilibrio di concorrenza perfetta.

Il secondo apporto teorico di Hayek circa il ruolo della conoscenza appare nel 1945 con il nome “L’uso della conoscenza nella società”.

Hayek inizia ancora una volta chiedendosi quale sia il problema economico che la società si trova ad affrontare e ricostruendo quale  procedura venga usualmente adottata dalla teoria economica per affrontarlo. Questa consiste nel porre delle ipotesi per poi dimostrare, con un procedimento logico-deduttivo, che si perviene all’allocazione ottima delle risorse.

Si parte da alcuni dati:

  • tutte le informazioni rilevanti sono disponibili;
  • sono date le preferenze e le dotazioni;
  • sono date le tecniche di produzione.

Ma in realtà, date queste ipotesi, non rimane più nulla del problema economico, e arrivare all’allocazione ottimale è un puro procedimento logico-matematico che porta all’eguaglianza di tutti i saggi marginali di sostituzione ponderati per i rispettivi prezzi di tutti i beni e i fattori.

Il problema, tuttavia, non è questo, in quanto i “dati” sui quali si basa il calcolo economico non sono mai e mai potranno essere “dati”, per l’intera società, ad una singola mente che possa calcolarne le implicazioni.

Il carattere particolare del problema di un ordine economico razionale è determinato precisamente dal fatto che la conoscenza delle circostanze di cui ci dobbiamo servire non esiste mai in forma concentrata o integrata, ma solamente sotto la forma di frammenti sparpagliati di conoscenza incompleta e, spesso, contraddittoria, che tutti gli individui possiedono separatamente” (Hayek, 1945, I).

Il problema economico non è pertanto quello di allocare risorse “date”, ma quello di utilizzare al massimo grado possibile la conoscenza che non appartiene a nessuno nella sua totalità. Per giudicare dell’efficienza relativa dei diversi tipi di sistemi e organizzazioni economiche dobbiamo vedere quale di essi consente un uso più esteso della conoscenza esistente. Sono più efficienti decisioni centralizzate o decisioni decentrate?

La conoscenza a cui si riferisce Hayek non è evidentemente quella scientifica, che può essere accentrata – salvo poi porsi il problema di scegliere, in base alla conoscenza di qualche decisore, chi sia veramente più esperto. Il Nostro si occupa di un altro tipo di conoscenza, apparentemente meno importante ma in realtà forse ancor più essenziale, un tipo di conoscenza che non può essere sintetizzata in leggi generali, come invece avviene per la conoscenza scientifica: la conoscenza delle circostanze particolari di tempo e di luogo. E’ proprio rispetto a questo tipo di conoscenza che praticamente ogni individuo si trova in vantaggio rispetto a tutti gli altri, dal momento che egli possiede informazioni uniche che possono essere utilizzate con profitto solo se le decisioni che da esse  dipendono vengono lasciate a lui: si tratta di conoscenza delle persone, delle condizioni locali, d’un uso particolare che si può fare di una macchina, di capacità specifiche di singole persone.

La capacità di un sistema di utilizzare questa mole immensa di conoscenza fa tutta la differenza tra sistemi in grado di contemplare e fronteggiare il cambiamento e sistemi che invece non sono in grado di farlo. Difatti, ci ricorda Hayek, i problemi economici nascono sempre e solo in conseguenza di cambiamenti.

Il flusso continuo di beni e servizi, così stabile se osservato con le “lenti” degli aggregati statistici, è in realtà il risultato di un brulichio continuo di aggiustamenti deliberati a livello microeconomico, di ristrutturazioni decise alla luce di circostanze fino a ieri sconosciute. Il tipo di conoscenza che induce questi cambiamenti continui è di un genere che per sua natura non può essere condensato in statistiche e che pertanto non può essere trasmesso ad alcuna autorità centrale.

Dal momento che il problema economico della società consiste principalmente nel rapido adattamento ai cambiamenti che intervengono nelle particolari circostanze di tempo e di luogo, le decisioni finali devono essere lasciate alle persone che queste circostanze conoscono: che hanno cioè conoscenza diretta dei cambiamenti rilevanti e delle risorse immediatamente disponibili per farvi fronte. Solo decentrando le decisioni ci assicuriamo che la conoscenza delle particolari circostanze di luogo e di tempo sarà utilizzata con prontezza. Chi agisce localmente ha però la necessità di adattare le proprie decisioni all’intero quadro di cambiamenti del sistema economico.

Quali sono gli avvenimenti rilevanti per un agente economico? Praticamente quasi ogni avvenimento che si verifica in qualche parte del mondo potrebbe avere effetto sulle sue decisioni. Ma egli non ha bisogno di conoscere questi eventi in quanto tali, né tutti i loro effetti né i motivi per cui si verificano. Egli ha bisogno di conoscere quanto più o meno difficile sia diventato procurarsi un prodotto piuttosto che un altro, e con quanta maggiore o minore urgenza siano richieste le cose che produce e utilizza. Come ci spiega Hayek:

“[…] questo problema può essere risolto, e in effetti viene risolto, dal sistema dei prezzi […]. Il grande contributo della Logica Pura della scelta consiste proprio nell’aver dimostrato, in maniera conclusiva, che perfino una mente singola di questo genere potrebbe risolvere questo tipo di problema solo costruendo o utilizzando continuamente saggi di equivalenza […], cioè attribuendo a ciascun tipo di risorse scarse un indice numerico che non può essere ricavato da alcuna proprietà caratteristica di quella cosa particolare, ma che riflette, o nel quale è condensata, la sua importanza alla luce dell’intera struttura mezzi-fini” (Hayek, 1945, V).

In un sistema in cui la conoscenza dei fatti rilevanti è dispersa tra molti individui, i prezzi possono servire a coordinare le azioni separate di persone differenti. Il fatto più significativo di questo sistema è sostituito dall’economia della conoscenza con cui esso opera o, in altri termini, da quanto poco devono sapere i partecipanti individuali per essere in grado di agire nel modo giusto. E’ un sistema di telecomunicazione che consente ai singoli produttori di sorvegliare solo i movimenti di pochi indicatori per adattare le proprie attività a cambiamenti di cui potrebbero non sapere mai nulla di più di quanto si riflette nel movimento dei prezzi. Questo sistema è descritto da Hayek come “prodigioso” e lo è tanto più (o forse tanto meno) in quanto non è il prodotto di un disegno, ossia è il prodotto dell’umano agire ma non dell’umano ragionare: è il risultato di un processo a mano invisibile.

Questo sistema consente di estendere il campo di utilizzazione delle risorse al di là dello spettro di controllo di una singola mente, oltre a fornire, assieme al sistema di proprietà privata, gli incentivi che indurranno gli individui a fare le cose desiderate senza che qualcuno debba dire loro cosa fare.

Il sistema dei prezzi, conclude Hayek, rende possibile la più ampia divisione del lavoro e della conoscenza, consentendone il più ampio uso possibile.

Massimo Bassetti

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:

Hayek, F. von, 1937, Economics and KnowledgeEconomica IV (new ser., 1937), 33-54.

Hayek, F. von, 1945, The Use of Knowledge in Society, The American Economic Review, Vol. 35, No. 4.